“Io non ho mai avuto paura. Adesso sì”. Intervista al giornalista Giacomo Di Girolamo

Giacomo Di Girolamo
Giacomo Di Girolamo

Contro l’antimafia” (pubblicato da Il Saggiatore, pp.243 euro17) «è un libro maledetto», un’amara e lucida lettera di resa rivolta a Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa Nostra. La firma il giornalista siciliano, Giacomo Di Girolamo (già autore di “Dormono sulla collina”) che ogni giorno conduce su Rmc101, Radio Marsala Centrale, la trasmissione “Dove sei, Matteo?”, rivolgendosi sempre a lui, il super latitante Matteo Messina Denaro. Di Girolamo rifiuta l’appellativo di giornalista antimafia (“una ciarlataneria”) e racconta in modo schietto l’evoluzione del movimento antimafia in Italia, lo svuotamento di significato degli slogan, la dittatura delle immagini – la foto di Falcone e Borsellino, sorridenti, affissa persino nei covi mafiosi – e l’incapacità generale di capire come sia cambiato il movimento mafioso. Eppure dal 2000 ad oggi, sono stati pubblicati ben 450 libri riconducibili al tema mafioso e sono migliaia le associazioni antimafia e antiracket presenti sul territorio. Già ne “L’invisibile” (edito nel 2010 da Editori Riuniti) Di Girolamo raccontò la biografia di Messina Denaro ma quel libro è scomparso nel nulla, fagocitato da una querelle editoriale. Oggi la ricetta fornita da Di Girolamo per ricominciare a combattere la mafia è dura: «bisogna smontare l’associazione Libera e tornare a studiare, sul serio, il fenomeno mafioso».

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“Al Nord, c’è la Milano da bere. Giù, la Palermo da morire”. Intervista ad Antonio Calabrò.

Antonio Calabrò
Antonio Calabrò

Il 10 febbraio 1986 ebbe inizio il maxi-processo nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo “che si concluse dopo 349 udienze, 1314 interrogatori, due lunghissime requisitorie dei pubblici ministeri Giuseppe Ayala e Domenico Signorino e 635 arringhe difensive d’una folla di oltre duecento avvocati, con 475 imputati”. Cosa Nostra, per la prima volta, venne punita in modo esemplare: Michele Greco, Salvatore Riina detto Totò ’u curtu, Bernardo Provenzano e altri 16 killer furono condannati all’ergastolo per un totale di 2665 anni di galera, confermando l’impianto accusatorio del pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto e composto da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Ma come si arrivò a questo maxiprocesso? “I mille morti di Palermo. Uomini, denaro e vittime nella guerra di mafia che ha cambiato l’Italia” (Mondadori, pp.256 €18.50) di Antonio Calabrò nasce dall’esigenza di non dimenticare il sacrificio delle vittime e la truce violenza dei carnefici, “ragionando con il passo della storia anche nei confronti delle nuove generazioni”. Del resto Calabrò – giornalista di lungo corso, nato a Patti nel 1950, oggi responsabile Cultura di Confindustria, vicepresidente di Assolombarda e Consigliere delegato della Fondazione Pirelli – negli anni della guerra di mafia era in strada, taccuino alla mano, raccontando quei fatti di sangue per “L’Ora” di Palermo, di cui era caporedattore. Un libro fatto di pagine dense di fatti, nomi e crimini efferati – fra cui l’omicidio del cronista Mauro De Mauro e quello di Piersanti Mattarella, l’allora presidente della Regione siciliana, fratello di Sergio, attuale presidente della Repubblica – ma è nel comporre il quadro d’insieme, lo sfondo animato, che Calabrò dimostra le sue doti narrative: negli anni Ottanta, al Nord, i soldi giravano, gli italiani impazzivano per Carmen Russo e Drive-in e quasi nessuno si curava del fiume di sangue che scorreva in Sicilia. Ovvero, per dirlo proprio con le parole di Calabrò, “al Nord, c’è la Milano da bere. Giù, la Palermo da morire”.
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I profughi, le leggi danesi, la crisi di Schengen e la letteratura. Intervista a Björn Larsson

 

