#3DomandeCon Marco Cubeddu (Pornokiller – Mondadori)


Marco Cubeddu

Marco Cubeddu

Scrittore dal sangue ligure (Genova, classe 1987) Marco Cubeddu dopo il felice esordio con “Con una bomba a mano sul cuore”, torna in libreria con un nuovo romanzo, “Pornokiller”, edito da Mondadori. I due romanzi hanno in comune un sottile gioco meta-letterario ma ciò che li unisce maggiormente è la forza della scrittura di Cubeddu, capace di giocare con l’ironia, sferzando se stesso e i suoi protagonisti – rispettivamente Alessandro Spera e Carlo Ballauri – e cogliendo la palla al balzo per tinteggiare con toni forti una personale visione dell’ultimo ventennio italiano, rifiutando – esplicitamente – di scivolare nella deriva sociologica fine a se stessa. Il risultato è un gioco di incastri con una chiave di lettura cinematografica, un lungo piano sequenza con cui celebra il piacere della lettura senza alcuna sovrastruttura ad esclusivo uso della critica benpensante.

Da “C.U.B.A.M.S.C.” a “Pornokiller”, un filo rosso lega i due romanzi come fossero un libro unico. Come mai questa scelta?

«In effetti non si è trattato di una vera e propria “scelta”. L’idea di Pornokiller è nata nell’estate del 2007, come soggetto per il cinema, e quando è nato Con una bomba a mano sul cuore, qualche hanno dopo, mi è venuto naturale utilizzare quella trama per il finto romanzo che avviava la carriera letteraria del protagonista, Alessandro Spera. Mentre lavoravamo a Con una bomba a mano sul cuore (ti prego, l’acronimo, che voleva essere un gioco sull’idiozia totale di certi titoli, è stata una delle scelte più infelici della mia vita. E anche se ne condivido la responsabilità con due degli uomini che stimo di più umanamente e professionalmente sulla faccia della terra, Antonio Franchini e Carlo Carabba, non riesco ancora a darmene pace. Pensa che quando vado a casa da mia mamma, che ce l’ha in bella mostra nell’ingresso, non posso neanche guardare l’edizione cartonata di quel libro senza provare vergogna o imbarazzo. E, già che ci siamo, approfitto per ribadire la mia assoluta ripugnanza per quella copertina rosa che ancora mi sogno di notte nei miei peggiori incubi, ringraziando il cielo al risveglio per l’uscita dell’edizione tascabile, molto meno rosa, in cui tra l’altro, per tornare all’acronimo, ho anche cambiato l’incipit, cioè la finta nota editoriale, pur di liberarmi di quelle maledette lettere puntate. Quindi, ti supplico, non usarlo mai più!). Comunque, mi sono perso, dicevo: visto che il primo libro sarebbe uscito dopo diversi mesi, gli editor mi chiesero di pensare a qualcosa da scrivere dopo. Proposi diverse opzioni (la prima, quella del mio cuore, un romanzo sulla vita di Berlusconi, provocò il gelo a cui ormai mi sono abituato ogni volta che racconto a qualcuno il mio progetto). La trama dettagliata di Pornokiller, invece, generò parecchio entusiasmo. Avrei potuto scriverlo in fretta, avendolo in testa da anni e potendo fare affidamento su diverse pagine di sceneggiatura da articolare, e stabilimmo di fare uscire i due libri insieme, uno a firma mia, l’altro a firma del mio personaggio, cioè Alessandro Spera: io raccontavo in Con una bomba a mano sul cuore la sua storia, lui dava corpo al suo tragico destino firmando in prima persona il capitolo più importante del suo passato. Più che uno spin off, un prequel, un gioco letterario di cui non conosco precedenti, della cui realizzazione ero profondamente felice. Poi, anche in virtù di cambiamenti nell’organigramma interno del mio editore, si cambiò idea, e così Pornokiller, originariamente nato per essere il primo libro di Spera, è diventato il secondo mio. Il suo, nella finzione, ha venduto svariati milioni di copie. Il mio, sfortunatamente, no. Ma anche se il mio nome, dopo qualche tira e molla, è finito in copertina al posto del suo, nella breve (finta) nota finale al testo, ripresa direttamente da una pagina di Con una bomba a mano sul cuore, il legittimo autore si riappropria del suo lavoro e in qualche modo la mia coscienza è salva. Detto questo, è vero, i due libri sono decisamente imparentati, vivono un rapporto incestuoso in cui si scambiano tematiche, idiosincrasie linguistiche, mondi di riferimento. Alcuni personaggi secondari del primo libro ricompaiono nel secondo, e se qualcuno mai dovesse aver tempo da perdere per metterli a confronto si accorgerebbe che la cronologia degli avvenimenti è concepita per rendere entrambi i libri perfettamente incastrabili l’uno nell’altro, rendendoli potenzialmente un unico libro. Ma la cosa che mi preme dire è che nessuno è costretto a farlo. I due libri sono completamente autonomi uno dall’altro, perché sono molto diversi. Accomunati da un’involontaria imperfezione attribuibile alla mia immaturità, avrebbero dovuto andare in direzioni opposte, non solo da un punto di vista testuale, ma anche nella loro confezione e nella loro comunicazione. Sono prodotti – perché sì, quando un manoscritto diventa un libro diventa automaticamente un prodotto –, i cui scopi erano molto diversi e le cui copertine, cartelle stampa, indicazioni ai librai, avrebbero dovuto essere, a mio avviso, molto diverse. Mondadori ha fatto molto per me, e credo, sinceramente, che ogni reparto con cui ho avuto il privilegio di collaborare sia composto da persone competenti e appassionate. Detto proprio spassionatamente, se si trattasse di una squadra di calcio, vorrei diventarne la bandiera, o quantomeno finire qui la mia carriera. Ma i libri sono prodotti difficili che vivono un momento particolarmente difficile, perciò, entrambe le mie creature sono nate senza essere “fuori”, e quindi neanche “dentro”, quello che erano nate per essere. Il gioco consapevole che dovevano esprimere si è un po’ perso per strada, alcuni dettagli ne sviano la natura, altre mie attività non direttamente legate alla scrittura di romanzi (per gli articoli che scrivo sui giornali in cui scrivo quello che penso mi capita spesso di passare da stronzo) li hanno ulteriormente allontanati dal destino dorato che avrei voluto per loro. Il vero filo rosso che penso unisca i due libri è un filo rosso che riguarda la mia scrittura nel complesso, ogni libro è concepito per restare in piedi da solo, certo, ma io ho in mente un disegno, anche se vago, della serie e del tipo di libri che vorrei scrivere nei prossimi anni, del tipo di lavoro che voglio portare avanti con la mia scrittura in generale, non solo romanzesca, e sempre in generale del tipo di percorso artistico che vorrei compiere prima di lasciare questa valle di lacrime. Mi immagino vecchio, con altri libri più belli e riusciti alle spalle, capaci di raccogliere premi e denari in abbondanza, e mi immagino questi due vecchi discoli concedersi un bel lifting, e pavoneggiarsi nelle librerie del mondo, riuniti o separati, godendosi una nuova giovinezza al posto mio.

