Simonetta Agnello Hornby affascina il pubblico messinese e lo invita a scrivere le ricette familiari

Oltre duecento persone hanno accolto la scrittrice siciliana Simonetta Agnello Hornby in occasione della sua presentazione presso la libreria Circolo Pickwick di Messina, svoltasi mercoledì 28 settembre.

Circa due ore serratissime, durante le quali la scrittrice – autrice di libri best-seller come “La Mennulara” e “La Monaca” – ha intrattenuto e affascinato il pubblico con ironia e la sua proverbiale­ ars oratoria. L’occasione di poter parlare del suo ultimo libro, “Un filo d’olio”(Sellerio) ha permesso alla Hornby – che ha dialogato conFrancesco Musolino e Bianca Favaloro – di ripercorrere ­gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, fra aneddoti curiosi e divertenti aneddoti. La cucina siciliana, non priva di influenze ed esperimenti, è stata la grande protagonista dell’incontro e la scrittrice ha salutato il pubblico con un invito accolto con grandi applausi: «Scrivete le vostre ricette e quelle della vostra infanzia. Non abbiate paura di provare e di mettervi in gioco».

L’evento fa parte del cartellone di presentazioni organizzato e curato dal giornalista Francesco Musolino che proseguirà, giovedì 6 ottobre (h 18,30), con la presenza della scrittrice Elvira Seminara, autrice di “Scusate la polvere” (Nottetempo edizioni).

«La libreria Circolo Pickwick – ha affermato Stefano Trifirò – si appresta a tagliare il traguardo dei due anni di vita. L’incontro fra Simonetta Agnello Hornby e i lettori messinesi è certamente uno fra i momenti più belli che ricordo. Un segnale chiaro che la città ha tanta voglia di cultura di qualità».

Fonte

Elisabetta Migliavada:«Scovare nuovi autori e farli apprezzare è la cosa più bella del mio lavoro»

Ha 33 anni e da 10 lavora nel campo dell’editoria. Dopo 4 anni intensi e proficui a Piemme è approdata a Garzanti dove dirige – a febbraio saranno 6 anni – il settore narrativa straniera. In un’Italia sempre più gerontocratica, il suo è un lampante esempio che una via diversa è davvero possibile, anche nel combattuto mondo dell’editoria. I risultati ottenuti la dicono lunga su lei, del resto basta leggere le top 5 degli ultimi mesi per trovarvi – ancora oggi – diversi fra le autrici che ha scovato come Vanessa Diffenbaugh, Clara Sànchez, Ruta E. Sepetys e Kim Edwards, con cui decollò l’intero e redditizio progetto della letteratura femminile UpMarket.

Il suo nome è Elisabetta Migliavada,  dirige il settore narrativa straniera di Garzanti e racconta le future strategie commerciali, passando dal blog sino ai fiori…

Il profumo delle foglie di limone e Il linguaggio segreto dei fiorisono ancora nella top 5 dopo molti mesi. Come avete scoperto questi libri e qual è il segreto del loro successo, a tuo avviso?

Sono due storie molto diverse. Il libro della Sànchez era in classifica in Spagna e ci siamo subito interessati perché racconta una storia sul nazismo ma con una chiave molto moderna. E’ una come me, una trentenne che si trova dinnanzi a due vecchietti apparentemente buoni e carini ma che in realtà, incarnano il male assoluto. Il libro della Diffenbaugh è un molto diverso perché la protagonista è una donna molto sofferta che riesce a comunicare solo tramite i fiori. L’acquisizione di questo libro è di per sé una storia intensa visto che stavo tornando da Londra a Milano in macchina, per via del vulcano islandese che aveva bloccato il traffico aereo e questo libro mi ha stregato tanto che in un’ora avevo già letto 150 pagine. Sono libri e storie agli antipodi ma in comune hanno uno stile originale, capace di catturare subito l’attenzione del lettore, tenendolo inchiodato alla pagina sino alla fine.

Su quali titoli punterete in questo autunno e soprattutto per Natale?

