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«Nei libri possiamo trovare le risposte che cerchiamo». Letizia Muratori racconta “Animali domestici”.

Letizia Muratori

Letizia Muratori

Un giorno, Chiara affida all’amica il proprio diario di disordinate memorie convinta che l’unico modo per non dimenticare sia quello di affidare ad altri l’onere del racconto. Ciò che non s’aspetta è che l’amica Letizia – nonché voce narrante – decida di rielaborare tutto, raccontando la storia in modo diverso, viziandola con i propri ricordi e le proprie delusioni amorose. Ne viene fuori una commedia rosa con sfumature nere, in cui si muovono diverse figure femminili e tanti cani ma soprattutto un uomo dai tratti anticamente romanzeschi, Edi Sereni, con curiose abitudini e vizi da collezionista. La scrittrice e giornalista romana, Letizia Muratori, torna in libreria con “Animali domestici” (Adelphi, pp.218 €18) in cui il materiale autobiografico si mescola alla finzione ruotando sul tema della privazione e della memoria. Il tema del rapporto con la scrittura è centrale – come avveniva nel precedente romanzo “Come se niente fosse” (Adelphi, 2012) – ma stavolta la Muratori non si concentra sul ruolo sociale di chi scrive, piuttosto sulla moderna concezione dell’atto di scrivere, richiamando la serialità della tv, finendo per interrogarsi sul labile confine che passa talvolta fra i manuali di auto-aiuto e la rielaborazione narrativa del nostro vissuto ovvero sul potere latente che hanno i libri di migliorarci, di permetterci di esorcizzare un fase della nostra vita. Leggi il resto di questa voce

#HoLettoCose – Momenti di trascurabile infelicità (Francesco Piccolo, Einaudi, 2015).

#HoLettoCose – Momenti di trascurabile infelicità (Francesco Piccolo, Einaudi, 2015).

copSarà banale, ma credo davvero che riuscire a fare ridere sia complicato. E non mi riferisco alle risate grasse, da comicità demenziale cinematografica, piuttosto penso all’humour sottile alla Woody Allen, all’acume di scrittori come Lipsyte e Sedaris, alla precisione nel meccanismo dei dialoghi di Federico Baccomo, Stefano Piedimonte e Francesco Muzzopappa.

Un’altra verità banale è che spesso i libri che attendiamo ci deludono. Capita e capita anche spesso, purtroppo. La fretta nello scriverli magari o forse ci manca proprio il tempo di gustarli, di entrare nel testo, di concedergli la chance di stupirci. Leggi il resto di questa voce

«La parola contraria. La mia». Intervista ad Erri De Luca

Erri De Luca

Erri De Luca

«Soutien a Erri De Luca – Le parole non si processano. Le parole si liberano». Il quotidiano francese Libération – lo stesso che ha ospitato la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo dopo la strage del 7 febbraio – ha lanciato una petizione in difesa del poeta, scrittore ed erudito traduttore dall’ebraico, il 64enne Erri De Luca, che rischia sino a cinque anni di carcere per istigazione contro la realizzazione della Tav Torino-Lione. La scintilla fu una fatidica intervista concessa nel settembre del 2013, lo scrittore affermava: «…la Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo… sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile… hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa…». Proprio per raccontare il senso delle sue azioni e delle battaglie di libertà, Erri De Luca ha incontrato i suoi numerosissimi lettori alla Feltrinelli Point di Messina, incantando con il racconto del proprio passato, a cavallo fra i fantasmi dei bassi napoletani e le pagine dei libri amati. Del resto la fede nell’anarchia, nacque quand’era ancora giovanissimo leggendo “Omaggio alla Catalogna” di George Orwell e tutto ciò viene rievocato anche nel suo pamphlet “La Parola Contraria”, edito da Feltrinelli (pp.64 €4). In sostegno delle sue ragioni si è mobilitata la rete NoTav della Val di Susa e i suoi lettori ma anche il popolo della rete, lanciando hashtag come #IoStoConErri e #JeSuisErrì. Di fatto dopo i fatti di Parigi del 7 febbraio, i giudici del tribunale di Torino dovranno dunque decidere se bisogna difendere il diritto alla libertà di parola, il diritto alla parola contraria di cui parla De Luca o se sia lecito che ciò valga una condanna. De Luca, dal canto suo, ha già dichiarato la sua ferma intenzioni nel caso in cui venga condannato: «Se mi condanneranno non farò ricorso in appello. Se dovrò fare galera per avere espresso un’opinione, allora la farò». Il processo è stato rinviato al 16 marzo e durante l’udienza De Luca verrà interrogato dall’accusa, a porte aperte. Leggi il resto di questa voce

