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Ricerca dello scoop o etica? Simi svela i vicoli ciechi della cronaca nera.

LA RAGAZZA SBAGLIATA, GIAMPAOLO SIMI – SELLERIO, pp.400 euro 15

FRANCESCO MUSOLINO

Ogni giornalista di cronaca nera è ossessionato da un caso, un crimine, risolto o meno. Non si sottrae alla regola nemmeno Dario Corbo, il protagonista de “La ragazza sbagliata” (Sellerio, pp.400 euro 15) il nuovo libro di Giampaolo Simi. Simi gioca con il tempo, fra flashback, indizi e ricordi che riemergono dalle nebbie del tempo, per raccontare la storia di una ragazza comune, Irene, scomparsa nel nulla la notte del 9 luglio 1993 a Marina di Pietrasanta. La sua scomparsa, prima scambiata per una fuga d’amore o una voglia di libertà, come suggerisce la traccia di maturità ispirata da una massima di Tocqueville, mobiliterà la stampa nazionale e sarà il vero e proprio crocevia nella giovane carriera del protagonista, giunto ad un passo dal licenziamento per aver trattato la notizia con fin troppa enfasi da rotocalco. Ma erano altri tempi. Infatti lo scenario presente per lui è impietoso. Dopo essere stato un cronista arrembante, Dario ha avuto un lampo di notorietà ed è arrivato alla direzione di un magazine di successo, “Chi è stato?”. Poi è arrivata la crisi e nonostante tutto andasse bene, il CdA ha scelto di liquidare tutto e abbassare la saracinesca. Sono pagine dolorose quelle in cui Simi – mediante il suo protagonista – svela ciò che spesso può accadere in una redazione, la ricerca di un facile scoop per aizzare i lettori e aumentare la tiratura, la dura lotta quotidiana per la ricerca delle inserzioni, la pista del pregiudizio razziale per aumentare i click e i lanci a caratteri cubitali, salvo poi essere costretti a smentire tutto. Ma domani è un altro giorno, ciò che conta è non bucare lo scoop, no? La narrazione avvolge presto il lettore in un vortice e se la tragica fine della giovane ragazza è palese e ben presto nota – con tanto di torture e sevizie sul cadavere nascosto per giorni e giorni su una rupe – il vero dilemma è: sarà stata davvero Nora Beckford, figlia del noto artista, a compiere il misfatto? Era sotto gli influssi di alcool e sostanze o ha agito per motivi passionali? E i suoi presunti complici? Nora sta per uscire di galera e il presente si infiltra sotto il passato. Dopo la chiusura del magazine, Dario ha il conto in rosso, ha rotto con la moglie e deve fare i conti con un figlio adolescente con tendenze autolesioniste. È un uomo in caduta libera. Un libro-verità sul caso di Irene potrà sanare le sue finanze? Dovrà dunque riaprire i vecchi faldoni e mettere in dubbio tutto il processo, ribaltare la sentenza. Ma varrà la pena dare tutto in pasto ai media e alle telecamere? L’editore vuole farci un istant book, esige autofiction e così il nostro protagonista dovrà giocare sporco per poter pagare le bollette e recuperare l’onore perduto. Ma a quale prezzo? Simi riflette sul sistema mediatico senza moralismi. Perché dietro ogni scoop che affolla tg e carta stampata, si nascondono vite e segreti infranti e gettati in pasto alla pubblica piazza, affamata di crimini e vogliosi di un facile colpevole. Dov’è il confine fra la ricerca della verità e l’esigenza dello scoop?

FONTE: GAZZETTA DEL SUD, 2017

«Il ceto medio italiano è in via d’estinzione, come il tonno rosso…». Guido Maria Brera scoperchia la scatola nera della finanza.

Guido Maria Brera

Guido Maria Brera

«Ho iniziato a scrivere questo libro dieci anni fa. Per me è stato come un processo di autoanalisi per guarire…». Con queste parole comincia una lunga chiacchierata con Guido Maria Brera, chief investment officer di una importante società di gestione patrimoniale e autore del romanzo “I Diavoli – La finanza raccontata dalla sua scatola nera” (Rizzoli, pp.416 €17,50). Scrivendo il suo primo romanzo, fatalmente, gli è capitato proprio di immedesimarsi con chi specula in finanza, con i Diavoli, «con coloro che fanno di tutto per condizionare la realtà» ma, proprio come il suo protagonista, Massimo De Ruggero, anche Guido Maria Brera ad un certo punto della sua brillante carriera, decollata in giovane età sul suolo londinese co-fondando il gruppo Kairos, ha dovuto aprire gli occhi ammettendo a se stesso che non è possibile controllare tutto e che fra i numeri e la realtà delle cose corre molta, scomoda, distanza. Mentre nelle sale cinematografiche impazza lo sfrontato “The Wolf of Wall Street” biomovie dedicato alla vita del truffatore milionario Jordan Belford (Rizzoli ha appena pubblicato la sua autobiografia da cui è tratto l’omonimo film) e interpretato da Leonardo Di Caprio, tuffarsi nella lettura de “I Diavoli” può davvero servire ad aprire la scatola nera della finanza, per comprendere il ciclone economico in arrivo sull’Occidente. E del resto Brera – che è stato guidato nelle spire del processo creativo dal fresco vincitore del Premio Strega, Walter Siti – rinuncerà al proprio anonimato per incontrare le scuole predicando speranza nel prossimo futuro…

Chi sono i Diavoli?