E’ già uscito un libro importante per noi, si tratta di “Avevano spento anche la luna” di Ruta E. Sepetys. E’ già in classifica e noi siamo davvero contenti. Questo titolo l’abbiamo acquisito perché è molto potente ma soprattutto perché narra le tragiche deportazioni nei gulag stalinisti che subirono le popolazioni dell’Est. La voce narrante della ragazzina raggiunge il grande pubblico e strappa quel velo di silenzio che coprì questa drammatica vicenda per molti, troppi anni. Inoltre è uscito il nuovo libro di Kim Edwards, “Un giorno vi troverò” ed è un ritorno davvero molto atteso dopo l’enorme successo di “Figlia del silenzio”. Lei ci portò molta fortuna e inaugurò l’intero filone narrativo UpMarket femminile che ci condusse alla Sànchez e alla stessa Sepetys. Una piccola curiosità, ancora relativa alla narrativa straniera: a novembre uscirà un prezioso libretto regalo ovvero “I messaggi segreti dei fiori”, scritto a quattro mani da Vanessa Diffenbaugh e Mandy Kirby, esperta di fiori. Sarà una sorta di dizionario che svelerà non solo i fiori legati alle emozioni ma anche un modo perfetto per comunicare, un perfetto regalo insomma.

Garzanti, in linea con l’editoria americana ma fra i primi in Italia, ha un forte legame con gruppi di lettura “atipici”, come i blog. Come mai avete puntato tanto sul web?

Nei blog e in rete, spesso lavorano persone molto attive e ricettive con le quali stabiliamo subito un ottimo rapporto. La competizione fra i blog e i gruppi tradizionali di lettura non ci interessa né la vogliamo stimolare ma spesso queste giovani menti sono molto ricettive soprattutto per le iniziative più innovative. Credo che oggi sia necessario promuovere la lettura fra le persone giovani e i blog e i gruppi di lettura sono la piattaforma più adatta e versatile per entrare in contatto con gli adolescenti. A mio avviso dovrebbe essere una strategia adottata da tutti.

Qual è la cosa più bella del tuo lavoro?

Senza dubbio è quella di trovare nuovi autori. Scovarli. E ovviamente riuscire ad imporli sul mercato, facendo in modo che la gente se ne appassioni.

Credo sia significativo che Garzanti ti abbia affidato la direzione di settore così importante. A tuo favore parlano i grandi risultati ottenuti ma in un’Italia che Travaglio giudica gerontocratica, può essere un momento di cambiamento?

In generale contano i risultati ma ho la fortuna di lavorare in un bel gruppo, dove c’è un team giovane e affiatato e soprattutto i meriti vengono riconosciuti. Credo che sia tempo di cambiare nel nostro paese e per questo serve una grande forza di volontà perché sarà un processo lungo. La gavetta è inevitabile e necessaria ma è importantissimo trovare un ambito lavorativo nel quale impegnarsi a fondo e dal quale ricevere le giuste gratificazioni.

Fonte: www.tempostretto.it del 29 settembre 2011

Matteo Strukul: «La mia Mila? Ero stanco di eroine della narrativa italiana molto remissive»

Matteo Strukul è il numero 1 di Sabot/Age, la nuova collana delle Edizioni E/O (curata da Massimo Carlotto) e con “La Ballata di Mila” (pp. 224; €17) ha avuto il merito di riportare in auge il genere pulp, dato per spacciato troppo presto. Oltre le numerose fonti di ispirazioni letterarie e cinematografiche, Strukul trae spunti anche dalla sua terra, «il Nordest della Bassa, degli ippodromi, dell’Altopiano dei Sette Comuni».

Ma qual è il senso della collana Sabot/Age? «Lungi dallo scrivere indagini travestite da romanzi, gli autori tenteranno di porre il tema all’attenzione del pubblico. Un modo per destare un allarme sociale che, nonostante tutto, non è mai esploso». Al centro del suo romanzo c’è una mafia cinese tracotante che si prende gioco dei padani veneti assorbendo le tradizioni locali per meglio spadroneggiare sul territorio, ormai piegato fra soprusi, violenze e tacita corruzione lasciando i cittadini nel ruolo di vittime indifese. Tranne la sua Mila Zago, «una vittima destinata suo malgrado a diventare carnefice».

