Perché leggiamo libri? A tu per tu con la scrittrice Giusi Marchetta


Giusi Marchetta

Giusi Marchetta

È possibile creare nuovi lettori? E la scuola, in questo processo di rilancio culturale e civile, che ruolo dovrebbe rivestire? Dall’importanza delle tante temute letture estive sino agli stratagemmi più disparati per invogliare alla lettura, nel suo nuovo libro – “Lettori si cresce” (Einaudi, pp. 172 €14) – Giusi Marchetta, scrittrice e insegnante campana classe ’82 ormai di casa a Torino, torna in libreria con un romanzo-saggio, in cui prende di petto il fatto che leggere, per gli studenti adolescenti italiani, è un’attività difficile, noiosa se non decisamente inutile. Se le narrazioni odierne sono alla tv e su internet ciò significa che i libri sono condannati? Dopo aver raccontato la scuola ne “L’iguana non vuole”, la Marchetta mescola ricordi ed esperienze personali di insegnamento sul campo con citazioni d’autore e il risultato finale è un coinvolgente libro sul mondo della lettura in cui non si lesina sulla provocazione. Del resto saranno proprio due prototipi di studenti – Polito e Conte – a mettere di fronte alla Marchetta la questione più spinosa: a cosa serve leggere?
Il personaggio di Polito rappresenta il cuore del tuo libro. Di chi si tratta?

«Polito, ovvero il ragazzo che non legge, è il cuore del problema. Ma anche della soluzione. Perché se è vero che i libri non sono tutti uguali, è altrettanto vero che non lo sono le persone. Ogni non lettore ha i suoi motivi per non avvicinarsi al libro e se vogliamo portarlo a sviluppare questa bellissima e importante competenza dobbiamo comprendere quali sono e aiutarlo a sbarazzarsene».

Quali possono essere i motivi per non leggere?

«In genere le ragioni del rifiuto sono tre: per chi non lo fa, leggere è difficile, noioso e non vale la pena. Ebbene, sono tre cose su cui lavorare ma in maniera diversa a seconda che il non lettore in questione sia Polito o un altro ragazzo. Lo stesso libro potrebbe non funzionare per tutti».

Come giudichi il rapporto fra la scuola e la lettura?

«Papini scrive: “Chiudiamo le scuole per amore dei libri”, io sono in perfetto disaccordo. Questa citazione mi serve per ribadire il ruolo della scuola nella possibilità di garantire l’uguaglianza in una società in cui l’istruzione potrebbe essere il lasciapassare per un futuro migliore per ognuno di questi ragazzi. Mi sembra illogico e classista mettere la cultura su un altare, dimenticando le persone. A questa visione preferisco opporre la massima di Hugo: “Si apre una scuola per chiudere un carcere”. Se restituissimo alla letteratura, all’arte e alla cultura il valore che hanno perso negli anni, renderemmo le persone più consapevoli dei propri diritti e delle dinamiche che regolano il mondo».

Ma oggi la lettura come viene considerata in ambito scolastico?

«Nell’attuale crisi della scuola e dell’insegnamento la lettura riveste un ruolo marginale: non può contare su biblioteche scolastiche degne di questo nome, non è supportata dalle famiglie, e non è sempre trasmessa in modo efficace da insegnanti sommersi dalla burocrazia e dal numero crescente di alunni per classe».

5307948_358115Scrivi, “non Dante perchè ma Dante come”. Che significa?

«Sembra che la soluzione al problema dei non lettori per molti sia la cancellazione dai programmi della Storia della letteratura. Pare infatti che i ragazzi non la apprezzino e anzi, che lo studio degli autori classici impedisca a molti di loro di diventare lettori. Non sono affatto d’accordo, come sempre quando dall’alto si decide di togliere un diritto a qualcuno invece di insegnargli come fruirne. La storia della letteratura è una forma di conoscenza che i nostri alunni devono possedere. È chiaro che alle scuole medie ben poco arriva di un Dante che non scriveva per dei dodicenni. E anche alle superiori, quando Dante viene proposto, la minuzia filologica deve lasciare il posto alle terzine più significative, che facciano assaggiare ai nostri ragazzi il senso della sua poetica senza spaventarli con nozioni che non possono ancora comprendere».

Con il personaggio di Conte introduci un tema interessante, quello della bellezza inutile, del valore dei libri nei contesti sociali…

«Pierluigi Conte rappresenta per me tutti quei ragazzi che vivono una realtà difficile: per loro il discorso della lettura finisce per trasformarsi nell’ennesima discriminazione. Leggere, in quanto attività poco produttiva e che non produce nessun beneficio immediato, è qualcosa che viene rifiutato a prescindere. I libri non cambiano il presente di questi ragazzi e non garantiscono loro nessun futuro migliore. O almeno, così pare. Grazie alla presenza di Conte nel libro ho potuto affrontare un argomento che mi sta molto a cuore: il senso di distanza che esiste tra la cultura calata dall’alto e le fasce popolari che la rigettano perché ci vedono solo l’ennesima imposizione di un potere che non considera i loro effettivi bisogni e difficoltà. In altre parole un’idea di arte elitaria, un passatempo di ricchi e privilegiati».

Quanto contano le temute letture estive per i ragazzi?

«L’estate è sempre stata quel periodo bellissimo in cui potevo disporre completamente di me e del mio tempo.  Penso che per tutti i ragazzi sia lo stesso. Per questo credo che i compiti dovrebbero essere sempre calibrati e riprendere le cose studiate durante l’anno in modo creativo. Quanto alle letture assegnate propendo per una lunga lista di titoli di ogni genere con qualche indicazione o vincolo».

Ma i libri sotto l’ombrellone sono utili?

«Prima di partire per le vacanze la cosa più bella per me era scegliere i libri da mettere in valigia. Lo è tuttora. Penso che per i ragazzi sarebbe bene fare una tappa in libreria con i genitori prima del mare: lista di letture alla mano, potrebbero trovare i libri che preferiscono leggere dopo averli sfogliati e magari imbattersi in qualcosa di diverso che attiri la loro attenzione. Quanto ai genitori, comprare un libro da sfogliare sotto l’ombrellone potrebbe significare più che dare il buon esempio. Magari essere un altro modo di volersi bene mentre si è in ferie».

Dì la verità, la tentazione di pagare i tuoi alunni per farli leggere l’hai avuta?

«Prima o poi, per il gusto di averla vinta, lo farò».

FRANCESCO MUSOLINO®

FONTE: GAZZETTA DEL SUD, 15 LUGLIO 2015

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2015/07/16, in Interviste con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: