Le stelle cadenti, metafore del nord-est italiano. Chiara Passilongo si racconta a #3DomandeCon


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Chiara Passilongo

Che fine ha fatto la locomotiva d’Italia? Che ne è stato di quel nord-est operativo e brillante, dalla cui inventiva prodigiosa doveva derivare la ripresa dell’Italia intera? Perché si è spento quel sacro furore? Nel suo ambizioso romanzo d’esordio, La parabola delle stelle cadenti (Mondadori, pp.384 €18.50) Chiara Passilongo, racconta la storia di una famiglia italiana e attraverso essa, come una lente, rilegge gli ultimi quarant’anni della nostra storia. Al centro delle vicende, il capo famiglia, Achille Vicentini, imprenditore nel ramo dei dolciumi con fantasie destrorse e al suo fianco la moglie Nora – dalla forza contrastante – e i due figli gemelli, Francesco e Gloria, destinati ad un futuro diverso da quello desiderato dai propri genitori. La Vicentini srl diventa San Lorenzo srl e la sua storia si intreccia, pagina dopo pagina, con quella della nuova generazione, riflettendone sia i trionfi che gli amari fallimenti. Uno spaccato intergenerazionale, un’istantanea su campo aperto, che la Passilongo ha scelto di narrare con un ritmo vivace, strizzando l’occhio allo storytelling odierno, rivelando la capacità di maneggiare con destrezza una materia viva e socialmente complessa, alternando al punto di vista sui singoli destini, quello sull’Italia che muta, che scivola via, lontana dal sogno. È un piccolo caso anche il dietro le quinte della pubblicazione di questo libro e ancor prima l’idea della Passilongo di scrivere un romanzo, nei ritagli di tempo, cercando una via alternativa a quella tracciata.

Dietro il libro c’è una bella storia di avvicinamento alla scrittura, di fiducia in te stessa. Com’è nato tutto?

«Credo che una parte di questa fiducia sia nata proprio scrivendo “La parabola delle stelle cadenti”. All’inizio, in verità, non ero sicura che sarei riuscita a portare a termine questo progetto, a detta di molti, troppo ambizioso per un primo romanzo. Ci sono stati dei momenti in cui temevo di essermi imbarcata in un’impresa più grande di me. Però poi sono riuscita a superarli, anche grazie all’affetto e all’incoraggiamento della mia famiglia. Devo tantissimo a Mattia Signorini, alla scuola di scrittura Palomar, e a Giulia Belloni, che mi hanno aiutato a far nascere una storia che sentivo mia da molto tempo, una storia che nasce dalla realtà del nostro territorio, ma che racconta una famiglia in cui ci si può immedesimare al di là dei confini geografici».

9788852068447_0_170_0_75Quarant’anni di storia per attraversare il declino di un’industria, il crollo del Nord Est, la locomotiva italiana. Perché passare dalla “Vicentini” per raccontare l’Italia?

«Narrare di un’azienda mi sembrava di forte impatto iconico. In un concetto più ampio di azienda, in fondo, oltre ai lavoratori dipendenti, possiamo far rientrare anche i free lance, gli atipici, i cosiddetti imprenditori di sé stessi. Mi pareva quindi di racchiudere l’intero mondo del lavoro. L’ascesa e il declino della Vicentini prima, e poi San Lorenzo srl, poteva descrivere bene le difficoltà patite dai vari settori produttivi. E ho scelto un’azienda di dolci da forno perché sono un prodotto che tutti conosciamo, familiare, e la famiglia è l’altro tema principale del romanzo».

Infine, parliamo di linguaggio. Che prosa hai creato per raccontare questa storia e intrecciare i destini dei tuoi protagonisti?

«Ho cercato di creare una prosa semplice, ma provando a non essere banale. Mi interessava che il romanzo potesse essere letto da giovani della mia generazione, dai loro genitori, e, perché no, anche dai loro nonni, dato che si tratta di una storia che attraversa più generazioni. “Intrecciare i destini dei protagonisti”… mi piace questa definizione perché è quello che ho provato a fare, creare dei personaggi che avessero delle strette correlazioni tra loro e assumessero peculiarità caratteriali diverse a seconda dell’altro con cui si trovano a interagire. Per esempio Achille, il personaggio almeno per la prima parte della storia più in rilievo, è un padre affettuoso se guardato con gli occhi della figlia Gloria, mentre è un genitore autoritario e crudele secondo lo sguardo del piccolo Francesco».

FRANCESCO MUSOLINO®

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2015/11/05, in #3DomandeCon, Interviste con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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