Riguardo al concetto di multiculturalismo e integrazione, Strukul afferma: «E’ necessario evitare qualsiasi scontro fra culture, anzi, bisogna promuovere l’integrazione attraverso percorsi antropologici come la conoscenza reciproca della cultura d’origine, la cucina, lo spettacolo, il teatro. Ma in Italia, ahimé, sembra davvero impossibile capirlo…».

Con “La Ballata di Mila” hai rilanciato il genere pulp con vigore. Questo stile ti è assai affine ma come ci sei arrivato? E’ il frutto del tuo bagaglio letterario o della tua visione della vita?

Entrambe le cose. C’è tutto quello che leggo (noir e pulp), penso ad autori come Victor Gischler, Massimo Carlotto, Irvine Welsh, Don Winslow, Tim Willocks, Alan D. Altieri, Joerg Juretzka, Buddy Giovinazzo, Elmore Leonard, Joe R. Lansdale, Chester Himes, Allan Guthrie, Anthony Neil Smith, Cormac McCarthy, James Lee Burke, Patrick Quinlan, David Peace e moltissimi altri e poi ai fumetti di Warren Ellis, Garth Ennis, Alan Moore, Frank Miller. Poi c’è quello che vedo: i film di Sam Peckinpah, Werner Herzog, Robert Rodriguez, Quentin Tarantino, Sergio Leone, Neil Marshall, Riuhey Kitamura, John Woo, Takeshi Kitano, Guy Ritchie, William Friedkin, Michael Cimino, David Fincher. Però c’è anche quello che vivo: il Nordest della Bassa, degli ippodromi, dell’Altopiano dei Sette Comuni. Una terra epica e meravigliosa che non smette di sorprendermi e di rappresentare l’ambientazione perfetta per le storie che mi frullano in testa.

Mila sembra essere il perfetto emblema della collana Sabot/Age. Una donna che si rifiuta di essere uno stereotipo, una vittima indifesa…

Guarda, non avrei potuto dirlo meglio. Da una parte credo che il personaggio rappresenti, in sé, un tentativo di sabotaggio di una cultura molto maschilista come quella italiana, ancora ferma agli anni ’50. Ho voluto una donna destabilizzante al centro della storia, una protagonista capace di dominare gli uomini da un punto di vista mentale e fisico. Ero stanco di eroine della narrativa italiana molto remissive, relegate a ruoli secondari, come se una donna non potesse essere il centro anche “action” di un romanzo. Però è vero, Mila è una vittima e diventa carnefice suo malgrado. Andrà fino in fondo, però, applicando un concetto di giustizia molto personale, figlio di contraddizioni e rabbia, ma per certi aspetti, la sua, sarà una reazione assolutamente comprensibile.

Riguardo la mafia cinese nel veneto credi che l’allarme sociale sia esploso troppo tardi come avvenuto per la ‘ndrangheta a Milano?

Il punto è che l’allarme sociale non è affatto esploso. Voglio dire: i fatti esistono e certamente forze di polizia e procura stanno lavorando alla grande. Quello che latita secondo me è proprio la cronaca locale e nazionale. In effetti Sabot/Age prova a rispondere proprio a questo. Lungi dallo scrivere indagini travestite da romanzi, gli autori tenteranno di porre il tema all’attenzione del pubblico, utilizzando i generi più diversi: pulp, commedia, horror, post-apocalittico, noir. Sarà una collezione di contenuti e non di genere e ogni libro sarà strettamente connesso all’altro, rappresenterà il tassello di un mosaico più complesso, ma incompleto senza anche uno solo dei romanzi pubblicati.

Il fatto che la mafia cinese possa scegliere di rompere il suo isolamento e aprirsi ai costumi e alle tradizioni italiane, può essere un ulteriore fattore di rischio?

