Consigli d’autore da Marsala

Oltre sessanta “big” dell’informazione – da Marco Travaglio a Peter Gomez, da Luca Telese a Carlo Lucarelli, da Massimo Carlotto ad Antonio Pascale – e noti personaggi del mondo dello spettacolo e della musica – come Lella Costa, Serena Dandini e Paolo Fresu – sono stati protagonisti della tre giorni del 2° festival del giornalismo d’inchiesta “A Chiarelettere”, svoltosi a Marsala (organizzato dall’agenzia Communico, Mismaonda e la casa editrice Chiarelettere con il patrocinio del Comune di Marsala e la fondamentale partecipazione a titolo gratuito di tanti ragazzi marsalesi). Il tema centrale della kermesse era Viva Italia, biografia di un paese da inventare, spunto per una riflessione sul nostro paese, ormai prossimo al suo 150° anniversario, e su alcuni temi sempre caldi come immigrazione, lavoro, precariato, corruzione, speculazioni edilizie e “la cricca”. Ma al contrario di ciò che si potrebbe pensare non si è dato adito ai facili pessimisti, anzi, è stato proprio Marco Travaglio ad affermare: «questo non è certo un momento allegro eppure è sicuramente interessante perché prossimo a grandi cambiamenti che non potranno non riguardare tutta la collettività».

 

Ecco i consigli di lettura d’autore Satisfiction.

Luca Telese: Per chi è appassionato dei misteri italiani consiglio “Piazza Fontana, noi sapevamo” diAndrea Sceresini, Nicola Palma e Maria Elena Scandaliato. E’ l’appassionato lavoro di tre ragazzi che hanno dato una lezione di giornalismo a tutti andando sino in Sudafrica senza alcuna certezza né rimborso spese, per intervistare il generale – dichiarato latitante – Gian Adelio Maletti. Un’inchiesta bellissima che racconta molti misteri italiani, godibile anche per chi non sa nulla per gli anni di piombo.  Una vera lezione di giornalismo fatta da tre ragazzi giovanissimi di cui dovremmo far tesoro.

 

Carlo Lucarelli: Non è mai facile consigliare un libro ma io suggerisco l’ultimo che ho letto, “A long, long way” di Sebastian Bailey. E’ la storia di un ragazzo irlandese che diventa grande durante la prima guerra mondiale facendo il soldato. Sento parlare spesso di rabbia, delusione e questo libro di guerra in trincea mi è sembra un perfetto specchio di questi tempi.

 

Serena Dandini: Senz’altro “Hanno tutti ragione” di Paolo Sorrentino. Un romanzo assolutamente fuori dagli schemi con uno stile contenuto che coinvolge il lettore sino a fargli sentire davvero vicino il protagonista, Tony Pagoda. Sorrentino ha una capacità narrativa straordinaria che gli permette di parlare con ironia ma anche con profondità, dell’Italia degli anni ’60 guardando ai giorni nostri.

 

Lella Costa: “Boy A” di Jonathan Trigell (premiato con l’”Edoardo Kilhgren Opera Prima”), un libro davvero sorprendente che porta sulla pagina una vicenda che ha sconvolto l’Inghilterra molti anni fa ovvero l’uccisione di un adolescente per mano di suoi coetanei. Trigell immagina la vita di uno dei protagonisti ed io sono rimasta affascinata dalla forza della sua scrittura.

 

Paolo Fresu: Suggerisco “Conversazioni con Glenn Gould” di Jonathan Cott. Un libro illuminante perché lo possono leggere gli appassionati di musica ma anche coloro che non la conoscono affatto. Gould riesce a raccontare il mondo della musica con metafore suggestive e con un linguaggio sorprendente che riesce a trasportare altrove il lettore.

 

Antonio Pascale: Consiglio “Pane e Bugie” di Dario Bressanini non solo perché sfata i luoghi comuni legati all’alimentazione ma per la metodologia critica che utilizza. Bressanini svela con chiarezza il processo mentale che sta dietro la formazione delle stesse opinioni nel “sentire comune” e ciò differenzia nettamente questo libro dagli altri che affrontano lo stesso tema.

 

Francesco Piccolo: Ho amato moltissimo il libro di Edoardo Nesi, “Storia della mia gente”. E’ prezioso perché nella nostra narrativa i racconti dell’alta borghesia, del mondo industriale, sono molto pochi e Nesi racconta il decadimento dell’industria tessile di Prato con lucidità ma, visto che lo fa in prima persona, anche con grande dolore ed empatia. Inoltre mi piace sottolineare il contributo che un romanziere può dare al mondo dell’inchiesta proprio perché può usare una scrittura fatta di esperienza vissuta che può risultare davvero molto potente.

