Chi sta male non lo dice. Antonio Dikele Distefano torna in libreria

Ventiquattro anni, nato nel varesotto da genitori d’origini angolane, Antonio Dikele Distefano ha raggiunto la notorietà con i social network, con determinazione e forte ambizione. Con il suo libro d’esordio nel 2015, “Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?” ha raggiunto le centomila copie; un successo bissato appena un anno dopo, con il secondo libro “Prima o poi ci abbracceremo”. Da poche settimane Dikele è tornato in libreria con “Chi sta male non lo dice” (pp. 162 euro 12, tutti i suoi libri sono editi da Mondadori) in cui racconta la storia di  Yannick e Ifem, due giovani ragazzi che devono fare i conti con rinunce, abbandoni, sconfitte e speranze. È una storia di sogni infranti quella in cui Dikele conduce il lettore, in mezzo alle famiglie della periferia, fra razzismo e violenze domestiche, con le dipendenze – anche quelle lavorative e affettive – che diventano un’ancora a cui aggrapparsi mentre tutto il resto rischia di crollare in pezzi. La pelle scura dei due protagonisti Yannick e Ifem, (“non ci fermeremo finché non capiranno che non siamo neri che si sentono italiani, ma italiani neri”) è uno scoglio tagliente da affrontare quando basta “il taglio degli occhi diverso per sentirsi intruso, un cognome con troppe consonanti per sentirsi gli sguardi addosso”. Ifem prova a colmare il vuoto della sua vita – l’abbandono del padre e di un futuro che appare sempre troppo lontano – con l’amore per Yannick. Ma lui ha un’anima incapace di star ferma, inadatta a mettere radici, talmente rabbioso da essere incapace di accorgersi che Ifem – e non la cocaina in cui si rifugia sempre più spesso – potrebbe essere la chiave per la salvezza, per l’avvenire. E in un attimo ciò che era evasione dalla noia, diventa capriccio, poi dipendenza e infine una sentenza di condanna. Dikele non ha mai nascosto la sua ambizione e in questo libro affronta il tema dell’amore come possibile redenzione che si infrange sul razzismo e l’indifferenza, sulla rabbia autodistruttiva delle periferie italiane, spesso troppo lontani dai fari dei media.

FRANCESCO MUSOLINO®

FONTE: GAZZETTA DEL SUD 30 APRILE 2017

 

 

 

Dal Premio Strega a Ester Viola. Consigli di lettura sotto l’ombrellone.

Edoardo Albinati
Edoardo Albinati

Sarà il turno del Premio Strega che ha vinto con merito o di un appassionante graphic novel sulla cucina siciliana? O magari, sotto l’ombrellone leggeremo un bel thriller ambientato in Svezia o un giallo dedicato alla scomparsa di Ettore Majorana? Con sessantamila titoli pubblicati, scegliere un buon libro da portarsi in riva al mare (o sul divano, con l’aria condizionata) è sempre più arduo. La Gazzetta del Sud vi propone una prima puntata, dedicata ai libri per l’estate. E buona lettura! Continua a leggere “Dal Premio Strega a Ester Viola. Consigli di lettura sotto l’ombrellone.”

«Gli italiani perdonarono i fascisti vincenti, condannando gli sconfitti dalla storia». Pierluigi Battista ricorda il padre nel suo nuovo libro.

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Pierluigi Battista

«I figli dei fascisti sono molto più di quanto si creda, talvolta i padri non hanno raccontato la verità sul proprio passato». Pierluigi Battista, celebre editorialista de Il Corriere della Sera, torna in libreria aprendo il baule della memoria con “Mio padre era fascista” (Mondadori). Spunto della narrazione è la scoperta di un diario, in cui il padre, Vittorio, rivive l’onta del declino fascista, le vessazioni subite dopo il crollo della Repubblica Sociale Italiana, per la quale combatté poco più che ventenne e lunga prigionia nel campo di Coltano, finendo per divenire esule in patria. Proprio il mancato rinnegamento della radice fascista, causò fra Pierluigi Battista e il proprio padre, anni di profonde incomprensioni. La fiera convinzione delle proprie idee, tanto da essere fra i fondatori dell’MSI e l’odio per i voltagabbana, non vennero compresi dal figlio che oggi, con queste delicate pagine, rivive alcuni momenti personali, utili per rileggere la storia d’Italia.  Continua a leggere “«Gli italiani perdonarono i fascisti vincenti, condannando gli sconfitti dalla storia». Pierluigi Battista ricorda il padre nel suo nuovo libro.”