Certamente, anche se non la vedo molto probabile come ipotesi. La mafia cinese è caratterizzata da forte chiusura circa i propri riti e regole. Vero è che, come già quella russa, quella cinese cerca con le mafie autoctone la cooperazione e il conflitto rimane l’extrema ratio. Ma non mi ci vedo i cinesi ad aprirsi troppo, piuttosto il loro rinchiudersi in una cellula autosufficiente che un po’ alla volta cresce fino a mangiarsi il Paese ospite mi pare, ahimè, un’ipotesi molto più frequente.

Multiculturalismo è la parola d’oro del momento. Vista la tua attività nel mondo giuridico vorrei chiederti se trovi giusto che parte della società civile italiana – dai circoli ARCI ad alcune frange della sinistra – mettano in dubbio il principio stesso della reciprocità. Dove risiede l’equo confine fra apertura mentale e senso di colpa occidentale?

Guarda, non saprei dirti se manca la condizione di reciprocità. Però è vero che il conflitto fra culture non è la soluzione. Non penso a un inesistente Paese di Bengodi ma il tentativo di rimuovere la paura come unico elemento di confronto questo sì! La soluzione? Il promuovere l’integrazione attraverso percorsi antropologici come la conoscenza reciproca della cultura d’origine, la cucina, lo spettacolo, il teatro. In città come Berlino e Amsterdam, in cui vivo e ho vissuto, le feste delle minoranze etniche sono un classico da fine settimana. Puoi mangiare il cibo thailandese, vedere le loro cerimonie, parlare con la gente e lo stesso avviene per le minoranze con gli olandesi o i tedeschi. Quindi, a ben vedere, hai proprio ragione. D’altra parte, promuoverei quell’agognata integrazione attraverso percorsi di condivisione. E’ pur vero, però, che se continuiamo a considerare la cultura come qualcosa che non riempie la pancia non andremo da nessuna parte. E questo non l’ho certo detto io. Ad esempio a Padova con Sugarpulp organizzeremo un festival dedicato alla letteratura pulp-noir. Molti aficionados verranno da tutta Italia per parlare con Massimo Carlotto, Joe R. Lansdale, Jeffery Deaver, Victor Gischler. Tim Willocks. Trascorreranno un fantastico weekend in un bellissimo centro culturale a Padova, prenoteranno camere d’albergo, cene ai ristoranti. La cultura creerà un indotto e le persone trascorreranno un weekend diverso e stimolante. Ma perché in Italia è così difficile capirlo? Perché, ahimè, siamo un popolo che ha smesso di credere nella forza dell’arte e della cultura e questo, se continuiamo così, ci perderà definitivamente.

Infine vorrei chiederti: ti senti un sabotatore?

Non so se mi sento un sabotatore ma è certo che il personaggio di Mila Zago rompe geometrie e consuetudini di una certa narrativa italiana. Rappresenta per certi aspetti il catalizzatore ideale per provare a scrivere in un modo che ricordi l’andare al cinema o il bere un milk-shake. La scrittura non può essere solo analisi degli stati d’animo e contemplazioni interiori. Basta! Secondo me è ora di fare un po’ di spettacolo, di colorare le storie, ricordiamoci di Gianni Rodari, Italo Calvino, Emilio Salgari: loro avevano un gran ritmo, avevano brio, sorriso. Sono loro gli italiani che mi hanno influenzato, sarebbe ora di ripartire da lì per arrivare al videogame, al fumetto, al cinema e provare a mescolare tutto per vedere cosa succede. In questo senso, se vuoi, mi sento un sabotatore.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Scoperto dallo scrittore Massimo Carlotto, è cofondatore di Sugarpulp – movimento letterario dedicato al pulp-noir, www.sugarpulp.it – e ha collaborato con riviste (Buscadero, Jam, Classix) e quotidiani (Il Mattino di PadovaLa Nuova di Venezia e MestreLa Tribuna di Treviso). Responsabile dell’ufficio stampa di Meridiano Zero, è dottore di ricerca in diritto europeo dei contratti e ha pubblicato saggi musicali su Massimo Bubola e Massimo Priviero. Il suo racconto “Bambini all’inferno” è stato pubblicato sul Manifesto. 
La ballata di Mila per la collezione Sabot/age delle Edizioni E/O è il suo primo romanzo. Vive insieme alla moglie Silvia fra Padova e Berlino. Il suo sito è www.matteostrukul.com. Potete scrivergli a matteostrukul@sugarpulp.it.

