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Lampi. Echenoz chiude la sua trilogia

“Ad ognuno piace sapere quando è nato, per quanto possibile” eppure, quell’istante preciso Gregor non lo conoscerà mai perché un tuono fragoroso copre il suo primo vagito mentre il fulmine incendia il bosco nei dintorni. Gregor, in verità, altri non è che l’inventore croato Nikola Tesla, difatti lo scrittore francese Jean Echenoz, nel suo ultimo romanzo, Lampi (Adelphi, pp. 176, €17) l’ha voluto celare dietro uno pseudonimo, quasi che la realtà fosse fin troppo carica di phatos e per tale motivo andasse mascherata, lenita.

Del resto, durante la narrazione, Echenoz narra e osserva in prima persona la gioventù prima e l’ascesa alla fama di Gregor, senza risparmiarsi note a margine tese a sottolineare le sue stranezze caratteriali, le sue fobie, oltreché il suo sconfinato genio, senza ombra di dubbio capace di precorrere i tempi, consacrarlo e persino ammantarlo di un’aura misteriosa. Echenoz (che con Lampi chiude una meravigliosa trilogia cominciata con Ravel e proseguita con Correre, dedicato al maratoneta Emil Zatopek) fra le pagine di questo esile e riuscito romanzo, sembra voler ribadire che il nostro destino – di sicuro quello di Gregor – ci viene assegnato sin dalla nascita tanto che l’energia, ovvero le saette selvagge che ne hanno coperto i primi vagiti, rappresenteranno l’utopia di un’energia fruibile per tutti, l’obiettivo che Nikola Tesla perseguirà per tutta la vita.

Il Tesla tratteggiato da Echenoz non è un eroe ma un uomo, un genio visionario che affascina ed impaurisce, per via delle sue manie antisociali, costretto a scontrarsi per tutta la sua vita con il capitalismo imperante a spese dei bisogni della comunità, rappresentato alla perfezione da Thomas Edison prima, e George Westinghouse poi.

Francesco Musolino

Fonte: Satisfiction