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Bebe Vio si racconta: “basta considerarci disabili”.

Bebe Vio si racconta da Tempo di Libri, a Milano (da “Il Fatto Quotidiano”)

Dalla tv (e dal web) in libreria: i libri degli chef star.

 

Nel periodo delle feste, fra il pranzo della vigilia e il giorno dell’epifania, tutte le diete cadono in prescrizione. Non a caso uno dei buoni propositi più in voga per l’anno nuovo è quello di andare in palestra per recuperare la linea. Ma in questi giorni, con la complicità dell’ennesima tavolata con i parenti, è fin troppo facile cadere in tentazione, magari seguendo la ricetta di uno chef stellato o provando a reinterpretarla. Ma perché questi cuochi hanno tanto successo? Perché i talent culinari sono così popolari persino sui social? Secondo il saggista statunitense Michael Pollan, ci piace tanto guardare gli chef al lavoro in tv anche perché nella nostra società abbiamo delegato tutto agli specialisti ma l’atto del cucinare fa parte del nostro immaginario emotivo e finiamo per esserne irresistibilmente attratti. Che siano giorni di bagordi o di alimentazione rigidamente controllata, ecco una guida fra i libri di cucina più interessanti, passando dalla cucina stellata a quella povera, dalla pasticceria sino ai menù vegani.

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Intervista a Roberto Saviano: «credere nei giovani significa investire sul nostro futuro».

Roberto Saviano

Roberto Saviano

Anni fa quando denunciò le infiltrazioni della criminalità organizzata nel nord-est d’Italia, e fu il primo a farlo, quasi tutti gli diedero addosso accusandolo di denigrare il Nord operoso e produttivo, la locomotiva d’Italia. Ma i fatti gli hanno dato tristemente ragione e oggi più che mai, Roberto Saviano continua a denunciare gli intrecci affaristici e le collusioni fra le istituzioni fra la camorra: «ciò che più importa – afferma Saviano – è che l’attenzione resti sempre alta, che gli italiani capiscano che nessuno è immune da certe dinamiche. In un paese in crisi le mafie sono le uniche ad avere i capitali necessari a tenere in piedi l’economia. Questa consapevolezza serve a creare anticorpi, non a deprimerci». Giornalista e scrittore, (nato a Napoli nel 1979), Roberto Saviano vive sotto scorta dal 2006, in seguito alle minacce ricevute dai clan camorristici che ha denunciato con fermezza sin dal suo libro d’esordio, “Gomorra” (tradotto in oltre 50 paesi con 10 milioni di copie vendute nel mondo), divenuto poi un testo teatrale, un film (Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2008) e una serie-tv esportata con successo in tutto il mondo. Oggi collabora con diversi quotidiani internazionali e riviste di approfondimento giornalistico ma la sua vita, proprio per via di quelle coraggiose denunce, è drasticamente mutata, privandolo in toto della quotidianità, della normalità, della semplice routine. Oggi a Gorizia, Roberto Saviano incontrerà settecento studenti con cui si confronterà sui temi della legalità, del consumo degli stupefacenti e dell’impegno civico. In tale occasione gli verrà consegnato il Premio Friuladria 2015, nell’ambito della XI° edizione di “èStoria – Festival Internazionale della Storia”, con una motivazione che premia e ribadisce l’importanza del suo lavoro giornalistico sul campo, un coraggioso esempio di denuncia coniugato ad una seria indagine storiografica di un fenomeno criminale ampiamente radicato nella storia d’Italia, come evidenzia la dalla motivazione ufficiale. Saviano ha scelto di destinare la somma abbinata al premio Friuladria “il romanzo della storia” ad un progetto dedicato agli studenti del Friuli Venezia Giulia. Dopo aver ritirato il premio e incontrato gli studenti, Roberto Saviano concluderà l’incontro con l’intervento intitolato, “Leggere per resistere al male”.  Leggi il resto di questa voce

«Cristiano, non credente». Emmanuel Carrère indaga sulle origini del cristianesimo ne “Il Regno”.

