«Ho scelto l’italiano. Il mio rifugio». La scrittrice Premio Pulitzer, Jhumpa Lahiri, si racconta.

Jhumpa Lahiri
Jhumpa Lahiri

«Qui in Italia, dove mi trovo benissimo, mi sento imperfetta più che mai. Ogni giorno, mentre parlo, mentre scrivo in italiano, mi scontro con l’imperfezione. Più mi sento imperfetta, più mi sento viva». Dopo lo straordinario successo ottenuto con il suo libro d’esordio “L’interprete dei malanni” (Guanda editore, 2000, tr.it. Claudia Tarolo) con cui ha ottenuto il celebre Premio Pulitzer per la narrativa e il successo internazionale ottenuto con “L’omonimo” (Guanda editore, 2006, tr.it. Claudia Tarolo) – da cui è stato tratto anche il film di Mira Nair, “Il destino nel nome” – la scrittrice Jhumpa Lahiri torna in libreria con “In altre parole” (Guanda editore, pp.160 €14). Nata in Inghilterra da genitori bengalesi, Jhumpa Lahiri ha trascorso tutta l’adolescenza negli Stati Uniti ma in questo libro racconta la sua lunga storia d’amore con la lingua italiana, sbocciata vent’anni fa quando, appena laureata, compì il suo primo viaggio a Firenze; scattò subito la scintilla con la nostra lingua e una volta tornata a New York iniziò a studiarla. Continua a leggere “«Ho scelto l’italiano. Il mio rifugio». La scrittrice Premio Pulitzer, Jhumpa Lahiri, si racconta.”

Daniel Pennac: «la lettura non ti salva da niente ma non sarai mai più solo».

Daniel Pennac
Daniel Pennac

L’enunciazione dei diritti del lettore – contenuti in “Come un romanzo” (Feltrinelli, 1993) lo ha reso celebre nel mondo, liberando l’atto di leggere dal giogo pedagogico a favore di un approccio libero con i libri. Daniel Pennac, all’anagrafe Daniel Pennacchioni, nasce a Casablanca il 1° gennaio 1944, per oltre trent’anni si dedica all’insegnamento ma la passione per la scrittura è travolgente e lo consegnerà ad una nuova vita, tanto che nel 2005 riceverà la Legion d’Onore per le arti e la letteratura. Oggi Daniel Pennac è unanimemente considerato uno degli scrittori più influenti e letti, spaziando dai romanzi del ciclo Malaussène ai saggi (ricordiamo “Diario di un corpo”, 2008) sino ai testi teatrali (come “Grazie”, Feltrinelli – 2004), la scrittura per ragazzi (“Abbaiare stanca”, Salani – 1993) e persino i fumetti (“Gli esuberati” con Jacques Tardi, Feltrinelli – 2000). Continua a leggere “Daniel Pennac: «la lettura non ti salva da niente ma non sarai mai più solo».”

«I love shopping. Anche in tempo di crisi». Sophie Kinsella si racconta

Sophie_Kinsella
Sophie Kinsella

La vita di Madeleine Wickham, ex giornalista finanziaria e scrittrice inglese di romanzi rosa, è cambiata radicalmente nel 2000 quando pubblicò “The Secret Dreamworld of a Shopaholic”, creando il personaggio di Becky (ovvero Rebecca Bloomwood) e firmando il suo primo libro “chick lit” con lo pseudonimo di Sophie Kinsella. Quel libro – in Italia edito da Mondadori con il più semplice e ormai celebre “I love shopping” – ha dato vita ad una serie di titoli dal successo mondiale che nel 2009 è approdata anche sul grande schermo con Isla Fischer nei panni della protagonista, dividendo le fans. Oggi Sophie ha firmato ben tredici romanzi di successo – di cui sette con il suo vero nome – vive nella sua Londra con i suoi cinque figli e il marito, Henry, che l’accompagna nei tour promozionali in giro per il mondo. La Gazzetta del Sud l’ha intervistata durante il suo tour milanese per il lancio del suo ultimo romanzo, “I love shopping a Hollywood” (Mondadori, pp.383 €20) in cui Becky si trova catapultata nel fatato mondo di Hollywood al fianco del marito Luke, cui spetta l’onore di curare le relazione della star, Sage Seymour. L’occasione per Becky sembra propizia per sfondare finalmente come stylist dei vip ma dovrà fare i conti con il bizzarro mondo del jet-set, il delicato equilibrio familiare e il ritorno della sua acerrima nemica, Alicia Billington. E in attesa della prossima avventura di Becky, la Kinsella ha annunciato che tornerà sugli scaffali italiani a giugno con un delicato romanzo young-adult, “Finding Audrey”, senza escludere che in futuro possa approdare al mondo della moda…

Sophie che cos’è la moda? È una questione di colori, tessuti e tagli o forse è qualcosa di più?

