L’affare Mondazzoli fra apocalittici e integrati. Sei opinioni d’autore.


Apocalittici o integrati? Fieri difensori delle libertà o realisti osservatori delle leggi capitalistiche del mercato editoriale? Nonostante la percentuale di lettori in Italia sia vergognosamente bassa – secondo fonti Istat, rispetto al 2013, la quota di lettori di libri è ulteriormente scesa dal 43% al 41,4%, piombando sino al 31.3% nelle isole – quasi tutti gli italiani hanno esternato la propria opinione in merito all’acquisizione da parte di Mondadori del comparto libri di Rcs per 127,5 milioni di euro. Il colosso di Segrate aveva nel suo ricco carnet già Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer, Frassinelli ed Electa, cui si aggiungono Rizzoli e Rizzoli International Pubblications, Bompiani, Marsilio, Fabbri, Bur, Sonzogno, Etas e tutta la divisione education. Solo Adelphi si è tirata fuori visto che l’editore Roberto Calasso l’ha ricomprata personalmente, detenendone adesso il 71%. Un’operazione importante che ha anche destato comprensibile scalpore, con appelli e petizioni firmati da scrittori di fama – fra cui Umberto Eco e Chiara Valerio – eppure non sarebbe giusto tacere il fatto che le grosse perdite di bilancio di Rcs esigevano un drastico intervento. Così, dopo un’estate trascorsa a paventare scenari diversi, “Mondazzoli” – neologismo di rara bruttezza – è divenuto realtà. Questo in attesa del verdetto dell’Antitrust che potrebbe sancire la cessione di qualche elemento per ridurre il rischio che si attui un monopolio culturale, vista la quota di mercato totale che oscilla sul 35%. E accantonati i discorsi sui massimi sistemi capitalistici restano sul piatto le esigenze concrete perché, come ricorda Sandro Veronesi nelle pagine di “Caos Calmo”, una fusione aziendale comporta sempre inevitabili perdite di posti di lavoro, tagliati in nome delle necessità di bilancio. Gazzetta del Sud ha voluto interpellare sei scrittori per capire che aria tiri oggi nel mondo dell’editoria.

Ginevra Bompiani

Ginevra Bompiani

Ovvia parte in causa è l’editrice e saggista Ginevra Bompiani, figlia di Valentino – fondatore nel 1929 dell’omonima casa editrice – che nel 2002 ha creato con Roberta Einaudi, la casa editrice Nottetempo (oggi fra le promotrici del Sinbad – Premio internazionale degli editori indipendenti). «Mio padre certo non sarebbe felice di questa faccenda. La situazione culturale in Italia era già fra le peggiori in Europa e continua ad aggravarsi. Nessun governo italiano ha mai avuto la cultura fra le sue priorità e difatti oggi rischiamo seriamente di perdere la nostra identità culturale. Stiamo andando incontro ad una deriva – conclude la Bompiani – la cultura sarà in mano ai potentati e solo la piccola editoria, con continui sacrifici, vi si potrà opporre». Pessimistica anche la visione della scrittrice milanese Elisabetta Bucciarelli (da poco in libreria con NNEditore per “La resistenza del maschio” pp.234), timorosa dei futuri sviluppi ad ampio spettro. «Mi preoccupano le sorti dei lavoratori implicati in questa operazione economica e il fatto che il mondo culturale italiano sia sotto attacco da anni. Ma i lettori – prosegue la Bucciarelli – non sono inermi e scegliendo di comprare un bel libro delle etichette indipendenti possono contribuire a donare visibilità ai quei libri spesso ingiustamente sacrificati nelle vetrine e sugli scaffali per fare posto ai mega best-seller». Anche lo scrittoremondadori-rizzoli calabrese Vins Gallico è molto attento alle concrete problematiche legate alla distribuzione: «Mondadori che compra Rcs non è una questione di pensiero unico – afferma Gallico, giunto alle soglie della cinquina del Premio Strega con “Final Cut” (Fandango). Einaudi era stata inglobata da Mondadori e ha mantenuto la sua identità. Mondadori che compra Rizzoli è una tragedia da un punto di vista occupazionale e una preoccupazione dal punto di vista della proposta in libreria. Si crea di fatto, dopo la fusione fra pde e messaggerie avvenuta a luglio, una sorta di duopolio della distribuzione, nel quale la biodiversità culturale sarà sempre più ridotta». Sulla medesima scia è l’opinione della scrittrice palermitana ed editor della narrativa italiana einaudi, Evelina Santangelo. «La fusione riguarda il comparto libri ma non solo, vi sono implicati punti vendita, emittenti radiofoniche e canali televisivi. Stiamo a vedere come si pronuncerà l’Antitrust ma senza dubbio siamo dinanzi ad un’ulteriore spinta verso la concentrazione in poche mani del comparto libri, della distribuzione e della stessa informazione. Non voglio essere apocalittica – conclude la Santangelo, membro del comitato scientifico del Festival delle Letterature Migranti in scena a Palermo sino all’11 ottobre – ma vorrei lodare la scelta coraggiosa di Roberto Calasso che ha voluto tutelare l’indipendenza di Adelphi, anche correndo concreti rischi». Un discorso a parte meritano, infine, gli autori che sono parte in causa. Il critico letterario e scrittore Giuseppe Lupo (appena giunto in libreria con “L’albero di stanze”, Marsilio, pp.252) parte da una prospettiva diversa: «Come autore non cambia nulla. Continuo ad essere un granello di polvere in un sistema enorme. Ma ideologicamente parlando dovremmo riflettere sulle ragioni di questi agglomerati di mercato. L’Italia è il paese dei mille campanili e oggi si mettono insieme realtà editoriali assai diverse che sono state per decenni leali avversari. Cosa mai ne verrà fuori?». Infine il caso dello scrittore partenopeo Stefano Piedimonte che dopo quattro libri con Guanda (recentemente è stato pubblicato “Miracolo in libreria”, pp.70), il prossimo marzo sarà in libreria proprio con Rizzoli: un romanzo che in base ai rumors potrebbe seriamente ambire alla candidatura per lo Strega. «Come autore – spiega Piedimonte – mi auguro che il direttore della narrativa, Luca Ussia e gli editor possano continuare a seguire il libro in totale autonomia. Sul piano generale credo sia più che probabile la formazione nel prossimo futuro di un possibile duopolio, con un’altra fusione in vista fra gruppi editoriali. Ma è bene chiarire che tutto ciò accade perché in Italia si legge pochissimo, meno di un libro all’anno. Allora mi domando, non sarebbe meglio che le persone comprassero libri anziché parlarne solo sui social?».  

FRANCESCO MUSOLINO®

FONTE: GAZZETTA DEL SUD, 8 OTTOBRE 2015

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2015/10/09, in Interviste, Varie ed eventuali con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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