Björn Larsson
Björn Larsson

«Senza Schengen, crolla l’Europa». Tornare in patria e dover mostrare i documenti alla frontiera, tornando indietro di parecchi decenni, quando l’Europa unita era ancora una lontana utopia. Accade oggi, nel 2016 ed è successo a Björn Larsson, filologo, traduttore, nonché uno degli autori svedesi più noti anche in Italia (i suoi libri sono tutti editi da Iperborea, l’ultimo è “Raccontare il mare”, 2015). Il flusso di migranti e profughi che dalla Siria preme contro le frontiere europee è destinato a sconvolgere la nostra economia e il nostro stato sociale. Lo dimostrano le rigide risposte normative danesi che hanno indignato Larsson e non solo. Ma cosa sta accadendo in Scandinavia? Che impatto hanno queste migrazioni sulla nostra coscienza collettiva?  Continua a leggere “I profughi, le leggi danesi, la crisi di Schengen e la letteratura. Intervista a Björn Larsson”

Stefano Crupi, A ogni santo la sua candela, Mondadori (Gazzatta del Sud, 13 gennaio 2016)

 

 

a_ogni_santo_la_sua_candela_la_napoli_corrotta_di_stefano_crupi (2)Donna Maristella ha una sola, granitica, convinzione: nella vita chi è debole è destinato a soffrire. Ma per andare avanti non si può puntare su un solo cavallo, al contrario bisogna essere capaci di ingraziarsi tutti i potenti e mostrarsi sempre riverenti nei loro confronti. Del resto ad ogni santo spetta la sua candela, no? Per suo figlio Ernesto – protagonista del secondo romanzo di Stefano Crupi dopo il felice esordio con “Cazzimma” nel 2014 – ha pensato ad una scalata in grande stile che lo porti lontano dalle amicizie pericolose dei Quartieri Spagnoli napoletani verso i piani alti della pubblica amministrazione, sempre in giacca e cravatta fra i rispettabili. Fresco di laurea in economia – quella utile per fare i soldi, altroché chiacchiere – le umili origini di Ernesto sono una zavorra per l’ingresso nel mondo del lavoro ma Maristella è abile nel muovere le pedine tanto da trovare sempre un’informazione utile, un motivo di ricatto per saltare la fila nella ruota del destino. E in ogni caso, Ernesto ha sempre pronto in tasca un paio di banconote per corrompere i più restii. Secondo Maristella gli uomini si dividono fra pecore e lupi, bisogna essere servizievoli coi potenti ma spietati con i sottoposti e stare sempre con le orecchie aperte, perché in ogni momento si può raccogliere un’informazione che possa tornare utile per un ricatto futuro. Proprio il rapporto fra la madre e il figlio è il cuore di questo libro narrato con una prosa fluida e ben ritmata, narrando senza fronzoli l’ambizione e la spietatezza cui si può ricorrere per fare carriera, giocando con abilità ora la carta della corruzione ora quella della lusinga o del ricatto. Tuttavia quando Ernesto giungerà in una posizione di comando nell’intricata macchina burocratica, entrerà in scena il boss Alfonso Malatesta con una lista di richieste per saldare il conto e guardare insieme al futuro. Ma come se non bastasse, Ernesto sta perdendo la testa per una femme fatale rumena con cui instaura una relazione di passione e potere che rischia di mettere in crisi la torbida scalata al potere voluta da donna Maristella.

A ogni santo la sua candela – Stefano Crupi – Mondadori, pp. 240 €18

FRANCESCO MUSOLINO®

FONTE: GAZZETTA DEL SUD, 14 GENNAIO 2016

 

«La nostra miopia sugli sbarchi odierni si somma a quella sul nostro passato storico». Alessandro Leogrande racconta “La Frontiera”.

Alessandro Leogrande
Alessandro Leogrande

«La frontiera è un termometro del mondo. Un insieme di punti immaginari, la moltiplicazione di una serie di luoghi in perenne mutamento». Nel suo nuovo libro, “La frontiera” (Feltrinelli editore, pp. 320 €17), Alessandro Leogrande – tarantino, classe ’77, giornalista, scrittore e curatore di diverse antologie – indaga con umanità il dramma dei migranti compiendo un piccolo miracolo, passando dal profilo generale della questione a quello personale, narrando l’epopea «senza alternativa» di diversi uomini, spesso giovanissimi, che hanno affrontato una morte probabile in mare per scongiurare una condanna certa, fuggendo dalla miseria, dalla guerra, dalla persecuzione in patria. Il racconto dei profughi non può prescindere dal nostro passato storico e non può essere governato senza uno sguardo al futuro. Il rischio è che si possano ripetere fatti violenti come quelli verificatisi nella notte di Capodanno a Colonia«l’inviolabilità del corpo delle donne non può essere messa in discussione, ma la politica delle perenne emergenza impedisce ogni tipo di possibile integrazione».  Continua a leggere “«La nostra miopia sugli sbarchi odierni si somma a quella sul nostro passato storico». Alessandro Leogrande racconta “La Frontiera”.”