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Ogni storia è illuminata. Intervista a Jonathan Safran Foer

Jonathan Safran Foer si racconta all’uscita di “Eccomi” (Guanda).

Amos Oz: «in Sicilia respiro aria di casa».

«Passeggiando per le strade di Taormina, passando in mezzo alle persone, ovviamente non capivo cosa dicessero ma il linguaggio del corpo e la gestualità mi hanno dato i brividi. Mi sono sentito improvvisamente a casa». Attesissimo, lo scrittore israeliano Amos Oz – i cui romanzi sono tradotti in 41 lingue – ieri è stato una delle stelle della serata inaugurale dell’ottava edizione del Taobuk – dedicata al tema Rivoluzioni – ritirando il Taormina Awards for Literary Excellence.

 

“Dal dolore dobbiamo trarre la forza per rinascere”. Intervista a Dorit Rabinyan al TaoBuk 2016

Dorit Rabinyan

Dorit Rabinyan

Liat ha appena conosciuto Hilmi. Si trovano a New York e le Torri Gemelle non ci sono più. Ogni amore nasconde insidie ma quello fra i due protagonisti di “Borderlife” (Longanesi editore, pp. 384 euro 16,90), il nuovo romanzo della scrittrice israeliana Dorit Rabinyan, si presenta come una vera fatica d’Ercole. Perché lei è ebrea e fa la traduttrice mentre lui vive a Brooklyn, fa il pittore ed è palestinese. “Borderlife” è una grande storia d’amore impossibile che sfida la ragione e i tabù, un potente inno alla pace. Eppure questo libro è stato bandito dal ministero dell’Istruzione israeliano («è stato uno shock ma la comunità intellettuale mi ha sostenuta») perché considerato una “minaccia all’identità ebraica”. Un controsenso assoluto che ha spiazzato l’autrice, facendo ottenere una visibilità internazionale a questo romanzo il cui unico messaggio è quello di dare all’amore la chance di superare tutte le barriere. La scrittrice e sceneggiatrice israeliana Dorit Rabinyan è stata una delle protagoniste più attese della terza giornata della sesta edizione del TaoBuk International Book Festival, dialogando sulla terrazza dell’Archivio Storico di Taormina con lo scrittore Moni Ovadia sul tema “Che questo amore sia un’isola nel tempo”. Israele e Palestina nello stato libero della letteratura. Leggi il resto di questa voce

Daša Drndić: «in che modo la vittima si trasforma in carnefice?». Grandi nomi al Festival Internazionale degli Scrittori a Firenze

Dasa Drndić

Dasa Drndić

Con “Il vestito dei libri” – la lectio magistralis del Premio Pulitzer Jhumpa Lahiri – e la premiazione del “Premio Gregor von Rezzori Giovani Lettori”, mercoledì 10 giugno a Firenze partirà la terza edizione del Festival degli Scrittori, la kermesse internazionale – realizzata da The Santa Maddalena Foundation, presieduta da Beatrice Monti della Corte, e curata da Alba Donati – che promuove l’incontro tra gli scrittori e il pubblico italiano, mediante incontri, reading e tavole rotonde sulla traduzione. Il Festival – che si concluderà venerdì 12 – vedrà la presenza di numerosi scrittori internazionali e italiani – fra cui segnaliamo Michael Cunningham, Andrew Sean Greer, Edmund White, Alberto Manguel, Antonio Scurati e Carmen Pellegrino (finalisti al Premio Campiello 2015), Aldo Nove, Alessandro Mari, Vanni Santoni e le giornaliste Rosa Polacco e Livia Manera Sambuy. Uno dei momenti più importanti sarà il recital “Casanova e dintorni: un viaggio nell’eros” con Alba Rohrwacher e Filippo Timi a dare voce all’eros libertino di Casanova (giovedì 11, ore 19) ma la kermesse è impreziosita anche dal Premio Gregor von Rezzori – Città di Firenze, giunto alla nona edizione. Leggi il resto di questa voce

Amos Oz: «a volte chiamiamo traditori coloro che hanno avuto il coraggio di guardare avanti»

