Giacomo Galeazzi chiarisce: «Lasciate che sia il tempo a giudicare Wojtyla e il suo operato»


Due anni di lavoro intenso e di viaggi in giro per il mondo alla ricerca di documenti inediti e testimonianze dirette quanto scomode, sono alla base del sorprendente Wojtyla segreto – la prima controinchiesta su Giovanni Paolo II, (Chiarelettere; pp. 352; € 16), firmato dal vaticanista de “La Stampa”, Giacomo Galeazzi e il giornalista Ferruccio Pinotti.

Un libro coraggioso che i due autori dedicano non a caso “a chi ha il coraggio di raccontare”, consci del fatto che non tutti i fedeli saranno lieti di conoscere gli aspetti misteriosi, le ombre e le strategie geopolitiche, che hanno ispirato l’operato di un pontefice tanto amato e appena beatificato. Proprio il processo di beatificazione, coronato l’1° maggio da una folla di fedeli, è la scintilla per innescare il libro: perché tanta fretta? Perché non si è indagato a fondo sui legami con Solidarnosc, l’Opus Dei e i Legionari di Cristo? Il controverso vescovo Marcinkus, monsignor Pavel Hnilica, il banchiere Roberto Calvi e persino Flavio Carboni si muovono fra le pagine di questo libro che, diviso in tre ricche parti, si pone come primo strumento per una seria rilettura della figura di Giovanni Paolo II.
Giacomo Galeazzi, afferma: «da queste pagine e dai tanti documenti raccolti, emerge un Wojtyla capace di muoversi come un antico monaco-guerriero in battaglia contro l’ateismo di Stato e al contempo come un modernissimo predicatore».

Partiamo da un presupposto per sgombrare il campo da ogni equivoco: il vostro non è un attacco contro Wojtyla piuttosto vuole affrontare e chiarire il peso che egli giocò in un periodo molto instabile nella politica mondiale. Forse proprio per questo si è scelta una beatificazione a tempo di record?
«Non è semplice accettare una descrizione a tutto campo e non agiografica di Giovanni Paolo II, come evidenzia nella prefazione del nostro libro Wojtyla segreto, il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, che è anche commissario Cei per l’immigrazione. Ciò vale soprattutto se ci tornano alla memoria le immagini dei suoi ultimi anni di vita; immagini che hanno turbato tanti spiriti deboli che si sono incautamente scandalizzati di fronte alla manifestazione di un progressivo e irreversibile disfacimento del suo corpo, una volta integro e aitante. Provvidenzialmente, nonostante il parere contrario di tanti titubanti opinionisti, il pontefice continuò a mostrarsi in pubblico su una sedia a rotelle, con un viso reso rigido dalla malattia, incapace di articolare anche un breve saluto. Archiviato il mito di una immarcescibile giovinezza papale, Wojtyla ha percorso per intero la parabola del disfacimento. Noi partiamo dall’inizio del suo percorso. Il pontefice polacco che la Santa sede ha proclamato Beato il 1° maggio assume una nuova luce attraverso il racconto di un viaggio tra Solidarnosc, scandali finanziari e crisi geopolitiche, da cui emerge un Wojtyla capace di muoversi come un antico monaco-guerriero in battaglia contro l’ateismo di Stato e al contempo come un modernissimo predicatore. Un fondamentale «asset» atlantico durante la guerra fredda. Per oltre trent’anni gli organi di polizia polacchi spiarono ogni movimento e discorso di Karol Wojtyla. Usando anche preti infiltrati per entrare nelle sue stanze. Ora i documenti su questa attività sono finalmente desecretati. Da queste carte inedite compilate dagli uomini del regime di Varsavia incaricati di sorvegliarlo, pedinarlo e controllarlo, emerge una nuova immagine di Giovanni Paolo II. Dal primo giorno di sacerdozio fino all’ascesa al pontificato. Nel piano strategico di Karol Wojtyla, di fronte al rischio dell’Est totalmente scristianizzato occorre mobilitare qualunque risorsa, convogliare tutti i canali di sostegno economico, anche i più imbarazzanti, verso le organizzazioni che oltre cortina si battono per la sopravvivenza dell’identità cattolica. C’è una sfida mortale in atto, Wojtyla lo sa e si dà da fare per vincerla. A ogni costo. L’importante non è da dove arrivano i soldi ma dove sono diretti. Il libro rivela sia tratti inediti del Wojtyla personaggio pubblico e vero uomo politico sia aspetti finora mai scritti e legati alla sua vita privata, prima in Polonia poi in Vaticano».

