Quanto ci manca…Giuseppe Mazzini. Intervista a Giancarlo De Cataldo


Dopo il successo di vendite ottenuto con Giudici e In Giustizia, il magistrato tarantino Giancarlo De Cataldo pubblica Il maestro, il terrorista, il terrone (Laterza), sincero e avvincente tributo per tre eroi risorgimentali dimenticati: Giuseppe Mazzini – di cui scopriamo tratti caratteriali poco noti – Felice Orsini e Carlo Pisacane. I tre vengono celebrati per le loro gesta ardite e per il sacrificio in nome della causa unitaria con un ritratti ricchi di aneddoti perfettamente contestualizzati grazie ad un severo lavoro bibliografico.

Persino l’India celebra la grandezza di Mazzini ma gli italiani lo conoscono poco e spesso lo immaginano come “un vecchio tetro, mezzo prete e mezzo esaltato”…

E invece il suo insegnamento conserva ancora elementi di potente attualità, specialmente sul piano della “missione” che lui riteneva fosse affidata all’Italia – di rappresentare il faro della cultura nel mondo che ci si augurava di costruire anche grazie alle Nazioni – e per quanto riguarda il modello sociale laico e progressista (ma non laicista, dunque non antireligioso) ipotizzato con l’avanzatissima Costituzione della Repubblica Romana del 1849. L’unità era, per Mazzini, il momento necessario verso mète più ambiziose e complesse, l’unità dei popoli, prima fra tutte. L’Italia doveva avere un suo posto nel mondo, e per averlo doveva essere una nazione grande, laica, colta, civile, compassionevole. Tutto il contrario di quella gretta e meschina estensione del Piemonte che si realizzò nel periodo immediatamente postunitario.

Perché Felice Orsini, il terrorista, merita di sedere a buon diritto accanto ai grandi eroi del Risorgimento?

Orsini piuttosto fu un particolare tipo di regicida: colui che, per colpire il tiranno, accetta il rischio di provocare vittime innocenti. Ciò detto, è innegabile che fra le cause che determinarono Napoleone III a scendere finalmente in campo a favore dell’unificazione vi fu la pluralità di attentati che subì da parte dei regicidi italiani e Orsini andò più vicino al bersaglio. Naturalmente, giocarono molte e complesse cause nella determinazione napoleonica, ma il “paradosso” del “mio” racconto su Orsini sta nella domanda finale: possiamo escludere che la paura indotta dall’ennesimo attentato abbia giocato un ruolo? Io penso di no!

Ma Mazzini, Orsini e Pisacane, a suo avviso, cosa penserebbero oggi della nostra Italia?

Credo che Mazzini e Pisacane continuerebbero a lottare per trasformare il Paese in un Paese più ricco di cultura e di giustizia sociale che di beni materiali. Sarebbero “contro”, in altri termini. Su Orsini sospendo il giudizio: ragazzi agitati e inclini alla violenza come lui possono finire guerriglieri nel terzo mondo, narcos in Sudamerica, o, magari, deputati neo-con.

Fonte: Il Futurista, n°25 del 24 novembre 2011

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2011/11/24, in Interviste con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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