«Molto, molto di più. La moda è l’espressione della tua stessa personalità, dei tempi in cui viviamo, tanto che il variare delle tendenze ha sempre espresso l’influenza di altre culture e paesi. Il modo in cui ti vesti esprime chi sei, il tuo posto nella società, la tua natura e la tua personalità. La moda dice tanto di noi dal punto di vista estetico, emozionale».

i_love_shopping_isla_fisher_p_j_hogan_017_jpg_etfjCome nacque la fortunata serie di “I Love Shopping”?

«Amo tutti i miei libri ma sono davvero molto affezionata al primo libro “I love shopping” (in Italia pubblicato nel 2000 per Mondadori). Con quel libro ho trovato un nuovo personaggio quasi il mio alter-ego e senza dubbio una grande amica, Becky. E’ stato l’inizio di una nuova era, un cambio di vita vero e proprio. Ho scoperto la mia vena comica che prima d’allora non avevo mai esplorato, forse per mancanza di coraggio. C’ho provato, ho avuto fortuna, è andata bene».

Cos’è che piace tanto dei tuoi libri alle tue lettrici?

«Tutti noi abbiamo debolezze e difetti e forse proprio per questo le donne amano i miei personaggi, perché magari si trovano a pensare, “cosa farei al suo posto?”. Credo che piaccia molto il fatto che Becky sia sempre attratta dal sogno, dalla fantasia, utilizzata per ipotizzare una realtà diversa, magica. Capita a tutte le donne, ogni tanto, di fissare il muro sospirando un po’…».

Sophie lei ritrae un certo mondo femminile con arte eppure non ha mai pensato di scrivere un libro con un protagonista maschile?

«Certo, c’ho pensato più volte a scrivere dal punto di vista di un uomo ma poi mi sono fermata, ad essere sincera non sono certa che ci riuscirei. Penso di scrivere delle donne in modo totalmente istintivo, mettendo in pagina i miei pensieri, il mio mondo e non riuscirei a farlo con un altro punto di vista».

Ha pensato di scrivere un libro della serie “I love shopping” adatto alla nostra economia in piena recessione?

«Oh sarebbe bizzarro! Qualcosa come, “I love shopping…ma dove sono i soldi?!”. In realtà in “I love mini shopping” (edito per Mondadori nel 2010) ho già fatto riferimenti alla crisi, parlando delle tante banche che sono fallite. In quel caso Becky reagì in modo esagerato, decidendo di non comprare più nulla e di barattare con le amiche gli abiti mai indossati. O almeno ci provò. Però già tante persone mi hanno chiesto come potessi scrivere questa serie di libri durante questa crisi economica e sa cosa rispondo allora?

Sophie Kinsella sul set di "I love shopping"
Sophie Kinsella sul set di “I love shopping”

Prego

«Che è un contesto perfetto. Il problema di Becky, la mancanza di soldi per soddisfare i suoi desideri, diventa il problema di tutti noi. E sappiamo bene che Becky non si ferma davanti a nulla».

La versione cinematografica di “I love shopping”, attesissima non ha pienamente convinto. Come mai?

«Effettivamente la Becky sul grande schermo era diversa da come la immaginavo anch’io ma questa separazione capita spesso nel passaggio dalla carta al cinema. L’unica cosa per cui mi sono imposta con la produzione era la necessità che il film avesse il calore e l’umorismo dei miei libri e credo che Isla Fischer sia un’ottima attrice anche se la sua Becky sembra una lontana cugina della mia».

Le sue scelte riguardo abiti, accessori, scarpe e borse finiscono per influenzare i desideri e lo shopping delle sue fans. E’ una bella responsabilità, no?

«Oh sì, devo andare in giro per negozi e sono costretta a sfogliare riviste su riviste di moda, è un lavoro molto duro (ride e si volta verso il marito, Henry). Il rischio è quello di essere troppo aggiornati su cosa va di moda perché il libro non va immediatamente in stampa e magari dopo un anno tutto è cambiato. Per cui faccio un mix, uso marchi classici e li alterno con qualcosa di nuovo e alcune volte invento brand di sana pianta. E’ accaduto in occasione del primo libro: la sciarpa verde che faceva impazzire Becky era firmata Danny&George e non avete idea di quante persone mi hanno chiesto dove potessero acquistarla. Erano soprattutto mariti cui ho dovuto dire che, purtroppo, era una marca inventata».

