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Taormina riavrà la sua storica libreria.

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Antonella Ferrara

«Una vittoria per tutti, soprattutto per la cultura e la nostra Taormina». Giubilante, Antonella Ferrara commenta a caldo la notizia ufficiale che la sua storica libreria Bucolo, «l’unica da quasi 20 anni a servire da Taormina il territorio nel raggio di 50 km», verrà ospitata nei locali di Palazzo Ciampoli – gioiello dell’architettura gotico-catalana di proprietà del demanio regionale, che domina l’omonima scalinata affacciata sul corso principale di Taormina – come assicurato dall’assessore dall’Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, Carlo Vermiglio. «Sono molto felice che l’Assessorato abbia accolto il nostro grido d’aiuto – prosegue la Ferrara – risolvendo una criticità e mettendo a disposizione un bene nella disponibilità della Regione siciliana con una scelta politica forte. Tutto ciò va nella direzione dell’auspicata integrazione fra pubblico e privato, uno dei punti principali della nuova, buona politica. Palazzo Ciampoli concede i locali ma la libreria offrirà dei servizi attivi, tenendo aperta la struttura e offrendo una serie di attività alla città, diventando finalmente anche un vero centro di aggregazione culturale, traendo giovamento da una direttiva nazionale per concedere immobili ad equo canone alle librerie storiche cittadine per evitarne la chiusura». Leggi il resto di questa voce

Vivere (e morire) all’ombra delle otto montagne.

COP_Cognetti.inddIl più grande pregio del romanzo “Le otto montagne” (Einaudi, pp.208 euro 18,50) di Paolo Cognetti è un sapore antico capace di riportare indietro il lettore, lontano dalla frenesia di tanta narrativa moderna destinata a passare senza lasciare alcuna traccia. Invece, la prosa scelta da Cognetti – già noto e apprezzato scrittore di raccolte di racconti, come “Sofia si veste sempre di nero” (Minimum Fax, 2012) e curatore della pregevole antologia “New York Stories (Einaudi, 2015) – ha un adagio posato, le parole sono sempre scelte con cura per raggiungere lo scopo reale di ogni libro ovvero quello di raccontare una storia, spingendo il lettore a girare una pagina dopo l’altra, sino alla fine. Per poi continuare a vivere con quei protagonisti in testa, ancora per un po’. Un romanzo di formazione in cui seguiamo le orme di Pietro, figlio di una coppia di amanti della montagna che ha trovato la propria oasi di serenità nel paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa. Se la madre adora intrattenersi con le persone, studiare la natura e dar nomi alle cose, il padre non vede altro che sentieri da percorrere a ritmo sostenuto e vette da scalare una via l’altra. Il lavoro e la vita di città immersa nello smog sono una pena rabbiosa da cui sfuggire e ben presto anche Pietro sentirà il richiamo delle vette. Ma se per il padre è slancio, per il ragazzo è fatica. E i due si allontanano finché fatalmente, quando il padre muore, toccherà al figlio ripercorrere quei sentieri, sentendo il morso nostalgico della montagna che si staglia sullo sfondo delle città, immobile e intoccabile davanti alle nostre ansie quotidiane. “Le otto montagne” riporta in auge la scuola di scrittura italiana nel mondo con un romanzo già venduto in ben 30 paesi, firmato da un autore che rifiuta ogni tipo di social network, dedicando il proprio tempo ai boschi, alla montagna, alla parola. Una grande storia di amicizia fra Pietro e il suo amico montanaro Bruno, pagine intense per riflettere sul destino, sulle montagne che stanno sopra la nostra testa, sull’importanza di trovare il proprio posto nel mondo.

