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«Sono un artigiano della parola». Intervista a Marc Levy.

Marc Levy

Marc Levy

Marc Levy è il romanziere francese più letto al mondo. Basterebbe questa affermazione, tradotta in trentacinque milioni di copie, per intendere al volo la caratura del personaggio, il valore della sua scrittura, l’amore che i suoi lettori gli tributano ad ogni latitudine. Ma come spesso accade, ciò che colpisce maggiormente dei grandi autori è la loro disponibilità, l’ascolto del proprio pubblico (anche) mediante i social, l’impegno per cause nobili – Levy ha lavorato per la Croce Rossa e Amnesty International – e la capacità di ampliare il proprio sguardo, affrontando anche i temi dell’attualità. Di recente è tornato in libreria con il suo nuovo romanzo, il sedicesimo, “Lei & Lui” (Rizzoli, pp.350 euro 18) in cui racconta, con ironia e leggerezza, una storia d’amore, una commedia romantica sbarazzina ovvero il ritorno in pagina di Mia e Paul, richiamando il suo romanzo d’esordio, “Se solo fosse vero”. Lei è un’attrice inglese di successo con un matrimonio infelice, Lui uno scrittore dalle alterne vicende, fidanzato con la sua traduttrice coreana. Entrambe le coppie sono in crisi e per una casualità Paul e Mia si incontreranno, andando alla scoperta di una Parigi nascosta, sconosciuta ai turisti, battibeccando dalla prima all’ultima pagina in attesa del lieto fine. Sabato 17 settembre, Marc Levy è stato protagonista durante la serata finale della sesta edizione del TaoBuk International Book Festival, incontrando il pubblico alle ore 20 presso Piazza IX Aprile per presentare il suo ultimo romanzo “Lei & Lui”. Leggi il resto di questa voce

«Prendo le storie direttamente dalla strada e le porto in pagina». Intervista a Maurizio De Giovanni

Maurizio De Giovanni

Maurizio De Giovanni

Napoletano doc, Maurizio De Giovanni ha alle sue spalle una lunga carriera da bancario che lo lega fortemente alla Sicilia. Il primo libro (“Il senso del dolore”) risale al 2007 eppure in soli nove anni è diventato un punto di riferimento per i lettori di noir italiano, declinando la sua passione attorno due personaggi, il commissario Ricciardi e l’ispettore Lojacono (che approderà su RaiUno a inizio 2017), portando in pagina indagini e omicidi ma soprattutto storie e vicende che si svolgono nella sua amatissima Napoli, spaziando dagli anni ’30 sino alla contemporaneità. Oggi Maurizio De Giovanni sarà a Messina (presso la libreria “La Gilda dei Narratori”, alle ore 18) per presentare il suo libro più recente “Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi” (Einaudi Stile libero, pp. 384 €19) ma in occasione del suo tour siciliano – stasera sarà a Catania e giovedì a Palermo – leggerà in anteprima brani del nuovo romanzo “Pane. Per i Bastardi di Pizzofalcone, in uscita a fine novembre. Leggi il resto di questa voce

Michael Cunningham: «Scrivere è un atto di speranza nel futuro».

