“Un gesto d’amore per Roma contro il degrado che l’affligge”. Intervista a Marcello Sorgi per “Colosseo vendesi (Bompiani).


Marcello Sorgi

Marcello Sorgi

Un libro nato come un gesto d’amore verso Roma in cui uno dei decani del giornalismo italiano, viaggia sul filo dell’assurdo e della fanta-storia, per raccontare parafrasando la nascita del populismo, la situazione in cui versano i giornali e la classe politica italiana. In “Colosseo vendesi” (Bompiani, pp. 198 euro 12) il giornalista d’origini palermitane, Marcello Sorgi – già firma de L’Ora di Palermo, direttore del Tg1 e del quotidiano La Stampa del quale è oggi editorialista – per la prima volta si cimenta con la fiction portando in scena una parodia della scena politica italiana. Lo spunto guarda alla primavera del 2017: il “Governo dei Ragazzi” è caduto. “Il Capo” ha perso le elezioni anticipate e al suo posto è arrivato un “Successore” privo di scrupoli, pronto a tutto pur di salvare l’Italia dal default. Tanto che per risanare il bilancio salta fuori l’idea di vendere uno dei gioielli del patrimonio mondiale, il Colosseo, ad un facoltoso emiro arabo. Un libro ironico, persino cinico nell’evidenziare i difetti della classe politica italiana senza però perdere la speranza sul futuro che ci attende – rappresentata da tre giovani aspiranti giornalisti – «nonostante l’enorme debito pubblico e il populismo dilagante in rete che influenza anche la percezione delle notizie».

Una storia davvero incredibile ma non troppo…

«Per tanti anni sono stato un giornalista politico. Ho iniziato a farlo quarant’anni fa, attraversando il declino della Prima Repubblica e in seguito la nascita, la crescita e la crisi della Seconda. Ho scritto questo libro per puro divertimento e al contempo, come pegno d’amore verso Roma, perché fa davvero una gran pena vedere com’è ridotta oggigiorno. Inoltre, attraverso i tre ragazzi, giornalisti alle prime armi, racconto la crisi dei giornali, senza pietismi, anzi, lanciando qualche segnale di speranza. Inoltre sottolineo la nostra totale dipendenza da internet, evidenziando come sia cambiato nel tempo non solo la vita dei giornali ma soprattutto il modo di percepire le notizie per farle rimbalzare in rete».

3573839-9788845282089L’idea che un arabo possa comprare con i petroldollari il Colosseo è un’assurdità?

«L’intero libro viaggia sul filo del paradosso ma in passato Giancarlo Pagliarini, il ministro del bilancio nel 1994 sotto il primo governo Berlusconi, giunse a proporlo. Ovviamente lo presero per pazzo. Sì, questa è una storia di fantapolitica ma neanche troppo».

Perché ha scelto il Colosseo?

«Il protagonista è il Colosseo perché, esclusa la Muraglia Cinese, è il monumento più conosciuto al mondo. Un vero e proprio simbolo, tanto che nel mondo ne esistono ben settantadue copie, più o meno simili a quello originale che è rappresenta la storia di Roma».

Tanti personaggi si contendono la vetrina all’ombra del Colosseo…

«I personaggi del mio cuore sono in primis Dino Bricco, il direttore, un uomo dal cuore nobile alle prese con un giornale che fa acqua da tutte le parti. E poi lo sceicco arabo, Ibn Al Taib, i tre ragazzi e certamente il Successore, un uomo candido, inarrestabile, che davanti alle perplessità dice, “se dobbiamo tenerlo così il Colosseo, tanto vale darlo via, no?”».

Potremmo davvero vendere qualcosa per risanare il debito?

«È una questione che ritorna ciclicamente perché nonostante le politiche e lo stanziamento dei fondi, gli italiani amano i propri tesori».

Leggendo “Colosseo vendesi” si trovano tante somiglianze con i personaggi reali del mondo politico…

«Mi sono ispirato alla realtà perché tutto fosse verosimile e al contempo, paradossale. Il Capo del governo dei Ragazzi per molti è Renzi, il Successore potrebbe essere Salvini o Di Maio e il ministro della Cultura Ino richiama Franceschini ma in verità sono tutti mescolati, basandosi su molti fatti veri raccontati dai giornali…».

Il quadro politico è desolante.

«È difficile dare un giudizio generico ma i politici odierni sono accomunati dal fatto di trovarsi in un sistema in cui i partiti sono molto deboli o del tutto scomparsi, non vi sono ideologie e l’elettorato è esausto. Il risultato è una campagna elettorale permanente che li porta in tv tutto il giorno, sempre con un occhio sui social. Pensate a Berlinguer o Craxi, io li ho conosciuti entrambi. Berlinguer faceva al massimo un paio di interviste all’anno, con domande e risposte rigorosamente in forma scritta. Nella prima repubblica la vita dell’uomo politico era davvero molto diversa».

Si avvicina il referendum. Sarà il momento della svolta?

«Nel libro immagino che il Capo del Partito dei Ragazzi vinca il referendum e perda le elezioni anticipate. Andrà così? Difficile da dire, è ancora lunga la campagna elettorale e sarà serratissima ma il fronte del NO è in rimonta. Certamente Renzi sta facendo un grande lavoro ma se verrà sconfitto dovrà uscire di scena; se viceversa vincerà può darsi che andrà ad elezioni anticipate. Ciò che emerge, a mio avviso, è la sensazione di provvisorietà dilatata della nostra scena politica».

Ovvero?

«Durante la prima repubblica era possibile stabilire con precisione quanto sarebbe durato in carica un governo ma oggi è davvero un terno al lotto. Si naviga a vista e per Renzi la prova del fuoco sarà il referendum costituzionale del 4 dicembre».

Leggendo questo libro colpisce il lavoro svolto sulla lingua, facendo emergere la musicalità romana.

«Sì, per me era molto importante per narrare l’ambiente politico romano. Sono un palermitano che vive a Roma da 37 anni e mi sono accorto che chiunque si trasferisce nella capitale finisce per imparare o venire travolto da quella magica lingua, simile all’esperanto, che è il romanesco puro. In questo libro ho chiesto aiuto ad un amico e un collega, Filippo Ceccarelli che si districa a meraviglia nella lingua di Trilussa, perché quando tanti anni or sono andai a lavorare al Messaggero, fui colpito dal fatto che in prima pagina c’era una rubrica in romanesco e in redazione tutti, dal direttore in giù, parlavano in dialetto. Sarebbe stato un’assurdità raccontare Roma e il suo ambiente senza immergermi con il lettore in questa lingua magica».

FRANCESCO MUSOLINO ®

FONTE: GAZZETTA DEL SUD 16 OTTOBRE 2016

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2016/10/17, in Interviste con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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