 

Giorgio Vasta: Ho trovato caldo ed incandescente nelle sue percezioni l’ultimo libro di Carlo De Amicis, “La battuta perfetta”. Vi si descrive il percorso di uomo, Canio Spinato, dominato dal desiderio di piacere che prenderà nettamente le distanze dal proprio padre, funzionario RAI legato ad un’idea pedagogica della tv. La scalata del protagonista alle reti commerciali, la sua completa adesione “ai consigli per gli acquisti”, lo porterà a divenire consulente personale  di Silvio Berlusconi per tutto ciò che riguarda le sue battute e la volontà di piacere agli altri. Credo De Amicis riesca ad individuare cos’è accaduto da un punto di vista antropologico alla nostra società e come sia cambiato il concetto stesso di vergogna.

 

Ferruccio Sansa (giornalista de Il Fatto Quotidiano): Consiglierei “Due” di Irène Némirovski, un libro che indaga i rapporti fra uomo e donna. L’autrice, che morì nei lager nazisti, descrive  una lucida analisi della passione che lega i due protagonisti ma analizza anche i singoli componenti che fanno parte di un legame amoroso, influenzando inevitabilmente l’andamento del rapporto stesso.

 

Lorenzo Fazio (direttore editoriale Chiarelettere): Vorrei consigliare “Questo è il paese che non amo” di Antonio Pascale perché è un libro che ci aiuta molto a ragionare sulla mancanza di stile, cultura e bellezza degli ultimi anni di questa nostra Italia martoriata. In Pascale troviamo una denuncia sacrosanta che però ci aiuta anche a riflettere sui nostri giorni, dandoci lo stimolo per ricominciare ad impegnarci in prima persona. Pascale, inoltre, ci fornisce i mezzi per ripensare alla nostra società, portando avanti una cultura di tipo più scientifico che non tenga conto solo dell’emotività ma anche della ragione.

 

Massimo Carlotto: Consiglio “Tre secondi” di Roslund Anders e Hellström Börge perché sconvolge completamente la nostra immagine del romanzo nordico, raccontando per la prima volta l’infiltrazione della mafia polacca in Svezia e di come questo paese, così democratico e civile, reagisca. Un libro dal taglio mediteranno che va assolutamente letto.

 

Fonte: Satisfiction del 3 giugno 2010

Marco Travaglio attacca: «Più fanno leggi ad personam, più dimostrano la loro debolezza»

Marco Travaglio
Marco Travaglio

Era l’ospite più atteso al festival del giornalismo d’inchiesta. E non ha deluso il suo pubblico.
Torinese classe ’64,editorialista e co-fondatore de Il Fatto Quotidiano. Fra i tanti nomi eccellenti presenti 2° festival del giornalismo d’inchiesta “A Chiarelettere”, Marco Travaglio era certamente il più atteso e difatti il suo incontro/spettacolo, Povera Patria, era davvero gremito, colmando ogni tipo di posto disponibile nel cortile del Complesso San Pietro che l’ospitava. Continua a leggere “Marco Travaglio attacca: «Più fanno leggi ad personam, più dimostrano la loro debolezza»”

Anche voi siete chemofobi?

É meglio lo zucchero bianco o quello di canna? E’ vero che il caffè decaffeinato è cancerogeno? Il microonde altera davvero le molecole, dunque lo si può utilizzare? Sapete che tutto intorno a noi c’è il temibile monossido di diidrogeno? Cos’è il glutammato e perché molte aziende dichiarano di non aggiungerlo? Nel suo libro, Pane e Bugie (Chiarelettere) il chimico Dario Bressanini risponde a queste e a tante altre domande circa il cibo e la nostra chemofobia, ovvero la paura delle sostanze chimiche ma è un timore ingiustificato perchè «il 99,9% delle sostanze chimiche che ingeriamo si trova in natura». Voi lo sapevate?

 

Com’è nato Pane e Bugie?

Sono un chimico, collaboro da tempo con la rivista Le Scienze e mi affascinano particolarmente i temi legati alla chimica in cucina e agli alimenti in genere. Col tempo mi sono avvicinato anche a temi più “politici”, come il km 0, il biologico e l’OGM. Sono davvero tanti i luoghi comuni, le leggende metropolitane e i miti legati al mondo dell’alimentazione che spesso danno luogo a conseguenze imprevedibili, magari sfociando in catene di Sant’Antonio inarrestabili. Questo libro vuole far luce su tante questioni anche pratiche, ad esempio se sia meglio usare lo zucchero bianco o quello di canna, partendo da un approccio chiaro ma soprattutto scientifico.

