“La Triomphante è il mio autoritratto spirituale”. Teresa Cremisi si racconta.


Teresa Cremisi

Teresa Cremisi

La Triomphante” (pubblicato da Adelphi pp. 185 euro 16, traduzione di Lorenza Di Lella e Francesca Scala), è il romanzo d’esordio di Teresa Cremisi, la “première dame” dell’editoria francese che si racconta in un romanzo delicato, non una vera autobiografia, piuttosto un “autoritratto spirituale, un omaggio ai miei genitori”, dichiara la Cremisi. Nata ad Alessandria d’Egitto, a dieci anni si è trasferita in Italia, trascorrendo ventidue anni alla Garzanti finché nel 1989, giunse in Francia per dirigere la prestigiosa casa editrice Gallimard, divenendo in breve una figura di prestigio internazionale, nume tutelare di grandi autori, come Yasmina Reza e Michel Houellebecq. Finché nel 2005 lasciò Gallimard per la casa editrice Flammarion. Cinquant’anni di trionfi nel mondo editoriale finché, un anno fa, ha pubblicato il suo primo romanzo, “La Triomphante”, narrando la carriera brillante e piena di soddisfazioni di una alter ego avvenuta nell’ombelico d’Europa, dopo un’infanzia a dir poco travagliata e fascinosa, trascorsa sulle sponde del Mediterraneo. Proprio com’è accaduto a lei.

Leggendo questo libro si viene travolti dal racconto di una vita ricca di eventi e si fa fatica a non sovrapporla alla protagonista che lei ritrae…

«Le cose nascono talvolta a caso, senza una vera e propria motivazione razionale. Non è una autobiografia, del resto sono numerose le divergenze con la protagonista del libro. Ciò che trae in inganno è il fatto che per raccontare questa storia ho usato un Io narrante, un necessario punto di vista in prima persona. Non è una autobiografia, ma un autoritratto spirituale. Ma d’altra parte lei ama i miei stessi libri, i miei stessi luoghi del cuore».

cremisi (1)Scrive che cambiare lingua modifica il nostro modo d’agire, la nostra relazione con il mondo. Siamo sempre noi stessi, pur parlando un idioma diverso?

«Lo scrive Oliver Sacks e io ne sono fermamente convinta. Le diverse lingue che parliamo esprimono sentimenti e diversi punti di vista, persino l’umorismo cambia da un idioma all’altro. Talune ci permettono di aprirci di più, altre ci fanno chiudere a riccio. La lingua pervade il corpo e naturalmente lo spirito, ça va san dire».

Eppure non ha tradotto in italiano il suo romanzo. Perché?

«È strano, forse avrei dovuto. Ma non me la sono sentita. Temevo che quella voce non mi appartenesse più. Solo il lavoro delle bravissime traduttrici che hanno lavorato sul testo hanno permesso che questo testo fosse mio, anche in italiano».

Parlando del contesto culturale, lei sottolinea che la Francia, a differenza dell’Italia, ne ha compreso il valore.

«È sempre stato così, è una differenza importante fra i due paesi. La Francia ha capito di non poter giocare più la carta della super potenza politica ma nel frattempo ha puntato maggiormente sia sulla cultura che sul paesaggio. Sono due elementi di prestigio che un paese può offrire ai suoi concittadini, all’umanità in generale. Tutto ciò ha un valore spirituale ma crea anche ricchezza economica, un aspetto da non sottovalutare».

Cosa provò quando nel 1989 ottenne la nomina a direttrice editoriale di Gallimard? Fu un tuffo nel vuoto?

«Ho compreso le parole di Conrad. Ci sono momenti in cui si devono compiere delle scelte e certe cose avvengono più per slancio che per altro. Credo sia meglio compiere un passo incontro all’avvenire, sempre. Ovviamente nessuno può dire come andranno a finire le cose ma è sempre meglio fare che non fare».

Oggi ad un giovane di talento lei consiglierebbe di andar via dall’Italia?

«Beh, non sarei così drastica. Piuttosto suggerirei di valutare bene le proprie forze e di fare al meglio. Guardare il mondo e capire cosa si può fare, quali carte si possono giocare per emergere. In fin dei conti sono una donna più prudente di quanto si creda, mi guidano le virtù cardinali: prudenza, forza, giustizia e temperanza».

Questo romanzo è cadenzato dai libri che cita, come fossero cesure temporali della crescita del suo personaggio. È stato così anche per lei?

«Sì, certamente. Ho dovuto semplificare ma sono convinta che l’arte, sia essa la letteratura o la pittura, ci fornisce delle indicazioni sulla nostra natura, sulla via che dobbiamo intraprendere. L’arte può essere un faro nella notte. Ne sono convinta».

Ha dichiarato che ci si può innamorare all’anno di un libro, massimo due. E il resto?

«Il resto è mestiere, senza dubbio. Ciò significa che ci sono libri per cui ci si deve battere e lottare con il cuore ma quando si pubblicano centinaia libri ogni anno, bisogna sapere quali battaglie combattere e per quali motivo».

FRANCESCO MUSOLINO®

FONTE: GAZZETTA DEL SUD, 17 LUGLIO 2016

 

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2016/07/19, in Interviste con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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