Michael Cunningham

Michael Cunningham

Raperonzolo sta perdendo i suoi meravigliosi e lunghi capelli, Hansel e Gretel sono due teppisti senza scrupoli nei confronti della casa di marzapane di “una vecchia pazza solitaria”, la Bestia si prende la sua rivincita sulla Bella e il figlio di un re di un paese molto lontano, dopo essere stato tramutato in cigno, torna alle sembianze umane ma non del tutto. Memento di una diversità che lo segnerà per sempre, rendendolo tragicamente unico, inarrivabile. “Il cigno selvatico” (edito da La Nave di Teseo, tr. it. Carlo Prosperi) è il nuovo libro del noto romanziere Michael Cunningham – già premio Pulitzer con “Le ore” (edito da Bompiani, 1999) – in cui opera una rilettura, dark e irriverente delle fiabe della tradizione, da Biancaneve a Cenerentola, contaminandole con ossessione e ogni genere di malvagità, affiancata dalle pregevoli illustrazioni di Yoko Shimizu. Del resto già ne “La regina delle nevi” (edito da Bompiani, 2014), Cunningham aveva compiuto un proprio omaggio ad Hans Christian Andersen, mescolando atmosfere oniriche e realtà, illuminazioni e incubi. Michael Cunningham, fascinoso classe ’52, era senza dubbio uno degli ospiti più attesi alla 29esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino e il suo incontro, svoltosi nella Sala Azzurra con tutto lo stato maggiore della neonata casa editrice, La Nave di Teseo – a partire da Elisabetta Sgarbi – traboccava di lettori entusiasti. Leggi il resto di questa voce

Marcello Fois si racconta: «La letteratura è un atto rivoluzionario»

fois

Marcello Fois

«Gli scrittori hanno la capacità di vedere sotto la superficie delle cose. Un dono e al contempo una maledizione». Esponente della nuova letteratura sarda e co-ideatore del Festival delle Storie di Gavoi, Marcello Fois è innanzitutto, una delle voci più complesse e autorevoli del panorama letterario italiano. Scrittore prolifico (già vincitore del Premio Italo Calvino e del Premio Dessì), nonché sceneggiatore e commediografo, con il suo nuovo romanzo “Luce perfetta” (Einaudi, pp.314 €20) ha concluso dopo un decennio di lavoro, la sua imponente trilogia (iniziata con “Stirpe” e proseguita con “Nel tempo di mezzo”) narrando la saga familiare dei Chironi lungo tutto il Novecento e con essa, la storia d’Italia e delle sue tante trasformazioni, centrando l’attenzione sul tema identitario, sulle radici dell’azione. Fermo sostenitore della necessaria tutela della lingua sarda, Fois non ha abbandonato l’utopica speranza che un giorno la Sardegna, spogliata di ogni sentimento nostalgico, possa essere indipendente, pur ammettendo che «la strada da compiere è ancora lunga». Leggi il resto di questa voce

#3DomandeCon Marco Cubeddu (Pornokiller – Mondadori)

Marco Cubeddu

Marco Cubeddu

Scrittore dal sangue ligure (Genova, classe 1987) Marco Cubeddu dopo il felice esordio con “Con una bomba a mano sul cuore”, torna in libreria con un nuovo romanzo, “Pornokiller”, edito da Mondadori. I due romanzi hanno in comune un sottile gioco meta-letterario ma ciò che li unisce maggiormente è la forza della scrittura di Cubeddu, capace di giocare con l’ironia, sferzando se stesso e i suoi protagonisti – rispettivamente Alessandro Spera e Carlo Ballauri – e cogliendo la palla al balzo per tinteggiare con toni forti una personale visione dell’ultimo ventennio italiano, rifiutando – esplicitamente – di scivolare nella deriva sociologica fine a se stessa. Il risultato è un gioco di incastri con una chiave di lettura cinematografica, un lungo piano sequenza con cui celebra il piacere della lettura senza alcuna sovrastruttura ad esclusivo uso della critica benpensante. Leggi il resto di questa voce

«La sofferenza è uno strumento di conoscenza dei propri limiti e delle proprie forze». Marco Peano racconta “L’invenzione della madre”

