3DomandeCon Vanni Santoni (Muro di Casse – Laterza)


Vanni Santoni

Vanni Santoni

Vanni Santoni è uno scrittore coraggioso, capace di osare. Appena ci si tuffa fra le pagine del suo nuovo romanzo, “Muro di Casse” – edito da Laterza, inaugurando la  già promettente collana di narrativa del disordine, Solaris – si viene avvolti da un’atmosfera roboante. Le parole. Sono le parole scelte da Santoni a provocare nel lettore una sorta di incantesimo, un lungo flusso narrativo con periodi lunghi intere pagine. Il coraggio cui accennavo emerge nella sua scelta di scrivere un libro cui il lettore deve affidarsi, lasciandosi condurre innanzi. Altro che i libri e le letture semplici cui sin troppo spesso si fa ricorso con l’unico scopo di far cassa in tempi di magra. La seconda puntata della rubrica della mia rubrica di interviste #3DomandeCon – il cui scopo esplicito è quello di lasciare spazio all’intervistato di argomentare, partendo proprio da tre domande – è dedicato a questo romanzo che racconta – o almeno parte dallo spunto – di un ragazzo che vorrebbe scrivere un libro sui free party, sul mondo della tekno e dei rave. Un romanzo che tramite una voce narrante e tre personaggi principali e complementari, si pone un obiettivo ambizioso: ridonare la giusta sacralità ad un’avanguardia transnazionale e ibrida che troppo spesso è stata bollata come qualcosa di marginale nella nostra società.
Vanni Santoni sarà protagonista al Festival Internazionale degli Scrittori/Premio Von Rezzori in qualità di giurato, partecipando all’incontro fra la giornalista Livia Manera Sambuy e la scrittrice Premio Pulitzer Jhumpa Lahiri e al reading internazionale di @Stoleggendo, #IncipitdAutore. (qui il programma della manifestazione).

cover_MDC_smallSolaris: Solo chi è nato nel disordine può raccontarlo. Come racconta “Muro di casse” questo disordine socioculturale?

«La collana Solaris nasce con un quartetto di libri molto diversi e allo stesso tempo concettualmente compatti. Oltre a Muro di casse ci sono Sottofondo italiano di Giorgio Falco, Stato di minorità di Daniele Giglioli e I destini generali di Guido Mazzoni. Nel progetto di collana ideato dalla direttrice di Laterza, Anna Gialluca, Muro di casse ha una funzione di sponda e rilancio rispetto agli altri tre libri: non è un caso che io sia nato dieci anni dopo i miei compagni di collana, e in effetti il fenomeno dei free party, che è alla base della narrazione del mio libro, costituisce una sorta di prima, caotica risposta a un contesto di inazione e inagibilità politica. La free tekno è stata la prima e più significativa controcultura giovanile e popolare genuina sorta dopo il riflusso, nonché il primo fenomeno di azione politica del tutto avulso da schemi novecenteschi – e anche per questo è stata lungamente e ampiamente fraintesa e repressa. Quello che si racconta in Muro di casse – che è in buona sostanza un romanzo che parla di un tale che vuole scrivere un libro sui free party – è un movimento ibrido, meticcio, transnazionale e travolgente, dove si riconfigurano i rapporti con le nuove tecnologie digitali, con gli spazi abbandonati dall’industria novecentesca, con la società dello spettacolo e dell’intrattenimento e si ridisegnano gli stessi confini europei. Inoltre, ‘free party’ vuol dire festa libera, ma anche festa gratuita. In una società che ha messo sempre più al centro del discorso lo spazio-tempo del divertimento, questo movimento arrivava a riappropriarsene in modo radicale, con logiche organizzative esterne al commercio e logiche temporali esterne alla divisione lavoro/loisir – una festa di una settimana per ovvie ragioni ‘non è prevista’ da chi scandisce i tempi del lavoro. Si trattava dunque di una vera e propria avanguardia – certo, disordinata come è disordinato e privo di riferimenti chiari il contesto generale in cui nasce e si sviluppa – che è stata troppo spesso scambiata per marginalità, quando non proprio marginalizzata e repressa deliberatamente. Questo romanzo nasce per renderle giustizia, ma poi si sviluppa anzitutto perché un movimento sotterraneo e raggiante di questa portata è uno straordinario contenitore di storie, che per di più si incrociano trasversalmente con una moltitudine di temi di rilievo della contemporaneità».