«La letteratura non può avere una funzione civile». Tony Laudadio si racconta

Tony Laudadio

Tony Laudadio

Un attore che scrive romanzi o uno scrittore che recita da anni? Leggendo il noir “Come un chiodo nel muro” (Bompiani, pp.361 €18) può legittimamente sorgere il dubbio che Tony Laudadio avesse potuto scegliere la carriera dello scrittore, riscontrando il medesimo successo ottenuto sul palco. Casertano, classe ’70, Laudadio si è formato alla Bottega di Vittorio Gassman, per poi avviare nel 1993 un lungo periodo di collaborazione con Toni Servillo e successivamente fondare, con Enrico Ianniello, la compagnia “Onorevole Teatro Casertano”. Dopo il successo ottenuto con “Esco” (Bompiani, 2013) Laudadio porta in pagina l’avvocato penalista Giustino Salvato, grande sportivo e lettore appassionato, con una rigida scala di valori morali. Ma in un ambiente in cui il Male ha la personificazione della camorra, nessuno può dirsi veramente innocente e Giustino nasconde un terribile segreto che emergerà indagando su un omicidio che scava nel suo passato amoroso. Presto sarà al cinema diretto da Nanni Moretti in “Mia Madre” e in questi giorni è in scena al teatro Vittorio Emanuele di Messina con “I Giocatori” (ultime repliche sabato 28 alle 21 e domenica 29 alle 17.30).

Ci racconta di cosa parla “I giocatori”?

«“I giocatori” è uno spettacolo di Pau Mirò, diretto da Enrico Iannello. Sul palco siamo quattro disperati (Renato Carpetieri, Enrico Iannello, Tony Laudadio e Luciano Saltarelli) che si ritrovano a casa di uno di loro, un professore di matematica che sta affrontando un processo per lesioni. Si autodefiniscono falliti ma a ben vedere, posseggono una forza e un’energia vitale quasi insospettabile. E in scena, oltre a strappare risate, emergono riflessioni assolutamente contemporanee sul disagio esistenziale di questi tempi». Leggi il resto di questa voce

