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Antonio Manzini, Sull’orlo del precipizio, Sellerio editore (Gazzatta del Sud, 9 dicembre 2015)

 

5895-3Cosa succederebbe se tutte le principali case editrici si ritrovassero riunite sotto un’unica sigla? Antonio Manzini – scrittore di successo grazie al “suo” vicequestore Rocco Schiavone, che approderà prossimamente in tv – torna in libreria con un delizioso racconto in cui immagina una distopia editoriale che richiama 1984 di George Orwell e strizza l’occhio all’attualità, lanciando ombre sul prossimo futuro dopo l’avvento di “Mondazzoli”. La vicenda si apre con il celebre scrittore Giorgio Volpe che ha appena terminato il suo nuovo e attesissimo romanzo. Campione di vendite, vincitore di tutti i premi più prestigiosi e amato persino dalla critica, Volpe viene travolto dall’affetto della casa editrice, certi che questo suo nuovo libro lascerà il segno, tanto nelle classifiche che nei cuori dei lettori. Tutto sembra perfetto ma da un giorno all’altro, le tre case editrici principali italiane – la Gozzi la Bardi e la Molossi – convergono in un unico polo editoriale, il Gruppo Sigma. E tutto muta dal giorno alla notte. In questo capovolgimento Manzini tira fuori una vena surreale che sfiora con successo il parossismo, facendo ridere e al contempo, riflettere il lettore. La sua storica editor “è stata mandata in pensione” e alla sua porta si presentano due sconosciuti, Aldo e Sergej, con inquietanti pretese e minacce di sanzioni per il tempo sprecato. Ciò che Volpe non sa è che la nuova casa editrice – con mercato succursale in Russia – ha delle sue precise regole riguardo i contenuti dei libri («Avventura sì, malattie no. Matrimonio sì. Corna sì, solo se poi pace. Corna e divorzio no. Sesso tanto»). Ma siamo solo all’inizio perché nemmeno i classici  si salvano, ri-editati per essere adattati al nuovo pubblico. Proprio Sergej ha sforbiciato senza ritegno Guerra e Pace: lasciando «solo Pace. Guerra la togliamo tutta». Perché? «Non si può angosciare il lettore. Pace, amore, ottimismo e fratellanza, ecco le nuove direttive Sigma!». Un vero incubo da cui non si salvano nemmeno Manzoni e Gadda che vengono riscritti con un tono più giovane e moderno, sennò «sai che palle». Con queste direttive in un attimo i bravi del Manzoni diventano dei coatti che minacciano Don Abbondio con uno stile da borgatari, perché «è così che si avvicinano i giovani alla letteratura». Volpe combatterà la sua fiera battaglia ma la Sigma conosce le regole del mercato e il valore economico delle parole. Con “Sull’orlo del precipizio”, Manzini firma una riuscita e attualissima distopia che, speriamo vivamente, valga da monito per i padroni dell’editoria che arriveranno in futuro.

Antonio Manzini – Sull’orlo del precipizio – Sellerio, pp.128 €8

Francesco Musolino®

Amos Oz: «a volte chiamiamo traditori coloro che hanno avuto il coraggio di guardare avanti»

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Amos Oz

Abramo Lincoln, David Ben-Gurion, Yitzahk Rabin, Charles De Gaulle. Al pari di questi uomini che hanno fatto la storia, anche il celebre romanziere israeliano, Amos Oz è stato chiamato traditore in patria sin dalla tenera età di otto anni, colpevole d’aver fraternizzato con un poliziotto britannico, a quel tempo emblema dei nemici oppressori. Oggi Oz è un brillante settantacinquenne, uno fra gli scrittori più amati e celebrati – sempre ai primi posti per il toto-Nobel alla letteratura – ma le sue arcinote posizioni politiche favorevoli alla costituzione di uno stato palestinese, non giovano alla sua popolarità in patria anche per via della sua equidistanza dagli estremisti di sinistra e dai fanatici di destra. Con il suo nuovo romanzo “Giuda” (Feltrinelli, pp.336 €18) – pubblicato contemporaneamente in Israele e Italia – Oz porta in pagina la sua amata Gerusalemme nei duri mesi invernali fra il 1959 e il 1960 con l’eco, in lontananza, degli spari della Lega Araba asserragliata lungo la linea del cessate il fuoco che attraversa la città. Protagonisti del libro sono il giovane e squattrinato studente Shemuel Ash, l’anziano saggio e disilluso Gershom Walad e la giovane Atalia Abravanel. I tre si troveranno per motivi di ristrettezze economiche sotto lo stesso tetto e il misterioso ruolo di Atalia sarà sempre più oscuro mentre Oz stuzzica il lettore, spingendo sul tavolo diverse e delicate tesi – sull’esistenza di Israele, l’amore universale e il senso delle religioni – tutte contrapposte fra loro, indagando sul significato del tradimento e sulla figura di Giuda nei vangeli gnostici.

«Ma bisogna fare attenzione, questo libro non è un manifesto», chiarisce più volte Oz durante la nostra intervista, in occasione della kermesse milanese BookCity2014, dimostrandosi sempre attento all’importanza delle parole e al loro intrinseco, potente significato. Leggi il resto di questa voce