Marco Peano

Marco Peano

Per congedarsi dalla madre morente, Mattia decide di rallentare il tempo, di sublimare ogni istante che gli è concesso per restarle accanto, per poter prolungare il momento – inevitabile – dell’addio. Per questo Mattia decide di rimanere in provincia, nel suo bozzolo caldo e protettivo, dove si sente a suo agio, nonostante tutto. Ma è solo un’illusione. La realtà incombe e il tempo non rallenta mai e per nessun motivo. Ne “L’invenzione della madre” (Minimum Fax, pp.280 €14), Marco Peano parte da una dolorosissima esperienza personale per raccontare il più grande degli amori, quello d’un figlio che deve dire addio alla madre, malata terminale. Tutti gli altri rapporti personali di Mattia – l’unico personaggio cui l’autore ha voluto assegnare un nome – sono cristallizzati nel tempo della malattia, ritualizzati nell’illusione della perpetuità. Torinese, classe ’79, Marco Peano – editor della narrativa italiana Einaudi – firma un libro d’esordio dolorosamente necessario, di una bellezza lacerante, in cui la malattia come tabù viene affrontata di petto, conducendo il lettore per mano e con grande coraggio.  Leggi il resto di questa voce

«Ho scelto l’italiano. Il mio rifugio». La scrittrice Premio Pulitzer, Jhumpa Lahiri, si racconta.

Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri

«Qui in Italia, dove mi trovo benissimo, mi sento imperfetta più che mai. Ogni giorno, mentre parlo, mentre scrivo in italiano, mi scontro con l’imperfezione. Più mi sento imperfetta, più mi sento viva». Dopo lo straordinario successo ottenuto con il suo libro d’esordio “L’interprete dei malanni” (Guanda editore, 2000, tr.it. Claudia Tarolo) con cui ha ottenuto il celebre Premio Pulitzer per la narrativa e il successo internazionale ottenuto con “L’omonimo” (Guanda editore, 2006, tr.it. Claudia Tarolo) – da cui è stato tratto anche il film di Mira Nair, “Il destino nel nome” – la scrittrice Jhumpa Lahiri torna in libreria con “In altre parole” (Guanda editore, pp.160 €14). Nata in Inghilterra da genitori bengalesi, Jhumpa Lahiri ha trascorso tutta l’adolescenza negli Stati Uniti ma in questo libro racconta la sua lunga storia d’amore con la lingua italiana, sbocciata vent’anni fa quando, appena laureata, compì il suo primo viaggio a Firenze; scattò subito la scintilla con la nostra lingua e una volta tornata a New York iniziò a studiarla. Leggi il resto di questa voce

Daniel Pennac: «la lettura non ti salva da niente ma non sarai mai più solo».

Daniel Pennac

Daniel Pennac

L’enunciazione dei diritti del lettore – contenuti in “Come un romanzo” (Feltrinelli, 1993) lo ha reso celebre nel mondo, liberando l’atto di leggere dal giogo pedagogico a favore di un approccio libero con i libri. Daniel Pennac, all’anagrafe Daniel Pennacchioni, nasce a Casablanca il 1° gennaio 1944, per oltre trent’anni si dedica all’insegnamento ma la passione per la scrittura è travolgente e lo consegnerà ad una nuova vita, tanto che nel 2005 riceverà la Legion d’Onore per le arti e la letteratura. Oggi Daniel Pennac è unanimemente considerato uno degli scrittori più influenti e letti, spaziando dai romanzi del ciclo Malaussène ai saggi (ricordiamo “Diario di un corpo”, 2008) sino ai testi teatrali (come “Grazie”, Feltrinelli – 2004), la scrittura per ragazzi (“Abbaiare stanca”, Salani – 1993) e persino i fumetti (“Gli esuberati” con Jacques Tardi, Feltrinelli – 2000). Leggi il resto di questa voce

Noi siamo @Stoleggendo. Diecimila volte #Grazie

1799073_10205255446082254_8834345510549068522_oCaldogno (in provincia di Vicenza) e Montecaglioso (in provincia di Macerata) hanno qualcosa in comune con il progetto lettura noprofit @Stoleggendo.

Entrambi hanno più di diecimila abitanti.

Non so il sindaco di Caldogno o quello di Montecaglioso ma non avrei mai creduto che un giorno questo progetto lettura noprofit nato il 24 febbraio 2014 – con un tweet della prima #readerguest, Francesca Rodella – raggiungesse e superasse l’incredibile quota dei diecimila followers.

