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«Voglio indagare il cuore dei coniugi Macbeth, non metterli in galera». Nicola Lagioia racconta “La Ferocia”.

Nicola Lagioia

Nicola Lagioia

Un romanzo sul libero arbitrio. Un libro notturno, violento e cupo eppure pieno di speranza. Con “La Ferocia” (Einaudi, pp.418 €19.50) per la prima volta Nicola Lagioia – giornalista, scrittore, conduttore radiofonico di “Pagina 3” su Radio3 e direttore editoriale per Minimum Fax – porta sulla pagina i giorni nostri, la sua Puglia natia e le sue brutture, cartina tornasole per leggere e interpretare l’Italia intera. Lagioia ritorna in libreria dopo quattro anni da “Riportando tutto a casa”, mettendo al centro della vicenda la famiglia Salvemini, una di quelle dinastie che prosperano nella convinzione che tutti abbiano un costo e che vada perseguito la ricerca dell’utile, senza alcuna remora morale. Ma non tutti sono d’accordo e difatti la giovane Clara Salvemini – che nelle primissime pagine va incontro alla morte, vittima e carnefice insieme – è considerata la pecora nera della famiglia, al pari del fratellastro Michele, cui toccherà fatalmente indagare proprio sulla fine della sorella, rivelando – con un ardito cambio di punti di vista e tempi narrativi – intrecci, beghe e corruzioni di un impero economico familiare, giunto sull’orlo del collasso e dunque prodomo a scatenare la ferocia insita in ciascuno dei familiari, a partire dal capofamiglia, Vittorio. Sarebbe stato facile, con queste premesse, scrivere un romanzo di denuncia, ma l’intento dell’autore è quello di scandagliare il cuore e l’animo dei suoi protagonisti con una prosa emotivamente intensa, scendendo negli abissi della famiglia Salvemini, senza mai puntare contro loro il dito accusatore. E non a caso già si parla di candidare questo romanzo al prossimo Premio StregaLeggi il resto di questa voce

Il Male e il suo fascino irresistibile. Pietrangelo Buttafuoco racconta “I cinque funerali della Signora Göring”

buttaLa baronessa Carin von Fock ed Hermann Göring, furono protagonisti di una tragica storia d’amore che li mise al centro del grande romanzo popolare, una delle operazioni più importanti del ministero della propaganda nazista, guidato da Joseph Goebbels. Ma dietro lo splendore di una bellissima nobildonna che si innamorò dell’eroe dei cieli e maresciallo del Reich, si celano anni di malattia e un finale spietato. Con una scrittura lirica, una danza con le parole che arriva ad evocare la potenza delle note di Wagner, lo scrittore siciliano Pietrangelo Buttafuoco racconta questa storia d’amore a cavallo fra le due grandi guerre ne “I cinque funerali della signora Göring” (Mondadori, pp.180 €18). E’ il Male, la sua essenza ciò che trasuda dalle pagine di Buttafuoco, quella potenza oscura che rifiutiamo pur non essendone mai immuni. Ma è da segnalare che sull’onda del grande e recente successo editoriale, “Buttanissima Sicilia” ha debuttato in teatro a Caltanissetta – sabato 11 ottobre in prima nazionale presso il Teatro Regina Margherita alle ore 21 con Salvo Piparo, Costanza Licata e Rosemary Enea, per la regia del giornalista  Giuseppe Sottile del Basto: «Abbiamo messo in scena alcuni brani di questo libro che definisco da svenimento, praticamente un dizionario di cose mai dette sulla nostra Sicilia, capace di scalfire il conformismo sui temi di mafia e antimafia». Con Pietrangelo Buttafuoco abbiamo parlato del nuovo romanzo “I Cinque Funerali della Signora Göring“.

Perché raccontare la storia d’amore fra Carin von Fock ed Hermann Göring?

«E’ una storia tragica, dolce e crudele. Tutto partì con quella foto su Life divenuta copertina di questo libro; allora lavoravo a “Le uova del drago” ma sapevo già che avrei dovuto raccontarla». Leggi il resto di questa voce

«Un uomo, un voto. Da questa consapevolezza partono tutti i cambiamenti». Luis Sepúlveda a Taormina racconta le sue battaglie.

