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«La scrittura è il mio mestiere». Claudia Priano intervista Pierre Lemaitre per @Stoleggendo

Pierre Lemaitre al Festivaletteratura di Mantova

Pierre Lemaitre al Festivaletteratura di Mantova

Ho incontrato Pierre Lemaitre in un caffè nel centro di Mantova, La Ducale in via Calvi, in un pomeriggio assolato. Ero preparata, avevo letto il libro con attenzione, l’avevo gustato calandomi nella storia, amandone e odiandone i personaggi, facendo le ore piccole sulle pagine di questa storia di guerra, dopoguerra, amicizia e sentimenti ed ero pronta a fargli domande, mi ero scritta l’ordine di quel che volevo chiedere all’autore di “Ci rivediamo lassù” edito da Mondadori.

Poi una volta davanti a lui, è nata una chiacchierata così ricca che le domande hanno cambiato assetto, alcune sono perfino cambiate.

Per chi non l’ha letto, sappia che è un romanzo sorprendente; chi invece seguiva Lemaitre prima, con i suoi polizieschi e thriller come Alex o Lavoro a mano armata, sappia che questo romanzo e tutta un’altra cosa. Questa è una storia nata dalla rabbia, soprattutto, precisa lo scrittore, per come sono stati trattati i reduci dopo la guerra. Dopo ogni guerra quei soldati che hanno fatto ciò che veniva loro chiesto, tornano a casa e non trovano più un posto nella società. I reduci sono oggetto di paura e di collera, lo scrittore ricorda quei vecchi che vedeva da bambino con le loro ferite sul viso e dappertutto, che erano le ferite della Francia, quelle vergogne che la Francia non voleva vedere e ricordare. E così come allora anche il mondo di oggi ha delle analogie e risonanze con il mondo cruento della guerra di allora. Questo succede ogni volta, e Pierre Lemaitre racconta nelle sue cinquecento pagine una vicenda straordinaria di forti contrasti e conflitti, di un debito e di una promessa. Leggi il resto di questa voce