Annarita Briganti torna in libreria: «La solitudine è una droga, come un jeans vecchio, troppo comodo».


Annarita-Briganti

Annarita Briganti

Dopo l’esordio con “Non chiedermi come sei nata”, la giornalista Annarita Briganti torna in libreria con il suo secondo libro, “L’amore è una favola” (edito anch’esso da Cairo editore, pp.192 €13) riportando in pagina la sua protagonista e alter ego, Gioia Lieve. Tornano i temi del libro d’esordio – il precariato culturale, la fecondazione (fu la prima a sollevare la necessità di riformare la legislatura della legge 40) e l’ostinata ricerca dell’amore in un mondo cinico e dominato dall’ego – ma non solo, visto che la Briganti tocca anche il tema, più che mai attuale, degli stalker e della violenza femminile – declinata non solo in senso fisico – ribadendo la necessità e il valore dell’amicizia fra donne, meglio se complementari (come accade nel quartetto del “cerchietto magico”) continuando, con ostinazione a ricercare l’Amore puro in una storia controversa – e con un eros torrido – al fianco dell’Artista, Guido Giacometti.

Torna Gioia Lieve fra precariato lavorativo e sentimentale, in giro per l’Italia, al fianco dell’Artista e confrontandosi con le amiche del Cerchietto. Com’è cambiata la tua protagonista?

«Gioia torna con un romanzo sui valori, sulle persone perbene, su quelle che seguono una certa linea sia nel pubblico sia nel privato, su quelle che non ti abbandonano e che conoscono la gratitudine, il rispetto, la correttezza, i sentimenti autentici. Sono stufa di storie e di gente falsa: dalle piccole cose – una telefonata, una risposta, un pagamento – ai grandi temi della vita – l’amore, l’amicizia, la carriera, chi vogliamo essere, cosa vogliamo fare da grandi, quale essere umano vogliamo diventare. Sono una romanziera e una persona vera. La mia eroina ha delle ferite profonde, raccontate nel mio primo libro/memoir, Non chiedermi come sei nata (Cairo), che in autunno e nella primavera 2016 andrà in scena al Teatro Alfieri di Torino con il mio adattamento drammaturgico, ma quello che le è successo e le succede non le impedisce di rialzarsi, di lottare per i propri sogni, di realizzarsi, senza mai smettere di credere in se stessa e negli altri. I romanzi non hanno sesso. C’è voglia di aria nuova, di serial killer e commissari abbiamo fatto il pieno. Franzen parla dei miei stessi temi. Il mio editore ha paragonato L’amore è una favola alla poesia Amore a prima vista di Wisława Szymborska. Circa la crescita di Gioia, questa donna determinata e appassionata cambia come tutti noi, in una storia che non vorrei svelare troppo, ambientata tra il mondo dell’Arte e dell’Editoria, tra Milano, Napoli, Sorrento, Roma, Torino, Parigi, New York… Si può sognare e allo stesso tempo viaggiare e decifrare la società in cui viviamo con un libro, io lo faccio sempre. Bisognerebbe riscoprire lo storytelling puro, sedersi attorno al fuoco delle pagine e condividere le vite dei personaggi, che in parte si basano su persone realmente esistenti».

826_lAl tema della fecondazione si affianca quello della violenza visto che Gioia subisce le attenzioni di uno stalker. Perché hai voluto scriverne, c’è bisogno di rompere il silenzio sul tema?