Luis Sepúlveda

Luis Sepúlveda

Seduto nel giardino all’aperto dell’Hotel San Domenico di Taormina, Luis Sepúlveda fuma una sigaretta fatta a mano e parla di letteratura, con passione. E’ la star della quarta edizione del TaoBuk festival – kermesse letteraria presieduta da Antonella Ferrara che si concluderà il prossimo venerdì 26 – e ascoltandolo parlare si ha la netta sensazione che sia una di quelle persone che merita il grande successo ottenuto. Quasi sessantacinquenne (li compirà il prossimo 4 ottobre) gli occhi di questo pluripremiato e amatissimo scrittore cileno, emanano una grande serenità quando confessa di non aver mai coltivato l’odio per i suoi aguzzini, nonostante abbia passato più di due anni e mezzo in una minuscola cella a seguito del colpo di stato militare che, nel 1973, depose l’allora presidente cileno, Salvator Allende. Da allora la vita di Sepúlveda è stata incentrata all’attivismo civile – al fianco dell’Unesco e Greenpeace – e dopo anni da cronista e inviato speciale in Africa e Sud America, nel 1989 cominciò a scrivere narrativa. Con enorme successo. Ospite a Taormina per ritirare il TaoBuk Award, il legame di Sepúlveda con la Sicilia è forte e radicato nel tempo – nel 1999 ritirò ad Agrigento l’Efebo d’Oro e questa è la sua quarta visita sull’isola – e la sua passione per la scrittura è sempre forte: «ho scritto una nuova fiaba, parlerà di un cane molto speciale e un libro di racconti. Ed entro l’anno spero di terminare un nuovo romanzo».

Lei sembra perfettamente a suo agio in Sicilia…

«Sì, questa terra è parte della mia geografia sentimentale. E’ un luogo così diverso dal resto d’Italia, al confine con l’Europa, qui ci si sente veramente nel sud del mondo.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Camilleri rappresentano il suo legame narrativo invece.

«Quando lessi la definizione della malinconia di Tomasi di Lampedusa, la felicità dell’essere triste, mi colpì ma io non volevo essere un uomo melanconico. Camilleri è un grande maestro, un vero amico, capace di scrivere in un modo che riecheggia lo stile classico ma al tempo stesso è modernissimo. Mi colpisce sempre il trattamento dei suoi personaggi, unico nella letteratura contemporanea. Camilleri è uno scrittore impressionista, capace di dire molto con poche parole». Leggi il resto di questa voce

«La Sicilia, un giorno, sarà un posto bellissimo». Corrado Fortuna racconta il suo esordio da romanziere

Corrado Fortuna

Corrado Fortuna

Fra le pagine di “Un giorno sarai un posto bellissimo” (Baldini & Castoldi, pp.208, €14,50) trasuda l’urgenza di capire, di tracciare un segno rosso che, partendo dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, ci conduca fuori, svelando verità dolorose ancorché taciute. Il bel romanzo d’esordio di Corrado Fortuna sa essere duro, verso la Sicilia e i palermitani – colpevoli spesso di non voler vedere, di non saper cambiare – e al tempo stesso misericordioso nei confronti di una terra bellissima, eppure martoriata, abbandonata alle brutture dell’uomo. Corrado Fortuna – nato a Palermo, nel 1978 – ha esordito al cinema come protagonista di “My name is Tanino” (diretto da Paolo Virzì) per poi essere il protagonista di “Perduto amor”, diretto da Franco Battiato, vincendo il premio Guglielmo Biraghi nel 2004. Negli anni è stato diretto dal messinese Christian Bisceglia (Agente matrimoniale, 2005), da Giuseppe Tornatore (Baaria, 2009) e infine da Woody Allen (“To Rome with love”, 2013). Il suo esordio come romanziere narra la storia di una lunga amicizia, quella fra l’introverso Arturo e lo strafottente Lorenzo, che sboccia sui banchi di scuola nella Palermo del 1983 per giungere sino ai giorni nostri. Peccato che Lorenzo sia figlio di un boss e che al suo matrimonio sarà presente anche Giulio Andreotti. Dalla ricerca di un prezioso regalo di nozze, un prezioso vassoio d’argento che proverebbe la Trattativa Stato-Mafia, si dipana un libro pungente, che alterna fatti processuali a mera finzione, un giallo in cui, come scrisse Calvino a Sciascia, il colpevole è già noto a tutti. Corrado tornerà al cinema a novembre con “Scusate che esisto!” al fianco di Paola Cortellesi e Raoul Bova, diretto da Riccardo Milani.

Un giorno sarai un posto bellissimo. Partiamo dal titolo?