Le vite storte, le pagine dritte. Intervista a Nadia Terranova

5624438_334828Corre l’anno 1977. Aurora Silini e Giovanni Santatorre, messinesi doc, sono destinati l’un l’altro ma ancora non lo sanno. Entrambi per sfuggire alle proprie famiglie cercano risposte nello studio – lei con grandi risultati, lui assai meno – fin quando si incontrano e la scintilla del sentimento è una logica conseguenza mentre corre l’anno 1977. Loro due sono i protagonisti de “Gli anni al contrario”, romanzo d’esordio della messinese Nadia Terranova – già apprezzata autrice per ragazzi con “Bruno” e la riscrittura de “Le mille e una notte” – edito da Einaudi (pp.152 €16). Mentre l’Italia è scossa dalla lotta armata le vite di Aurora e Giovanni sono travolte dalla quotidianità e ben presto arriveranno il matrimonio – con l’approvazione di entrambe le famiglie ma soprattutto del padre di lei, “il fascistissimo” – e la nascita di una figlia. E sarà proprio lei, ancora neonata, a segnare un primo invalicabile confine fra i due, sin dal significato da attribuire al proprio nome, Mara. Quegli anni della protesta corrono veloci, troppo per Giovanni che vorrebbe entrare nella Storia e finisce per scivolare nell’abisso della tossicodipendenza. Insoddisfatti per sempre, Aurora e Giovanni sono i protagonisti di un romanzo snello e potente che si ambienta a Messina – cogliendone la dimensione metafisica in omaggio a Vincenzo Consolo – senza mai cedere terreno alla retorica folkloristica, grazie all’uso sapiente di un linguaggio che sfugge ai sentimentalismi e indaga sul senso letterario della sconfitta. La Terranova trascina via il lettore in un vortice narrativo che si ricomporrà solo alla fine e al lettore rimane un unico compito, quello di provare empatia per due personaggi che cercano di raddrizzare i propri anni e le proprie vite. Leggi il resto di questa voce

«Non dobbiamo andare mai contro il nostro cuore». Bagno di folla per Massimo Bisotti a Messina

Massimo Bisotti nella libreria "La Gilda dei Narratori" di Messina

Massimo Bisotti nella libreria “La Gilda dei Narratori” di Messina

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Massimo Bisotti con una lettrice a “La Gilda dei Narratori”

Una vera e propria folla di lettrici ha pacificamente invaso la libreria messinese “La Gilda dei Narratori”  per incontrare lo scrittore-bestseller, Massimo Bisotti, giovedì 4 settembre 2014. Inserita nell’ambito del #maicontrocuoretour, l’evento messinese era certamente molto atteso, grazie soprattutto al sostegno dei social network, dove Massimo Bisotti ha raggiunto una grande notorietà; basti pensare che il suo profilo Facebook, da cui risponde quotidianamente ai lettori, ha superato quota 57mila contatti. Vero e proprio fenomeno del passaparola, Bisotti, dopo aver esordito con la raccolta “Foto/grammi dell’anima” ha raggiunto il successo con il suo romanzo d’esordio “La luna blu” e il successivo “Il quadro mai dipinto” (edito da Mondadori), ha appena raggiunto il traguardo della quarta ristampa. Leggi il resto di questa voce

Peter Cameron: return to Sicily.

Peter Cameron

Peter Cameron

Ad un anno di distanza, il romanziere statunitense Peter Cameron tornerà in Sicilia. Difatti, dopo essersi innamorato di Messina e delle sue primizie culinarie – in una avvincente due giorni per presentare “Il Weekend” che abbiamo raccontato su questo giornale – Cameron, già autore bestseller con “Un giorno questo dolore ti sarà utile” e “Quella sera dorata” (in Italia tutti i suoi libri sono editi da Adelphi), farà ritorno sull’isola per incontrare i suoi lettori palermitani. L’occasione sarà una doppia presentazione coordinata dalla libreria Modusvivendi: lunedì 16 giugno ore 20.30 (nell’ambito della bella iniziativa “Citofonare Modus”) e martedì 17 alle ore 18.30, con la partecipazione della scrittrice siciliana Beatrice Monroy. Nel capoluogo siciliano, Cameron presenterà “Andorra”, il suo secondo romanzo in ordine cronologico, che arriva in Italia dopo ben diciassette anni dalla sua pubblicazione. Ed era un libro atteso poiché “Andorra” (Adelphi, pp.236 €18) rappresenta il filone più oscuro e noir della scrittura di Cameron – il suo gemello è senza dubbio “Coral Glynn” per complessità di intreccio e tono narrativo – e per tale motivo chi ama la scrittura del fine romanziere nato a Pompton Plains, lo attendeva con grande curiosità. Leggi il resto di questa voce

Massimo Carlotto: «Denunciamo la subalternità economica delle donne italiane»