Emmanuel Carrère a LibriCome

Emmanuel Carrère a LibriCome

«Oggi mi definisco cristiano, ma non credente». Il 57enne romanziere francese, Emmanuel Carrère, è stato uno degli assoluti protagonisti della sesta edizione della kermesse letteraria LibriCome, svoltasi lo scorso weekend a Roma, durante la quale ha presentato il suo ultimo libro, “Il Regno” (edito da Adelphi, pp.428 €22 trad. it di Francesco Bergamasco). Maestro della narrazione – capace di passare dal racconto breve (il racconto erotico “Facciamo un gioco”, in Italia edito da Einaudi, diede scalpore in Francia) alla recente scrittura per la tv nella serie di successo “Les Revenants” andata in onda su Sky – la popolarità di Carrère è lievitata grazie al successo ottenuto dalla controversa biografia “Limonov”, successo internazionale. Ne “Il Regno”, Carrère trascina il lettore in un viaggio molto personale, nel racconto della profonda crisi depressiva che attraversò nel 1990 culminata con un triennio di fervente fede cattolica durante la quale cambiò la propria vita. O almeno vi tentò. Ne uscì lentamente, tornando alla scrittura con “Io sono vivo e voi siete morti. Philip K. Dick 1928-1982. Una biografia”, in Italia edita da Feltrinelli; ma ciò che colpisce maggiormente è la sua capacità di mescolare il proprio vissuto con la parola dell’evangelista Luca, conducendo una vera e propria indagine storica su «quella piccola setta ebraica che sarebbe diventata il cristianesimo», muovendosi con grazia fra il 1° secolo d.C. e i nostri anni contemporanei, scuotendo la nostra coscienza e le nostre convinzioni, come solo i grandi scrittori sono capaci di fare. Affascina la schiettezza delle sue risposte, durante questa lunga intervista che ha concesso a La Gazzetta del Sud nell’Auditorium del Parco della Musica, qualche ora prima del suo atteso incontro con il pubblico. Leggi il resto di questa voce

Carlo Cracco: «Il gusto? Significa comprendere cosa sto mangiando»

carlo-cracco-215244_w1000Vicentino, chef stellato Michelin e uno sguardo che sa ammaliare ma che fa anche paura: il nuovo sex symbol del mondo tv si chiama Carlo Cracco. A soli quattordici anni è entrato in cucina, apprendendo l’arte culinaria dai più grandi – da Gualtiero Marchesi ad Alain Ducasse – e dal 2007 il suo omonimo ristorante nel centro di Milano (che ha assorbito lo storico marchio Peck) figura nella top50 mondiale. Accanto a Guido Barbieri, chef pluristellato, e l’imprenditore Joe Bastianich,  bandiera della ristorazione italiana nel mondo, completa il terribile trio di giudici di Masterchef, il talent show in onda su Sky per la seconda stagione che ha conquistato pubblico e critica grazie ad un linguaggio televisivo finalmente dinamico e aggressivo, lontano anni luce dalle altre trasmissioni televisive che intasano i palinsesti televisivi.

Ho raggiunto telefonicamente lo chef Cracco nella “sua” Milano, occasione perfetta per discutere di gusto e coraggio ai fornelli e parlare del suo ultimo libro, “Se vuoi fare il figo usa lo scalogno – Dalla pratica alla grammatica: imparare a cucinare in 60 ricette” (Rizzoli, pp. 252, euro 15,90).

Chef Cracco, perché ha scelto di stare dietro i fornelli?

«La scelta della cucina è stata progressiva. Inizialmente mi tentava l’idea di fare il barista o il pasticciere, ma dovendo recuperare ad una grave insufficienza alla scuola alberghiera, mi hanno mandato a lavorare per capire se fossi o meno, tagliato per la professione. Appena sono entrato in cucina, a quattordici anni, mi si è aperto un mondo».

Quentin Tarantino ha recentemente dichiarato che più si ha talento, più bisogna rischiare. In cucina quanto si può osare?

