Wilbur Smith: «La scrittura è la mia vita»


Wilbur-Smith_h_partbDopo ben 33 romanzi d’avventura e 122 milioni di libri venduti nel mondo, Wilbur Smith non ha affatto messo da parte la penna, la fantasia e l’ingegno. Difatti è pronto a rilanciare la sfida con una scelta nel segno del celebre Alexandre Dumas e non dimentica mai che nella vita avrebbe potuto fare tutt’altro che lo scrittore. Giunto in Italia per presentare in anteprima mondiale il suo nuovo romanzo – “Vendetta di Sangue” (Longanesi; pp. 510 euro 19,90) – lo scrittore d’origini zambiane e cresciuto in sudafrica che recentemente ha festeggiato l’ottantesimo compleanno accanto alla quarta moglie, ha risposto alle nostre domande. Per Wilbur Smith, indiscusso re dei romanzi d’avventura dal 1964 ad oggi, la scelta dell’Italia non è certo casuale visto che proprio nel nostro paese ha venduto oltre 33 milioni di copie. In “Vendetta di sangue”, vedremo il ritorno di Hector Cross – già protagonista ne “La legge del deserto” – in un fitto intreccio a base di vendetta, potere e denaro, ambientato fra la City londinese e l’Africa nordorientale. La firma di Smith? Il ritmo serratissimo e la morale salda.

Hector Cross, aveva trovato l’amore e la felicità ma in Vendetta di Sangue torna in pagina animato solo dal desiderio di rivalsa. Mr. Smith è arduo portare in pagina le emozioni più dilanianti dell’animo umano in modo realistico?
«Per prima cosa mi documento moltissimo e soprattutto scrivo solo di ambienti che conosco molto bene, ecco perché c’è sempre tanta Africa nei miei libri. Una documentazione più che esaustiva è fondamentale per la credibilità della storia. I lettori devono fidarsi di ciò che scrivo, come se si trattasse di personaggi reali. Per questa ragione le informazioni che sono sullo sfondo devono essere correttissime, altrimenti il tutto perde di veridicità e si finisce per avere la stessa sensazione che può avere un guidatore, quando supera un dosso artificiale lungo la strada: sobbalza, sente che c’è qualcosa che non va.
Per lo più scrivo di getto, per poi tornare indietro e rifinire in modo tale che ogni frase esprima al massimo emozione e forza».

Voleva fare il giornalista e per poco non divenne un contabile di stato, come desiderava suo padre. La pubblicazione de “Il destino del leone” nel 1964 le ha cambiato la vita?
«Ne sono più che sicuro. La scrittura non solo mi ha cambiato la vita, ma è la mia vita. E non credo tanto che sia stato io a scegliere la scrittura quanto piuttosto il contrario, è stata lei a scegliere me. Fin da prima che fossi in grado di scrivere ero affascinato dalle storie e dal modo in cui mi venivano raccontate. Mio padre e mio nonno prima di lui erano dei grandi contastorie. E mia madre, donna di grande cultura, amava moltissimo leggere e raccontarmi storie a sua volta. La voglia di raccontare fa parte del mio dna e da quando ho iniziato non sono più riuscito a farne a meno.

Ma cosa le piace di più della scrittura?
«Posso scatenare guerre, uccidere, torturare, guidare come un pazzo, violentare, incendiare e quant’altro…senza in realtà far del male a una mosca!»

In Italia i suoi libri hanno venduto 23 milioni di copie. Che rapporto ha con il nostro paese? 
«Con l’Italia e gli italiani non potrei avere un rapporto migliore! Si tratta del paese in cui ho maggior successo e credo di aver ormai sviluppato una grandissima affinità con i suoi lettori. L’Italia è un paese meraviglioso, di cui amo ogni cosa, dalla vitalità e allegria degli abitanti al buon vino e al buon cibo. L’Italia è la culla della civiltà. Quando gli antichi romani arrivarono in Inghilterra con i loro eserciti, trovarono popolazioni che da un punto di vista culturale e civile erano terribilmente indietro.

Nel prossimo futuro potrebbe ambientare proprio qui un suo romanzo?
«Non saprei. Sono convinto che si debba scrivere solo di quello che si conosce più che bene, proprio per questo che amo scrivere dell’Africa».

I suoi libri sono colmi d’azione a perdifiato…la sua vita privata è altrettanto adrenalinica?
«Beh, di certo ho avuto una vita molto avventurosa, ho viaggiato molto, ho partecipato a pericolose battute di caccia, ma di qui a dire che sono come Hector Cross c’è parecchia strada!»

Recentemente ha siglato un contratto con l’editore HarperCollins. Un team di co-autori svilupperà sei trame da lei ideate. È un progetto molto interessante ma cosa l’ha convinta a condividere il suo genio creativo?
«La ragione principale sta nella fame dei miei libri che hanno i miei lettori: ne vorrebbero sempre di più, ma vede, come sa ho passato da un po’ i quarant’anni…! Non riesco a tenere un ritmo così alto o almeno non tanto alto quanto vorrebbero loro. Non sappiamo ancora esattamente come funzionerà questa nuova formula, ci stiamo lavorando, ma di certo ha dei precedenti illustri. Penso a Clive Cussler o James Patterson per parlare dei giorni nostri, o Alexandre Dumas per andare su un grande del passato. Sono certo che troveremo la formula adatta per lavorare bene in questo modo e credo che moltissimo dipenderà dal tipo di rapporto che si creerà tra me e i miei collaboratori».

Intervista pubblicata su La Gazzetta del Sud (di sabato 2 febbraio)

Francesco Musolino®

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2013/02/10, in Interviste con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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