«Nasce da una celebre frase di Paolo Borsellino, “la Sicilia un giorno sarà un posto bellissimo”. Peccato che non ci ha detto quando accadrà». Leggi il resto di questa voce

«Ai giovani siciliani consiglio di lasciare la propria terra». Pietrangelo Buttafuoco e la sua “Buttanissima Sicilia”

Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco

«In Sicilia chiudono le aziende che fanno i succhi di arancia. E’ una follia, come se in Francia chiudessero le aziende che producono champagne». Il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco da oltre un mese sta attraversando la sua amata Sicilia per promuovere il suo polemico libro-pamphlet “Buttanissima Sicilia. Dall’Autonomia a Crocetta, tutta una rovina” (Bompiani, pp. 256 €12) in cui racconta senza mezzi termini, il degrado politico della sua terra. Dagli “enti mangiasoldi” alla falsa battaglia NoMuos, dalla “giostra della formazione” al generale clima di indifferenza in cui è piombata la Sicilia, Buttafuoco non risparmia nessuno, nemmeno gli stessi siciliani, senza mai lesinare l’appellativo colto ma sfottente al politico, da Raffaele Lombardo (“mastro don Gesualdo”) a Rosario Crocetta (“il grande bluff”). Il fine ultimo? Causare uno shock, provocare un risveglio nei suoi conterranei, con la richiesta esplicita di un commissariamento regionale e l’abolizione dello Statuto d’Autonomia Regionale, unico frutto reale della trattativa Stato-Mafia. Leggi il resto di questa voce

Peter Cameron: return to Sicily.

Peter Cameron

Peter Cameron

Ad un anno di distanza, il romanziere statunitense Peter Cameron tornerà in Sicilia. Difatti, dopo essersi innamorato di Messina e delle sue primizie culinarie – in una avvincente due giorni per presentare “Il Weekend” che abbiamo raccontato su questo giornale – Cameron, già autore bestseller con “Un giorno questo dolore ti sarà utile” e “Quella sera dorata” (in Italia tutti i suoi libri sono editi da Adelphi), farà ritorno sull’isola per incontrare i suoi lettori palermitani. L’occasione sarà una doppia presentazione coordinata dalla libreria Modusvivendi: lunedì 16 giugno ore 20.30 (nell’ambito della bella iniziativa “Citofonare Modus”) e martedì 17 alle ore 18.30, con la partecipazione della scrittrice siciliana Beatrice Monroy. Nel capoluogo siciliano, Cameron presenterà “Andorra”, il suo secondo romanzo in ordine cronologico, che arriva in Italia dopo ben diciassette anni dalla sua pubblicazione. Ed era un libro atteso poiché “Andorra” (Adelphi, pp.236 €18) rappresenta il filone più oscuro e noir della scrittura di Cameron – il suo gemello è senza dubbio “Coral Glynn” per complessità di intreccio e tono narrativo – e per tale motivo chi ama la scrittura del fine romanziere nato a Pompton Plains, lo attendeva con grande curiosità. Leggi il resto di questa voce

«Ho sempre preferito la finzione letteraria alla realtà». Peter Cameron si racconta

Nel momento stesso in cui consentiamo a uno scrittore di entrare nel nostro personalissimo Olimpo, aspettando con crescente frenesia la pubblicazione (e la traduzione) del suo ultimo libro per poi divorarlo nello spazio di pochi giorni, qualcuno di buon cuore dovrebbe rammentarci che anche il più magnetico dei romanzieri – capace di affascinarci con la sua prosa e l’inventiva delle sue trame – rimane sempre un essere umano, con i pregi ma anche con i suoi difetti e umane debolezze. Ci risparmieremmo cocenti delusioni dinanzi alle bizze e ai capricci cui spesso sono abituati gli addetti ai lavori del mondo editoriale. Rammentando questa verità ho incontrato per Linkiesta il romanziere statunitense, Peter Cameron, autore di punta per la casa editrice Adelphi, tornato in libreria con Il Weekend, dopo i grandi successi raccolti con Quella sera dorata (115 mila copie, 17 edizioni) e Un giorno questo dolore ti sarà utile (157 mila copie, 20 ed.) cui sono seguiti Paura della matematica e il più recente Coral Glynn. L’autore era in Sicilia per la sua prima volta inaugurando un tour promozionale che si concluderà con due attesi incontri al Festivaletteratura di Mantova. Fortunatamente, è bastato uno sguardo a quest’uomo di 53 anni, dal fisico asciutto e lo sguardo tenero, per tirare un sospiro di sollievo: Peter Cameron è esattamente come te lo immagini. La sua voce calma e profonda sembra venire fuori direttamente dalle pagine dei suoi libri densi di pathos, costantemente tesi a indagare l’animo umano alla ricerca del significato delle nostre passioni, con uno stile satinato e una prosa sempre elegante, persino nel cogliere con precisione le idiosincrasie che mandano in pezzi gli amori apparentemente più solidi e borghesi. Leggi il resto di questa voce

