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«Solo una Rivoluzione ci può salvare». Intervista a Jeremy Rifkin

Jeremy Rifkin

Jeremy Rifkin

La Terza Rivoluzione Industriale è alle porte e dovremo essere capaci di convertire la nostra produzione energetica altrimenti l’uomo, continuando a cercare combustibili fossili, sprecando le risorse del pianeta Terra, rischia seriamente l’estinzione. Il professore e stimato economista statunitense, Jeremy Rifkin, ha lanciato l’allarme e al tempo stesso, ha tracciato la via della salvezza, profetizzando l’abbandono della politica del possesso capitalista a favore del riciclaggio e soprattutto, della condivisione di prodotti e beni, sotto l’egida di una super Internet. Ospite al Festivaletteratura di Mantova, Rifkin ha presentato il suo nuovo libro, “La società a costo marginale zero – L’internet delle cose, l’ascesa del «commons» collaborativo e l’eclissi del capitalismo” (Mondadori, pp.494 €22) in cui spiega come il sistema capitalistico sia destinato ad essere abbandonato, con l’arrivo dell’«Internet delle cose» e un nuovo sistema economico a costo marginale zero, guardando con ottimismo verso il futuro.  «Oggi è importante avere accesso alle risorse – spiega Rifkin, già consigliere per l’energia della UE – e se adesso ci sono 14 miliardi di sensori nel mondo che collegano cose e persone, nel 2030 saranno 100 trilioni». Rifkin, che guarda con fiducia all’economia cinese e tedesca, proprio da Mantova ha rivolto un appello al nostro paese: «L’Italia deve cambiare adesso. Per prima cosa il governo deve sviluppare un progetto economico che preveda questa interazione tra Internet della comunicazione, dell’energia e dei trasporti e servono 36 mesi per cominciare a costruire l’infrastruttura necessaria. Ciò svilupperà milioni di posti di lavoro». Leggi il resto di questa voce

Massimiliano Pieraccini: «La scienza è spesso illusoria come un quadro di Escher»

Prendete il tema attualissimo dell’energia nucleare e delle emergenze planetarie, mescolatelo con cura e senza scivolare in tecnicismi eccessivi, con digressioni scientifiche e aggiungete una suggestiva descrizione del borgo medievale di Erice. Infine aggiungete tutti gli elementi del thriller, compresi sospetti e il corpo di una vittima. Il risultato è il primo thriller scientifico ovvero L’Anomalia (Rizzoli; pp.331 €19) firmato dallo scienziato Massimiliano Pieraccini.

Un libro d’esordio avvincente che colpisce sia per la cura dei particolari con cui si rende omaggio ad Erice e al Centro Studi Ettore Majorana presieduto dal professore Zichici – che è un personaggio del libro – ma soprattutto per la cura con cui Pieraccini ha costruito la trama, dosando le digressioni scientifiche che interessano anziché stufare e spolverando un tema scottante come Chernobyl. Non senza suscitare polemiche. Il protagonista, il professore Massimo Redi è invitato a partecipare ad Erice ad una convention prestigiosa sulle emergenze planetarie e qui la sua strada si incrocerà di nuovo con un suo ex allievo, Fabio Moebius, e Giulia Perego, un suo amore del passato. Ben presto l’atmosfera accademica quasi fuori dal tempo viene interrotta dal ritrovamento del cadavere del fisico ucraino  Alexander Kaposka e Pieraccini, pagina dopo pagina, ci invita ad osservare più da vicino le teorie scientifiche che spesso celano un’illusoria circolarità, «proprio come i disegni di Escher».

Il liet-motiv del suo libro potrebbe essere l’invito a non aver paura della scienza?

«Sono d’accordo. La scienza può essere pericolosa perché è potente ma non bisogna averne paura a prescindere, bisogna usarla perché i problemi si risolvono con tecnologia, non boicottandola»

Perché ha scelto Erice per ambientare il suo primo romanzo?