Ad oggi più di cento fra giornalisti, librai, editor e scrittori si sono avvicendati diventando “padroni di casa” per 1-3 giorni di @Stoleggendo e per ciascuno di loro c’era una sola consegna: divertiti e racconta chi sei mediante i libri che ami.

Qualcuno non ha sentito la scintilla – e va bene così.

Al Salone del Libro di Torino2014/1

Al Salone del Libro di Torino2014/1

Ma che sorpresa vedere che tanti di voi, giorno dopo giorno, se ne sono innamorati. Colleghi giornalisti ne hanno parlato sui giornali e sui blog

Al Salone del Libro di Torino2014/2

Al Salone del Libro di Torino2014/2

conferendogli la propria credibilità. Lo avete ospitato in casa come la libraia Cristina Di Canio e soprattutto lo avete fatto vostro, portandolo sulle bacheche dei vostri account social, parlandone con gli amici e Anna Da Re ci ha regalato un agosto di letture a zonzo per gli States. Ci siamo voluti riunire al Salone del Libro di Torino e al Premio Strega e grazie all’entusiasmo di Annarita Briganti siamo arrivati nella vetrina di un festival internazionale: BookCity2014.

Una delle cose più belle di @Stoleggendo è la sensazione che stiamo davvero, tutti insieme, facendo qualcosa. Qualcosa di utile, un invito fattivo alla lettura che parte dalla pagina, passa dalla rete e poi ritorna sulla pagina scritta – virtuale o cartacea che sia.

Da "Il mio Libro"

Da “Il mio Libro”

Ogni giorno, mando email, twitto, scrivo post

e telefono a tutti i #readerguest titolari, a Milano, Palermo, Vicenza, Napoli, Cagliari. Con alcuni di voi mi sono sentito solo una volta e altri, per fortuna, sono ormai parte di questa strana e folle banda chiamata @Stoleggendo.

E tutto questo accade da Messina che non è esattamente il centro culturale di Italia.

Però accade e la benzina di tutto ciò è l’entusiasmo dei nostri followers, le vostre idee, la voglia di esserci e condividere l’amore puro e semplice per la lettura. Semplicemente.

Con il #readerguest Jón Kalman Stefánsson al Salone di Torino

Con il #readerguest Jón Kalman Stefánsson al Salone di Torino

Una sera a Formia dove la splendida Rossella Tempesta ci ospitava nel cartellone per il Formia Festival #900, in una grande tavolata con #readerguestpoetici (in trasferta) ovvero Gaja Cenciarelli, Leonardo Luccone, Stefano Piedimonte, Nadia Terranova, Rosa Polacco mi disse questa frase: dove pensi che possa arrivare @Stoleggendo?

Esiste un tetto di followers per un progetto lettura come questo?

Ricordo con emozione la sera del 14 novembre a Milano nella libreria “Il mio libro”, il primo evento ufficiale di @Stoleggendo con Annarita Briganti, Adriana Falsone, Francesco Muzzopappa, Stefano Piedimonte, Federico Baccomo, Chiara B. Mazzotta, con la diretta di RadioPaneSalame, con le classi di Elisa Lucchesi e tanti, tanti lettori soprattutto. C’era qualcosa in quella sera che terrò sempre nel cuore. C’era l’incredulità di vedere tanta gente lì riunita solo per un’idea, solo per @Stoleggendo.

Abbiamo costruito un progetto etico, oserei dire, dove non si fanno interviste, non si fanno recensioni, non si dettano linee di condotta e in cui ciascun #readerguest è libero di twittare come, quando e quanto vuole.

10427301_10204608281623547_2156047561905718464_nAbbiamo fatto qualcosa di cui andar fieri. Un luogo virtuale in cui diecimila followers leggono i consigli dei #readerguest, #lettoridoc, professionisti a vario titolo del mondo dell’editoria che parlano seriamente di libri senza mai prendersi troppo sul serio.