L’immaginario comune lega Wojtyla ad un uomo dal sorriso candido, molto affettuoso verso i bambini. Ma lui fu un uomo assai energico che benedisse Pinochet e il suo pontificato si distingue anche per la linea dura verso i cosiddetti “dissidenti”, fra cui spicca monsignor Oscar Romero. In generale Giovanni Paolo II osteggiò duramente la Teologia della Liberazione: in cosa consisteva e perché agì in tal modo?
«Nel libro Wojtyla segreto sono raccontati con dovizia di particolari molti altri capitoli oscuri, come la copertura offerta al movimento dei Legionari di Cristo, guidato Marcial Maciel, così come l’appoggio indiscriminato a lobby di potere come Opus Dei, Cl, Focolarini, Neocatecumenali. Movimenti integralisti che sono ormai vere e proprie «chiese nella chiesa». Per tutte queste ragioni giudichiamo inopportuna la beatificazione lampo di Wojtyla ed ancor più rischiosa la probabile canonizzazione, come sostenuto da un altro documento pubblicato in appendice: la testimonianza prodotta dal teologo Giovanni Franzoni al processo di beatificazione. Un documento nel quale il coraggioso sacerdote esplicita le ragioni per le quali Wojtyla non può e non deve diventare santo. Così Franzoni: “E’ mio dovere elencare i gravi dubbi che non si possono tacere. Mi rendo conto che alcune mie affermazioni sembreranno inaudite. L’ansia con cui molti ambienti lavorano alla beatificazione ha poco di evangelico. Chiedo che Wojtyla sia lasciato al giudizio della Storia”.

L’appoggio attivo che offrì a Solidarnosc ci conduce ad un’altra figura legata a doppio filo con Giovanni Paolo II ossia il controverso vescovo Marcinkus…
«A confermare l’appoggio di Giovanni Paolo II al movimento polacco Solidarnosc è nel libro lo stesso Lech Walesa. Nel biennio 1980-1981 il Banco ambrosiano, tramite il suo presidente Roberto Calvi inizia a versare capitali enormi al sindacato di Walesa. Tutto è avviato nella più assoluta segretezza. La cittadella di Solidarnosc ha bisogno di aiuto; la battaglia di resistenza in Polonia è solo una tappa nel più impegnativo confronto con l’impero sovietico. Insieme a Roberto Calvi, deus ex machina dell’intera operazione è Marcinkus, l’anima nera dello Ior, la banca del Vaticano. Marcinkus sarà la figura chiave della politica di papa Wojtyla contro il comunismo. Una battaglia da vincere con ogni mezzo, anche soldi sporchi, passando per i paradisi fiscali. Con Roberto Calvi, Marcinkus imbastisce una rete di società fantasma nei paradisi fiscali di mezzo mondo, dove arrivano fiumi di soldi. Forte della benedizione vaticana, Calvi allaccia relazioni pericolose con Michele Sindona e il giro della Loggia P2, di cui è affiliato. Giacomo Botta, dirigente del settore esteso del Banco Ambrosiano racconterà ai magistrati: «Già nel 1977-1978, quando divenni consigliere [del Banco ambrosiano di Managua], Calvi mi disse che il gruppo che controllava il pacchetto di controllo dell’Ambrosiano era lo Ior, che deteneva all’estero una consistente partecipazione del Banco. Seppi anche che le società che a quell’epoca l’Ambrosiano di Managua finanziava erano del Vaticano. Calvi probabilmente intendeva mettermi al corrente di questi segreti che lui tutelava gelosamente e intendeva altresì giustificare i finanziamenti, dicendo che erano imposti dal Vaticano, che era in sostanza il padrone del Banco ambrosiano». Panama, Bahamas, Lima, Managua. Arriva da lì il tesoro per sostenere Solidarnosc. Roberto Calvi fugge all’estero, braccato dai creditori. Finirà la sua corsa il 17 giugno 1982 sotto un ponte di Londra, appeso a una corda con dei mattoni nelle tasche. Solo pochi giorni prima scriverà una lettera drammatica, indirizzata a sua santità Giovanni Paolo II. Una lettera che fotografa un pezzo importante di storia italiana e ci dice anche che Wojtyla non poteva non sapere»

Perché il Vaticano ebbe tanta fretta di riconoscere il neonato stato croato e che conseguenze ebbe questa decisione?
«Germania e Santa Sede hanno riconosciuto subito la Croazia e questo è stato un errore geopolitico e diplomatico che ha gettato benzina sull’incendio nell’ex Jugoslavia».