Quattro donne per raccontare la condizione femminile odierna, fra violenza e subalternità al mondo maschile, in nome di una vendetta intesa come riscatto e rinascita. Con questo spunto, Massimo Carlotto e Marco Videtta hanno creato il ciclo de “Le Vendicatrici”, quattro libri editi da Einaudi Stile Libero, grande omaggio al feuilleton nonché ardita scommessa editoriale. In occasione della sua presenza alla kermesse letteraria Naxoslegge, abbiamo incontrato Massimo Carlotto a Messina (un evento organizzato dalla libreria Doralice e moderato da Katia Trifirò) dove ha annunciato l’uscita del terzo volume, “Sara” (pp.201 €15), prevista per l’8 ottobre. Massimo Carlotto cura una riuscita collana noir, Sabot/Age, per Edizioni EO, giunta alla decima uscita (Alcazar. Ultimo spettacolo, Stefania Nardini) e il suo prossimo anno professionale sarà tutto dedicato al teatro ma il grande traguardo cadrà nel 2015, quando compirà vent’anni di carriera letteraria. Per festeggiare, a grande richiesta tornerà anche il suo personaggio per eccellenza, l’Alligatore alias Marco Buratti, con due romanzi e tante novità…

Com’è nato il progetto delle Vendicatrici?

«Avevo già lavorato con Marco Videtta, con cui avevo scritto “Nordest” (Edizioni EO, pp.201 €15). Quattro anni fa cominciammo a pensare ad un progetto che riunisse Roma e la condizione femminile odierna».

Lei è un grande ritrattista della realtà del nordest italiano: perché avete scelto Roma?

«È una città dove stanno accadendo una serie di cose interessanti da un punto di vista criminale. Avevamo cominciato a lavorare ad un romanzo e alla fine ne sono venuti fuori quattro ma non volevo aspettare i tempi canonici delle uscite. Per questo ho proposto alla Einaudi quattro uscite ravvicinate e loro hanno subito accettato di pubblicarli nell’arco di sei mesi».

Una scommessa editoriale, un omaggio ai feuilleton…

«Esattamente. Volevo venire incontro alla fame del lettore, alla sua voglia di poter chiudere l’intero arco delle Vendicatrici. Il fatto di aprire e chiudere un ciclo in un breve tempo ha conquistato i lettori che amano anche le serie-tv, soprattutto americane, legate al concetto di serialità. Da questo punto di vista, invece, ho seri problemi con l’Alligatore, perché io non lavoro sui personaggi ma sulle storie e se non è adatta non posso farci nulla. Ma nel 2015 tornerò con due nuovi romanzi che avranno lui come protagonista, chiudendo un ciclo narrativo».

Avete osservato delle regole precise in questi quattro romanzi?

«Ogni romanzo è dedicato ad una figura femminile ma c’è anche una grande antagonista femminile, sfuggendo alla dicotomia “maschi contro femmine” e ciascun libro può essere letto in maniera disgiunta. Il primo, il secondo e il quarto sono romanzi corali, mentre il terzo è dedicato a Sara, il personaggio più misterioso: le è accaduto qualcosa quando aveva 11 anni, ha una tomba vuota su cui piangere e ha dedicato tutta la sua vita alla vendetta. Questa è Sara».

E le altre Vendicatrici?

«Ksenya è la classica sposa siberiana, sono donne disperate disposte a tutto pur di fuggire via. Luz è una prostituta di quartiere ed Eva è una signora perbene con una profumeria ma suo marito è un ludopatico… Per costruire questi personaggi in modo verosimile, io e Marco ci siamo fisicamente installati in un quartiere romano, cominciando ad osservare il tutto da un punto di vista esclusivamente femminile. L’idea era quella di raccontare la contemporaneità criminale, dall’usura al gioco d’azzardo, sino ai piani alti dove troviamo Sara».

La vendetta che portate in pagina ha un’accezione positiva o è mera rivalsa?

