«Nei libri possiamo trovare le risposte che cerchiamo». Letizia Muratori racconta “Animali domestici”.


Letizia Muratori

Letizia Muratori

Un giorno, Chiara affida all’amica il proprio diario di disordinate memorie convinta che l’unico modo per non dimenticare sia quello di affidare ad altri l’onere del racconto. Ciò che non s’aspetta è che l’amica Letizia – nonché voce narrante – decida di rielaborare tutto, raccontando la storia in modo diverso, viziandola con i propri ricordi e le proprie delusioni amorose. Ne viene fuori una commedia rosa con sfumature nere, in cui si muovono diverse figure femminili e tanti cani ma soprattutto un uomo dai tratti anticamente romanzeschi, Edi Sereni, con curiose abitudini e vizi da collezionista. La scrittrice e giornalista romana, Letizia Muratori, torna in libreria con “Animali domestici” (Adelphi, pp.218 €18) in cui il materiale autobiografico si mescola alla finzione ruotando sul tema della privazione e della memoria. Il tema del rapporto con la scrittura è centrale – come avveniva nel precedente romanzo “Come se niente fosse” (Adelphi, 2012) – ma stavolta la Muratori non si concentra sul ruolo sociale di chi scrive, piuttosto sulla moderna concezione dell’atto di scrivere, richiamando la serialità della tv, finendo per interrogarsi sul labile confine che passa talvolta fra i manuali di auto-aiuto e la rielaborazione narrativa del nostro vissuto ovvero sul potere latente che hanno i libri di migliorarci, di permetterci di esorcizzare un fase della nostra vita.

64531e6e32356bcb50d022bce2e2f49b_w240_h_mw_mh_cs_cx_cyUn libro che sembra composto ad ondate come se non avessi voluto addomesticare il ritmo. Come mai questa scelta?

Animali domestici racconta quattro storie diverse ma intrecciate, tramite quattro diversi tempi, mettendo al centro di tutto il passato, il nostro rapporto del tempo. Volevo seguire la naturalezza dell’essere umano, il fatto che i ricordi ci assalgano all’improvviso, senza alcuna forma di controllo, né sull’ordine né sulla selezione. Solitamente lavoro molto sulla struttura dei miei libri ma in questo caso ho voluto fingere di perderne il controllo, seguendo il flusso della scrittura.

Come nasce questo libro?

«È davvero accaduto ciò che racconto nel libro. Ho incontrato una persona – non Chiara, ovviamente – che mi ha chiesto di raccontare la sua storia e soprattutto di riordinare il suo diario personale. A dire il vero, mi capita spesso che le persone che conosco mi offrano le loro storie, per cui mi incuriosiva sapere cosa mi avrebbe dovuto colpire in questa vicenda tanto da doverne scrivere. Lei mi rispose, non voglio dimenticarmi questi fatti e se le scrivessi in prima persona finirei per modificarli involontariamente o per omettere qualcosa».

Come si è avvicinata a questo materiale biografico?

«Non ho pensato a scrivere un libro ma ad eseguire un compito, mettendo in ordine il suo diario, quei suoi ricordi davvero stimolanti e lentamente le storie si sono concatenate. Questo per me è un progetto molto lungo e sedimentato».

unnamed (1)Per la prima volta ha voluto inserire nelle pagine anche del suo vissuto personale. Perché questa scelta?

«Dopo aver scritto tante storie che provenivano dal mondo reale ma ampiamente rielaborate, ho sentito che era finalmente giunto il momento di mettermi ancora di più in gioco».

Lungo tutto il libro corre una domanda che lega le storie ovvero come si sopravvive alla perdita, alla privazione?

«Ad essere onesti la risposta la sto ancora cercando ma in questo libro comunico, e ne sentivo il bisogno, proprio le sensazioni legate a questo senso della perdita. Non si tratta di un libro che si iscrive a quel gigantesco ramo dei manuali di self-help, piuttosto ho voluto raccontare un momento di difficoltà, il bisogno di volersi rifugiare nel passato, proprio perché ne sentivo la necessità. Non è giusto chiedere a cosa serva la letteratura tuttavia credo fortemente che nei libri possiamo trovare le risposte che cerchiamo».

Riguardo al discorso prettamente narrativo, in “Animali domestici” il cerchio delle storie narrate non si è ancora chiuso…

«Esatto, questo è uno dei punti più importanti e su cui ho molto ragionato. Ho proseguito un discorso già avviato in “Come se niente fosse” ovvero volevo analizzare una nuova attitudine del lettore, specie dei nuovi lettori, che avvertono i libri come qualcosa di non concluso nel quale puoi intervenire con un concetto partecipativo, affine alla serialità televisiva. In questo caso mi interessava analizzare narrativamente come si possa intervenire su una storia scritta, come un diario personale, modificando l’iter del racconto mediante espedienti di diverso tipo».

Il fatto stesso che stia mutando in tal senso il rapporto con le storie, è un problema per chi scrive?

«Beh, lo scrittore non può certo esultare. Se prendessero un mio libro, modificandone il finale o sottraendo qualche personaggio, non sarei felice ma riflettendoci, qualcosa di simile accade spesso quando raccontiamo ad altri ciò che abbiamo letto, dandone una rilettura privata. Tengo molto all’economia narrativa, al bilanciamento dei piani e delle storie sulla pagina, forse il più grande rischio della serialità, all’aumento spasmodico di storie e personaggi, è proprio il rischio che la storia finale perda questo equilibrio necessario».

Nel libro rifletti sul fatto che a furia di evitare ogni rischio finiamo per morire prematuramente per la troppa prevenzione.

«Credo che uno dei problemi che sperimento in prima persona sia l’illusione che il pericolo possa venire solo dall’esterno e insieme, siamo ormai angosciati dall’idea della sicurezza. Paradossalmente proprio l’ossessiva eliminazione di ogni pericolo finisce per farci scivolare in altre forme di disordine mentale. Autoregolarsi, addomesticarsi, in senso positivo, significa sapersi moderare ma soprattutto essere capaci di poter tornare indietro e ritrovare indipendenza e libertà ma è molto difficile trovare il proprio equilibrio al giorno d’oggi».

Vorrei infine chiederti qualcosa su Edi Sereni, il boss delle confidenze. Un personaggio empatico ma nient’affatto positivo…

«No, senza dubbio. I personaggi del libro sono tutti affini ai tratti che li hanno originariamente ispirati, tranne Edi. Lui invece è un personaggio super-letterario, fortemente romanzesco e con tratti all’antica, che si innesta in un contesto quasi documentaristico, creando un cortocircuito».

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud, 25 marzo 2015

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2015/03/26, in Interviste con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. I truly appreciate this article.Really thank you! Fantastic. dedkkegdgefa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: