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Francesco De Gregori a “Una Marina di Libri”: «La commozione unisce le anime delle persone più delle parole».

de-gregori-600x300«Questo libro coglie un momento di cambiamento. Continuo ad osservarmi, a muovermi. Non mi piace stare fermo». 65 anni compiuti da poco e 40 anni di successi alle spalle – da “Titanic” a “La leva calcistica della classe ‘68”, da “Alice” a “Rimmel” e “Prendere e lasciare” – il cantautore romano Francesco De Gregori si racconta a viso aperto in “A passo d’uomo” (Laterza editore), dialogando con il giornalista Antonio Gnoli. Un libro intenso, che spazia dalla memoria familiare – Francesco venne chiamato così in memoria dello zio, partigiano vicecomandante della brigata Osoppo, ucciso a Porzûs nel 1945 – dagli anni al Folkstudio al ruolo dell’artista nella nostra società, dal rapporto con la politica a quello con l’America, ricco di suggestioni che hanno avuto un picco nella fascinazione, umana e artistica, del cantautore Bob Dylan. Un cammino provocatorio, un’operazione di disvelamento che giunge a sino al più recente album, il ventunesimo, “De Gregori canta Dylan. Amore e furto”, in cui traduce e interpreta undici brani del musicista nato a Duluth, nel maggio del ’41. Leggi il resto di questa voce

Sogni e ciclismo sulle note di Conte. Intervista a Laura Bosio

La giovane Caterina Guerra è la protagonista de Le notti sembravano di luna (Longanesi), il nuovo romanzo di Laura Bosio, già autrice di diversi romanzi fra cui Annunciazione. Solo in sella alla sua bici Caterina si sente finalmente felice, riuscendo a scacciare via l’aria che si respira in casa dove i genitori non riescono a celare i loro disagi e le loro insofferenze. La Bosio racconta la vicenda con la voce di Caterina divenuta ormai adulta, rivelando, con una scrittura diretta anche i sentimenti più inconfessabili.

Come descriverebbe la sua protagonista?

Caterina ha dieci anni e ha un sogno: diventare un ciclista come i corridori del Giro d’Italia e del Tour. Il suo cognome, Guerra, come quello di un grande corridore, e le sue gambe sode, sottili e senza peli, le sembrano ottime premesse, forse una promessa. Con il ciclismo sogna la libertà solitaria ma Caterina non sa che per una donna degli anni Sessanta, il suo è un sogno impossibile. Attraverso lei volevo raccontare proprio l’infanzia stessa, quando tutto è nuovo e nulla è indifferente e il mondo sembra popolato da potenze misteriose: i bambini, non essendo coscienti, sono l’essenza stessa della vita.

La vita della famiglia borghese di Caterina sembra bonariamente perfetta ma in realtà è ricca di contraddizioni.

La vicenda è compresa tra il 1963 e il 1964, anni di espansione economica ma anche di crisi. I ruoli e i comportamenti erano rimasti rigidi e non corrispondevano alle spinte dinamiche della società, fra l’altro era imminente la più importante rivoluzione dei costumi della nostra epoca. I genitori di Caterina, un caporeparto di una fabbrica e una casalinga, hanno stranezze e insofferenze collegate al momento in cui vivono. Talvolta, di sera, il padre fa comizi agli orti che ci sono intorno alla loro casa per sfogare la voglia di cambiamento e la madre, molto bella e molto contraddittoria, impone alla figlia regole “borghesi” nonostante lei stessa si senta prigioniera di quella dimensione. Sono però gli occhi di Caterina che ingrandiscono tutto quanto: i genitori sono visti dai bambini come attraverso una lente che li deforma, facendone dei giganti, degli esseri quasi mitologici.

Questo libro è il suo atto d’amore verso il ciclismo?

Sì, anche. Sono un’appassionata di ciclismo, che non ho mai praticato, tanto meno da bambina. Il ciclismo è energia, coraggio, slancio, mi sembrava perfetto per raccontare il movimento e la forza dell’infanzia. In una canzone, intitolata Velocità silenziosa, Paolo Conte dice che “una bici si declama come una poesia che fa volare via”, che “la si ama come l’ultima delle fantasie”. Mi riconosco in questa canzone, potrebbe essere la colonna sonora del romanzo.

Fonte: Il Futurista n°22 del 3 novembre 2011