Nel suo libro sfata tanti miti, uno di questi è il fatto che il 99,9% delle sostanze chimiche che ingeriamo si trova in natura…

Un chimico sa bene che tutto ciò che ci circonda è fatto di sostanze chimiche che si trovano in natura. Quando mangiamo un pomodoro o beviamo un succo d’arancia, stiamo ingerendo migliaia di sostanze chimiche diverse, poi la chimica moderna è stata in grado di sintetizzarne tante altre che prima non esistevano. Ciò che è importante sottolineare è la necessità di non generalizzare: ciò che è chimico non è necessariamente dannoso per noi. Anzi.

Lei rivela il clamoroso caso del Monossido di Diidrogeno (DHMO): un elemento presente nelle piogge acide e nelle cellule cancerogene. Eppure non è ancora stato messo al bando!

E’ una beffa che gira su internet che io ho ripreso e ampliato per far capire quanto sia facile creare allarmismo nel campo alimentare. E’ verissimo che questo elemento si trova nelle cellule cancerogene ed è anche un solvente industriale ma il DHMO è semplicemente acqua! Se invece dell’acqua avessi preso una sostanza poco conosciuta, avrei potuto creare un allarmismo o al contrario, proporre una fantomatica sostanza dagli effetti benefici.

Per lei il terrorismo mediatico legato al mondo alimentare è in parte colpa dei giornalisti, che usano male le fonti e il linguaggio scientifico, ma anche il frutto delle catene di sant’Antonio. Proprio pochi giorni fa ho ricevuto una mail con una lunga lista di prodotti “probabilmente” cancerogeni. Insomma, il singolo consumatore come può informarsi?

Prima di tutto deve cancellare le mail con le catene di Sant’Antonio: sono tutte false. Ci sono molti siti che smascherano queste bufale, come quello di Paolo Attivissimo. Capisco l’allarmismo ma il consumatore deve aprire gli occhi e fidarsi solo di fonti certe, già questo è un ottimo punto di partenza.

Cos’è la Chemofobia? Cosa comporta nel consumo di alimenti quotidiano?

La Chemofobia è la paura delle sostanze chimiche ma come abbiamo visto tutto ciò che mangiamo è chimico. Ma queste paure sono sfruttate a livello commerciale come nel caso del Glutammato, una sostanza naturale usata per rendere più appetibili i cibi. Alcuni consumatori ne hanno paura e per tale motivo la loro presenza è nascosta nelle etichette inserendo direttamente alimenti che lo contengono, come avviene per i dadi biologici. E’ legittimo per carità ma è fatto per fuorviare il consumatore, aggirando la sua paura delle sostanze chimiche.

Biologico vuol dire per forza “sano?

Affatto. Ma non vuol dire neanche “dannoso”. Il termine biologico si riferisce al processo di produzione che di per se non dice nulla sul prodotto finale. E’ bene dire senza fronzoli che le pratiche naturali non sono automaticamente sane tuttavia i terreni utilizzati dovrebbero essere meno soggetti all’inquinamento e ai pesticidi. Ma ovviamente bisognerebbe valutare il tutto caso per caso perché gli agricoltori “tradizionali” non vanno avanti solo grazie ai pesticidi, anzi, talvolta i “pesticidi naturali” sono più dannosi di quelli “chimici”.

Il microonde si può usare o no?

Credo che il microonde non faccia più paura oggi. La gente lo associa al concetto di radiazioni ma i termini scientifici hanno un significato preciso che a volte viene travisato nel linguaggio quotidiano. Addirittura, il microonde riesce a preservare le qualità di alcuni cibi, ad esempio le verdure.

Veniamo al decaffeinato. E’ vero che fa male?

Dipende. Il caffè stesso contiene sostanze tossiche in alte dosi, come la caffeina. Alcuni processi di decaffeinizzazione usano solventi organici dannosi ma ciò ormai non avviene più, almeno in Italia. Basta guardare la tazzina: quei vecchi processi toglievano tutta la cremina, invece oggi il decaffeinato viene realizzato tramite l’acqua. Io stesso, ad esempio, lo bevo con piacere.

Dario Bressanini è ricercatore universitario presso il dipartimento di Scienze chimiche e ambientali dell’Università degli studi dell’Insubria a Como, dove svolge anche attività didattica. Ha pubblicato circa sessanta lavori scientifici su giornali e riviste nazionali e internazionali. Collabora con la rivista «Le Scienze», su cui tiene la rubrica mensile -Pentole e provette- dedicata all’esplorazione scientifica del cibo e della gastronomia. È anche autore del popolare blog -Scienza in cucina-, dove affronta con taglio scientifico sia temi gastronomico-scientifici sia argomenti legati alle biotecnologie agrarie, alla produzione agricola, alla percezione del rischio alimentare e alla chimica in cucina. Nel 2009 ha pubblicato per Zanichelli un libro divulgativo sugli organismi geneticamente modificati dal titolo -Ogm tra leggende e realtà-.

Fonte: www.tempostretto.it del 4 maggio 2010