Archivi Blog

«Nei libri possiamo trovare le risposte che cerchiamo». Letizia Muratori racconta “Animali domestici”.

Letizia Muratori

Letizia Muratori

Un giorno, Chiara affida all’amica il proprio diario di disordinate memorie convinta che l’unico modo per non dimenticare sia quello di affidare ad altri l’onere del racconto. Ciò che non s’aspetta è che l’amica Letizia – nonché voce narrante – decida di rielaborare tutto, raccontando la storia in modo diverso, viziandola con i propri ricordi e le proprie delusioni amorose. Ne viene fuori una commedia rosa con sfumature nere, in cui si muovono diverse figure femminili e tanti cani ma soprattutto un uomo dai tratti anticamente romanzeschi, Edi Sereni, con curiose abitudini e vizi da collezionista. La scrittrice e giornalista romana, Letizia Muratori, torna in libreria con “Animali domestici” (Adelphi, pp.218 €18) in cui il materiale autobiografico si mescola alla finzione ruotando sul tema della privazione e della memoria. Il tema del rapporto con la scrittura è centrale – come avveniva nel precedente romanzo “Come se niente fosse” (Adelphi, 2012) – ma stavolta la Muratori non si concentra sul ruolo sociale di chi scrive, piuttosto sulla moderna concezione dell’atto di scrivere, richiamando la serialità della tv, finendo per interrogarsi sul labile confine che passa talvolta fra i manuali di auto-aiuto e la rielaborazione narrativa del nostro vissuto ovvero sul potere latente che hanno i libri di migliorarci, di permetterci di esorcizzare un fase della nostra vita. Leggi il resto di questa voce

Audiointervista con Valentina Brunettin: «Gli animali ci parlano, forse basterebbe ascoltarli»

Un ritorno col sapore della conferma. A soli diciassette anni Valentina Brunettin vinse il Campiello Giovani e oggi, col suo terzo romanzo, I cani vanno avanti (Alet edizioni; € 10), è candidata al Campiello senior. Il merito va anche alla sua editor, Giulia Belloni che le ha riservato l’onore di aprire la sua nuova collana, il cui titolo, Iconoclasti è già tutto un programma.

 

La Brunettin risponde con riserbo alle domande, soppesando con cura le parole, la stessa con cui colpisce fatalmente il lettore grazie ad una scrittura dura, diretta, talvolta scarnificata. Ne I cani vanno avanti narra la storia di Emma e Virgilio, due scrittori che dovrebbero formare una coppia artistica ma come in una scatola cinese, la Brunettin ci porta per mano dentro le storie inventate da Emma e dalla sua capricciosa ispirazione che la porta lontano, molto lontano, inseguendo il latrato della cagnetta Laika, destinata ad entrare, suo malgrado, nella storia dell’umanità.

 

 

Perché “I cani vanno avanti”? Cosa nasconde questo titolo?

«Per fortuna è un titolo che si presta a diverse interpretazioni soggettive: a me piace pensare che possa celebrare il coraggio di un animale come il cane. Tuttavia riconosco anche il retrogusto “sarcastico” del titolo, se viene riferito agli esseri umani».

Valentina, in nome del progresso Laika venne imbarcata sulla capsula Sputnik 2. Ma gli esperimenti, siano essi farmaceutici o cosmetici, riguardano spesso gli animali. E’ tutto lecito nel nome del progresso?

«In filosofia si potrebbe anche asserire che non esiste conoscenza senza sofferenza. E’ però agghiacciante che questa sofferenza la paghi chi, di quella conoscenza, non se ne fa praticamente nulla».

Emma dovrebbe scrivere ciò che Virgilio le chiede. Lei vorrebbe scrivere di Laika ma nel frattempo saltano fuori altre storie, altre vicende. C’è un fil rouge che lega tutte le protagoniste femminili del libro?

«Forse è l’eterna ricerca della consapevolezza di sé e di ciò che si vuole che, ovviamente, contrasta con il perimetro che viene spesso imposto dall’esterno e che, a sua volta, delimita il ruolo della donna, nella sua fase più innocua, ma arriva a delimitare anche i suoi desideri, le sue ambizioni e la sua vita nella sua fase più pesante».

Il rapporto che lega Emma e Virgilio sembra frutto del più classico dei cliché legati all’adulterio. Ma in verità la loro unione è la razionale conseguenza della volontà di Virgilio…

«L’adulterio è l’esaltazione della passione irrazionale. Il matrimonio è l’inno all’amore razionale. Se Emma riuscisse, soprattutto agli inizi del romanzo, a compiere gli atti di infedeltà a cui anela così tanto, forse riuscirebbe anche a uscire dai confini della sua unione con il marito e a scrivere».

Agli scrittori spesso si chiede se sia difficile dar voce a personaggi del sesso diverso dal proprio, presupponendo una diversità di vedute implicite. Nel tuo caso com’è stato portare sulla pagina i pensieri e gli stati d’animo degli animali?

«E’ stato più bello e gratificante di aver dato voce a dei personaggi umani. Anche se non si tratta in realtà di “dar voce”: gli animali generalmente ci parlano, forse basterebbe ascoltarli».

Già vincitrice del Campiello giovani, con questo terzo romanzo vieni candidata al Campiello “senior”. Con che sensazioni hai accolto questa candidatura e più in generale, che rapporto hai con i premi letterari?

«Sono emozionata. Ma sono anche una persona scaramantica, perciò evito di parlarne… »

Emma dice che il talento non dura. Che rapporto hai con la scrittura e con l’ispirazione?

«Citando Bergonzoni, lo scrittore è uno scritturato. Anche se sembra una banalità, l’ispirazione è elemento imprescindibile, dominante e purtroppo indominabile per chi ama scrivere».

 

 

Valentina Brunettin, udinese, ventinove anni. Ha vinto a soli diciassette anni il Primo Premio Campiello con il romanzo L’antibo (Marsilio) e pubblica a ventidue anni il suo secondo romanzo Fuoco su babilonia(Marsilio). I cani vanno avanti è il suo terzo romanzo e accende per Alet la collana Iconoclasti.

 

Fonte: www.tempostretto.it del 31 marzo 2010