FRANCESCO MUSOLINO®

FONTE: GAZZETTA DEL SUD, 26 NOVEMBRE 2016

«Prendo le storie direttamente dalla strada e le porto in pagina». Intervista a Maurizio De Giovanni

Maurizio De Giovanni

Maurizio De Giovanni

Napoletano doc, Maurizio De Giovanni ha alle sue spalle una lunga carriera da bancario che lo lega fortemente alla Sicilia. Il primo libro (“Il senso del dolore”) risale al 2007 eppure in soli nove anni è diventato un punto di riferimento per i lettori di noir italiano, declinando la sua passione attorno due personaggi, il commissario Ricciardi e l’ispettore Lojacono (che approderà su RaiUno a inizio 2017), portando in pagina indagini e omicidi ma soprattutto storie e vicende che si svolgono nella sua amatissima Napoli, spaziando dagli anni ’30 sino alla contemporaneità. Oggi Maurizio De Giovanni sarà a Messina (presso la libreria “La Gilda dei Narratori”, alle ore 18) per presentare il suo libro più recente “Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi” (Einaudi Stile libero, pp. 384 €19) ma in occasione del suo tour siciliano – stasera sarà a Catania e giovedì a Palermo – leggerà in anteprima brani del nuovo romanzo “Pane. Per i Bastardi di Pizzofalcone, in uscita a fine novembre. Leggi il resto di questa voce

«La matematica è la scienza del tempo, fa i conti con le nostre attese». Intervista a Chiara Valerio

Chiara Valerio (®Lavinia Azzone)

Chiara Valerio (®Lavinia Azzone)

Perché la matematica ci affascina o ci repelle? Perché uomini di grande valore hanno dedicato la propria vita alla scienza dei numeri, talvolta facendo grandi scoperte, altre volte scomparendo nell’oblio? La scrittrice Chiara Valerio, originaria di Scauri, ha conseguito un dottorato in matematica all’Università Federico II di Napoli finché nel 2007 ha deciso di cambiare vita, consacrandosi al mondo dei libri. Oggi collabora con diversi quotidiani, con il programma televisivo “Pane quotidiano” e con Radio3, cura la collana narravita.it per Nottetempo e ha pubblicato due romanzi per Einaudi: “Almanacco del giorno prima” (2014) e “Storia umana della matematica, da poco in libreria. Narratrice eclettica, in quest’ultimo romanzo spalanca gli archivi della memoria, intessendo una trama fatta di biografie di illustri matematici, mescolata a istantanee di quadri noti e a numerosissime citazioni letterarie. La Valerio sceglie la strada della memoria, raccontando l’infanzia, le rimembranze delle spiegazioni paterne del teorema di Pitagora, la serietà della madre e poi ancora gli anni dell’università sino al dottorato in Matematica, fra gli amori e la vita che passa, fra ironia e malinconia. Ma non solo. Pochi giorni fa proprio Chiara Valerio ha accettato di curare il programma generale per il festival “Tempo di Libri” fortemente voluto dall’AIE e contrapposto al Salone di Torino. E pochi giorni dopo lo scrittore barese e premio Strega Nicola Lagioia – anche lui proveniente dal mondo dell’editoria indipendente –  è stato nominato direttore del Salone torinese.  Leggi il resto di questa voce

“Un gesto d’amore per Roma contro il degrado che l’affligge”. Intervista a Marcello Sorgi per “Colosseo vendesi (Bompiani).

Marcello Sorgi

Marcello Sorgi

Un libro nato come un gesto d’amore verso Roma in cui uno dei decani del giornalismo italiano, viaggia sul filo dell’assurdo e della fanta-storia, per raccontare parafrasando la nascita del populismo, la situazione in cui versano i giornali e la classe politica italiana. In “Colosseo vendesi” (Bompiani, pp. 198 euro 12) il giornalista d’origini palermitane, Marcello Sorgi – già firma de L’Ora di Palermo, direttore del Tg1 e del quotidiano La Stampa del quale è oggi editorialista – per la prima volta si cimenta con la fiction portando in scena una parodia della scena politica italiana. Lo spunto guarda alla primavera del 2017: il “Governo dei Ragazzi” è caduto. “Il Capo” ha perso le elezioni anticipate e al suo posto è arrivato un “Successore” privo di scrupoli, pronto a tutto pur di salvare l’Italia dal default. Tanto che per risanare il bilancio salta fuori l’idea di vendere uno dei gioielli del patrimonio mondiale, il Colosseo, ad un facoltoso emiro arabo. Un libro ironico, persino cinico nell’evidenziare i difetti della classe politica italiana senza però perdere la speranza sul futuro che ci attende – rappresentata da tre giovani aspiranti giornalisti – «nonostante l’enorme debito pubblico e il populismo dilagante in rete che influenza anche la percezione delle notizie». Leggi il resto di questa voce

Dal Premio Strega a Ester Viola. Consigli di lettura sotto l’ombrellone.

