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#3DomandeCon Marco Cubeddu (Pornokiller – Mondadori)

Marco Cubeddu

Marco Cubeddu

Scrittore dal sangue ligure (Genova, classe 1987) Marco Cubeddu dopo il felice esordio con “Con una bomba a mano sul cuore”, torna in libreria con un nuovo romanzo, “Pornokiller”, edito da Mondadori. I due romanzi hanno in comune un sottile gioco meta-letterario ma ciò che li unisce maggiormente è la forza della scrittura di Cubeddu, capace di giocare con l’ironia, sferzando se stesso e i suoi protagonisti – rispettivamente Alessandro Spera e Carlo Ballauri – e cogliendo la palla al balzo per tinteggiare con toni forti una personale visione dell’ultimo ventennio italiano, rifiutando – esplicitamente – di scivolare nella deriva sociologica fine a se stessa. Il risultato è un gioco di incastri con una chiave di lettura cinematografica, un lungo piano sequenza con cui celebra il piacere della lettura senza alcuna sovrastruttura ad esclusivo uso della critica benpensante. Leggi il resto di questa voce

#HoLettoCose – Panorama (Tommaso Pincio, NN editore, 2015).

#HoLettoCose – Panorama (Tommaso Pincio, NN editore, 2015).

  33443296_serie-viceversa-tommaso-pincio-rosa-mogliasso-1I libri belli arrivano al momento giusto, ne sono convinto. Nell’ultima notte del Salone del Salone del Libro di Torino – dopo una tre giorni di incontri, eventi ed interviste – mi ha colto l’insonnia. Ormai la prendo con filosofia; anziché dannarmi, ho aperto la borsa ai piedi del letto, cominciando a leggere il libro che avevo tenuto da parte per il viaggio dell’indomani: Panorama di Tommaso Pincio.

  Erano le 4 e quando l’ho terminato fuori già albeggiava. Immediatamente ho capito due cose:

  1. ero già in ritardo per fare i bagagli
  2. Panorama è un gran libro.

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Bianca Stancanelli racconta i Rom

Si chiama “La Vergogna e la Fortuna – Storie di rom” (Marsilio, pp. 352 € 19), il nuovo libro della giornalista messinese e inviata speciale di “Panorama”, Bianca Stancanelli. Questo libro nasce dopo la tragica morte di quattro bambini nel campo rom di Livorno nell’agosto del 2007. Un viaggio lucido e toccante nella realtà di un popolo “ultimo fra gli ultimi”, da sempre vittima dei pregiudizi: «Noi –li chiamiamo zingari e loro ci chiamano “gagé”. Ci accomuna l’ignoranza e la paura verso l’Altro».

Perché i rom fanno tanto paura?

«Credo che in qualche modo l’immagine dello zingaro faccia parte del nostro immaginario, rappresentando sin dall’infanzia qualcosa di cui avere paura. Questa immagine basata sull’ignoranza e sul luogo comune, viene puntualmente sfruttata per fini elettorali, aizzando la gente all’odio».

Grazie al suo libro scopriamo che i primi rom in Italia giungono nel Medioevo…

«Ho cominciato a scrivere di cronaca nel 1975 e nel tempo mi sono occupata di temi assai diversi eppure anch’io, come tutti gli italiani, ero assolutamente ignorante riguardo il popolo rom. Sono rimasta stupita quando ho letto che si comincia a parlare di loro nel 1422 e mi sembra assurdo che da ben sei secoli li abbiamo in casa eppure ancora non li conosciamo. Oggi sono stimati fra i 160 e le 200 mila unità, credo sia impossibile continuare ad ignorare chi siano davvero».

Come si è mossa per raccogliere le storie che narra?

«Tutto è cominciato recandomi nei campi rom perché mi sembrava normale trovarli lì dentro. Così ho scoperto che solo un terzo vi sono rinchiusi e soprattutto che i rom sono un vero e proprio popolo, ricco di storie molto diverse fra loro che andavano raccontate e ad ognuna associo un’emozione ben precisa».

Nelle storie spesso trapela o l’orgoglio o la vergogna di essere rom.

«Bruno Morelli – colui che ha scolpito la statua del beato Zeffirino, l’unico beato gitano – un giorno mi raccontò che solo durante gli studi compiuti ad Avezzano scoprì che non faceva parte di una stirpe maledetta e questo mi ha fatto davvero molta impressione. Mi ha colpito molto anche il racconto di Marta perché nella testa delle persone, lo zingaro lo si associa sempre al ladro o al mendicante. Ammetto che questi bambini che chiedono l’elemosina mi sono sempre sembrati strafottenti, persino provocatori ma Marta mi ha raccontato che questa spavalderia talvolta nasconde timidezza o una grande paura».

La fine del nomadismo cosa rappresenta per i rom?

«Intorno all’anno 800 il popolo che diventerà rom e sinti, si stacca dall’India e migra verso ovest, del resto le grandi migrazioni che hanno formato l’Europa sono state compiute da popolazioni nomadi. I rom che si sono stabiliti all’Est non sono più nomadi da secoli tuttavia il pregiudizio sul loro nomadismo serve a rinchiuderli nei campi nomadi dove si perpetua la loro diversità e si coltiva l’illegalità. I campi sono una dannazione e anche loro se ne rendono conto. Tuttavia l’Italia è l’unico paese convinto che i nomadi debbano stare assolutamente nei campi rom».

La sua Messina, da questo punto di vista, è una bella eccezione.

«Per fortuna sì. Il campo di San Raineri era una vergogna ma il trasferimento negli immobili comunali pur avendo incontrato delle resistenze, non ha provocato tumulti popolari. I rom di Reggio Calabria sono consapevoli che la questione meridionale per loro è invertita visto che al sud sono più tutelati».

Ma i rom vogliono l’integrazione o vogliono restare una comunità chiusa come quella cinese?

«Il mio libro vuol essere uno strumento per creare un dialogo con questo popolo che non conosciamo affatto. Ma quando noi metteremo da parte i nostri pregiudizi anche loro dovranno fare la propria scelta perché sino ad oggi hanno vissuto sotto assedio, sentendosi sempre rifiutati e vivendo quasi sotto copertura. Il fatto che noi siamo siciliani non significa essere mafiosi eppure ancora oggi lottiamo per abbattere il pregiudizio. Noi per primi dobbiamo essere capaci di vincere il binomio automatico zingaro=ladro, cominciando a trattare il popolo rom con rispetto».

Fonte: Centonove del 14 luglio 2011