Lelio Bonaccorso rivela: «C’è un filo rosso che lega la storia di Peppino Impastato a quella di Jan Karski»


Dopo aver raccontato la storia di Peppino Impastato, Che Guevara e Marco Pantani, la premiata ditta siciliana formata dal giornalista Marco Rizzo e dall’illustratore Lelio Bonaccorso torna in libreria con “Jan Karski – L’uomo che scoprì l’Olocausto” (Rizzoli Lizard, pp.160 €17,50) in cui raccontano l’avventurosa vita dell’uomo che per primo denunciò il dramma della Shoah, senza essere creduto. Un testo interamente a colori e dal tratto essenziale, capace di far rivivere il dramma di Jan Karski, scuotendo le coscienze ed evidenziando un fil rouge che corre da Peppino Impastato all’eroe polacco, passando per la storia dimenticata e poi riemersa di Attilio Manca.

Come avete scoperto la storia di Jan Karski?

«Il merito è di Marco Rizzo. Siamo partiti da un articolo di giornale e da lì ci siamo documentati, decidendo quasi subito di metterci al lavoro. La sua vita sembra tratta da un film di spionaggio hollywoodiano, basti pensare che quando cominciò a collaborare per i partigiani polacchi partiva da Varsavia scendeva dai Carpazi che non erano controllati dai nazisti, passava dalla Svizzera e giungeva a Parigi dove consegnava i suoi messaggi al governo esiliato polacco per poi tornare indietro. Fece questo dal ’39 al ‘43».

Perché avete scelto la sua storia?

«Siamo partiti da “La mia testimonianza davanti al mondo” (Adelphi, pp.513 €32) per raccontare la sua storia e l’assurdità della situazione che si venne a creare. Dai documenti raccolti emerge che gli alleati sapevano dei campi di concentramento già nel 1942/43 ma non fecero nulla e aspettarono sino al ’45 per intervenire.

Dunque non gli credetto. Come visse questo rifiuto?

«Molto male. Karski fu sempre molto critico con i governi che tacquero, partecipò a diversi documentari e cercò anche di realizzare un film ma fu sempre duramente osteggiato. Se dovessi trovare un parallelo penserei al Palazzo Cesi-Gaddi dove si trova l’Armadio della Vergogna con le ante rivolte al muro, contenente centinaia di fascicoli relativi a diversi eccidi nazisti. Sapevano ma non vollero far nulla anche in quel caso».

Il 14 febbraio ricorre l’anniversario della morte di Marco Pantani. Tu e Marco Rizzo ne avete raccontato la storia (Gli ultimi giorni di Marco Pantani, Rizzoli Lizard, 2011)

«Il ricordo di un grande atleta e la storia della sua fine avvolta ancora nel mistero. Sembra che non si voglia più indagare su una morte che sembra dovuta ad un omicidio più che ad un suicidio. Si è preferito bollarlo come un drogato».

®Jan Karski - Rizzoli Lizard

®Jan Karski – Rizzoli Lizard

@Jan Karski - Rizzoli Lizard

@Jan Karski – Rizzoli Lizard

Raccontare la Shoah con una graphic novel era una scommessa. L’avete vinta?

«Sì, penso di sì. Credo molto nella graphic novel come strumento narrativo dal grande potenziale, capace di veicolare messaggi rivolti soprattutto al mondo giovanile e difatti sempre più spesso vengono utilizzate nelle scuole anche come mezzo didattico».

In “Jan Karski” è evidente un’evoluzione del tuo tratto…

«Senza dubbio. Credo di evolvere di volume in volume, cercando di non ripetermi mai. In questo caso per la prima volta abbiamo realizzato un fumetto interamente a colori raggiungendo un alto tasso d’empatia con il lettore. Il mio tratto un po’ grottesco e cartoonesco mi contraddistingue sempre ma mi sono accorto che la semplicità, l’essenzialità del tratto colpisce subito il lettore e resta impressa nella sua mente».

Al di là della bellezza implicita non posso esimermi dal chiederti: come si realizza materialmente una graphic novel?

«Sembrerà strano ma prima si scrive e poi si disegna. Partiamo da un soggetto, poi nascono i personaggi e i primi disegni. A seguire si passa alla sceneggiatura e seguono gli storyboard, gli schizzi delle tavole da realizzare. A quel punto non resta altro che disegnare, scegliendo il tipo di tratto preferito».

Lelio Bonaccorso, nasce a Messina, fumettista e illustratore; Esordisce nel mondo del fumetto con Alien Press, Cronoche di Topolinia e Tunuè edizioni. Dopo una collaborazione come insegnante presso la Scuola del Fumetto di Palermo nella quale si è specializzato l’anno 2008, realizza nell 2009 insieme allo sceneggiatore Marco Rizzo, “Peppino Impastato un giullare contro la mafia ” (BeccoGiallo) pubblicato in Olanda dalla Sylvester Edizioni e in Francia dall’ Ankama, fumetto che vince il “Premio Satira” Forte dei Marmi 2009, il “Premio Giancarlo Siani” a Napoli nel 2009 , il “Premio Boscarato” come miglior sceneggiatura.
Nel 2011 pubblica “Gli ultimi giorni di Marco Pantani“ (Rizzoli-Lizard , Sylvester) , “Primo” (Edizioni BD), “Que Viva el Che Guevara” (Becco Giallo – Italia ; Panini – Spagna) sceneggiati entrambi da Marco Rizzo; sempre con il collega e amico trapanese, realizza gli “Arancini di Montalbano” di Camilleri sulla Gazzetta dello Sport e disegna per le americane Marvel “Fear itself the homefront” e la DC-Vertigo “The Unxeptable” .

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud (e parte inedita)

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2014/02/17, in Interviste con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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