Sta scrivendo un nuovo libro della serie I love shopping?

«Sì, ci sto lavorando ma non posso dire altro. Ma intanto ho terminato di scrivere un nuovo libro rivolto agli young-adult che si intitolerà “Finding Audrey” e in Italia dovrebbe uscire il prossimo giugno».

Sophie visto che si spinge sino a creare brand, le hanno mai proposto di disegnare una sua linea di moda?

«Non ancora. Però sarebbe davvero una nuova e intrigante sfida. Chissà…».

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud, 30 dicembre 2014

«Riprendiamoci il nostro futuro». Federico Rampini racconta “All you need is love”.

Federico Rampini
Federico Rampini

«All You Need Is Love è un libro-terapia per costruire un futuro diverso. Anzitutto, riprendendoci l’economia». Il giornalista e scrittore Federico Rampini si è sempre distinto per l’estro delle sue idee. Così, dopo aver raccontato il mondo dei banchieri, dei giganti economici asiatici e recentemente, il potere della rete, con “All you need is love – l’economia spiegata con le canzoni dei Beatles” (Mondadori, pp.279 €17) interpreta la nostra crisi economica contemporanea creando un suggestivo parallelo con gli anni ’60 e uno dei loro simboli più forti, i Beatles. Possibile leggere l’economia partendo dalle canzoni dei FabFour di Liverpool? Decisamente sì e oscillando fra presente e passato, passa sotto la lente di ingrandimento la Germania che tira la volata europea ma soprattutto l’America del 1964 – quando vi sbarcarono i Beatles, destinati a divenire mito – e quella attuale, con la presidenza Obama ma anche le nuove sacche di povertà e le proteste di Ferguson contro la polizia violenta. Corrispondente estero di grande esperienza, dopo anni a Pechino, Rampini è tornato negli States e recentemente vi ha ottenuto la doppia cittadinanza. Non senza un curioso intoppo al sapore di guerra fredda… Continua a leggere “«Riprendiamoci il nostro futuro». Federico Rampini racconta “All you need is love”.”

«Con “Funny Girl”, Nick Hornby, racconta la storia di una donna che ha rivoluzionato la tv». Intervista esclusiva alla sua traduttrice italiana, Silvia Piraccini.

Nick Hornby
Nick Hornby

Finalmente, anzi, finally! Attesissimo, con “Funny Girl”, lo scrittore britannico Nick Hornby torna in libreria (pubblicato da Guanda, pp. 373) con un romanzo sui dorati anni ’60 con la consueta, elegante, ironia e uno sguardo nostalgicamente vivace, sempre attento al mutare dei costumi, sottolineando alcune idiosincrasie sul mondo dello showbiz. Protagonista assoluta è Sophie Straw che, nelle primissime pagine rifiuta la corona di Miss Blackpool per tuffarsi nella Swinging London, seguendo le orme della sua eroina, l’attrice comica Lucille Ball. Hornby (dopo i grandi successi con “Alta Fedeltà”, “Non Buttiamoci Giù” e “Febbre a 90°”) tesse con la consueta cura per il linguaggio e il ritmo, un viaggio nel tempo negli anni in cui la televisione stava per essere rivoluzionata profondamente, narrando la nascita della commedia “Barbara (e Jim)” per la BBC, destinata a creare scalpore per il linguaggio e i temi trattati. Ma soprattutto per il punto di vista femminile. Accanto a Sophie, Hornby con un supporto di accurate ricerche, ha posto diversi personaggi che si contenderanno in pagina l’attenzione del lettore: gli sceneggiatori Tony e Bill, Dennis il produttore e infine, Clive, alla cui bellezza corrisponde un ego spropositato. “Funny Girl” è il racconto di una donna che decide di non stare alle regole. E scegliendo di scegliere la vita che si merita, crea una vera rivoluzione nei costumi britannici. In questa intervista esclusiva, Silvia Piraccini – la traduttrice italiana di Nick Hornby – svela i punti di forza di “Funny Girl”, racconta la prosa ritmata del romanziere britannico e i segreti del suo successo mondiale. Continua a leggere “«Con “Funny Girl”, Nick Hornby, racconta la storia di una donna che ha rivoluzionato la tv». Intervista esclusiva alla sua traduttrice italiana, Silvia Piraccini.”