Marcello Fois si racconta: «La letteratura è un atto rivoluzionario»


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Marcello Fois

«Gli scrittori hanno la capacità di vedere sotto la superficie delle cose. Un dono e al contempo una maledizione». Esponente della nuova letteratura sarda e co-ideatore del Festival delle Storie di Gavoi, Marcello Fois è innanzitutto, una delle voci più complesse e autorevoli del panorama letterario italiano. Scrittore prolifico (già vincitore del Premio Italo Calvino e del Premio Dessì), nonché sceneggiatore e commediografo, con il suo nuovo romanzo “Luce perfetta” (Einaudi, pp.314 €20) ha concluso dopo un decennio di lavoro, la sua imponente trilogia (iniziata con “Stirpe” e proseguita con “Nel tempo di mezzo”) narrando la saga familiare dei Chironi lungo tutto il Novecento e con essa, la storia d’Italia e delle sue tante trasformazioni, centrando l’attenzione sul tema identitario, sulle radici dell’azione. Fermo sostenitore della necessaria tutela della lingua sarda, Fois non ha abbandonato l’utopica speranza che un giorno la Sardegna, spogliata di ogni sentimento nostalgico, possa essere indipendente, pur ammettendo che «la strada da compiere è ancora lunga».

Perché la memoria e soprattutto il suo riscatto, è uno dei cardini dei suoi libri?

«La letteratura è un atto rivoluzionario, tramite essa dobbiamo rammentare che le cose così sono arrivate a noi, sono il frutto di un percorso radicato nel tempo. La letteratura che non fa questo lavoro, la maggior parte di quella odierna, è retriva, sterile, di fatto non è vera letteratura. Sono assai pochi i romanzi veri e propri che vengono scritti oggi perché il romanzo impone la memoria ma questo fatto non piace a tutti».

copertina-luce-perfettaCon questo libro si conclude, dopo dieci anni, la sua trilogia dedicata ai Chironi. Cosa prova ad aver scritto la parola “fine”?

«Provo dei sentimenti contrastanti. C’è il sollievo d’aver compiuto questo progetto che, talvolta, mi è sembrato un’impresa davvero titanica ma c’è anche della tristezza perché, tutto sommato, con i Chironi ho trascorso un lungo cammino, compresi periodi di alti e bassi. È stata veramente una straordinaria avventura».

La storia d’Italia corre parallela, sullo sfondo. È una metafora del rapporto fra la Sardegna e l’Italia?

«Non credo. Oramai siamo cittadini del mondo, siamo sardi – o siciliani – dappertutto nel mondo. La storia si è affrancata dal territorio e nel corso della trilogia il concetto di ideologia si è fortemente trasformato. In “Stirpe” occorreva essere precisi, pedanti, rigorosi; “Nel tempo di mezzo” veniamo contagiati dallo stupore, dal dubbio e dalla riflessione; infine ne “Luce perfetta”, entriamo nel terrificante ventennio degli anni 80-90, gli anni della replica continua in cui non si inventa più niente e persino i Chironi hanno perso la statura, la forza storica che li aveva contraddistinti».

Gli anni ’80 sono contraddistinti da tanti elementi, dalle speculazioni edilizie all’avvento dei paninari. La nostalgia è un sentimento positivo o da condannare?

«La nostalgia è un sentimento collegato all’impossibilità. Un luogo irraggiungibile ci rende nostalgici ma fer fortuna faccio un mestiere senza padroni e posso prendere un aereo quando voglio per tornare in Sardegna. Sviluppando questa trilogia volevo puntare l’attenzione sul peso della storia, sull’evidenza che non possiamo considerarci i primi cittadini della terra perché tutto è già accaduto. Chi ha poca storia alle sue spalle, chi ha letto pochi libri e vive nella continua sorpresa, cade di frequente in errore perché incapace di cogliere i segnali del passato, scegliendo sempre di pancia e mai di testa».

Possiamo dedurre che chi ci governa ha letto molto poco e non conosce la storia?

«E si vede. Ma non è una novità, né una sorpresa. Si sono illusi di aver inventato qualcosa che esiste da millenni. Dovrebbero darsi una regolata».

Cosa vede sotto la superficie oggi?

«Con rammarico colgo il fatto che gli anni 80-90 hanno prodotto generazioni molto informate ma poco formate. Si è rotto il fondamentale collegamento intergenerazionale e concetti come malattia, morte e vecchiaia sono considerati fatti anomali anziché evidenze biologiche».

Ha proposto la tutela della lingua sarda. Ma l’indipendenza dell’isola è solo una provocazione?

«È un’utopia. L’indipendenza bisogna permettersela sia in senso ideologico che economico ma questi due presupposti oggi mancano in Sardegna. Bisogna essere realisti e darsi da fare per non limitarsi solo a sparare slogan».

FRANCESCO MUSOLINO®

FONTE: GAZZETTA DEL SUD, 5 NOVEMBRE 2015

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2015/11/12, in Interviste con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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