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Amos Oz

Abramo Lincoln, David Ben-Gurion, Yitzahk Rabin, Charles De Gaulle. Al pari di questi uomini che hanno fatto la storia, anche il celebre romanziere israeliano, Amos Oz è stato chiamato traditore in patria sin dalla tenera età di otto anni, colpevole d’aver fraternizzato con un poliziotto britannico, a quel tempo emblema dei nemici oppressori. Oggi Oz è un brillante settantacinquenne, uno fra gli scrittori più amati e celebrati – sempre ai primi posti per il toto-Nobel alla letteratura – ma le sue arcinote posizioni politiche favorevoli alla costituzione di uno stato palestinese, non giovano alla sua popolarità in patria anche per via della sua equidistanza dagli estremisti di sinistra e dai fanatici di destra. Con il suo nuovo romanzo “Giuda” (Feltrinelli, pp.336 €18) – pubblicato contemporaneamente in Israele e Italia – Oz porta in pagina la sua amata Gerusalemme nei duri mesi invernali fra il 1959 e il 1960 con l’eco, in lontananza, degli spari della Lega Araba asserragliata lungo la linea del cessate il fuoco che attraversa la città. Protagonisti del libro sono il giovane e squattrinato studente Shemuel Ash, l’anziano saggio e disilluso Gershom Walad e la giovane Atalia Abravanel. I tre si troveranno per motivi di ristrettezze economiche sotto lo stesso tetto e il misterioso ruolo di Atalia sarà sempre più oscuro mentre Oz stuzzica il lettore, spingendo sul tavolo diverse e delicate tesi – sull’esistenza di Israele, l’amore universale e il senso delle religioni – tutte contrapposte fra loro, indagando sul significato del tradimento e sulla figura di Giuda nei vangeli gnostici.

«Ma bisogna fare attenzione, questo libro non è un manifesto», chiarisce più volte Oz durante la nostra intervista, in occasione della kermesse milanese BookCity2014, dimostrandosi sempre attento all’importanza delle parole e al loro intrinseco, potente significato. Leggi il resto di questa voce

La pace è possibile. Le speranze di Noa per il Medio Oriente

NOA

NOA

«Saluti dal nostro angolo del Medio Oriente, dove ultimamente si è scatenato l’inferno». Si apre così l’accorata “Lettera aperta al vento” che la cantante israeliana Noa (nome d’arte di Achinoam Nini) ha postato sul proprio blog alcuni giorni fa. Da anni lei rappresenta quella parte della società civile israeliana insofferente alla politica dei falchi di destra, che reclama a gran voce la fine della guerra e il dialogo per la costruzione di due stati per due popoli, Israele e Palestina. Eppure, proprio le sue posizioni pacificiste le sono costate la recente cancellazione di un concerto milanese, organizzato dall’associazione Adei-Wizo-Donne ebree d’Italia. La “colpa” di Noa? L’aver dichiarato ai media “Credo che Abu Mazen voglia la pace, ma non posso dire altrettanto del mio premier”. La Gazzetta del Sud ha incontrato Noa in occasione della presenza nel cartello del Milazzo Jazz Festival (vedi box) per lanciare l’album “Love Medicine”. Si tratta di un album ricco di contenuti, dalle forti contaminazioni, con la partecipazione di grandi musicisti quali Gilberto Gil, Pat Metheny e Joaquin Safina. Ma è anche un grande tributo a Papa Giovanni Paolo II cui sono dedicate le ultime cinque tracce fra cui “Little Star”, toccante brano dedicato alla memoria della Shoah. Durante un’ampia intervista spaziando fra la musica e l’ispirazione, la politica, la guerra in Medio Oriente e le speranze per il prossimo futuro, sul viso di Noa resta sempre traccia di quel caldo sorriso con cui racconta di un futuro diverso. Difficile ma possibile.

Partiamo dal suo nuovo album. L’amore ci può curare?

«Credo fortemente che non ci sia nulla di più importante dell’amore e della capacità di amare gli altri. Mio marito è un dottore, è stato il mio primo ragazzo a quindici anni e il 12 agosto saranno trascorsi trent’anni dal giorno in cui ci siamo conosciuti. Noi siamo nello stesso business: lui cura il corpo e io, con la musica, cerco di curare l’anima» Leggi il resto di questa voce