3 personaggi in pagina per raccontare 3 livelli diversi di coinvolgimento e coscienza. Chi sono i tuoi tre protagonisti?

«Parlerei di quattro protagonisti. C’è la voce narrante, che non si vede ma attraversa tutta la narrazione, e poi ci sono i tre protagonisti dotati di nome e voce: Iacopo, Cleo, Viridiana. Come giustamente sottolinei essi rappresentano tre diversi livelli di coinvolgimento rispetto alla scena – Iacopo è un semplice frequentatore; Cleo una organizzatrice che però viene da un percorso prettamente politico, di movimento; Viridiana una persona che ha fatto della free tekno uno stile di vita a 360° – ma anche tre diversi approcci e stati di coscienza: Iacopo incarna la dimensione sensuale del rave, quella legata al piacere e all’edonismo; Cleo la dimensione intellettuale e teoretica, che mette al centro del discorso la funzione politica e critica della ‘festa libera’; infine Viridiana, avendo abbracciato in toto la cultura free tekno, rappresenta la dimensione spirituale».

Oxyde sound system, Reves Ephemeres, Mystik Ethnik, Trackerz, No System, Oblyk-Dfroké sound system, Exit23 & Drop'in Caravan, — a ÉvoraaPeriodi narrativi lunghi, stralci di giornale, dialoghi secchi, uso del dialetto, statistiche ed elenchi. Com’è nata l’idea di usare tutto questo per Muro di Casse?

«Sì, Muro di casse include tutto questo all’interno della sua narrazione, ma a mio vedere resta romanzo, dato che si tratta di una forma che ormai riesce a contenere di tutto senza per questo snaturarsi. Anzi, proprio questa natura sincretica del romanzo lo rende lo strumento adatto per raccontare qualcosa come il movimento free tekno, che ha in sé elementi di cultura giamaicana (il ‘muro’ di speaker e l’idea di portarlo negli spazi pubblici), di punk (il DiY, parte dell’estetica e anche quella certa nota di nichilismo), di hippie (il nomadismo, il comunitarismo utopico, la psichedelia) e disco (la musica elettronica). Lo stile di Muro di casse, per quanto emerso via via che scrivevo – il libro, sebbene non sia lunghissimo, ha avuto una gestazione di oltre tre anni –, risponde a specifiche esigenze. Il largo uso del flusso di coscienza, di dialogo, di memoria, serve e posizionare lo sguardo ben all’interno del contesto e segnare un balzo rispetto ai limiti che avrebbe un approccio esclusivamente sociologico e antropologico. Poi c’è il contrasto tra un periodare complesso, con frasi lunghe, a volte liriche, e un dialogato invece secco e gergale. Questo, in un tentativo di sintesi tra forma e contenuto, serve a riflettere un aspetto chiave di un free party: il fatto che si tratta di contesti dove è facile esperire sia il degrado e, appunto, il disordine peggiore, sia, nei vari e molti zenit della nottata e del mattino, una bellezza e una unità straziante e assoluta. Tale commistione tra “alto” e “basso” è un tratto saliente del rave e andava resa anche nella scrittura. Infine, abbiamo una ricorsività e un continuo gioco di rimandi: alcuni comprimari ricorrono, ci sono parti di testo e addirittura di apparato documentale scritte dai personaggi stessi, chi è protagonista qua diventa figura sullo sfondo di là, e questo è un modo per richiamare il fatto che la musica elettronica, e in particolare quella estrema, come la tribe tekno o anche la psytrance, è fatta di loop, campionature, mixaggi di parti che arrivano anche da direzioni molto diverse, e continuo smontaggio e annullamento del performer come figura autoriale, star o centro del contesto».

FRANCESCO MUSOLINO®

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2015/06/10, in #3DomandeCon con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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