cubedduDalla parodia alla critica sino all’esaltazione: come hai voluto ritrarre l’ultimo ventennio italiano?

 «È stata scritta questa cosa, e ho provato perfino a sostenerla io stesso, qualche volta. Ma, francamente, non credo che questa faccenda aumenti le possibilità di Pornokiller di vendere più copie, e dubito che dopo questa intervista il librò andrà esaurito nelle librerie, fioccheranno recensioni che non sono arrivate quando dovevano, o succeda qualcosa per cui, questa faccenda del ritratto del nostro ultimo ventennio, assuma un ruolo rilevante nell’alimentazione del mio conto in banca. Sicché, ecco, non mi interessava in alcun modo, né ho mai pensato, che Pornokiller fosse un ritratto di qualcosa, tantomeno una parodia o una critica (esaltazione non saprei, ma celebrazione probabilmente sì) del nostro ultimo ventennio. Pornokiller per me è, e ha sempre dovuto essere, soltanto un bel libro – non un capolavoro – che si leggesse in fretta, che in parte divertisse e in parte regalasse qualche attimo di commozione senza cercarla direttamente, ai suoi lettori. Volevo che fosse un bell’incastro, l’ho sempre immaginato più come un film, qualcosa da vedere, da pronunciarsi a voce alta, in cui trovassero perfetta sistemazione le luci, gli arredi, i tagli di montaggio, le musiche che ho sempre avuto molto presenti mentre lo scrivevo. Non vale per il primo libro, non vale sempre nella scrittura, che per me spesso è più parole che immagini. Pornokiller è quello che avrei voluto leggere nel tempo che passava tra una serie tv e l’altra che recensivo con gusto, quello che anche adesso vorrei trovare sul comodino quando torno dal lavoro, una cosa piacevole, ben fatta, ben costruita, da godermi nel tempo che impiego a tentare di scrivere un vero capolavoro. Ogni deriva sociologica mi annoia, e in ogni caso non lo rappresenta, o non credo lo rappresenti, che è più esatto. Perché poi, quello che c’è lì dentro, ritratto del ventennio compreso, spetta ai critici e ai lettori stabilirlo e ridiscuterlo di volta in volta, non certo a me».

