“I romanzieri devono superare tutti gli stereotipi”. Michael Cunningham si racconta


Michael Cunningham

Michael Cunningham

Subito dopo aver ricevuto l’ennesima delusione amorosa, una luce nel cielo, un’aura che ha del soprannaturale rapisce l’attenzione di Barrett Meeks. È questione di pochi secondi ma quella visione tormenterà questo uomo, ateo e considerato un tempo un genio, stravolgendogli la vita, spingendolo verso la religione. Così prende avvio il nuovo romanzo di Michael Cunningham, “La Regina delle Nevi” (Bompiani, pp.288 €18) è uno di quei libri difficili da riassumere in poche parole. Il romanziere americano – bestseller e vincitore del Premio Pulitzer con “Le Ore” – ha preso spunto dalla tetra fiaba di Hans Christian Andersen per raccontare la storia di Barrett e di suo fratello Tyler, un musicista che ricorre alla droga per varcare la soglia dell’ispirazione e riuscire a scrivere la canzone perfetta in vista del matrimonio con Beth, malata terminale di cancro. Le tre esistenze dei protagonisti, pericolosamente in bilico sulla linea fra successo e fallimento, fra tenebra e luce, sono narrate in pagina con dolcezza da Cunningham, capace di raccontare anche la recente storia politica del suo paese, a partire dal secondo, inaspettato, mandato presidenziale per George W. Bush

Il suo libro, con i piedi ben piantati nella recente storia americana, trae spunto anche dalla fiaba di Andersen…

«Sono partito dal titolo di questa fiaba di Hans Christian Andersen perchè ero particolarmente attratto dalle parole “neve” e “regina” ma non sapevo affatto dove tutto ciò mi avrebbe condotto. Posso senz’altro dire che la storia di questo bambino condannato a vedere il mondo attraverso uno specchio maledetto mi ha colpito perché è un racconto assai diverso dalla fiaba classica».

Barrett veniva considerato un giovane genio ma finisce a vivere di stenti con il fratello, nei sobborghi di Brooklyn. Le interessano i personaggi che faticano a realizzarsi?

«Esattamente. Può capitare che qualcuno sia persino troppo bravo, troppo dotato, in diversi ambiti; per queste persone diventa complicato applicarsi su qualcosa in particolare. Ne conosco diverse di persone così, capaci di leggere la musica e comprendere la fisica, eppure hanno finito per tradire le aspettative altrui. Barrett, semplicemente, non vuol vivere una vita ambiziosa e sceglie di non entrare nella competizione. Oggi, un uomo che avrebbe potuto essere ricco e famoso e va nella direzione opposta, desta stupore».

michael_cunningham_la_regina_delle_neviCunningham alla luce della scelta dei suoi personaggi vorrei domandarle che rapporto stabilisce con loro: riesce ad essere distaccato o vive la storia in prima persona?

«Devo vivere la storia da dentro, immergermi fra i miei personaggi, nel contesto che ho creato per loro e in cui sono “liberi” di muoversi. Devo poterli osservare ma non voglio guidarli come fossero marionette. Ho bisogno di stare al loro fianco, senza mai giungere ad odiarli per le scelte che compiono».

Spesso la droga entra fra le pagine dei libri in modo negativo e stereotipato. Credo che lei cerchi di fare un passo avanti parlando di Tyler e della sua ricerca artistica, no?

«I romanzieri devono sempre andare oltre gli stereotipi. Lei ha correttamente notato che la droga viene trattata quasi sempre con toni moralistici e ipersemplificati: sei cattivo, la droga fa male, non puoi sfuggire alla realtà, smetti di drogarti. Io, invece, cerco di raccontare una diversa prospettiva. Chiaramente non dico che drogarsi fa bene, né voglio incoraggiare nessuno a farlo; voglio solo dire che non tutti i drogati sono stupidi, abietti e malvagi. Altrimenti cosa dovremmo dire di Cocteau e Castaneda?»

Il suo romanzo, ambientato nel 2004, racconta l’avverarsi del secondo mandato presidenziale di George Bush che scatenerà forti cambiamenti nella società americana sino alla presidenza di Barack Obama. A proposito, come giudica l’operato dell’attuale presidente degli Stati Uniti?

«Onestamente ho sentimenti misti nei suoi confronti. Credo che sia un uomo onesto, intelligente e dotato di moralità, cosa che non si può dire di molti ex presidenti. Si è battuto per la riforma sanitaria ed è stato il primo presidente che ha citato i diritti per gli omosessuali nel discorso di insediamento e tuttavia nessuno si sarebbe aspettato che Guantanamo fosse ancora aperto o l’uso massiccio dei droni per fini militari. Ma questa è la politica, la delusione è sempre dietro l’angolo».

Bush, Palin, McCain sono personaggi, seppure a latere, del suo romanzo. Eppure oggigiorno molti non si interessano affatto alla politica. La stupisce o la preoccupa questo atteggiamento?

«Sì, sono molto preoccupato. La politica ha un effetto diretto su come noi viviamo perché chi governa ha il potere di salvarci o di “fotterci”. Come può essere marginale la politica? Fate caso al fatto che molti romanzi americani sono ambientati in contesti de-politicizzati mentre è molto difficile che un romanziere sudamericano non colleghi in modo diretto la questione politica all’esistenza dei propri personaggi. Sono esasperato dagli scrittori che non capiscono che il contesto socio-politico dev’essere centrale in pagina, così come lo è nella realtà».

La visione di quella luce in qualche modo stravolge la vita a Barrett. Questa luce è il Godot di Beckett?

«Sì, ha fatto centro. Non saprei cos’altro aggiungere».

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud, 27 luglio 2014

Informazioni su Francesco Musolino

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe '81. Scrive di libri e cultura su diverse testate nazionali. Ha ideato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter.

Pubblicato il 2014/07/28, in Interviste con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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