«Nessuno può proteggerci da noi stessi». Daria Bignardi racconta “Santa degli impossibili”.

Daria Bignardi
Daria Bignardi

«Quando noi rinunciamo alla nostra vocazione, qualunque essa sia – dallo scrivere al volontariato, dall’essere madri al desiderio di esplorare il mondo – rischiamo di ammalarci. E con ciò che rimuoviamo dobbiamo fare i conti, presto o tardi». Dopo il successo ottenuto con “L’amore che ti meriti”, la giornalista ferrarese Daria Bignardi ritorna a stretto giro in libreria con “Santa degli impossibili” (Mondadori, pp.112 €12) in cui affronta temi cari quali il bisogno degli altri e la necessità di fare i conti con noi stessi e con tutto ciò che avremmo voluto essere un giorno. La protagonista, Mila, è una donna ricca di sospesi e di progetti incompiuti che sembra essersi smarrita decidendo liberamente di cambiare vita, sposando Paolo e divenendo madre ma un incontro casuale con Santa Rita, la santa delle missioni impossibili e delle cause perse, le permetterà di ritrovare, forse, la propria strada in una Milano che fiorisce attorno all’umanità dolente del carcere di San Vittore senza mai curarsene. La Gazzetta del Sud ha intervistato Daria Bignardi che sarà ospite alla kermesse letteraria TaoBuk2015 (giovedì 24 settembre a Taormina). Continua a leggere “«Nessuno può proteggerci da noi stessi». Daria Bignardi racconta “Santa degli impossibili”.”

«Un uomo, un voto. Da questa consapevolezza partono tutti i cambiamenti». Luis Sepúlveda a Taormina racconta le sue battaglie.

Luis Sepúlveda
Luis Sepúlveda

Seduto nel giardino all’aperto dell’Hotel San Domenico di Taormina, Luis Sepúlveda fuma una sigaretta fatta a mano e parla di letteratura, con passione. E’ la star della quarta edizione del TaoBuk festival – kermesse letteraria presieduta da Antonella Ferrara che si concluderà il prossimo venerdì 26 – e ascoltandolo parlare si ha la netta sensazione che sia una di quelle persone che merita il grande successo ottenuto. Quasi sessantacinquenne (li compirà il prossimo 4 ottobre) gli occhi di questo pluripremiato e amatissimo scrittore cileno, emanano una grande serenità quando confessa di non aver mai coltivato l’odio per i suoi aguzzini, nonostante abbia passato più di due anni e mezzo in una minuscola cella a seguito del colpo di stato militare che, nel 1973, depose l’allora presidente cileno, Salvator Allende. Da allora la vita di Sepúlveda è stata incentrata all’attivismo civile – al fianco dell’Unesco e Greenpeace – e dopo anni da cronista e inviato speciale in Africa e Sud America, nel 1989 cominciò a scrivere narrativa. Con enorme successo. Ospite a Taormina per ritirare il TaoBuk Award, il legame di Sepúlveda con la Sicilia è forte e radicato nel tempo – nel 1999 ritirò ad Agrigento l’Efebo d’Oro e questa è la sua quarta visita sull’isola – e la sua passione per la scrittura è sempre forte: «ho scritto una nuova fiaba, parlerà di un cane molto speciale e un libro di racconti. Ed entro l’anno spero di terminare un nuovo romanzo».

Lei sembra perfettamente a suo agio in Sicilia…

«Sì, questa terra è parte della mia geografia sentimentale. E’ un luogo così diverso dal resto d’Italia, al confine con l’Europa, qui ci si sente veramente nel sud del mondo.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Camilleri rappresentano il suo legame narrativo invece.

«Quando lessi la definizione della malinconia di Tomasi di Lampedusa, la felicità dell’essere triste, mi colpì ma io non volevo essere un uomo melanconico. Camilleri è un grande maestro, un vero amico, capace di scrivere in un modo che riecheggia lo stile classico ma al tempo stesso è modernissimo. Mi colpisce sempre il trattamento dei suoi personaggi, unico nella letteratura contemporanea. Camilleri è uno scrittore impressionista, capace di dire molto con poche parole». Continua a leggere “«Un uomo, un voto. Da questa consapevolezza partono tutti i cambiamenti». Luis Sepúlveda a Taormina racconta le sue battaglie.”

