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“Dal dolore dobbiamo trarre la forza per rinascere”. Intervista a Dorit Rabinyan al TaoBuk 2016

Dorit Rabinyan

Dorit Rabinyan

Liat ha appena conosciuto Hilmi. Si trovano a New York e le Torri Gemelle non ci sono più. Ogni amore nasconde insidie ma quello fra i due protagonisti di “Borderlife” (Longanesi editore, pp. 384 euro 16,90), il nuovo romanzo della scrittrice israeliana Dorit Rabinyan, si presenta come una vera fatica d’Ercole. Perché lei è ebrea e fa la traduttrice mentre lui vive a Brooklyn, fa il pittore ed è palestinese. “Borderlife” è una grande storia d’amore impossibile che sfida la ragione e i tabù, un potente inno alla pace. Eppure questo libro è stato bandito dal ministero dell’Istruzione israeliano («è stato uno shock ma la comunità intellettuale mi ha sostenuta») perché considerato una “minaccia all’identità ebraica”. Un controsenso assoluto che ha spiazzato l’autrice, facendo ottenere una visibilità internazionale a questo romanzo il cui unico messaggio è quello di dare all’amore la chance di superare tutte le barriere. La scrittrice e sceneggiatrice israeliana Dorit Rabinyan è stata una delle protagoniste più attese della terza giornata della sesta edizione del TaoBuk International Book Festival, dialogando sulla terrazza dell’Archivio Storico di Taormina con lo scrittore Moni Ovadia sul tema “Che questo amore sia un’isola nel tempo”. Israele e Palestina nello stato libero della letteratura. Leggi il resto di questa voce

Moni Ovadia: «Il negazionista della Shoah tornerà sempre alla carica»

tumblr_lxzxenfRS71qhpkiro1_1280C’è grande attesa per il concerto-spettacolo che Moni Ovadia terrà stasera a Modica, nell’ambito di Contaminazioni, il Festival di culture di Confine, inserito nel cartellone di Modica Miete Culture. Si tratta del suo celebre “Senza Confini. Ebrei e zingari” che per la prima volta andrà in scena in Sicilia, aperto gratuitamente al pubblico (ore 21,30 Scalinata della Chiesa di San Pietro). Il drammaturgo, scrittore e compositore, nato a Plovdiv (Bulgaria) nel 1946, ha voluto portare in scena un recital che mescola le travolgenti melodie zingare con i canti rom, sinti ed ebrei, accompagnato dai fidati musicisti della Moni Ovadia Stage Orchestra. Uno spettacolo che farà ridere, ballare e riflettere per “un piccolo ma appassionato contributo alla battaglia contro ogni razzismo”.

Oggi a Modica sarà in scena con “Senza Confini. Ebrei e zingari”. Com’è nato questo spettacolo?

«Da diversi anni collaboro con alcuni musicisti rom e sono molto sensibile alla loro causa che a voler essere precisi, dovrebbe essere la nostra. Difatti nessuna democrazia dovrebbe dirsi tale, se le minoranze, religiose o etniche, non vengono garantite e protette».

Perché ha preso a cuore questa causa?

«Provengo dalla cultura ebraica e proprio partendo dall’aggressività nei confronti dello straniero, di colui che è considerato diverso, ho voluto dare vita ad uno spettacolo che parte dalla sorte tragica e comune che ha legato il popolo ebraico e quello rom. Si tratta, infatti, di popoli senza terra, equivocati, perseguitati e infine, sterminati. Tuttavia ai rom è toccato in sorte un destino diverso e ancora oggi i rom e i sinti sono rimasti nel cono d’ombra della calunnia. Pensate che ben il 65% dei rom in Italia sono cittadini italiani, ciononostante vengono discriminati in modo inaccettabile semplicemente perché l’alterità viene considerata un ostacolo, un pericolo. Spesso sento dire “loro non sono come noi”, ma perché mai dovrebbero esserlo?».

Eppure anche gli italiani furono duramente discriminati…

«Esattamente. Ben 900 italiani vennero linciati negli Stati Uniti durante gli anni della massiccia emigrazione, come denuncia Gian Antonio Stella, ma pochi lo ricordano. Avremmo molto da imparare da questa sorte comune e nel mio spettacolo parto dalle vicende del popolo rom per spaziare su tante storie di discriminazione presenti ma anche passate. Sono abbastanza grande per ricordare quando sulle mura delle città del nord c’era scritto “via i meridionali” e anche lì sentivo dire le stesse cose, “loro non sono come noi”. La discriminazione è una pestilenza che colpisce tutti ma rom e sinti non hanno una nazione che li difende».

Secondo lei, l’Italia è un paese razzista?

«Ci sono forti sacche di intolleranza e razzismo, la differenza è che oggi i razzisti cominciano le frasi dicendo “io non sono razzista, però…”. Però cosa? Sono nato nel 1946 e nel tempo ho troppo spesso sentito dire “io non sono antisemita, però gli ebrei…”. Anche il comportamento dei politici non aiuta, difatti quando vanno al lager di Auschwitz, si mettono lo zucchetto e quando escono dicono sempre, “mi sento israeliano”. Ma cosa vuol dire? Cosa c’entra? In quel lager sono stati sterminati ebrei, rom, sinti, omosessuali, menomati eppure mai nessun politico ha detto, “mi sento rom”. Non lo dicono perché hanno paura di perdere i voti e tutto si riduce a bieca demagogia».

Presto tornerà in libreria con “Madre dignità”. Di cosa si tratta?

«Credo che il concetto di dignità sia la madre dei diritti e senza il recupero della dignità, la sua giusta valorizzazione in seno alla società, i diritti stessi risultano sterili, svuotati. Sono convinto che un uomo possa essere privato di alcuni diritti, per esempio a causa di un crimine, ma nessuno e per nessun motivo, può privarlo della dignità, fosse anche il peggiore dei criminali nazisti, poiché essa è intrinseca all’uomo e si trova alla base della nostra società civile».

La spaventano le derive xenofobe che sono emerse in Grecia e Francia o sono figlie della crisi economica?

«Sicuramente sono fenomeni che vengono enfatizzati e sono proiezioni della recessione economica. Non ho paura ma credo che queste derive vadano combattute con fermezza, senza abbassare mai la guardia, generazione dopo generazione».

A proposito dell’importanza della memoria, teme che il negazionismo possa tornare a colpire ancora?

«Il negazionista della Shoah tornerà sempre alla carica, perché è semplicemente un antisemita, del resto hanno persino detto che i filmati realizzati all’apertura dei campi di sterminio erano stati realizzati ad Hollywood con fini propagandistici. Solo se costruiremo una società basata sul diritto universale saremo davvero tutti al sicuro».

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud