#HoLettoCose – Momenti di trascurabile infelicità (Francesco Piccolo, Einaudi, 2015).


#HoLettoCose – Momenti di trascurabile infelicità (Francesco Piccolo, Einaudi, 2015).

copSarà banale, ma credo davvero che riuscire a fare ridere sia complicato. E non mi riferisco alle risate grasse, da comicità demenziale cinematografica, piuttosto penso all’humour sottile alla Woody Allen, all’acume di scrittori come Lipsyte e Sedaris, alla precisione nel meccanismo dei dialoghi di Federico Baccomo, Stefano Piedimonte e Francesco Muzzopappa.

Un’altra verità banale è che spesso i libri che attendiamo ci deludono. Capita e capita anche spesso, purtroppo. La fretta nello scriverli magari o forse ci manca proprio il tempo di gustarli, di entrare nel testo, di concedergli la chance di stupirci.

Queste due brevi premesse sono utili per introdurre la sesta puntata di #HoLettoCose la mia rubrica libri scanzonata, non richiesta ed emotiva, centrata su “Momenti di trascurabile infelicità” di Francesco Piccolo, edito da Einaudi. Piccolo, Premio Strega 2014 con “Il desiderio di essere come tutti”, ritorna in libreria con il seguito di “Momenti di trascurabile felicità” che spopolò qualche anno or sono ormai.

Era un libro pungente, ironico, intelligente, diverso da ciò che avevamo già letto e per tali motivi il seguito era attesissimo. Io lo aspettavo.

Francesco Piccolo

Francesco Piccolo

Non ho potuto ascoltare il suo reading da sold-out a LibriCome – in contemporanea con il reading #MaestriDiVita di @Stoleggendo – e così appena tornato a Messina l’ho immediatamente comprato. Quasi prima di salutare la mia compagna dopo una settimana lontani. Ho detto, quasi. Alla salute ci tengo.

Ho sbrigato una serie di cose inutili durante la giornata, con il libro nello zaino prima e sul comodino poi, a portata di braccio. Stavo per prendere sonno, rimandando la lettura all’indomani finché ho cominciato a sfogliarlo.

«Il fatto di non sapere se la luce del frigorifero, quando l’hai chiuso, si spegne veramente».

 

Può bastare una frase per innamorarsi di un libro? Certo.

Da lì in poi ho detto addio al sonno e alle otto ore che, pare, dovremmo spararci ogni sera e mi sono tuffato nelle pagine di Piccolo, nelle sue buffe, agrodolci, situazioni di vita. Vere, verosimili o fittizie, poco importa. E in fondo è proprio questo il potere di un buon libro, la sua capacità di incantarci, pagina dopo pagina.

Alternando, come nel caso del libro precedente, brevi (e splendenti) racconti dal taglio ironico/surreale – come quello del soppalco e del bambino giapponese – a brevi frasi da leggere e rileggere, a cavallo con il non-sense.

«Quelli che flirtano, limitandosi a flirtare»

«Ogni cosa è alla cannella».

«Quando mi dicono: ti potevi vestire meglio. E io mi ero già vestito meglio».

E visto che ci troviamo in una rubrica di libri scritta in modo scanzonato, non richiesto ed emotivo, ammetto che la cosa che mi fa più ridere è proprio immaginare Piccolo, con il suo 1.90 e passa di altezza, a combattere con il soffitto e le strette scalette del soppalco, spericolato nel traffico con il bambino giapponese aggrappato dietro, alle cuffie dell’ipod perennemente attorcigliate, al suo – al nostro – sorriso mesto quando capiamo che, quella bella donna sul volo Torino-Roma voleva davvero tenerci solo la mano perché aveva paura.

Che dire? Valeva tutta l’attesa.

Un libro da tenere sul comodino. Sempre.

p.s. Leggetelo. E se ne avete voglia, mi trovate su FaceBook o sul progetto @Stoleggendo

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2015/03/20, in #HoLettoCose con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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