Massimo Maugeri: «Nonostante le ansie contemporanee, oggi c’è ancora posto per la speranza»

Le nostre ansie e le contraddizioni in seno alla nostra società sono il ricco spunto del nuovo libro di  Massimo Maugeri, la raccolta di racconti intitolata Viaggio all’alba del millennio, edito PerdisaPop (pp. 208; €15). Dal terrore mediatico all’incapacità di comunicare nonostante i media stessi, dalla perdita d’identità alle incertezze sul futuro cui si va incontro, Maugeri porta sulla pagina una ricca galleria di personaggi che compongono un mosaico della Commedia Umana di balzacchiana memoria. Tuttavia nella propria prosa Maugeri lascia filtrare anche sprazzi di dolcezza, di speranza, come se la realtà, per quanto dura, possa concedere anche la possibilità di essere semplicemente felici, un giorno. Ma Viaggio all’alba del millennio è anche l’occasione per discutere con un l’ideatore del seguitissimo sito Letteratitudine circa il futuro dell’editoria italiana e il recente riscatto dei racconti, un tempo vilipesi e oggi assurti agli onori delle vendite, grazie soprattutto alla piccola-media editoria.

L’etichetta di “critico” Maugeri non se la sente cucita addosso, preferendo quella di “divulgatore” e del resto anche la sua esperienza radiofonica su Radio Hinterland con “Letteratitudine in Fm” è il perfetto esempio di come sia possibile dialogare con autori e lettori alla pari.

Maugeri ha inoltre partecipato al Taobuk festival di Taormina presentando proprio “Viaggio all’alba del millennio”.

Come nasce questa raccolta di racconti?

Nasce dall’esigenza di riflettere e di provare a raccontare questo scorcio di inizio millennio, con le sue ansie e le sue contraddizioni. Da un lato, sono le ansie e le contraddizioni di sempre; dall’altro, sono frutto delle caratteristiche peculiari di questi nostri anni. Storie diverse, scritte con stili diversi, popolate da molti personaggi che finiscono con il ritrovarsi tra un racconto e l’altro. Da questo punto di vista i racconti di “Viaggio all’alba del millennio” possono essere considerati e letti come i capitoli di un romanzo. Sono viaggi compiuti fuori e dentro l’uomo di oggi, che puntano il dito sui disagi dettati dalla crisi d’identità, dalla paradossale difficoltà a comunicare “veramente” (nonostante lo sviluppo dei  media), da certi scenari che cambiano. I temi trattati sono molteplici: il terrorismo internazionale, l’ansia da attentati, le contraddizioni di certi rapporti famigliari, alcuni aspetti negativi della comunicazione in rete, l’immigrazione clandestina, il desiderio di riscatto nonostante tutto, e altro ancora. Racconti duri, che però non mancano di strappare sorrisi e che comunque non voltano le spalle alla speranza.

I maestri nell’arte delle short stories sono numerosi e assai diversi negli stili. Hai tratto ispirazione da qualcuno in particolare?

Se devo farti un nome, non posso che indicare quello di Italo Calvino… con riferimento a “Le città invisibili”: un insieme di storie che può essere considerato – anche qui – come una raccolta di racconti “a tema”, o come un romanzo. Sono storie ad alto concentrato visionario e metaforico, e per questo ancora molto attuali (a mio avviso, almeno). C’è una citazione tratta da “Le città invisibili” che attraversa storie e personaggi di “Viaggio all’alba del millennio”, e che – da un certo punto di vista – potrebbe essere considerata come chiave di lettura di questo mio libro. Ed è la seguente: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio ”.

Sino a pochi anni fa, il racconto e la poesia erano particolarmente osteggiati dall’editoria italiana. Oggi c’è una maggiore apertura mentale almeno per quanto riguarda il racconto. Come ti spieghi quest’evoluzione dei gusti?