Fonte: www.tempostretto.it del 26 settembre 2011

Francesco Fioretti a Messina: «Stanno cercando di svendere il patrimonio culturale italiano»

Il cartellone di presentazioni letterarie organizzato dalla libreria “Circolo Pickwick” di Messina ha preso il via sabato 24 settembrecon ottimi risultati.

Francesco Fioretti, autore del best-seller “Il libro segreto di Dante”, edito da Newton Compton ha dialogato con il giornalista Francesco Musolino – curatore del cartellone – e ha incontrato un vivace e numerosissimo pubblico di lettori.

Un incontro durato oltre un’ora e mezzo, durante la quale Fioretti ha narrato l’inizio della sua carriera da romanziere, i tre anni di studio e approfondimenti «necessari per ricostruire nei minimi dettagli le ambientazioni» e ha poi svelato: «la Divina Commedia contiene tutto, è un atlante dell’anima, anche per questo moltissimi intellettuali la considerano l’Opera per eccellenza. Il Faust di Goethe deve così tanto alla Divina Commedia che paradossalmente si potrebbe quasi pensare che Dante l’abbia scritta per ispirare Goethe…e del resto anche Borges gli ha tributato grandi onori, senza dubbio meritati».

Fioretti è stato maestro nell’affascinare il pubblico persino parlando di filologia e dei suoi studi universitari fiorentini assai impegnativi ma successivamente ha anche evidenziato le numerosissime analogie fra il periodo che ha portato sulla pagina – la fine del Duecento e l’inizio del Trecento – e l’attuale crisi economica: «L’Italia purtroppo è abituata alle crisi e alle riprese economiche, la nostra storia, sin dal tempo dei Comuni è piena di questi saliscendi. Nel Trecento il crack dei grandi banchieri fiorentini fu originato dall’insolvenza degli inglesi cui avevano concesso prestiti di entità mostruose. Così fallirono le grandi dinastie di banchieri toscane come i Peruzzi. Avremmo molto da imparare dal nostro passato e forse, scrivo anche per sottolineare l’importanza dei tempi che furono, troppo facilmente dimenticati».   

«Dante – ha affermato Fioretti – non verrà mai ridotto ad una icona pop come è accaduto per Shakespeare, perché è un personaggio scomodo e fondamentalmente è molto più vicino all’etica protestante perché crede che ciascuno debba salvarsi da solo, senza alcun lieto fine cristiano. Ma Dante è un personaggio che affascina e grazie a Benigni ha riguadagnato grande auge ed è sempre di grandissima attualità. Dovremmo  – ha proseguito Fioretti – solo imparare a leggere la Divina Commedia in modo diverso, come fosse un grande romanzo moderno, il più grande di tutti».

Infine, incalzato dal pubblico, Fioretti ha dichiarato: «Non è vero che con la cultura non si mangia ed è una vera e propria follia che si stia cercando di svendere la cultura italiana».

Telese, Carlotto, Agnello Hornby, Fioretti…annunciato il cartellone di presentazioni letterarie del “Circolo Pickwick”

Luca Telese, Massimo Carlotto, Simonetta Agnello Hornby, Francesco Fioretti, Giovanni Fasanella, Enzo Maiorca, Carlo Mazza, Elvira Seminara, Eva Clesis, Laura Bosio, Massimo Maugeri, Simona Lo Iacono, Chiara Caprì e Nadia Terranova.

Sono questi i nomi dell’autunno letterario in arrivo alla libreria “Circolo Pickwick” di Messina (via Ghibellina, 32).