L’ostracismo nei confronti di Carlo Maria Martini e la santificazione di Josemaria Escrivà de Balaguer. Sono due passi fondamentali per capire la linea di Wojtyla, no?
«Sono due aspetti di un cammino di forte conservazione. E non sono gli unici. Sulla base di documenti pubblicati in appendice al libro, emerge il rapporto segreto che legava papa Wojtyla al vescovo 007, monsignor Pavel Hnilica. Una figura leggendaria, al punto che nel 1951 dovette fuggire a Roma, dove negli anni 60 fondò la misteriosa Fondazione Pro Fratribus, dedita all’assistenza dei profughi dell’Est ma in realtà strumento per convogliare aiuti alla resistenza anticomunista in tutta l’Europa orientale. Abbiamo scannerizzato e pubblicato tutti gli assegni della Pro Fratribus, che documentano il vorticoso giro di denaro messo in piedi dal vescovo 007 amico di Wojtyla sin dal dopoguerra. In seguito abbiamo pubblicato l’assegno da 1,5 miliardi con il quale Hnilica – certamente con il consenso di Wojtyla– cerca di comprare da Flavio Carboni, la valigetta di Calvi contenente i documenti con cui intendeva ricattare il Papa. Un assegno non onorato dallo Ior solo per l’intervento del cardinale Casaroli. Ma l’appoggio del Papa al discusso padre Hnilica, condannato per ricettazione insieme a Carboni e al falsario Giulio Lena (se la caveranno solo nei successivi gradi di giudizio) è acclarato, come testimonia la missione affidata da Wojtyla a Hnilica di una messa segreta a Mosca nel 1984 che consacrasse la Russia al cuore immacolato di Maria».

Il libro è diviso in tre parti e ciascuna di esse è ricca di documenti inediti che trovano il loro coronamento nell’appendice. Quanti anni di lavoro di sono dietro questo libro?
«Due anni di lavoro e di viaggi in giro per il mondo alla ricerca di documenti e testimonianze inededite. Per esempio nel libro è pubblicata un’intervista esclusiva a Zbigniew Brzezinski, il potentissimo consigliere strategico della Casa Bianca di origine polacca che teorizzò l’uso della religione come strumento per distruggere l’impero sovietico, sostenendo a Est la resistenza polacca e la Chiesa del Silenzio; e a Sud i mujaeedin che in Afghanistan contrastavano i sovietici dando però in seguito ad Al Qaeda. Brzezinski ammette che già nel 76, due anni prima della salita al soglio pontificio, lui e l’arcivescovo Wojtyla ebbero un incontro riservato ad Harvard e che da lì nasce un’amicizia “calda e affettuosa” mai interrottasi. Sarebbe stato Brezinski stesso, attraverso il cardinale Krol di origine polacca, a mobilitare la conferenza episcopale americana per sostenere l’elezione di Wojtyla due anni dopo».

Avete mai avuto il timore che vi fossero segreti di Wojtyla che nessuno voleva davvero conoscere?
«Sì. Per questo abbiamo dedicato il libro “a chi ha il coraggio di raccontare”. Non va dimenticato che nel momento in cui Karol Wojtyla assume il supremo incarico al vertice della Chiesa universale, oscure nubi si addensano sull’orizzonte, e il mondo, stupito e quasi incredulo, sente con improvvisa angoscia di dover seriamente trepidare per la pace. Il taglio “geopolitico” del pontificato wojtyliano fu subito esplicitato dal principale collaboratore del papa polacco, il segretario di Stato Agostino Casaroli, fin dai discorsi dei primi anni Ottanta al corpo diplomatico accreditato in Vaticano. Fu immediatamente palese alle cancellerie d’Occidente e d’Oriente cosa la Santa Sede si attendeva da loro, parallelamente all’importanza del tutto particolare che il Beato Karol Wojtyla annetteva al rapporto diretto e senza mediazioni con i popoli della terra. Oltre alle finalità d’interesse bilaterale che sono proprie alla Santa sede (ossia assicurare e promuovere corrette relazioni fra gli Stati e la Chiesa cattolica) la diplomazia di Karol Wojtyla aveva come denominatore comune lo scopo di servire alla causa della pace fra gli Stati e la fruttuosa cooperazione fra i popoli. L’obiettivo del papa venuto dall’Est era principalmente quello di contribuire a fare della comunità internazionale un’unica entità che abbraccia piccoli e grandi di ogni continente, di ogni stirpe, di ogni religione. Giovanni Paolo II considerava l’umanità come una famiglia, nella quale nessuno si permette di ledere i diritti degli altri nella ricerca di un proprio interesse egoistico, ma tutti si sentono solidali nello sforzo diretto alla promozione del comune progresso, nella consapevolezza che il benessere di ciascuno ridonda a beneficio di tutti e consolida la pacifica convivenza fra tutti».

Fonte: www.tempostretto.it del 26/05/2011

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2011/05/26, in Interviste con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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