«Sono tutti coloro che fanno di tutto per condizionare la realtà. Sono persone disposte anche ad andare contro ai processi naturali per cercare di garantirsi e garantire un futuro prospero ad una fetta dell’umanità, forse proprio quella che oggi è in declino». Leggi il resto di questa voce

Tu chiamale, se vuoi, Emozioni… intervista a Edoardo Boncinelli

«Ci illudiamo di sapere bene cosa sia la coscienza, siamo molto fieri di possederne una ma in fin dei conti siamo anche consapevoli di non sapere affatto come funzioni, come agisca su noi stessi e questo ci attira moltissimo». Il genetista Edoardo Boncinelli firma per Longanesi il suo 27° libro, Mi ritorno in mente – Il corpo, le emozioni, la coscienza (pp.253; €16,60), dove indaga sul rapporto che il nostro “IO” intrattiene con il proprio corpo e con la socialità, affrontando il tema delle emozioni («alla fin fine sono delle semplici pulsioni biologiche che ci spingono a cercare ciò che ci fa star bene») e, ovviamente, della morte: «Da questo punto di vista la penso proprio come Epicuro: “se ci son io non c’è la morte, se c’è la morte non ci son io”». E sul concetto di scienza etica ha le idee chiarissime: «Il compito della scienza è quello di mettere sul tappeto sempre delle novità. Non ci dovrebbe essere alcun limite al sapere scientifico, al limite si potrebbe discutere delle sue applicazioni pratiche».

“L’abisso che c’è fra la certezza che io ho della mia esistenza e il contenuto che tento di dare a questa sicurezza, non sarà mai colmato”. Professore perché ha voluto aprire il libro con questa citazione di Camus?
«In effetti è facile parlare di coscienza, ne parliamo con familiarità ma nel momento in cui cerchiamo di approfondire non sappiamo a cosa andiamo incontro».

Spesso si dice che l’uomo è l’unico animale a poter dire “IO” ma questo in termini pratici cosa significa?
«In realtà è una frase ad effetto perché gli altri animali non dicono proprio nulla ma probabilmente non sono in grado nemmeno di comprendere il riferimento all’Io, al loro posto nel mondo».

Com’è riuscito ad analizzare il rapporto dell’Io con la socialità, con il mondo?
«Se per “Io” intendo il mio corpo, i miei ricordi, le mie predisposizioni ed idiosincrasie, non è difficile poiché io sono un uomo fra i tanti e molto di ciò che sono è il frutto del mio rapporto con gli altri. Se, al contrario, per “Io” intendiamo la mia sensazione soggettiva, assolutamente privata, allora sono solo, solissimo».

Dedica parte del libro al concetto di mortalità, alla necessaria accettazione che molte cose sopravvivranno a noi stessi. Qual è il suo concetto di mortalità?
«La penso come Epicuro: “se ci son io non c’è la morte, se c’è la morte non ci son io”. E’ una soluzione che non consola nessuno perché tutti vorrebbero l’integrità perenne del proprio corpo ma l’Io non muore».

Lei è il perfetto esempio del “divulgatore scientifico”. Questo è il suo 27° libro, come nacque la sua passione per la scrittura?
«Sì, in 13 anni ho scritto 27 libri. Tutto è cominciato perché parlando mi sono reso conto che mi facevo capire ma mi rendevo anche conto che non sarebbe rimasto nulla e così, nel ’96, cominciai a scrivere il mio primo libro».

Come convivono il suo lato da studioso e quello da divulgatore?
«Per trent’anni ho fatto lo scienziato e poi ho ceduto il passo al divulgatore. Ma devono esserci necessariamente entrambi gli aspetti, non si può parlare di qualcosa che non si conosce alla perfezione».

Cos’è la coscienza e perché ci affascina tanto questo concetto?
«Noi ci illudiamo di sapere bene cosa sia, siamo molto fieri di possederla ma siamo anche consapevoli di non sapere affatto come funzioni, come agisca su noi stessi e questo ci attira moltissimo».

Mi incuriosiva molto sapere come mai ciascun soggetto assorbe diversamente le emozioni e reagisce diversamente agli stimoli esterni e ai propri ricordi.
«E’ normale che sia così. Basti pensare che anche a livello culinario ciascuno di noi ha i propri gusti per cui sarebbe impensabile supporre che a livello emotivo siamo tutti uguali. Inoltre bisogna tener conto del fatto che spesso i diverbi sono il frutto di fraintendimenti, di malintesi quasi inestricabili».

Da genetista come vive l’attacco continuo contro la scienza e i suoi limiti etici?
«In realtà il compito della scienza è quello di mettere sul tappeto sempre nuove novità. Credo che non ci dovrebbe essere alcun limite al sapere scientifico, al limite si potrebbe discutere delle sue applicazioni pratiche».

Edoardo Boncinelli è un genetista ed è professore di Biologia e Genetica presso l’Università San Raffaele di Milano. Collabora a Le Scienze e al Corriere della Sera. Ha pubblicato, tra l’altro, L’anima della tecnica (2006), La magia della scienza (2006), Idee per diventare genetista (2006), Il Male (2007),L’etica della vita (2008), Dialogo su Etica e Scienza (con Emanuele Severino, 2008), Come nascono le idee (2008), Che cos’è il tempo? (2008), Lo scimmione intelligente. Dio, natura e libertà (con Giulio Giorello, 2009) e Perché non possiamo non dirci darwinisti (2009).