Un cartellone ricco di scrittori e giornalisti autori di best-seller che ruotano attorno al tema del mare per eccellenza, il nostro Mediterraneo. Si comincia sabato 24 settembre (ore 19) conFrancesco Fioretti e “Il libro segreto di Dante” (Newton Compton) nel quale l’autore indaga su un mistero che ruota attorno al sommo poeta e la sua Divina Commedia. Già giunto alla ventesima edizione, il libro di Fioretti inaugura un cartellone letterario ideato dal giornalista messinese Francesco Musolino che condurrà ciascun incontro.

Domenica 25 si prosegue con la presentazione de “Il Cavedio” (Fernandel), cui parteciperà una dei quattro autori, la messinese Nadia Terranova, con letture di Mariapia Rizzo e Antonio Alveario. Il mese di settembre si chiuderà con l’incontro con l’autrice Simonetta Agnello Hornby che, mercoledì 28, presenterà il suo ultimo e acclamato libro, “Un filo d’olio” (Sellerio editore). L’incontro sarà l’occasione per parlare proprio di scrittura e cucina, di memoria e gastronomia siciliana, due temi tanto cari alla scrittrice siciliana.

Ottobre sarà un mese caldissimo con quattro presentazioni letterarie per tutti i gusti. Il 6 ottobre sarà la volta della giornalista e scrittrice catanese Elvira Seminara – la quale presenterà il brillante “Scusate la polvere” (Nottetempo)-, seguita dalla giovane firma pugliese, Eva Clesis, autrice di “E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco” (Newton Compton) che presenterà il proprio libro presso la libreria “Circolo Pickwick” il 12 ottobre. Il 18 ottobre sarà la volta del notissimo giornalista Luca Telese che presenterà il suo ultimo libro, “La Marchesa, la villa e il Cavaliere” (Aliberti editore) e dialogherà sull’attualità politica e sul cambiamento dei costumi nella società italiana. Il ricco mese di ottobre si chiuderà il 26 ottobre con un romanzo avvincente sul cambiamento del lessico familiare ovvero “Le notti sembravano di luna” (Longanesi) di Laura Bosio.

Il mese di novembre sarà all’insegna del giornalismo e della riflessione civile. Il giornalista Massimo Maugeri (“Viaggio all’alba del millennio”, PerdisaPop) e il magistrato Simona Lo Iacono (“Stasera Anna dorme presto”, Cavallo di Ferro) presenteranno i loro libri il 3 novembre. Una riflessione sulle vittime della mafia e sul dramma della criminalità organizzata in Sicilia sarà al centro dell’incontro del 10 novembre con Chiara Caprì, socio fondatrice di Addiopizzo e autrice di Libero (Castelvecchi editore), toccante libro-inchiesta dedicato alla tragica vicenda di Libero Grassi. Completa l’intenso mese di novembre l’incontro del 15 novembre con la leggenda del mare, il siracusano Enzo Maiorca (“Sotto il segno di Tanit”, Mursia) la cui presentazione sarà arricchita dalla proiezione di filmati delle proprie immersioni.

Il cartellone di presentazioni letterarie della libreria “Circolo Pickwick” di Messina, si chiude a dicembre con altre due suggestive presentazioni, a cavallo fra letteratura e giornalismo d’inchiesta. La firma de Il Fatto QuotidianoGiovanni Fasanella, presenterà “Il Golpe Inglese” (Chiarelettere) il 3 dicembre e le sue scottanti rivelazioni saranno alla base del dibattito con il pubblico presente. Infine il 15 dicembre si chiude con un grande evento ovvero la doppia presentazione del maestro del noir mediterraneo Massimo Carlotto e di Carlo Mazza, i quali fra fiction e realtà, indagano con dovizia di particolari e una scrittura sempre brillante sul dominio della criminalità nel Veneto (“Alla fine di un giorno noioso”, Edizioni E/O) e lo scandalo della sanità in Puglia (“Lupi di fronte al mare”, Edizioni E/O).