Ildefonso Falcones non ha dubbi: «Oggi viviamo in una situazione economica paradossale».


Il suo romanzo d’esordio gli è valso milioni di copie vendute nel mondo eppure l’ha dovuto riscrivere ben nove volte prima che un editore spagnolo lo prendesse in considerazione. Era “La cattedrale del mare” con cui Ildefonso Falcones – già avvocato di successo – è divenuto famoso, bissando il successo con “La mano di Fatima”. Una trilogia degli esclusi che trova compimento con il suo nuovo romanzo, “La Regina Scalza” (Longanesi, pp.704 €19,90). Il sentimento principale di questo libro che ruota attorno alla musica e alla schiavitù, è certamente l’amicizia che lega le due protagoniste e narratrici – Caridad e Milagros – e andranno incontro ad un destino assai diverso, muovendosi su un palcoscenico storico davvero significativo come il tentativo di sterminio ai danni dell’etnia gitana, messo in pratica nel XVIII° secolo. Dopo aver parlato di ebrei e moriscos, Falcones torna a parlare dei reietti e dei perseguitati occupandosi di un popolo senza tradizione scritta e perennemente frainteso. Una lunga chiacchierata in un noto albergo milanese durante la quale si è discusso anche di scrittura, politica, economia e fortuna editoriale: “il talento è importante ma la fortuna è l’unica condizione necessaria per raggiungere il successo. Ma nonostante il successo non lascerei mai il mio studio: in tribunale incontro gente vera ogni giorno e questo mi permette di restare con i piedi per terra”.

Perché stavolta ha scelto i gitani?

«L’idea era quella di parlare della schiavitù e tramite il personaggio di Caridad pensavo di ambientare il romanzo a Cuba ma alla fine ho deciso di spostare il romanzo in Spagna e così ho portato in pagina la “musica negra”. Gli schiavi la utilizzavano per qualsiasi forma di espressione, tanto per parlare con le divinità che per lamentarsi della propria condizione. Ma quando ho cominciato a scrivere sapevo che avrei voluto parlare soprattutto del flamenco e della sua nascita…dunque non potevo non far entrare in scena i gitani».

Ebrei, moriscos e adesso i gitani ovvero gli esclusi e i perseguitati: è stata una scelta razionale?

«Parlare delle etnie perseguitate è certamente interessante tuttavia ne “La cattedrale del mare” il nucleo centrale del libro non riguarda le persecuzioni ebraiche pur essendo un aspetto molto importante; allo stesso modo ne “La Regina Scalza” la comunità gitana non rappresenta il fulcro della narrazione ma documentarmi a fondo è stato importante. Invece ne “La mano di Fatima” è proprio come dice lei, la persecuzione verso i musulmani, i moriscos spagnoli è il pilastro della storia, un aspetto oscuro su cui volevo far luce».

Veniamo alla scrittura: il doppio punto di vista femminile è stata una sfida, una scelta voluta, un tentativo di raggiungere un nuovo punto di vista?

«Si è trattato sia di una esigenza che di una sfida. Volendo parlare di musica ho pensato che la carica emotiva che trasmette sarebbe stata veicolata in modo migliore dai personaggi femminili, privilegiando anche l’aspetto della sensualità intrinseca. Ma è stata anche una bella sfida perché volevo che lo sguardo femminile riuscisse ad essere narrativamente credibile per i miei lettori».

Le sue trame sono elaborate da un punto di vista storico seguendo anche l’evoluzione dei suoi personaggi. Come si è orientato per la costruzione del libro: ha uno schema, un canovaccio o una vera e propria sceneggiatura di riferimento?

«Nessuna improvvisazione, per carità! Sin dall’inizio seguo uno schema dettagliato. Se scrivessi un romanzo d’amore potrei sicuramente lasciare spazio all’impeto ma con una trama storica tanto dettagliata e ricca di personaggi mi perderei, sarebbe un lusso inconcepibile. Prima di cominciare a scrivere so già come andrà a finire e quali saranno i picchi della narrazione in cui sarà possibile intervenire per variare la trama».

Lei ha dichiarato che “le ingiustizie non sono mai mancate nel corso della storia, nel Settecento come ai giorni nostri”. Dobbiamo rassegnarci al fatto che nonostante il progresso e le conquiste sociali, la vita sarà sempre una lotta?

«Le ingiustizie ci saranno sempre, finché ci saranno interessi umani contrapposti. Ma dal XVIII° secolo ad oggi le cose sono cambiate perché allora le vessazioni erano considerate come qualcosa di inevitabile mentre oggi siamo consapevoli del potere che ciascuno di noi può esercitare per influenzare l’opinione pubblica, anche grazie ai media. Ne “La Regina scalza” assistiamo al tentativo di sterminare un intero popolo mentre ai giorni nostri movimenti studenteschi si sono mossi per ottenere la riammissione in Francia di una studentessa gitana ingiustamente espulsa. Ma pensare ad una società idilliaca è un’idea peregrina, meramente utopica».

Diversi scrittori bestseller hanno avuto, come lei, un inizio assai difficile con numerosi rifiuti editoriali. La morale è che la tenacia alla fine viene premiata?

«Il fatto che il libro sia buono è una condizione necessaria ma non fondamentale. Ammetto che in parte il caso, in parte la fortuna e il fatto che qualcuno creda davvero al tuo lavoro, siano condizioni determinanti e non prevedibili, per raggiungere il successo».

Lei è un grande tifoso del Barcellona ma non intende scrivere in catalano: cosa ne pensa delle richieste di indipendenza della Catalogna?

«E’ una vera e propria pazzia. La Catalogna da oltre trent’anni è già indipendente da un punto di vista linguistico, identitario e culturale ed è questo ciò che importa davvero. Ma ai separatisti tutto questo non basta per cui vorrebbero arrivare all’indipendenza economica che, in potenza, sarebbe un disastro economico, una vera e propria idiozia».

Lei è abituato a guardare indietro nel tempo…come vede questa crisi economica?

«Oggi viviamo una situazione difficile che comprenderemo davvero fra trenta-quarant’anni. Abbiamo distrutto tutto, fatto piazza pulita dei principi del capitalismo, non esiste programmazione e tutti sembrano navigare a vista senza sapere cosa accadrà domani, figurarsi fra cinque anni. Di fatto, oggi il popolo presta il denaro alle banche e queste, poi, rifiutano prestiti agli stessi cittadini. Un vero paradosso. Quando riusciremo a venirne fuori il potere politico dovrà riformarsi pesantemente».

Magari con più donne al potere?

«Certo. Ci puoi scommettere».

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud, gennaio 2014

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2014/02/12, in Interviste con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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