Edoardo Albinati

Edoardo Albinati

Sarà il turno del Premio Strega che ha vinto con merito o di un appassionante graphic novel sulla cucina siciliana? O magari, sotto l’ombrellone leggeremo un bel thriller ambientato in Svezia o un giallo dedicato alla scomparsa di Ettore Majorana? Con sessantamila titoli pubblicati, scegliere un buon libro da portarsi in riva al mare (o sul divano, con l’aria condizionata) è sempre più arduo. La Gazzetta del Sud vi propone una prima puntata, dedicata ai libri per l’estate. E buona lettura! Leggi il resto di questa voce

“La Triomphante è il mio autoritratto spirituale”. Teresa Cremisi si racconta.

Teresa Cremisi

Teresa Cremisi

La Triomphante” (pubblicato da Adelphi pp. 185 euro 16, traduzione di Lorenza Di Lella e Francesca Scala), è il romanzo d’esordio di Teresa Cremisi, la “première dame” dell’editoria francese che si racconta in un romanzo delicato, non una vera autobiografia, piuttosto un “autoritratto spirituale, un omaggio ai miei genitori”, dichiara la Cremisi. Nata ad Alessandria d’Egitto, a dieci anni si è trasferita in Italia, trascorrendo ventidue anni alla Garzanti finché nel 1989, giunse in Francia per dirigere la prestigiosa casa editrice Gallimard, divenendo in breve una figura di prestigio internazionale, nume tutelare di grandi autori, come Yasmina Reza e Michel Houellebecq. Finché nel 2005 lasciò Gallimard per la casa editrice Flammarion. Cinquant’anni di trionfi nel mondo editoriale finché, un anno fa, ha pubblicato il suo primo romanzo, “La Triomphante”, narrando la carriera brillante e piena di soddisfazioni di una alter ego avvenuta nell’ombelico d’Europa, dopo un’infanzia a dir poco travagliata e fascinosa, trascorsa sulle sponde del Mediterraneo. Proprio com’è accaduto a lei. Leggi il resto di questa voce

Il ritorno di Ermanno Baistrocchi. Intervista a Paolo Nori per “Manuale Pratico di giornalismo disinformato”.

Paolo Nori

Paolo Nori

Pur di sfuggire in tutti i modi possibili alla scrittura del nuovo romanzo, Ermanno Baistrocchi “guardava su internet, ascoltava la musica, mangiava, si offendeva, perdeva le cose, accettava inviti a tutti i festival, andava in giro a fare corsi di giornalismo disinformato”. Ma di cosa si tratta davvero, cosa sarai mai questo tipo di giornalismo? Un metodo di autodifesa dal gioco mediatico, un nonsense o un modo per sfuggire alla realtà dei fatti? E perché mai Baistrocchi consiglia spassionatamente ai suoi studenti, “di scrivere le cose che non si possono scrivere”, di non intervistare la gente che conta, di lasciar perdere la scrittura di un diario, preferendogli l’assai più dettagliato “minutario”? Chi ama la scrittura di Paolo Nori conosce la sua verve linguistica e il suo estro che troviamo anche nel suo ultimo romanzo, “Manuale pratico di giornalismo disinformato” (Marcos y Marcos) che segna proprio il ritorno in scena del suo alter ego letterario, Ermanno Baistrocchi. Parmigiano, classe ’63, Nori – autore prolifico, stimato traduttore dal russo e curatore di collane editoriali – firma un giallo atipico, ricco d’ironia surreale, senza una vera e propria trama poiché ciò che conta, come sempre accade con questo autore, è la voglia di lasciarsi trasportare dalla forza del suo linguaggio che si ripete e contraddice, la sua firma inimitabile libro dopo libro sin dagli esordi con “Le cose non sono le cose” e “Bassotuba non c’è” del 1999.  Leggi il resto di questa voce

“Al Nord, c’è la Milano da bere. Giù, la Palermo da morire”. Intervista ad Antonio Calabrò.

