«Tutti noi abbiamo un cuore primitivo». Andrea De Carlo si racconta


Andrea De Carlo

Andrea De Carlo

A due anni di distanza da “Villa Metaphora”, lo scrittore milanese classe ’52, Andrea De Carlo, torna in libreria con il suo diciottesimo romanzo, Cuore Primitivo (Bompiani, pp. 254, €17.50), portando in pagina la storia di una coppia giunta alla celebre crisi del settimo anno: Craig Nolan, di professione antropologo e Mara Abbiati, scultrice di gatti nel tufo. Come se non bastasse lo sfiorire della passione – De Carlo racconta i loro primi focosi tempi insieme con l’uso di flashback – dovranno anche fare i conti con il terzo incomodo, Ivo Zanonelli: costruttore edile dai modi spicci, chiamato a sistemare il tetto della loro dissestata seconda casa a Canciale, in liguria. Lentamente Ivo si insinua nella vita domestica della coppia – bloccata in quella casa a causa di un infortunio domestico con cui si apre il libro – e a ciascun personaggio, l’autore fornisce la possibilità di raccontarsi in prima persona, ricorrendo sovente ad una pungente ironia.

(http://www.youtube.com/watch?v=cVI2k29KDwQ qui il lancio di “Cuore Primitivo“)

Cuore Primitivo - lancio stampa

Cuore Primitivo – lancio stampa

Al centro del romanzo l’idea che tutti noi possediamo un cuore primitivo. Di cosa si tratta?

«Per quanto possiamo essere complicati e strutturati culturalmente, dentro abbiamo un nucleo profondo connesso alle nostre origini che ci invia continuamente segnali legati alle scelte da fare. Tocca a noi elaborare e tradurre ciò che ci dice il nostro cuore primitivo e anche se a volte decidiamo di non ascoltarlo, è sempre lì».

Come si comporta in amore un antropologo?

«Vive un grande conflitto. Craig è un osservatore di comportamenti, abituato a riconoscere gli schemi ma è pur sempre una persona; ad esempio, pur considerandola il più inutile dei sentimenti, non riesce a non essere geloso e non può fare a meno di esserlo, anche se ciò lo fa infuriare».

DeCarlo_piattoCon l’uso di flashback racconta lo scoppio della passione fra Mara e Craig sino a giungere alla crisi emotiva nella casa di Canciale…

«Mi sono divertito a raccontare lo svolgimento di molte storie d’amore in cui all’entusiasmo iniziale, generato dalle zone d’ombra del nuovo partner, seguono la conoscenza e i legami profondi che tendono a dissolvere il mistero e il suo grande fascino seduttivo. Craig e Mara si trovano nel bel mezzo della celebre crisi del settimo anno e vivono la parabola discendente del loro amore».

Raccontare i meccanismi seduttivi ha anche un valore catartico?

«Penso di sì. Raccontare le dinamiche di coppia, l’avvicinamento e l’allontanamento in amore, è anche un modo per confrontarsi con il nostro stesso vissuto. Del resto nessuno è immune alle dinamiche di coppia, nemmeno chi ne scrive».

Craig, Mara e Ivo ovvero una coppia in crisi e uno sconosciuto che infrange la loro intimità. Ci sono tutti gli ingredienti per la deflagrazione…

«È vero. All’inizio ho immaginato lei, una donna intensa con un lavoro molto fisico. Poi è arrivato Craig, un uomo con un passato avventuroso ma oggi molto cerebrale, lontano dalla sua passata immagine. Infine ho trovato Ivo, un personaggio fuori dagli schemi e rappresenta l’elemento di rottura che mi serviva; senza di lui la storia sarebbe stata ferma, diversa, pienamente interiore».

Ciascuno dei tuoi personaggi lo racconti in prima persona. Che rapporto hai con loro: li osservi, li guidi o li lasci liberi?

«Prima di cominciare a scrivere passo un lungo periodo di avvicinamento ai miei personaggi, voglio capire chi sono come fossero persone vere e quando scrivo prendo le loro stesse sembianze. Craig, Mara e Ivo hanno un modo di sentire molto diverso e mi è piaciuto dovermi documentare sull’antropologia, le tecniche di scultura e la realtà quotidiana dei costruttori edili, accompagnandoli in cantiere e osservandoli lavorare. Ciascuno di loro, soprattutto, ha volutamente un proprio linguaggio; per esempio Ivo non usa alcun congiuntivo, senza però risultare un cretino. Anzi, a suo modo è una persona assai complessa».

Craig giudica duramente la società italiana e non perde l’occasione di sottolinearne la burocrazia e la corruzione. E’ il tuo stesso punto di vista?

«Sì, vivo un forte senso di desolazione guardandomi attorno. Sono anche arrabbiato, a dirla tutta. Ma non sono pessimista, credo che le cose possano cambiare in meglio, in virtù delle enormi risorse a nostra disposizione».

Il libro si apre con una disamina del mondo dei social, Twitter in particolare. Il mondo dei social non le piace proprio…

«Non ho account Facebook né Twitter e mi fa paura questa moltiplicazione anonima di pensieri e opinioni. Ma se su Facebook puoi articolare meglio ciò che pensi, su Twitter si diventa brutali dovendosi esprimere in soli 140 caratteri. L’azzeramento della complessità del pensiero scritto, imposto da Twitter, mi fa ancor più paura ragionando da scrittore».

Il reality Masterpiece non avrà una seconda stagione. Che esperienza è stata per lei?

«L’esperienza è stata interessante, ma anche allucinante. Trovarsi prigioniero di una storia scritta da produttori e autori che seguivano il loro disegno mentale è stato difficile, soprattutto per una persona che a sua volta scrive storie. Ma ammetto che mi ha anche fornito molto materiale su cui riflettere. Tuttavia, se ci fosse stata una seconda stagione, avrei fatto di sicuro un passo indietro».

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud, giovedì 18 settembre 2014

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2014/09/21, in Interviste con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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