Del resto la lettura è anche un mezzo di seduzione, no?

Oggi in rete si parla del bel libro di Marina Keegan con l’hashtag #ilcontrariodellasolitudine. Ecco, io non credo affatto che i social siano il rimedio al malessere della solitudine. Piuttosto sono una valvola di sfogo non una panacea per ogni male, primo su tutti la solitudine.

La risposta alla solitudine – dal lat. solitudo -dĭnis, der. di solus «solo» ovvero “la condizione, lo stato di chi è solo, come situazione passeggera o duratura” secondo la definizione della Treccani – sono le reti, la costruzione faticosa e attiva di un insieme di persone con cui condividere le proprie passioni, il proprio amore.

In primis quello per la lettura.

Questo è @Stoleggendo.

Noi siamo @Stoleggendo.

Che voi siate #readerguest, scrittori, lettori, librai, editor o giornalisti o followers, ho una sola cosa da dirvi.

#Grazie

 Francesco.

«Un libro testimonianza dedicato alle donne che soffrono e si vergognano». Katherine Pancol racconta le sue “Muchachas”

Katherine Pancol

Katherine Pancol

«Io non potevo intervenire, l’unica cosa che potevo fare era scriverne. Sono una scrittrice, è questa la mia forza». Così la scrittrice Katherine Pancol racconta la sua reazione, umana e comprensibilmente terrorizzata, davanti alla scena di violenza contro una madre incinta che per anni le ronzò nella mente prima di dar vita al suo nuovo libro, “Muchachas” (Bompiani, pp.340 €10). In realtà si tratta di una trilogia, (dal 1° ottobre è in libreria il secondo volume, pp.320 €17) con protagoniste principali tre giovani donne assai diverse – Hortense, Josephine e Stella – rimbalzando fra Parigi, Londra, New York e Miami, fra il mondo dell’alta moda e quello delle acciaierie della Borgogna, tessendo una rete di intrecci che finirà per legare i loro destini così, apparentemente distanti. Al centro del primo volume – che, con un abile gioco di prestigio, comincia con la leggerezza della voce di Hortense Cortés – c’è la storia crudele di Léonie e del suo marito/carnefice Ray che la tiene in scacco e ne fa la preda delle sue vessazioni violente e mortificanti. Stella, giovane madre e figlia di Léonie, lotterà per tutto il primo volume per salvarla dalle continue percosse ma le sorprese sono dietro l’angolo. E se oggi il femminicidio è protagonista di numerosi libri, il merito della Pancol – già autrice best-seller con “Gli occhi gialli dei coccodrilli” – è quello d’aver saputo ricreare con una prosa sempre fluida, il clima di tensione della vita di provincia parigina, in cui tutto sanno cosa avviene in camera da letto con il perenne timore di farsi avanti. Del resto, il primo ad essersi accorto del talento di questa autrice nata a Casablanca nel 1954, fu un certo Romain Gary

Madame Pancol alla fine del libro lei racconta cosa la spinse a scrivere Muchachas.

«Ero in un caffè a Nizza, l’estate di un paio d’anni fa, quando vidi un uomo sedersi con una donna incinta e due bambini al seguito. Lui la rimproverava duramente finché la schiaffeggiò con forza, più volte. La raggiunsi in bagno, volevo offrirle aiuto ma lui ci raggiunse, mi disse di andarmene altrimenti l’avrebbe picchiata ancora proprio lì. Ma ciò che mi colpì fu lo sguardo di quella donna. Mi supplicava di andare via, come se pensasse di meritare quella punizione, la crudeltà del proprio uomo. Io non potevo intervenire, l’unica cosa che potevo fare era scriverne. Sono una scrittrice, è proprio questa la mia forza». Leggi il resto di questa voce