«La nostra miopia sugli sbarchi odierni si somma a quella sul nostro passato storico». Alessandro Leogrande racconta “La Frontiera”.

Alessandro Leogrande
Alessandro Leogrande

«La frontiera è un termometro del mondo. Un insieme di punti immaginari, la moltiplicazione di una serie di luoghi in perenne mutamento». Nel suo nuovo libro, “La frontiera” (Feltrinelli editore, pp. 320 €17), Alessandro Leogrande – tarantino, classe ’77, giornalista, scrittore e curatore di diverse antologie – indaga con umanità il dramma dei migranti compiendo un piccolo miracolo, passando dal profilo generale della questione a quello personale, narrando l’epopea «senza alternativa» di diversi uomini, spesso giovanissimi, che hanno affrontato una morte probabile in mare per scongiurare una condanna certa, fuggendo dalla miseria, dalla guerra, dalla persecuzione in patria. Il racconto dei profughi non può prescindere dal nostro passato storico e non può essere governato senza uno sguardo al futuro. Il rischio è che si possano ripetere fatti violenti come quelli verificatisi nella notte di Capodanno a Colonia«l’inviolabilità del corpo delle donne non può essere messa in discussione, ma la politica delle perenne emergenza impedisce ogni tipo di possibile integrazione».  Continua a leggere “«La nostra miopia sugli sbarchi odierni si somma a quella sul nostro passato storico». Alessandro Leogrande racconta “La Frontiera”.”

“In cucina comando io”. Franco Di Mare si racconta.

 

Franco Di Mare
Franco Di Mare

Giornalista e conduttore televisivo, con un recente passato da inviato di guerra, Franco Di Mare torna in libreria con “Il teorema del babà” (Rizzoli, pp.224 €15), ambientato nella ridente cittadina di Bauci, sulla costiera amalfitana, dove si svolgeva anche il recente “Il caffè dei miracoli” (Rizzoli, pp.288 €18). A Bauci il Natale è alle porte e il cuoco Procolo Jovine sta preparando il suo ristorante, in cui si cucina da decenni secondo la rigida tradizione campana ma, complice una burocrazia distratta, sulla stessa piazza sta per aprire il ristorante di Jacopo Taddei, chef molecolare e noto volto televisivo. Il microcosmo di Bauci viene scosso dalla notizia e Di Mare costruisce una deliziosa commedia umana, in cui la paura per il futuro travolge tutti, meno Rosa, moglie devota ma fiera di Procolo. Tradizione contro innovazione, parmigiana di melanzane contro esperienze sensoriali, Di Mare tinge con ironia un ritratto metaforico dell’Italia dei mille campanili, in cui il forestiero da sempre è giudicato con sospetto.  Continua a leggere ““In cucina comando io”. Franco Di Mare si racconta.”

Yasmina Khadra: «l’Occidente non avrebbe dovuto deporre Gheddafi».

Yasmina Khadra
Yasmina Khadra

Si conclude oggi la seconda edizione del SabirFest, la kermesse letteraria finalizzata sulla valorizzazione concettuale della cultura e della cittadinanza mediterranea tramite un ricco programmi di incontri con l’autore, reading, tavole rotonde e spettacoli dal vivo con autori e artisti di fama internazionale svoltosi – da giovedì 8 ottobre e organizzato dalla casa editrice Mesogea e dalla Fondazione Horcynus Orca, in collaborazione con Naxoslegge – nel cuore della città di Messina. Uno dei protagonisti più attesi della manifestazione era Yasmina Khadra, pseudonimo di Mohamed Moulessehoul, scrittore algerino apprezzato e tradotto in tutto il mondo, autore de “L’Ultima notte del Rais” (Sellerio editore, pp.168 €15 tr. it di Marina Di Leo). In questo romanzo Khadra – che scelse di usare il nome della moglie per scavalcare il veto della censura militare in patria – veste i panni del Rais, Mu’ammar Gheddafi, raccontandone gli eccessi e le fobie in prima persona, scavando nella sua dolorosa storia personale. Signore e padrone del popolo libico, dittatore sanguinario, Gheddafi è piombato nella polvere dopo essere stato osannato per decenni come una divinità in terra. Ma le ragioni della sua atroce fine, avvenuta durante la guerra civile libica del 2011, guardano al ruolo dell’Occidente. «Non avreste dovuto invadere l’Iraq – dichiara Khadra – non avreste dovuto deporre Gheddafi. Il caos attuale è figlio anche di quelle scelte dissennate». Continua a leggere “Yasmina Khadra: «l’Occidente non avrebbe dovuto deporre Gheddafi».”