«In L’amore è una favola (Cairo) cito una frase di Lucia Annibali sul vuoto dentro che hanno le vittime di violenza. Gli aggressori non scelgono a caso, me l’hanno confermato anche gli esperti che ho sentito per documentarmi e analizzare la mia esperienza personale. Quando ti aggrediscono, vale lo stesso per il mobbing, altro crimine che ahimè ho subito, all’inizio vai nel pallone, non sai come uscirne, somatizzi. La conseguenza per me è stata anche un trauma fisico, dovevo raccontarlo, seppur con il filtro della fiction (autobiografica) e l’ironia che mi caratterizza. Il messaggio del mio romanzo, di quello che ho vissuto, è di non vergognarsi di chiedere aiuto, oltre a tutelarsi. Io, come farà a un certo punto Gioia, non sono sul citofono né sull’elenco telefonico, ormai fuggo se scorgo atteggiamenti violenti, su tutti i fronti. La violenza contro le donne, ma vale lo stesso all’inverso, pur con una casistica minore, non è solo quella fisica. Nel libro tratto anche quella che chiamo “violenza sentimentale”. Un tempo le relazioni iniziavano e finivano con un loro decorso, lungo o corto che fosse, ma sensato, se ne discuteva, al limite ci si tirava i piatti, però non restava la sensazione di brusca interruzione. Oggi alcuni vivono come in un villaggio vacanze, in un self service dei sentimenti, che non riescono più a provare. La precarietà lavorativa si è trasferita in camera da letto. Perché dovrei fare l’amore con te sapendo che il giorno dopo, in assenza di motivi plausibili, sparirai? È anche colpa di un uso distorto dei social, altro tema franzeniano, per molti diventano il mezzo per farsi un harem. Non sono una talebana della fedeltà, i rapporti più importanti si basano sul perdono, ennesimo spunto di L’amore è una favola e grande dote, ma non mi piacciono gli incontri superficiali. Preferisco costruire, nel lavoro e nella vita».

La tua Gioia non rinuncia all’eros ma cerca l’amore puro con ostinazione. La felicità arriva solo in coppia?

«La felicità è lo stato d’animo più individuale che ci sia e prescinde da quest’istituzione da riscrivere che è la coppia. Il mio Principe Azzurro, Guido, è un Artista famoso, in crisi. Ha i suoi segreti, le sue debolezze e imperfezioni, ma nei momenti buoni riesce a farci sentire come al liceo, quando quello che ci piaceva ci metteva le cuffiette e ci faceva ballare un lento. È un libro pieno di dialoghi, come accade raramente nei romanzi italiani, e di riferimenti colti, con una leggerezza calviniana. Quelli che si prendono troppo sul serio non hanno sostanza, non m’interessano. La solitudine è una droga, è come un jeans vecchio, troppo comodo. Sappiamo che ci stanno meglio altri vestiti, ma ci mettiamo quello. I miei due personaggi, come nel film Innamorarsi con Meryl Streep e Robert De Niro, dovranno conciliare le loro individualità spiccate con il desiderio di condividere le loro esistenze. La solitudine è comoda, ma è anche innaturale, abusarne può fare molto male, a prescindere dalla coppia, che, ci tengo a ribadirlo, dovrebbe essere riconosciuta in Italia anche al di fuori del matrimonio, con particolare riferimento alle unioni omoaffettive e alle adozioni e alla fecondazione per gay e single. Il libro è un inno alle relazioni: con i colleghi, gli amici e certo, con la persona di cui siamo innamorati. Gioia non cerca niente, ma è ancora capace di riconoscere gli incontri che ti cambiano la vita e per essi lotta, sogna e spera. Conosce Guido per un lavoro che non vorrebbe fare. Una delle sue amiche del “cerchietto magico” le chiede di scrivere la prefazione al catalogo di una mostra dell’Artista. Gioia non si occupa d’Arte, pur essendo una delle sue passioni. Non è particolarmente attratta dalla fama, i cui meccanismi conosce da vicino, ma la richiesta viene da una persona a cui vuole bene e accadono piccole magie per cui non può rifiutare. Al capitolo tre c’è il primo contatto diretto tra i due. Il primo gennaio di un anno nuovo Guido la chiama e niente sarà come prima, per entrambi, per il mondo artistico, per le persone che li circondano e per la società. Un battito d’ali, l’amore, un incontro tra due esseri umani, un’alchimia tra due corpi e tra due anime, può fare una rivoluzione, in un paese in cui ci vorrebbero più intellettuali e meno mafiosi, come scrivo nei Ringraziamenti».

FRANCESCO MUSOLINO®

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2015/11/03, in #3DomandeCon, Interviste con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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