 Accanto a citazioni cinematografiche e musicali esplicite, dissemini chicche fra le righe. Allo stesso tempo richiami in pagina dive del porno e tele imbonitori nostrani. Questo variegato mondo di citazioni e cammeo completano il mondo di Carlo Ballauri o svelano qualcosa di più sull’autore?

«Immagino che con “chicche” tu ti riferisca a citazioni di varia natura prive di sottolineature. Sì, il testo ne è pieno, ho saccheggiato canzoni, titoli, frasi di romanzi, oggetti, dialoghi origliati di nascosto, più tutta una serie infinita di cose fini a se stesse, che per me sono tutto, ma che giustamente, per un lettore, non sono niente. Molte cose che ho scritto le ho scritte solo per rielaborare altre cose che avevo scritto in passato e riguardano solo me. Non che diano fastidio, ma, che so, perché un lettore dovrebbe sapere che una certa frase l’ho messa perché è il ribaltamento di una frase che avevo messo in un racconto mai pubblicato scritto nel 2008? Per me, quest’impalcatura di rimandi è l’unico modo di costruire un mondo narrativo, o meglio, di arredarlo. Certo, per me ogni cosa che ci sta dentro è bella, ma questo è opinabile, come l’arredamento di qualsiasi casa. Quello che non è contestabile, è che ogni cosa che ci sta dentro, ogni frase, ogni dettaglio, sia frutto di una scelta precisa. Posso essere accusato di essere un cattivo scrittore, o di aver scritto un brutto libro, ma non posso essere accusato di aver lavorato a caso, o di non aver lavorato seriamente. Ogni riferimento culturale, esplicito o implicito, c’è per una ragione precisa. Non è diverso per pornodive e teleimbonitori (che poi, Mastrota, oltre a essere un uomo generoso e gentilissimo, è anche un professionista che stimo sul serio, un personaggio che mi ha da sempre sinceramente affascinato) e tutti gli altri riferimenti più pop. Non c’è alcuna presa di distanza da parte mia, nessuna volontà provocatoria. Quell’insieme di cose che ho messo nel libro mi piace, mi emoziona, mi sembra bello. E il protagonista, che è un mastodontico esemplare di maschio bianco fisicamente ricalcato su diversi attori tragicamente bellissimi – Mickey Rourke, Michael Madsen, James Gandolfini – è uno degli uomini che non sono e non sarò, ma che mi sarebbe piaciuto o mi piacerebbe essere di tanto in tanto. Quindi sì, quello è il suo mondo, ogni cosa è al suo posto per poter essere vissuta da lui, ma lui è una mia creatura, e anche se gli voglio bene come si potrebbe voler bene a un amico impossibile da gestire la gerarchia tra noi due è evidente: comando io, e quindi il mondo in cui ho deciso di farlo muovere, pur non essendo quello in cui vorrei muovermi io, quanto piuttosto un mondo in cui ogni tanto ho voglia di sbirciare, è un mondo che sento in una certa maniera aliena profondamente mio. Un po’ come la mia Genova, città dove sono nato, dove spero di non vivere mai più, ma che in certi momenti, alluvionata o spazzata dalla tramontana, caotica, sporca, sovrastata da una luce abbacinante, mi fa pensare di essere tornato a casa, anche se non l’ho mai sentita davvero casa mia. La differenza tra me e il povero Carlo è che io posso uscirne e inventarne altri. Carlo è confinato lì dentro, allo stesso tempo re e servo del mondo traballante e disperato, esagerato e commovente, in cui ho scelto di farlo nascere e che spero farà piacere ai lettori visitare».

FRANCESCO MUSOLINO®

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2015/08/08, in #3DomandeCon con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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