L’importante è partecipare. Ovvero anche se l’Italia ha fatto pena ai Mondiali almeno ci restano delle belle letture.


“L’importante non è vincere ma partecipare». Questa massima di Pierre de Frédy, altresì noto come barone di Coubertin può, forse, aiutarci ad uscire dalle polemiche relative alla prematura – assai prematura anche se non sorprendente ad essere sinceri – eliminazione della nazionale italiana dai mondiali di calcio che si stanno svolgendo in Brasile. Di fatto con Balotelli e compagnia già a casa, bisognerà pazientare sino a domenica 13 luglio quando alle 21 (italiane) si svolgerà la finale nel mitico, seppur rinnovato, stadio Maracanà. Ma pur non avendo alcun rimedio contro il malumore e le scelte effettuate dall’ormai ex ct Cesare Prandelli, possiamo comunque rifugiarci in quattro ottimi libri, sperando di dimenticare in fretta la disfatta ma soprattutto per capire perché noi italiani, e non solo, siamo matti per il gioco del pallone.

atlante2Cominciamo da un grande classico ovvero “Atlante dei Mondiali” (Isbn edizioni, pp. 352 €35) curato dall’editor e regista Massimo Coppola che il grande pubblico ha conosciuto tramite il talent show in onda su Rai3, “Masterpiece”. Un volume ricchissimo in cui ventidue scrittori e giornalisti – fra gli altri Gigi Riva, Giancarlo De Cataldo, Mario Desiati e Mario Sconcerti – fra aneddoti e retroscena raccontano venti edizioni della Coppa del Mondo, nata nel 1930 per volontà del dirigente calcistico transalpino, Jules Rimet.partitapallone-sellerio

Un’altra raccolta di scritti calcistici molto interessante è edita da Sellerio ovvero “La partita di pallone.
Storie di calcio
” (pp. 424 €15) curato da Laura Grandi e Stefano Tettamanti. Una carrellata di scritti – fra gli altri Vasco Pratolini, Gianni Brera, Manuel Vázquez Montalbán, Osvaldo Soriano, Nick Hornby e Davide Enia – cha parte dal calcio, dallo scontro sul manto erboso di ventidue uomini sino a spaziare sull’uomo, le sue passioni e le sue più intime debolezze.

serafini-bompianiSpesso ci si interroga su come sia cambiato il calcio ma, a sua volta, tramite esso possiamo leggere i cambiamenti della nostra famiglia, della nostra nazione. Un delicato e divertente viaggio nella memoria, sportiva e personale, è il saggio “Di calcio non si parla” (Bompiani, pp.134 €10) di Francesca Serafini, già apprezzata linguista, editor e sceneggiatrice. «Non è vero che il calcio non piaccia alle donne in senso assoluto, piuttosto per intere generazioni – afferma la Serafini – alle donne era quasi precluso il ruolo della tifosa nella società italiana ma, piano piano, ci stiamo arrivando, del resto al calcio si appassiona sin dall’infanzia o mai più». Parlare di calcio con la Serafini è appassionante e a tratti romantico: «il calcio per me ha un valore fortemente affettivo, tanto da diventare non un pretesto ma una via di fuga per raccontare il mio lessico familiare partendo dai ricordi di mio padre nella curva Sud della Roma per arrivare sino alle partite di questo mondiale, seguite in diretta con mio fratello, via WhatsApp». Per la Serafini, il pallone non è metafora ma piuttosto specchio: «il campo di calcio è un palinsesto, la tavoletta su cui si scrivevano storie che poi venivano raschiate via; il calcio è una forma di narrazione a tutti gli effetti secondo i canoni degli strutturalisti del ‘900, visto che non mancano l’eroe e la predestinazione ma c’è un vantaggio – conclude la Serafini – il calcio, come dice Eduardo Galeano, è il territorio dell’imprevisto». Insomma, alla fine la palla è pur sempre rotonda e fa quello che gli pare.

liviano-saggiatoreC’è ancora una prospettiva da esplorare. In “Gloria agli eroi del mondo di sogno” (Il Saggiatore, pp.304 €16), lo scrittore Giancarlo Liviano D’Arcangelo legge il calcio in modo simbolico, trasfigurativo. Così Lionel Messi diventa l’emblema del calcio moderno ovvero l’automa implacabile capace di replicare le prodezze, un vero e proprio uomo-automa. «Dopo aver parlato del mondo industriale in “Invisibile è la tua vera patria” (Il Saggiatore, pp. 256 €16) – afferma Liviano – ho deciso di raccontare il mondo del calcio, partendo dal mio vissuto. Del resto, la prima forma di narrazione cui mi sono appassionato da bambino è stato il calcio, poiché  in una partita ritroviamo tutte le dinamiche del racconto umano, dal fallimento al successo sino al rapporto con l’altro, compagni di squadra o avversari». Ma il calcio sta cambiando? «Oggi – conclude Liviano – sembriamo indirizzati verso uno sport fatto di super atleti e super uomini come Messi e Cristiano Ronaldo», giocatori capaci di non lasciar trasparire fatica ed emozione ma sia come sia, Liviano è convinto di una cosa: «il calcio continuerà ad emozionarci, è parte della sua essenza proprio come la narrazione».

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud, 27 giugno 2014

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2014/06/28, in Recensioni con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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