«In cucina non bisogna osare ma si deve essere disposti a rischiare molto, però bisogna anche capire quando si è arrivati al punto limite. Fare lo chef significa comprendere che non si cucina per se stessi ma per i clienti, per cui ogni piatto deve essere comprensibile a tutti».

Ha dichiarato che in futuro mangeremo sempre di più gli insetti. Quanto c’è di vero e quanto di provocatorio?

«Nel mondo ci sono oltre trenta Paesi i cui abitanti assumono le proteine in questo modo e l’allevamento di insetti non inquina nulla se paragonato a quello di manzi o maiali. Certamente fa molto effetto ma è tutta una questione culturale. Però non li metterei mai sul mio menù…».

È d’accordo se le dico che il suo libro, “Se vuoi fare il figo usa lo scalogno”, è molto diverso dagli standard dei libri di cucina?

«Sì. Volevo fosse fresco, veloce e comprensibile ma soprattutto doveva raggiungere il suo scopo, far imparare a cucinare. Per questo cerco di immedesimarmi con chi è a casa e con le possibili difficoltà, proponendo varie soluzioni per fare il piatto con successo».

Lei chiede di mettere da parte surgelati e cibi in scatola…

«Non attacco il cibo spazzatura ma mangiare fresco fa davvero bene, ci mette in contatto con sostanze vive e costa decisamente meno. Comprare pietanze pronte va bene, l’importante è che non diventi la regola».

2855737-9788817059145Il format Masterchef nacque nel 1990 ma da noi è giunto solo l’anno scorso. Solo adesso l’italiano è pronto a mettere in discussione la cucina della mamma?

«La cucina della mamma non si discute, anzi, si rivaluta. In trasmissione le più brave sono proprio le donne perché hanno manualità e vera passione mentre il maschio lo fa più per vantarsi, perché fa figo, non è mai una necessità. La cucina della mamma è la nostra salvezza ma non è detto che si debba mangiare solo quello».

Il successo di Masterchef deriva dal taglio professionale con cui è costruito?

«Certamente. Accusano spesso me, Guido e Joe di essere troppo cattivi, troppo severi. Forse siamo un po’ duri ma solo perché vogliamo che ci sia serietà e rispetto per questo mestiere. Un talent televisivo non deve essere per forza volgare o stupido e Masterchef è l’unico programma in cui si cucina davvero, in cui si segue la nascita e lo sviluppo del piatto. Il resto son tutti surrogati».

C’è più invidia nel mondo dell’alta cucina o in tv?

«L’invidia è uguale, ahimé. Purtroppo fa parte dell’essere umano. Talvolta, però, può anche fare bene perché ti permette di fare il salto necessario».

C’è una portata cui non rinuncerebbe mai?

«La pasta, senza dubbio. La settimana scorsa ero all’estero e cercavo di spiegare come da noi sia un piatto importante che non sostituisce il secondo di carne o pesce, che non è un contorno o un antipasto. La pasta è alla base della nostra cucina perché dentro c’è tutto. Pensate alla lasagna: dentro troviamo la salsa besciamella, la pasta, il ragù, il pomodoro e le verdure. Un piatto unico e dopo sei sazio».

 

l43-barbieri-cracco-bastianich-130226153401_bigChef per lei cos’è il gusto?

«Significa capire ciò che sto mangiando».

Perché annusa sempre prima di assaggiare?

«Perché il naso è la prima forma di riconoscimento e non può essere illuso dalla bellezza, come accade agli occhi».

Il suo sguardo di ghiaccio è ormai celebre. Dica la verità, lo prova allo specchio?

«Noo (ride). Lo faccio per mettere in difficoltà, per entrare in contatto con i concorrenti eliminando i filtri. Ma se capisco che recitano… vado giù duro».

In futuro cosa farà, si dedicherà al viaggio, la sua vera passione?

«Sogni ce ne son sempre tanti. Uno di questi è lavorare un po’ di meno».

Questo è molto poco milanese, però!

«Lo so. Ma spesso i milanesi esagerano e perdono di vista alcuni dettagli importanti».

©Intervista pubblicata sul quotidiano La Gazzetta del Sud

Francesco Musolino®