«Erice è un luogo che ho conosciuto negli anni in cui ero ricercatore. Quando ho cominciato a scrivere il romanzo, ho contattato il professore Zichici che è subito stato disponibile per farmi compiere tutti i sopralluoghi, addirittura hanno voluto ospitarmi nel convento e mi hanno fatto visitare numerose stanze chiuse al pubblico, fra cui lo studio personale di Zichichi, posto in cima ad una torre. Quel cunicolo di cui si parla, però, io non l’ho visto…ma dicono ci sia davvero. Erice è un luogo talmente mistico che è senza dubbio un’ambientazione perfetta per un giallo, uno dei posti più belli al mondo senza dubbio».

Come mai ha intitolato il suo romanzo così?

«Il primo titolo scelto era l’anomalia di Escher. Credevo fosse importante per dimostrare come la logica della scienza fosse circolare, un po’ come i disegni di Escher che sembrano perfettamente coerenti ma osservandoli con attenzione ci si rende conto che qualcosa non quadra. La scienza è come un quadro di Escher perché l teorie scientifiche più complesse, spesso, sono circolari. Tuttavia dopo il lancio fatto con i librai, la Rizzoli chiese il permesso alla fondazione Escher che curiosamente fece un sacco di storie. Ci fu un momento di empasse e alla fine decidemmo di scegliere “L’Anomalia”».

Abbiamo fatto bene a rinunciare al nucleare?

«Nel 1987 abbiamo fatto malissimo. Facciamo un passo indietro per evidenziare che nel 1946 abbiamo cominciato a sviluppare l’energia nucleare e nel 1963 avevamo ben 3 centrali nucleari. Pensate che in tutto il mondo le avevamo solo noi, l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Abbiamo avuto uno sviluppo nucleare di altissimo livello ma dopo Chernobyl e il referendum, abbiamo detto addio a questa energia. Fu una decisione affrettata che gettò al vento il lavoro di migliaia di persone. Oggi però non è il caso di tornare al nucleare perché servirebbero altri 20/30 anni di studi e sviluppo per essere competitivi. Ma investimenti energetici sono necessari e imprescindibili, magari verso le rinnovabili. Tuttavia credo che i francesi facciano benissimo a credere ancora nel nucleare».

A proposito di Chernobyl, scrive che il “tarlo della paura”, le fobie insomma, uccisero più delle radiazioni stesse. Una provocazione?

«E’ tutto verissimo. Ho raccolto moltissimo materiale su Chernobyl per poterne parlare con cognizione di causa nel mio romanzo. Tutto ciò che non fa parte del filone thriller nel mio libro, ha solide radici radicate nella realtà poiché fa parte della mia forma mentis da scienziato. Per questo mi sono documentato a lungo leggendo moltissimo e confrontando le diverse testimonianze: volevo scrivere un thriller scientifico, non fantascientifico».

Sorge un dubbio spontaneo: l’inventore del thriller scientifico mollerà il lavoro da scienziato per dedicarsi alla scrittura in toto?

«Bella domanda. La scrittura mi piace molto ma insegnare e fare ricerca sono le mie prime passioni. In realtà mi sono accorto che insegnare è un’ottima palestra per la scrittura perché una lezione va concepita proprio come la costruzione del capitolo di un libro: bisogna attrarre l’attenzione, tenere il ritmo alto e non deludere le aspettative, senza lesinare spiegazioni e digressioni. E alla fine, la conclusione deve invogliare alla prossima lezione, al prossimo capitolo insomma».

MASSIMILIANO PIERACCINI (Arezzo, 1968), laureato in Fisica, insegna presso l’Università di Firenze. Scienziato attivo nel campo delle microonde, è autore di numerosi articoli su riviste internazionali.

Fonte: www.tempostretto.it del 27 luglio 2011

Sul web: http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/anomalia/

http://anomalia-blog.rizzoli.eu/

http://www.mcescher.com/