Le stelle cadenti, metafore del nord-est italiano. Chiara Passilongo si racconta a #3DomandeCon

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Chiara Passilongo

Che fine ha fatto la locomotiva d’Italia? Che ne è stato di quel nord-est operativo e brillante, dalla cui inventiva prodigiosa doveva derivare la ripresa dell’Italia intera? Perché si è spento quel sacro furore? Nel suo ambizioso romanzo d’esordio, La parabola delle stelle cadenti (Mondadori, pp.384 €18.50) Chiara Passilongo, racconta la storia di una famiglia italiana e attraverso essa, come una lente, rilegge gli ultimi quarant’anni della nostra storia. Al centro delle vicende, il capo famiglia, Achille Vicentini, imprenditore nel ramo dei dolciumi con fantasie destrorse e al suo fianco la moglie Nora – dalla forza contrastante – e i due figli gemelli, Francesco e Gloria, destinati ad un futuro diverso da quello desiderato dai propri genitori. La Vicentini srl diventa San Lorenzo srl e la sua storia si intreccia, pagina dopo pagina, con quella della nuova generazione, riflettendone sia i trionfi che gli amari fallimenti. Uno spaccato intergenerazionale, un’istantanea su campo aperto, che la Passilongo ha scelto di narrare con un ritmo vivace, strizzando l’occhio allo storytelling odierno, rivelando la capacità di maneggiare con destrezza una materia viva e socialmente complessa, alternando al punto di vista sui singoli destini, quello sull’Italia che muta, che scivola via, lontana dal sogno. È un piccolo caso anche il dietro le quinte della pubblicazione di questo libro e ancor prima l’idea della Passilongo di scrivere un romanzo, nei ritagli di tempo, cercando una via alternativa a quella tracciata.

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Gli sbafatori, Camilla Baresani, Mondadori (“Gazzetta del Sud” – 21 ottobre 2015)

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L’affare Mondazzoli fra apocalittici e integrati. Sei opinioni d’autore.

Apocalittici o integrati? Fieri difensori delle libertà o realisti osservatori delle leggi capitalistiche del mercato editoriale? Nonostante la percentuale di lettori in Italia sia vergognosamente bassa – secondo fonti Istat, rispetto al 2013, la quota di lettori di libri è ulteriormente scesa dal 43% al 41,4%, piombando sino al 31.3% nelle isole – quasi tutti gli italiani hanno esternato la propria opinione in merito all’acquisizione da parte di Mondadori del comparto libri di Rcs per 127,5 milioni di euro. Il colosso di Segrate aveva nel suo ricco carnet già Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer, Frassinelli ed Electa, cui si aggiungono Rizzoli e Rizzoli International Pubblications, Bompiani, Marsilio, Fabbri, Bur, Sonzogno, Etas e tutta la divisione education. Solo Adelphi si è tirata fuori visto che l’editore Roberto Calasso l’ha ricomprata personalmente, detenendone adesso il 71%. Un’operazione importante che ha anche destato comprensibile scalpore, con appelli e petizioni firmati da scrittori di fama – fra cui Umberto Eco e Chiara Valerio – eppure non sarebbe giusto tacere il fatto che le grosse perdite di bilancio di Rcs esigevano un drastico intervento. Così, dopo un’estate trascorsa a paventare scenari diversi, “Mondazzoli” – neologismo di rara bruttezza – è divenuto realtà. Questo in attesa del verdetto dell’Antitrust che potrebbe sancire la cessione di qualche elemento per ridurre il rischio che si attui un monopolio culturale, vista la quota di mercato totale che oscilla sul 35%. E accantonati i discorsi sui massimi sistemi capitalistici restano sul piatto le esigenze concrete perché, come ricorda Sandro Veronesi nelle pagine di “Caos Calmo”, una fusione aziendale comporta sempre inevitabili perdite di posti di lavoro, tagliati in nome delle necessità di bilancio. Gazzetta del Sud ha voluto interpellare sei scrittori per capire che aria tiri oggi nel mondo dell’editoria. Continua a leggere “L’affare Mondazzoli fra apocalittici e integrati. Sei opinioni d’autore.”

«Oggi il pm Di Matteo corre un rischio davvero enorme». Sebastiano Ardita racconta “Catania Bene”.

Sebastiano Ardita
Sebastiano Ardita

«Per capire il fenomeno mafioso oggi è necessario comprendere come si spostano gli ingenti capitali sul mercato» e proprio la dimensione affaristica è centrale nel fenomeno di Cosa Nostra catanese, la cui disamina è l’oggetto del libro “Catania Bene” (Mondadori, pp.200 €20) di Sebastiano Ardita, Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Messina. Un libro-vademecum per capire come si sia evoluta la mafia sotto l’Etna e come sia possibile comprendere gli scenari futuri.

Perché Catania Bene?

«Alla luce di decenni di esperienza professionale, ho voluto raccontare il fenomeno di Cosa Nostra catanese, giungendo a delle valutazioni complessive. Senza una ricerca del comune denominatore è impossibile comprendere la mafia odierna e i suoi rapporti con il potere e le istituzioni». Continua a leggere “«Oggi il pm Di Matteo corre un rischio davvero enorme». Sebastiano Ardita racconta “Catania Bene”.”

Lisbona, la grande guerra e il desiderio di libertà. Intervista a David Leavitt

David Leavitt
David Leavitt

Dopo aver stupito pubblico e critica con “Il matematico indiano” (Mondadori, 2007), il ritorno dello scrittore americano David Leavitt al romanzo era molto atteso. Finalmente lo scrittore di Pittsburgh, in anteprima internazionale alla sedicesima edizione di PordenoneLegge e subito dopo al Taobuk, ha presentato “I due hotel Francfort” (Mondadori, pp.252 €22 tr. it Delfina Vezzoli) in cui racconta Lisbona nel giugno del 1940, invasa da migliaia di rifugiati in attesa dei visti verso gli Stati Uniti, verso la salvezza. In questa sorta di oasi surreale – fra alcool, giornali stranieri e cibo in abbondanza – Leavitt racconta la vita di due coppie statunitensi, Julia e Pete Winters ed Edward e Iris Freleng, sorpresi a Lisbona dall’evoluzione dei fatti e in attesa che giunga la nave per riportarli a casa, volenti o nolenti. Pete ed Edward sono travolti dalla passione che stravolge del tutto gli equilibri già precari nelle loro vite e si affacciano sull’orlo del precipizio mentre l’Europa sta per essere travolta dalla furia nazista. Un libro sui profughi dalla guerra oggi è più che mai attuale ma affonda anche nella storia familiare di Leavitt, «per salvarsi dai pogrom i miei nonni fuggirono da Lituania e Ucraina ma allora gli Usa avevano un’altra mentalità, molto più disponibile rispetto ai giorni nostri». Continua a leggere “Lisbona, la grande guerra e il desiderio di libertà. Intervista a David Leavitt”