Questa vita tuttavia mi pesa molto, Edgardo Franzosini, Adelphi. (“Gazzetta del Sud” – 14 ottobre 2015)

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Regaliamo libri belli. Viaggio fra i libri-strenna

Lettere1Negli ultimi mesi si è molto discusso della pesante crisi che ha colpito il mercato editoriale in Italia – e non solo – complicando la vita alle librerie anche in virtù del fatto che i gruppi editoriali nostrani stanno iniziando a puntare, con maggiore decisione, sulle strategie digitali. Se è vero che “Un libro è un libro” – come recita lo slogan della campagna virale lanciata per omologare al 4% l’Iva fra ebook e i libri cartacei – è pur vero che quest’anno, piuttosto del classico regalo utile potremmo scegliere di acquistare – per gli altri ma soprattutto per noi stessi – un dono semplicemente bello. Con questa premessa, La Gazzetta del Sud, ha scelto di proporre ai propri lettori un’ampia selezione di alcuni libri-strenna perché è vero che un libro è sempre un libro ma …anche l’occhio vuole la sua parte. Continua a leggere “Regaliamo libri belli. Viaggio fra i libri-strenna”

“La Fortezza” di Jennifer Egan è un inno alla letteratura.

cover_egan_la_fortezza (1)Solo la buona letteratura riesce a tener viva l’illusione della finzione narrativa. Così Vargas Llosa sintetizza la magia che accade quando ci capita di leggere un grande libro e di colpo, siamo immersi nella pagina, osservatori e al tempo stesso protagonisti di ciò che stiamo leggendo. Ma purtroppo questa alchimia accade non tanto spesso quanto vorremmo. Questo cappello introduttivo era necessario prima di parlare de “La Fortezza” (Minimum Fax, traduzione di Martina Testa pp.320 €18) l’ultimo romanzo di Jennifer Egan, già vincitrice del Premio Pulitzer per la letteratura nel 2012 con “Il tempo è un bastardo”.

Difatti, ne “La Fortezza”, la magia parte sin dalle prime righe e siamo subito dentro l’azione: niente preamboli di sorta, la Egan non ne ha bisogno. La sua voce narrativa è consapevole della propria potenza, guidandoci con fermezza fra dialoghi improvvisi e pungenti, ripetuti flashback e una commistione di vicende reali, surreali ed oniriche, con un protagonista – Danny, un trentacinquenne newyorkese bisognoso d’una pausa dalla propria vita – capace di percepire a pelle quando si trova in una zona coperta dal wi-fi. “La Fortezza” è un romanzo gotico, assai ben congegnato che prende avvio con la decisione di Danny di accettare l’invito del cugino Howard, raggiungendolo in uno sperduto castello in Europa orientale, destinato a divenire un resort lontano dalla tecnologia moderna. Una sorta di luddismo lussuoso. Senza neanche pensarci su troppo Danny ha accettato questo strano viaggio, del ha qualcosa di terribile da farsi perdonare dal cugino, un tempo reietto ma oggi giovane milionario, deciso a tuffarsi in un mega restauro, attorniato dalla moglie, il vice Mike e molti giovani tirapiedi.Proprio il totale isolamento tecnologico, unito al mistero della nobile proprietaria del suddetto castello autoreclusasi nel mastio, darà una svolta improvvisa alle cose, portando alla luce molti segreti sopiti e una trama del sospetto dai richiami kafkiani.

Grazie ad un narratore onniscente che rivela solo ciò che desidera, giocando a rimpiattino con il lettore, la Egan ci conduce saldamente in un dedalo di vie narrative e quando ne tira le fila, giunti all’ultimissima pagina, ci si rende conto del perché non bisogna perdersi “La Fortezza”.

Francesco Musolino®

Fonte: La Gazzetta del Sud, 23 ottobre 2014

L’importante è partecipare. Ovvero anche se l’Italia ha fatto pena ai Mondiali almeno ci restano delle belle letture.

“L’importante non è vincere ma partecipare». Questa massima di Pierre de Frédy, altresì noto come barone di Coubertin può, forse, aiutarci ad uscire dalle polemiche relative alla prematura – assai prematura anche se non sorprendente ad essere sinceri – eliminazione della nazionale italiana dai mondiali di calcio che si stanno svolgendo in Brasile. Di fatto con Balotelli e compagnia già a casa, bisognerà pazientare sino a domenica 13 luglio quando alle 21 (italiane) si svolgerà la finale nel mitico, seppur rinnovato, stadio Maracanà. Ma pur non avendo alcun rimedio contro il malumore e le scelte effettuate dall’ormai ex ct Cesare Prandelli, possiamo comunque rifugiarci in quattro ottimi libri, sperando di dimenticare in fretta la disfatta ma soprattutto per capire perché noi italiani, e non solo, siamo matti per il gioco del pallone. Continua a leggere “L’importante è partecipare. Ovvero anche se l’Italia ha fatto pena ai Mondiali almeno ci restano delle belle letture.”

Lampi. Echenoz chiude la sua trilogia

“Ad ognuno piace sapere quando è nato, per quanto possibile” eppure, quell’istante preciso Gregor non lo conoscerà mai perché un tuono fragoroso copre il suo primo vagito mentre il fulmine incendia il bosco nei dintorni. Gregor, in verità, altri non è che l’inventore croato Nikola Tesla, difatti lo scrittore francese Jean Echenoz, nel suo ultimo romanzo, Lampi (Adelphi, pp. 176, €17) l’ha voluto celare dietro uno pseudonimo, quasi che la realtà fosse fin troppo carica di phatos e per tale motivo andasse mascherata, lenita.

Del resto, durante la narrazione, Echenoz narra e osserva in prima persona la gioventù prima e l’ascesa alla fama di Gregor, senza risparmiarsi note a margine tese a sottolineare le sue stranezze caratteriali, le sue fobie, oltreché il suo sconfinato genio, senza ombra di dubbio capace di precorrere i tempi, consacrarlo e persino ammantarlo di un’aura misteriosa. Echenoz (che con Lampi chiude una meravigliosa trilogia cominciata con Ravel e proseguita con Correre, dedicato al maratoneta Emil Zatopek) fra le pagine di questo esile e riuscito romanzo, sembra voler ribadire che il nostro destino – di sicuro quello di Gregor – ci viene assegnato sin dalla nascita tanto che l’energia, ovvero le saette selvagge che ne hanno coperto i primi vagiti, rappresenteranno l’utopia di un’energia fruibile per tutti, l’obiettivo che Nikola Tesla perseguirà per tutta la vita.

Il Tesla tratteggiato da Echenoz non è un eroe ma un uomo, un genio visionario che affascina ed impaurisce, per via delle sue manie antisociali, costretto a scontrarsi per tutta la sua vita con il capitalismo imperante a spese dei bisogni della comunità, rappresentato alla perfezione da Thomas Edison prima, e George Westinghouse poi.

Francesco Musolino

Fonte: Satisfiction