La mia Matera. Alice Di Stefano al Women’s Fiction Fest


IMG_1703Le donne non fanno squadra, si dice. Oppure la fanno, ma solo dopo essersi conosciute meglio e aver superato, magari, l’innata rivalità, inutile corazza davanti ai mali del mondo. Prima, è tutto uno studiarsi, un prendere le misure, tra sguardi in cagnesco mascherati da sorrisi, discorsi con sottotesti più o meno espliciti, complimenti non troppo convinti.

Gli scontri quindi sono all’ordine del giorno anche a Matera, quasi calendarizzati ogni fine settembre in occasione del Women Fiction Festival (aperto, bada bene, anche agli uomini che, incauti, ne volessero tentare l’esperienza). Non a caso, il premio assegnato ogni anno a una scrittrice con tanto di prezioso monile è intitolato alle baccanti, le violente isteriche pazze dell’immaginario classico, che, reicarnate nelle iscritte al festival, a me, prima di partire, mettevano tanta, tanta paura…

Appena arrivata, in realtà, i sorrisi delle scrittrici o aspiranti tali, nei bar, nei ristoranti o nelle chiese della città, erano l’unico segnale di un movimento altrimenti invisibile eppure vitale. Ma è un terreno scivoloso quello di Matera – se piove, si rischia di cadere – e tra i vicoli della Gerusalemme d’Italia, città unica al mondo, bellissima, chissà cosa non accade a chi vi arriva da fuori.

D’altra parte, eventuali dissapori tra editor, agenti letterari e autrici sono messi in conto dalle organizzatrici del festival sin dalla stesura del programma e dalla scelta dei partecipanti ai numerosi panel di confronto. Del resto, qui l’editoria tradizionale è costretta a scontrarsi con nuove realtà, più dinamiche, come quella del self publishing o della pratica ormai diffusa dell’autopromozione. È normale quindi che l’aria si surriscaldi, non trovando altra via, spesso, che quella del dialogo, terreno d’elezione di ogni donna che si rispetti, abituata a coltivarne l’esercizio fin dalla culla.

Niente paura quindi.

IMG_1684Altra dote in genere più attribuibile alle donne è la tenerezza, spesso accompagnata da una speciale disposizione all’accoglienza cui io personalmente non sono più abituata.

Da tempo ormai vivo solo tra maschi, preda della logica del bianco o nero, dello scontro frontale o del silenzio: mio padre, mio figlio, i figli di mio marito, mio marito, ragionano tutti un po’ così. Ed ecco mio marito: il più maschio di tutti, un maschio al cubo, che vive perennemente in guerra, non sa mediare, per sua stessa ammissione “odia i simpatici” e che, in maniera del tutto azzardata, mi sono portata a Matera con prevedibili rischi.

Lì, infatti, dopo aver ammirato la bellezza del posto, fatto passeggiate tra i sassi, visitato più e più volte la mostra su Pasolini da solo, a un certo punto non ce l’ha fatta più: si è avvicinato alle baccanti e le ha provocate, creando scompiglio durante un incontro e grande imbarazzo in me. Doveva dire la sua, ha detto poi a propria discolpa, perché fa l’editore e perché, a sua volta, si era sentito chiamato in causa su non so quale questione. Forse, e più probabilmente, voleva rimanere all’altezza del suo personaggio, il famigerato Publisher del mio libro.

Fatto sta, ha esagerato e a quel punto le donne lo aspettavano al varco, varco che sarebbe stata proprio la presentazione del mio romanzo-non romanzo su di lui l’indomani, che io stessa, a quel punto, attendevo a testa bassa, temendo attacchi e rappresaglie.

Ma le donne sono superiori, si sa, sanno guardare alle debolezze altrui in maniera diversa, vanno oltre, e quando lui stesso ha ammesso pubblicamente che il libro altro non è che “la storia di uno stronzo” la tensione come per magia si è dissolta, e il mio Publisher, per fortuna, è stato riconosciuto in maniera autonoma rispetto al suo protagonista.

Così, doppiamente felice per l’accoglienza calorosa e lo scampato pericolo, anch’io adesso sono libera di ricordare con nostalgia quasi straziante questa edizione del WFF, gli incontri con Maria Teresa CascinoAlessia Gazzola (protagonista di una presentazione memorabile con Gabriella Genisi e Nicky Persico) e tante altre donne che ora spero anche un po’ amiche. Un’emozione infine è stata poter conoscere di persona le autrici di testi diversissimi e tutti a loro modo stimolanti, di cui altrimenti avrei collezionato solo mail. Autrici di cui farò fatica a dimenticare gli occhi e le cui proposte sono state la cosa più interessante, utile e anche strana di questo festival.

E così, per le trasformazioni che si subiscono nel giro di così poco tempo o per il coinvolgimento emotivo che si crea da subito fra i suoi partecipanti, la formula inconsueta per l’Italia o lo scenario in cui si colloca, il festival delle donne è davvero unico e la separazione dal gruppo alla fine costa fatica.

Scorre il sangue a Matera, non c’è niente da dire, ma poi tutto si ricompone, le contraddizioni scompaiono e l’ultimo giorno ci si saluta felici in attesa della nuova edizione in cui si vorrebbe tornare tutti, mentre la più concreta e senz’altro più saggia Elizabeth Jennings, vera animatrice del WFF, è già a Ischia per la seconda tappa dei brain-storming, beata al caldo delle terme, con il suo seguito itinerante di donne.

Alice Di Stefano, #readerguest del progetto lettura @Stoleggendo

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2014/10/07, in @Stoleggendo con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. “Ma le donne sono superiori, si sa, sanno guardare alle debolezze altrui in maniera diversa, vanno oltre…”: ben detto! Voi donne siete superiori per queste e mille altre ragioni.

  1. Pingback: IL PUBLISHER A MATERA - Publisher - il romanzo di Alice Di Stefano | Publisher - il romanzo di Alice Di Stefano

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