Semplicemente ci si è resi conto che esiste una parte rilevante di lettori che ama leggere racconti. Peraltro molti, oggi, leggono a “singhiozzo” per via dei numerosi impegni. In tal senso le narrazioni brevi potrebbero anche essere ritenute preferibili. Tuttavia bisogna sottolineare che la recente apertura verso i racconti trova maggiore spazio nella piccola e media editoria. I grossi marchi editoriali, tranne rare eccezioni, continuano a puntare sui romanzi.

Letteratitudine ormai è un punto di riferimento sul web. Com’è nata questa esperienza e come sei giunto anche in radio?

Il blog Letteratitudine è nato per caso nel settembre del 2006. Era appena venuta al mondo la mia secondogenita e avevo più difficoltà del solito negli spostamenti. Da qui l’idea di creare un blog che potesse consentirmi di “incontrare” – senza spostarmi da casa – altra gente interessata alla letteratura. In effetti Letteratitudine nasce proprio come “luogo d’incontro” tra coloro che gravitano attorno al mondo del libro: lettori, scrittori, critici letterari, giornalisti culturali, librai, ecc. Ma, all’epoca, non avrei mai potuto immaginare di beneficiare di consensi così ampi. L’esperienza della radio è di epoca più recente, ed è figlia del successo del blog. Come ho raccontato in altre circostanze, sono stato contattato via Facebook da Gabriele Pugliese, il direttore di Radio Hinterland (una radio che trasmette in Fm in Lombardia, ma che va in diretta – in streaming – anche via Internet). Pugliese mi ha proposto uno spazio per condurre una trasmissione culturale che si occupasse di libri e letteratura. All’inizio avevo qualche perplessità, e infatti ho declinato l’invito. Poi Pugliese mi ha chiamato più volte al telefono, e – alla fine – mi ha convinto. Oggi gli sono molto grato. Per me, questa della radio è senz’altro un’esperienza entusiasmante e arricchente. La trasmissione si chiama “Letteratitudine in Fm”. L’obiettivo di queste mie chiacchierate è quello di mettere l’ospite a proprio agio e indurlo a raccontare e a raccontarsi nel modo più naturale possibile… mi piace vedermi come una sorta di “medium invisibile” tra l’ospite e gli ascoltatori. E questo trattamento lo riservo a tutti: sia agli autori noti al grande pubblico, sia a quelli meno noti. Credo che oggi “Letteratitudine in Fm” sia una delle più importanti trasmissioni radiofoniche che si occupano di  letteratura in Italia e vista la ricca galleria di scrittori noti che ho potuto intervistare ne vado particolarmente fiero.

Ho letto che non ti piace l’etichetta di critico letterario. Come ti definiresti?

Non saprei. Per la verità non mi interessano granché le etichette. Sono uno che si occupa di libri, forse più come “divulgatore” e “comunicatore” che come “critico”… anche se continuo a scrivere di libri su qualche quotidiano e magazine.

Stai partecipando al Taobuk festival di Taormina. Da un paio d’anni in Sicilia e in Calabria stanno nascendo diversi festival letterari, più o meno ambiziosi. E’ il segnale tanto atteso di un risveglio culturale?

È il segnale che la gente sente l’esigenza di una maggiore offerta culturale. Da un lato c’è l’impegno personale di tanti operatori culturali che stanno dando tutto se stessi per portare avanti “sogni” (anche perché molte di queste iniziative sono nate in economia e con budget risicatissimi), dall’altro c’è una risposta significativa da parte del pubblico. Sì, mi sembra un segnale positivo. Anche perché si tratta di iniziative nate “dal basso”, e senza strumentalizzazioni politiche. E questo lascia ben sperare per il futuro. Laddove c’è voglia di cultura, c’è anche voglia di crescita. Per quel che mi è dato fare, nel mio piccolo, darò sempre una mano a questo tipo di iniziative.

Massimo Maugeri, catanese, collabora con molti magazine e quotidiani. Ha scritto: Identità distorte (Prova d’Autore, 2005; premio Martoglio), Letteratitudine, il libro (Azimut, 2008) e, insieme a Simona Lo Iacono, La coda di pesce che inseguiva l’amore (Sampognaro & Pupi, 2010). Ha curato Roma per le strade (Azimut, 2009).

Ha ideato e gestisce il sito http://letteratitudine.blog.kataweb.it.

Fonte: www.tempostretto.it del 12 luglio 2011