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Alan Friedman: «mi vergogno di Donald Trump. Non ci meritiamo questo presidente».

Alan Friedman

«Donald Trump è il simbolo della democrazia illiberale. Al G7 di Taormina Trump si è comportato da cafone, mi vergogno di essere rappresentato da un uomo così». Senza mezzi termini, il giornalista americano Alan Friedman, celebre volto sulla tv italiana, giudica con disprezzo l’inquilino della Casa Bianca e nel suo nuovo libro, “Questa non è l’America” (Newton Compton, pp. 348 €12,90) racconta un viaggio nel cuore degli Stati Uniti, una vera e proprio contro storia degli ultimi sessant’anni che ruota attorno ad un assunto provocatorio: «il sogno americano è morto. Era un ideale meritocratico che ha fatto sognare intere generazioni ma oggi il paese è spaccato, impoverito e preda del razzismo più becero». Alan Friedman è uno degli ospiti internazionali della settima edizione del TaoBuk – ideato e diretto da Antonella Ferrara. Leggi il resto di questa voce

«Il mio omaggio ad Emilio Salgari». Marcello Simoni si racconta

Un oscuro segreto capace di minare le fondamenta stesse della fede cattolica, battaglie navali, intrighi di corte, il sanguinario corsaro Barbarossa e la suggestiva ambientazione dell’isola d’Elba sono alcuni fra gli ingredienti de “L’isola dei monaci senza nome”,  il nuovo romanzo di Marcello Simoni, edito da Newton Compton (pp. 329 euro 9,90). In classifica da diverse settimane, Simoni rappresenta uno dei più estrosi romanzieri storici contemporanei, capace di coniugare l’esattezza delle ricostruzioni – la sua professione di bibliotecario e i suoi trascorsi da archeologo giocano a suo favore – con pepate trame avventurose in cui introvabili libri e pericolose reliquie hanno sovente ruoli determinanti. Ha trionfato alla 60° edizione del Premio Bancarella con il suo libro d’esordio “Il mercante dei libri maledetti” ed è già tradotto in tredici paesi – superando le 400 mila copie – eppure è ancora molto affamato, tanto che ogni volta che comincia a scrivere sente ancora la stessa emozione…

Cominciamo dall’inizio, com’è nata l’idea per “L’isola dei monaci senza nome”?
«Desideravo scrivere un romanzo storico che avesse i ritmi del feuilleton, ma allo stesso tempo non volevo rinunciare al thriller e al mistero. Ho trovato l’ambientazione adatta imbattendomi nella storia dell’isola d’Elba, dove nel primo Cinquecento visse Cristiano d’Hercole, figlio di un corsaro turco e di una donna bellissima finita in un harem a Tunisi. La vicenda è tanto affascinante che se ne potrebbe trarre facilmente uno sceneggiato televisivo, tra battaglie navali, tresche amorose e intrighi. La componente esoterica, ovvero il mistero del Rex Deus, proviene invece da una leggenda protomassonica riguardante un oggetto misterioso che sarebbe in grado di distruggere i dogmi della Chiesa cattolica. Qualunque cosa sia e dove sia nascosto, lo si scoprirà nell’ultima pagina…»

Si è mosso in un mondo letterario popolato di mare e corsari. Azzardo, visto il suo mestiere, che questa serie sia anche un omaggio letterario da Salgari in poi?
«Assolutamente sì. Con L’isola dei monaci senza nome mi ascrivo consapevolmente e a pieno titolo nella corrente narrativo-avventurosa che prende le mosse proprio dal capitano Emilio Salgari per passare attraverso la scia di autori stranieri e nostrani più o meno noti. E tuttavia ho cercato allo stesso tempo di “svecchiare” il genere e di arricchirlo con elementi tipici del mio stile. Intendiamoci, nel mio romanzo troverete la storia, quella con la S maiuscola, ma anche moltissimi momenti di azione e mistero degni dei miei medieval-thriller dedicati a Ignazio da Toledo. Insomma, non nego di essermi molto divertito a scriverlo».

A proposito di omaggi, accennava al fatto che questo libro vada ascritto al romanzo d’appendice: è stato emozionante trovarsi nel solco di una tradizione tanto importante?
«È stata un’esperienza impagabile e ricca di stimoli. Durante le fasi d’ideazione e di scrittura ho ripercorso le concezioni narrative maturate due secoli fa, per approdare a una forma di romanzo che racchiude in sé tradizione e innovazione. Sono fiero di poter affermare che questo new-feuilleton sta scalando le classifiche di vendita, se poi consideriamo che è stato scritto da un italiano, la soddisfazione è ancora maggiore. Da quanto tempo non accadeva?»

Ha già trionfato al Premio Bancarella ma ricorda ancora i primi passi nel mondo della scrittura? Magari potrebbe suggerire ai nostri lettori aspiranti scrittori qualche consiglio utile per giungere alla pubblicazione…
«Mi sono barcamenato tra vari tentativi e rifiuti finché non sono stato notato da una casa editrice spagnola, vendendo circa 6000 copie nell’estate 2010. Poi mi sono imbattuto in Newton Compton Editori e da lì è partito il successo di Il mercante di libri maledetti. Ora sto scrivendo il mio quinto romanzo e ogni volta che mi accingo alla stesura di un nuovo capitolo mi sento esattamente come l’esordiente di tre anni fa…ma con la consapevolezza di quello che valgo e di dove voglio arrivare. La cosa più importante, adesso come allora, resta il saper stringere i denti, guardare avanti e credere in quello che si fa».

Il suo libro è pieno di personaggi realmente esistiti e luoghi e battaglie descritte con cura. Come  si è documentato?
«Dedico sempre molto tempo alla ricerca storica. Parto dai classici manuali di storia per scendere sempre più a fondo, in cerca di dettagli, dai saggi specialistici alle fonti archivistiche dell’epoca. Inoltre bisogna saper sviluppare fiuto per le notizie più interessanti, quelle non solo utili alla ricostruzione storica ma anche potenzialmente interessanti per i lettori. Non tralascio mai nulla, poiché durante la stesura del romanzo tutto potrebbe tornarmi utile. Specie in un libro come questo, dove i protagonisti della storia vissero realmente».

E cosa può anticiparci del prossimo libro?

«Attualmente sto lavorando al capitolo conclusivo della trilogia dedicata a Ignazio da Toledo, mercante di libri maledetti. Uscirà in libreria dopo l’estate, per catapultare di nuovo i lettori nel Medioevo esoterico e avventuroso…e questa volta, l’ambientazione sarà per buona parte italiana».

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud – 4 agosto 2013