Andrew Sean Greer confessa: «Sono letteralmente ossessionato dal tempo»


Annientata dalla morte del fratello gemello e dalla fine della sua relazione amorosa, Greta piomba in una profonda depressione e per venirne fuori si affida ai radicali trattamenti elettroconvulsivanti del dottor Cerletti. Siamo nel 1985, l’anno in cui il talentuoso scrittore statunitense Andrew Sean Greer – dopo i grandi favori della critica ottenuti con il suo libro d’esordio, “La storia di un matrimonio” (Adelphi, 2008) – decide di partire per ambientare il suo terzo romanzo, “Le vite impossibili di Greta Wells” (Bompiani, pp. 292€18). Ma al risveglio dopo il primo elettroshock, Greta si troverà catapultata nel lontano 1918 e in seguito nel 1941, generando una catena di eventi temporali che legano fra loro tutti i personaggi, compresa l’adorabile zia Ruth. Difatti, se nel 1918 Greta vive una tempestosa relazione adultera, nel 1941 ha riconquistato il suo amato Nathan e cerca di far coronare il sogno d’amore del proprio gemello, Felix, con il proprio compagno, nonostante le remore della società. Un libro in cui troviamo ogni forma d’amore, da quello egoista a quello generoso tanto che Greta, in fin dei conti, vorrebbe solo scovare una forma di Eden, un luogo a cavallo del tempo in cui tutte le persone che ama possano essere felici. Ma con lo svolgersi della matassa verranno fuori anche i paradossi, permettendo a Greer di far piombare il lettore in un cortocircuito temporale in cui è facile smarrirsi per poi ritrovarsi, cercando di trovare le risposte fondamentali. “Le vite impossibili di Greta Wells” sarà presto un film diretto da Madonna che ha prontamente acquistato i diritti cinematografici non appena il libro è stato pubblicato, con grande successo, negli U.S.A.

Un libro sorprendente. Com’è nato?

«La prima volta che mi parlarono di “Giorni Memorabili”, il  romanzo di Michael Cunningham, me ne feci un’idea completamente errata. Lo lessi pensando di trovare un certo tipo di trama e invece era completamente diverso. Solo a quel punto mi resi conto che avevo già inventato la trama per il mio nuovo romanzo. Questo».

Perché ha scelto questi tre precisi periodi storici per il suo libro?

«Inizialmente non avevo un’idea chiara degli anni che avrei scelto ma dopo mesi di ricerca mi hanno colpito alcune ripetizioni nella storia americana, soprattutto nel rapporto fra guerra e malattia. Solo a quel punto ho avuto la certezza che se avessi ambientato il mio libro in uno di questi periodi, sarei riuscito a creare un gioco di specchi temporali».

Greta, riflettendo nel suo peregrinare, sembra chiedersi se esista un momento storico in cui sia semplice essere donna…

«Proprio questo è il cuore del libro ma per me è stato chiaro che questo fosse il nucleo solo dopo tre anni di scrittura e riscrittura…»

Ma Greta sta davvero cercando una sorta di Eden, un luogo temporale dove tutte le persone che gli stanno a cuore sono felici?

«Sì, lei è convinta che debba esserci un attimo perfetto, un tempo in cui tutti sono felici e in pace. Tutti noi lo vorremmo in fondo, ci illudiamo che esista e continuiamo a cercarlo senza rassegnarci, proprio come fa Greta. Peccato che questo momento perfetto proprio non esista».

Qual è il suo rapporto con il tempo?

«Sono letteralmente ossessionato dal tempo. Non a caso è il tema principale di tutti i miei romanzi. Secondo molte discipline dovremmo vivere il presente ma il futuro e il passato, per me, sono molto più importanti e significativi».

“La mente sa ciò noi non sappiamo”. Questa è una delle frasi che ritorna più volte nel suo romanzo…

«Nel libro ho volutamente inserito delle ripetizioni perché volevo far piombare il lettore in un tempo ciclico. Sono convinto che noi sappiamo delle cose ma non sopportiamo di prenderne coscienza, pur essendo consapevoli che potrebbero salvarci la vita. Potremmo uscire da periodi negativi, deprimenti, lavorando per trovare questa voce per poi, finalmente, ascoltarla. Ma è più semplice non farlo».

Prima di accettare l’elettroshock, Greta si chiede se non sia normale essere tristi quando ti accadono cose molte brutte. Lei crede che la tristezza vada curata o vada vissuta?

«Credo che debba essere vissuta profondamente. Tuttavia io non combatto nemmeno la minima sofferenza del raffreddore. Al primo starnuto mi metto sotto le coperte e mi imbottisco di medicine».

Se potesse scegliere senza limiti di budget, chi vorrebbe nei panni di Greta per il film diretto da Madonna?

«Cavolo, faccio fatica ad individuare una giovane attrice sulla trentina che possa vestire i panni della mia protagonista. Mi piacerebbe una giovane Julianne Moore direi, ma posso svelare una cosa: nei giorni che precedevano l’uscita del libro, per lenire l’ansia, per riuscire a rilassarmi, immaginavo Anne Hathaway nei panni della mia Greta. Solo di una cosa sono certo: Meryl Streep sarebbe una fantastica zia Ruth, non crede?».

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud, 5 febbraio 2014

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2014/02/10, in Interviste con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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