Stefano Crupi, A ogni santo la sua candela, Mondadori (Gazzatta del Sud, 13 gennaio 2016)

 

 

a_ogni_santo_la_sua_candela_la_napoli_corrotta_di_stefano_crupi (2)Donna Maristella ha una sola, granitica, convinzione: nella vita chi è debole è destinato a soffrire. Ma per andare avanti non si può puntare su un solo cavallo, al contrario bisogna essere capaci di ingraziarsi tutti i potenti e mostrarsi sempre riverenti nei loro confronti. Del resto ad ogni santo spetta la sua candela, no? Per suo figlio Ernesto – protagonista del secondo romanzo di Stefano Crupi dopo il felice esordio con “Cazzimma” nel 2014 – ha pensato ad una scalata in grande stile che lo porti lontano dalle amicizie pericolose dei Quartieri Spagnoli napoletani verso i piani alti della pubblica amministrazione, sempre in giacca e cravatta fra i rispettabili. Fresco di laurea in economia – quella utile per fare i soldi, altroché chiacchiere – le umili origini di Ernesto sono una zavorra per l’ingresso nel mondo del lavoro ma Maristella è abile nel muovere le pedine tanto da trovare sempre un’informazione utile, un motivo di ricatto per saltare la fila nella ruota del destino. E in ogni caso, Ernesto ha sempre pronto in tasca un paio di banconote per corrompere i più restii. Secondo Maristella gli uomini si dividono fra pecore e lupi, bisogna essere servizievoli coi potenti ma spietati con i sottoposti e stare sempre con le orecchie aperte, perché in ogni momento si può raccogliere un’informazione che possa tornare utile per un ricatto futuro. Proprio il rapporto fra la madre e il figlio è il cuore di questo libro narrato con una prosa fluida e ben ritmata, narrando senza fronzoli l’ambizione e la spietatezza cui si può ricorrere per fare carriera, giocando con abilità ora la carta della corruzione ora quella della lusinga o del ricatto. Tuttavia quando Ernesto giungerà in una posizione di comando nell’intricata macchina burocratica, entrerà in scena il boss Alfonso Malatesta con una lista di richieste per saldare il conto e guardare insieme al futuro. Ma come se non bastasse, Ernesto sta perdendo la testa per una femme fatale rumena con cui instaura una relazione di passione e potere che rischia di mettere in crisi la torbida scalata al potere voluta da donna Maristella.

A ogni santo la sua candela – Stefano Crupi – Mondadori, pp. 240 €18

FRANCESCO MUSOLINO®

FONTE: GAZZETTA DEL SUD, 14 GENNAIO 2016

 

Dalla tv (e dal web) in libreria: i libri degli chef star.

 

Nel periodo delle feste, fra il pranzo della vigilia e il giorno dell’epifania, tutte le diete cadono in prescrizione. Non a caso uno dei buoni propositi più in voga per l’anno nuovo è quello di andare in palestra per recuperare la linea. Ma in questi giorni, con la complicità dell’ennesima tavolata con i parenti, è fin troppo facile cadere in tentazione, magari seguendo la ricetta di uno chef stellato o provando a reinterpretarla. Ma perché questi cuochi hanno tanto successo? Perché i talent culinari sono così popolari persino sui social? Secondo il saggista statunitense Michael Pollan, ci piace tanto guardare gli chef al lavoro in tv anche perché nella nostra società abbiamo delegato tutto agli specialisti ma l’atto del cucinare fa parte del nostro immaginario emotivo e finiamo per esserne irresistibilmente attratti. Che siano giorni di bagordi o di alimentazione rigidamente controllata, ecco una guida fra i libri di cucina più interessanti, passando dalla cucina stellata a quella povera, dalla pasticceria sino ai menù vegani.

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