Concita De Gregorio: «il dolore fa male ma noi dobbiamo saper tornare al mondo»

Concita De Gregorio
Concita De Gregorio

Irina Lucidi ha perso le tracce delle sue due gemelle di sei anni – Alessia e Livia – il 31 gennaio 2011. L’ex marito Mathias Schepp le rapisce e dopo 5 giorni di viaggio, attraverso la Francia e la Corsica, arriva a Cerignola in Puglia, posteggia l’auto, va in stazione e si fa travolgere dal treno. Nessuna notizia delle due bimbe, la cui sorte resterà sepolta nell’oblio. Mathias lascia però un biglietto che non lascia spazio alla speranza: «le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più».  Una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica con un impatto emotivo fortissimo rivelando l’approssimazione delle indagini svolte dai gendarmi svizzeri, incapaci di ammettere la possibilità che un uomo stimato dalla comunità potesse macchiarsi di queste efferate colpe, tanto che alla fine proprio Irina, la vittima, è stata isolata e silenziosamente condannata. Oggi Irina ha quasi 50 anni e ha voluto raccontare la sua vicenda a Concita De Gregorio – giornalista, scrittrice e mamma di quattro figli – fortemente consapevole del potere terapeutico insito nelle parole. Il frutto di questo incontro è il libro “Mi sa che fuori è primavera” (Feltrinelli, pp.122 13€), un testo asciutto, empatico nel modo in cui racconta il dolore, nel pesare le nostre colpe per ciò che ci accade. Oggi Irina ha ritrovato l’amore e difatti questo libro racconta anche la possibilità di ricominciare un giorno anche ad essere felici, nonostante tutto.  Continua a leggere “Concita De Gregorio: «il dolore fa male ma noi dobbiamo saper tornare al mondo»”

«Visto che il mondo non sta fermo, le mappe saltano e diventano obsolete». Vittorio Giacopini racconta “La Mappa”

Vittorio Giacopini
Vittorio Giacopini

Un romanzo storico ambizioso, capace di raccontare una nuova era, il romanticismo, e la morte della politica che diventa soltanto potere e spirito di conquista. Ne “La Mappa” (Il Saggiatore, pp.332 €18) Vittorio Giacopini – scrittore, giornalista e conduttore di Radio3 – si immerge nell’atmosfera fra i lumi e il romanticismo, non per un’analisi critica dei fatti ma, al contrario, per narrare gli “atti mancati”, i passaggi a vuoto della storia, ovvero il “mancato incontro dell’Italia, e dell’Europa, con illuminismo e rivoluzione”. Protagonista del romanzo finalista al Premio Campiello 2015 è il cartografo Serge Victor, un figlio dell’illuminismo, convinto che “prima venga la mappa e poi l’azione”, dunque il trionfo della pianificazione tattica e lo studio delle variabili contro il caos inevitabile degli eventi tentando di eludere l’avanzata scomposta e inarrestabile dei sentimenti. Ma la storia finisce sempre per compiere il proprio corso e le mappe mutano e diventano obsolete, incapaci di cogliere i mutamenti della realtà sotto i nostri occhi. Continua a leggere “«Visto che il mondo non sta fermo, le mappe saltano e diventano obsolete». Vittorio Giacopini racconta “La Mappa””