«Con “House of Cards” racconto il lato oscuro della politica. E il suo fascino irresistibile». Lord Michael Dobbs si racconta


Lord Michael Dobbs

Lord Michael Dobbs

È il 1987 quando Lord Michael Dobbs litiga con la lady di ferro, Margareth Thatcher e fuoribondo ma anche addolorato, parte in vacanza con la propria moglie. Dobbs per anni braccio destro della Thatcher – capo del suo staff negli anni al n.10 di Downing Street da primo ministro, dal 1979 al 1990 – aveva intuito che il regno della Thatcher stava per tramontare e pur non avendo mai scritto fiction, un po’ per svago e un po’ per frustrazione, creò il personaggio di un perfido e cinico politico, Francis Urquhart, il cui destino era quello di spodestare il primo ministro e conquistare il potere, mediante una sordida e acuta rete di ricatti e inganni. Scritto ventisette anni or sono, House of Cards, è il romanzo d’esordio bestseller di Lord Michael Dobbs da cui nel 1990 è stata ricavata una miniserie di grande successo della BBC; inoltre, pochi anni or sono è nata una seconda trasposizione targata Netflix, ambientata negli Stati Uniti con attori del calibro di Kevin Spacey e Robin Wright nel ruolo della coppia di protagonisti. Una serie di enorme successo – il presidente Barack Hussein Obama ha twittato “Domani c’è House of Cards, non ditemi nulla” -pronta a sbarcare in Italia, mercoledì 9 aprile, al lancio del canale satellitare Sky Atlantic. Proprio in tale occasione la casa editrice Fazi ha pubblicato il romanzo “House of Cards” (pp.446 €14,90) in cui si narra la scalata al potere del chief whip, Francis Urquhart, partendo da un semplice presupposto: cosa accade se l’uomo che detiene i segreti dell’entourage governativo è così scontento da decidere di far cadere il castello di carte e menzogne? Un libro davvero entusiasmante, ambientato nell’epoca post-thatcheriana, fra intercettazioni, ricatti fotografici e manipolazioni della stampa tanto da risultare di sconvolgente attualità e ciò spiega come sia stato possibile ambientare la serie tv americana ai giorni nostri, traslandola senza traumi alla scalata al successo del protagonista – Frank Underwood piuttosto che Francis Urquhart – verso la carica di presidente degli Stati Uniti, gettando luce sul lato oscuro del mondo politico, sovente con azzeccati echi shakespeariani. “C’è sempre un interesse superiore in politica – racconta Dobbs alla Gazzetta del Sud nella sua tournée italiana – peccato che a volte sia marcio”.

Mr. Doobs, com’è nato il suo protagonista?

«“House of Cards” non è un manuale di politica ma un libro di intrattenimento, centrato sulla considerazione che tutti i politici hanno un lato oscuro. Così Francis Urquhart è la summa del lato malvagio della classe politica che resta sempre in agguato e potrebbe prendere il sopravvento da un momento all’altro».

Il vero potere politico è la conoscenza dei punti deboli altrui?

«La politica non si riduce solo a questo ma certamente la politica è potere, la conoscenza è potere. Ma è altrettanto importante decidere che uso fare delle informazioni che si hanno in mano e come presentarle, ai media e agli elettori. C’è un confine morale con cui fare i conti, certo ma talvolta, specie per gli scandali a sfondo sessuale, può essere necessario disinnescare la bomba prima che esploda specie se si corre il rischio di mandare in crisi l’intero sistema di governo.

house of cardsPer anni lei è stato il braccio destro della Thatcher. Ha dovuto sventare anche situazioni “potenzialmente scabrose”?

«Sì, diverse volte nel mio ruolo al fianco della Thatcher mi hanno raggiunto dei rumors ma mi bastava recarmi dall’interessato per verificare la fondatezza delle informazioni: se reagiva con indignazione si poteva smentire tutto ma se invece arrossiva…»

E riguardo al concetto di moralità dei personaggi pubblici?

«Sa cosa penso? Che i politici dovrebbero rivelare della propria vita privata tanto quanto lo fanno i giornalisti».

Ambientare “House of Cards” negli Stati Uniti per questa seconda serie tv è stata una sfida interessante?

«Sì certo, lo è stato. Ma in realtà la politica è immutata da migliaia di anni per cui il romanzo poteva tranquillamente essere ambientato anche ai tempi dellahouseofcards-spacey Roma imperiale o dell’antica Grecia perché si tratta pur sempre di potere, ambizioni personali e la lotta per gli ideali. In definitiva, agli spettatori non interessa tanto lo scenario ma la forza, l’immortalità dei personaggi creati».

Se Urquhart rappresenta il lato oscuro di tutti i politici crede che sia qualcosa di lui anche nel presidente americano, Barack Obama?

«Credo ad Obama farebbe davvero piacere un po’ del cinismo di Frank Underwood! Frank ha anche una qualità positiva: è molto concreto, fa in modo che le cose avvengano e mi creda, la concretezza si incontra raramente in politica».

Diversi giornali hanno riportato la sua intenzione di scrivere le memorie di Silvio Berlusconi. È davvero così?

«Temo di no. Tempo fa decisi di non scrivere la biografia di una delle amanti del dittatore delle Filippine, Ferdinand Marcos. Era un’offerta allettante, mi creda, ma alla fine desistetti perché scrivere una biografia mi sembrava un’idea pericolosa. Tutt’oggi credo di aver fatto bene e rifarei la stessa scelta. E inoltre, trattandosi delle memorie di Berlusconi, credo proprio che mia moglie non me lo permetterebbe!».

Una curiosità mr. Dobbs…se un uomo deciso a non fare alcun compromesso si affacciasse sulla scena politica, a quale destino andrebbe incontro?

«Una pessima, pessima fine».

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud, 9 aprile 2014

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2014/04/14, in Interviste con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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