«La vendetta è sempre catartica ma le nostre Vendicatrici capiscono che tramite la vendetta possono raggiungere una vita degna. Infatti si alleano e non rinunciano ai grandi sentimenti della vita, come hanno fatto gli uomini che le hanno dominate e sottomesse. Sarà proprio questa consapevolezza a permettergli di cambiare vita».

La violenza contro le donne è un tema drammaticamente sempre più attuale in Italia…

«Quattro anni fa, quando abbiamo cominciato a lavorare, il termine “femminicidio” non esisteva nemmeno. Il nostro punto di partenza è stato che solo il 46% delle donne lavora nel nostro paese e in quel quartiere romano che ci faceva da base, ci siamo subito imbattuti nel lavoro nero al femminile. Una subalternità che si trasmette anche nei rapporti personali, più profondi».

A suo avviso cos’è che rende arduo la tutela della donna nella nostra società?

«Incidono molti fattori, quello legale e culturale senza dubbio ma è soprattutto una questione economica. Girando per i centri di protezione abbiamo visto che molte volte le donne tornano dagli uomini violenti perché non hanno i soldi per sopravvivere. Le donne dovrebbero allearsi, donne fra donne, per superare le situazioni molto difficili, come da tempo accade nel Maghreb».

Le piace il termine femminicidio?

«No».

Si è schierato contro il boicottaggio dei libri di Erri De Luca, proposto per le sue posizioni No Tav. La spaventano queste reazioni?

«Per aver firmato, moltissimi anni fa, un appello pro Cesare Battisti per questioni squisitamente francesi (con una lunga lista di intellettuali fra cui Daniel Pennac, Loredana Lipperini, Christian Raimo e Tiziano Scarpa) i miei libri furono banditi da alcune biblioteche venete. Accusare Erri De Luca di fomentare la rivolta terroristica è un’idiozia e la proposta di boicottare i suoi libri è ridicola, quanto pericolosa».

Ma in generale, quale crede che debba essere il ruolo dell’intellettuale? Deve essere impegnato politicamente o discosto?

«Un autore deve attraversare il proprio tempo occupandosene. Dire delle cose sulla No Tav è scomodo ma evidentemente necessario».

Nel 2015 compirà vent’anni di scrittura. Qual è il suo rapporto con l’ispirazione?

«Io ho bisogno di andare, vedere, scrivere la trama, pensarla e dopo vedere se viene fuori un romanzo. Credo che l’ispirazione sia una balla ottocentesca che gli autori amano raccontare e i lettori adorano credere».

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud 

 

Clara Sánchez in anteprima nazionale a Messina presenta “La voce invisibile del vento”

In occasione dell’uscita de “LA VOCE INVISIBILE DEL VENTO” (Garzanti editore), il nuovo e attesissimo libro della scrittrice spagnola CLARA SÁNCHEZ, la libreria Mondadori di Messina e l’associazione culturale “La Gilda dei Narratori”, sono liete di presentare l’ANTEPRIMA NAZIONALE del suo nuovo tour che toccherà le maggiori città italiane.

L’evento si terrà al Palacultura “Antonello da Messina”lunedì 5 marzo alle ore 18 e il giornalista messinese, Francesco Musolino, dialogherà con l’autrice.

Cresce l’attesa in città per l’arrivo di Clara Sánchez che con il suo precedente libro, “Il profumo delle foglie di limone”, ha dominato le vendite del 2011, con diversi milioni di copie vendute in tutto il mondo, rivelandosi non solo un bestseller ma un vero e proprio caso editoriale che ancora oggi desta sensazione.