Antonio Calabrò

Antonio Calabrò

Il 10 febbraio 1986 ebbe inizio il maxi-processo nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo “che si concluse dopo 349 udienze, 1314 interrogatori, due lunghissime requisitorie dei pubblici ministeri Giuseppe Ayala e Domenico Signorino e 635 arringhe difensive d’una folla di oltre duecento avvocati, con 475 imputati”. Cosa Nostra, per la prima volta, venne punita in modo esemplare: Michele Greco, Salvatore Riina detto Totò ’u curtu, Bernardo Provenzano e altri 16 killer furono condannati all’ergastolo per un totale di 2665 anni di galera, confermando l’impianto accusatorio del pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto e composto da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Ma come si arrivò a questo maxiprocesso? “I mille morti di Palermo. Uomini, denaro e vittime nella guerra di mafia che ha cambiato l’Italia” (Mondadori, pp.256 €18.50) di Antonio Calabrò nasce dall’esigenza di non dimenticare il sacrificio delle vittime e la truce violenza dei carnefici, “ragionando con il passo della storia anche nei confronti delle nuove generazioni”. Del resto Calabrò – giornalista di lungo corso, nato a Patti nel 1950, oggi responsabile Cultura di Confindustria, vicepresidente di Assolombarda e Consigliere delegato della Fondazione Pirelli – negli anni della guerra di mafia era in strada, taccuino alla mano, raccontando quei fatti di sangue per “L’Ora” di Palermo, di cui era caporedattore. Un libro fatto di pagine dense di fatti, nomi e crimini efferati – fra cui l’omicidio del cronista Mauro De Mauro e quello di Piersanti Mattarella, l’allora presidente della Regione siciliana, fratello di Sergio, attuale presidente della Repubblica – ma è nel comporre il quadro d’insieme, lo sfondo animato, che Calabrò dimostra le sue doti narrative: negli anni Ottanta, al Nord, i soldi giravano, gli italiani impazzivano per Carmen Russo e Drive-in e quasi nessuno si curava del fiume di sangue che scorreva in Sicilia. Ovvero, per dirlo proprio con le parole di Calabrò, “al Nord, c’è la Milano da bere. Giù, la Palermo da morire”.
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“Pinocchio è un cretino senza rimedio”. Emanuele Trevi racconta “Il Popolo di Legno”.

 

Emanuele Trevi

Emanuele Trevi

Una Calabria lontana da qualsivoglia realismo geografico è la assoluta protagonista de “Il popolo di legno” (Einaudi, pp.192 €18), il nuovo libro di Emanuele Trevi, scrittore e critico letterario romano, classe ’64. Si tratta di un libro amaro, centrato sulla convinzione che sia impossibile mutare il corso del proprio destino, per cui ogni azione compiuta cercando di innalzarsi, è destinata a fallire. Questo è il messaggio che il Topo – un ex prete dotato di mellifluo fascino – porta innanzi nella trasmissione radiofonica, “Le avventure di pinocchio il calabrese” in onda su una emittente locale. Il suo pubblico è ovviamente il popolo di legno, ovvero i calabresi, raccontati senza alcuna misericordia, né speranza di salvezza dalle umane miserie. Il Topo diventerà un idolo dell’etere, dando una nuova interpretazione politica alle gesta di Pinocchio – “un cretino senza rimedio” – come fosse un moderno Vangelo, in un romanzo dalla prosa cautamente cadenzata su cui incombe l’ombra del potere criminale imperante sul territorio calabrese, capace di decretare la vita o la morte una sconcertante, inconcepibile, naturalezza. Un libro scomodo, capace di fotografare la durezza di certi ambienti, inadatto ai buonisti che continuano a vagheggiare un Meridione favolistico, anni luce lontano dalla realtà dei fatti. Leggi il resto di questa voce