I lettori hanno celebrato Clara Sánchez facendo sì che “Il profumo delle foglie di limone” stazionasse per diversi mesi ai vertici delle classifiche di vendita, grazie alla perfetta unione fra una prosa sempre scorrevole e una trama complessa e davvero ben congegnata. Per tale motivo la prestigiosa casa editrice milanese Garzanti, considera il nuovo libro della Sánchez, “La voce invisibile del vento”, il suo titolo di punta per l’anno 2012, in virtù di una trama davvero avvincente e ricca di colpi di scena: una storia che oscilla fra fiducia e perdono, fra memoria e voglia di dimenticare, destinata a ripetere l’enorme successo de “Il profumo delle foglie di limone”.

Vale senz’altro la pena dare risalto alla grande importanza dell’evento, destinato a sottolineare il lustro della città di Messina che ottiene, grazie alla volontà e all’impegno organizzativo della Libreria Mondadori di Messina e dell’associazione culturale “La Gilda dei Narratori”, un’anteprima nazionale davvero sensazionale.


Luca Telese presenta il suo romanzo a Messina e parla della crisi economica italiana: «noi la festa non ce la siamo affatto goduta»

Luca Telese – il conduttore di In Onda su La7 e firma de Il Fatto Quotidiano – ha presentato il suo ultimo libro, “La Marchesa, la Villa e il Cavaliere” (Aliberti editore) alla libreria Circolo Pickwick nell’ambito del cartellone di presentazioni letterarie ideato e curato dal giornalista messinese, Francesco Musolino che ha dialogato con l’autore e la giornalista televisiva, Carmen Di Per.

Telese è stato protagonista con charme e ironia, dialogando a viso aperto con i tanti lettori e curiosi che hanno affollato la libreria messinese. Sono stati davvero numerosi gli argomenti trattati, visto che lo scandalo dei Casati-Stampa, vera e propria cesura morale nell’Italia borghese degli anni ’70, ha portato alla ribalta tanti personaggi di primo piano, da Cesare Previti sino a Silvio Berlusconi che, con un’abile manovra, si impossessò della Villa San Martino ovvero la Villa di Arcore.

Riguardo alla politica, alla crisi e ai drastici sacrifici in vista, Telese afferma: «Vogliono farci credere che siamo tutti sulla stessa barca ma quando abbiamo proposto di tassare quelli che hanno approfittato dello scudo fiscale, c’è stata un’incredibile levata di scudi. Vogliono farci credere che faremo tutti gli stessi sacrifici ma noi la festa non ce la siamo affatto goduta ed è bene dirlo chiaramente per non essere presi in giro».

E riguardo alla strettissima attualità, alle folli violenze dei “neri” di domenica 16 ottobre, Luca Telese non è affatto comprensivo, anzi: «Ci piace raccontarci che quei teppisti erano poveri e frustrati così possiamo, come è capitato, prenderne le distanze senza condannarli. Ma dietro quella violenza ingiustificata non c’è la povertà, c’è solo la stupidità! Pensate ad un personaggio come “Er Pelliccia” che vorrebbe essere un leader indignato ma, si scopre che è andato all’università privata e il suo avvocato ha persino cercato di sostenere l’incredibile tesi secondo la quale “Er Pelliccia” avrebbe scagliato l’estintore non per fare male ma…per spegnere l’incendio. Incredibile!”». E infine Telese prosegue affermando: «Sono molto preoccupato per queste violenze perché c’è dietro la negazione dell’altro, un concetto davvero molto pericoloso».


«Montanelli aveva già capito che il berlusconismo pesca nella parte più oscura dell’animo italico, del resto la politica non inventa nulla, semmai riproduce e amplifica il sentire e le tendenze in atto nella società». E riguardo ad una ipotetica fine del berlusconismo, Telese afferma: «Berlusconi sembra un personaggio degno di Shakespeare. Come Otello sta rinchiuso nel suo castello, fra vizi passioni e gelosie. Eppure ha sempre un asso nella manica ed è un maestro del bluff, per cui non mi sento di escludere che all’ultimo momento non passi la mano a Maroni e Alfano…mettendo le basi per un’altra vittoria».

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