Massimo Maugeri: «Scrivere è l’atto di massima libertà possibile»

Massimo MaugeriFa parte dei “nuovi” membri della giuria del premio Strega. Il suo nome richiama una puntuale e appassionata comunicazione letteraria sul web mediante Letteratitudine, il suo seguitissimo blog. Ha la passione della scrittura e in pagina porta sovente la sua terra, la nostra terra, e i corto circuiti della contemporaneità. Il suo nuovo romanzo, “Trinacria Park”, è edito nell’interessante collana Sabot/Age curata da Colomba Rossi (ideata da Massimo Carlotto) per le Edizioni E/O. Stiamo chiaramente parlando di Massimo Maugeri che con questo libro segna un salto di qualità stilistico e il passaggio al genere noir, con un libro dai forti tratti metaforici che richiama l’importanza del Mito e non esita a denunciare le brutture della Sicilia…

Com’è nata l’idea di Trinacria Park?

«In maniera piuttosto semplice. Ho immaginato una piccola isola siciliana deturpata dall’edilizia selvaggia e dall’industria siderurgica, e ho immaginato un piano di riconversione fondato sulla realizzazione di un enorme parco tematico: il “Trinacria Park”. Un parco talmente grande da ambire a superare – per fama – l’Eurodisney di Parigi. L’idea è nata così. E da qui è nata la storia…»

Questo libro segna l’approdo ad una casa editrice di primo piano in una fra le collane editoriali più interessanti. Trinacria Park, a ben vedere, vi si colloca perfettamente poiché la menzogna e il suo necessario disvelamento sono alla base del tuo libro…

«Assolutamente sì. “Trinacria Park” è stato accolto all’interno della collezione Sabot/Age delle edizioni e/o: una collana diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto e che tra le tematiche prevalenti di cui si occupa c’è, appunto, il “tema della menzogna” (che è il tema centrale di “Trinacria Park”). All’interno del parco, e dell’isola, per un motivo o per l’altro, tutti fingono. La storia si dipana nel mezzo di interessi contrapposti, sopra cumuli di bugie dissimulate dai fasti mediatici che ruotano intorno a un grande sogno… che però è solo apparenza. Nulla è come sembra al “Trinacria Park”. Ma non c’è solo questo. Ci sono le storie dei tanti personaggi che popolano questo romanzo. Ciascuno di loro compie un percorso che incrocia inevitabilmente la tragedia collettiva consumata all’interno del parco. A partire da Manuel Vetri: un attore balbuziente che smette di tartagliare appena si accende l’occhio della telecamera, e che scoprirà verità che lo riguardano solo alla fine del percorso».

Interessante e suggestivo il collegamento fra le tre donne e le tre Gorgoni. Perché hai voluto questo parallelismo, questo gioco di rimandi che lega passato e presente?

«Perché sentivo l’esigenza di inserire una componente mitologica e visionaria all’interno di questa storia. Credo che il Mito, oggi, sia il grande assente della nostra letteratura. E credo sia giunto il momento di tornare a ridargli spazio. A mio modo di vedere la componente mitologico/visionaria agisce di più sull’inconscio e dunque (in un momento di grande bombardamento mediatico e di flussi di notizie che ci investono senza soluzione di continuità) può consentire – paradossalmente – di raccontare una storia in modo più incisivo. Nel corso della narrazione si crea un parallelismo tra le vicende dei tre principali personaggi femminili e le tre Gorgoni: la giornalista Marina Marconi viene accostata a Steno (detta “la forte”); alla direttrice del parco, la produttrice cinematografica statunitense Monica Green, si affianca la figura di Euriale (detta “la spaziosa”); la giovane attrice Angela Metis si ritrova a incarnare il mito di Medusa (“la distruttrice”)».

Un altro personaggio significativo è Gregorio Monti. Con lui emergono delle considerazioni sull’Isola, seviziata, malgovernata e stuprata…

«Gregorio Monti è il direttore artistico del parco. È un uomo di teatro. Un siciliano che ha lasciato l’isola e che ha fatto fortuna all’estero, approdando anche a Broadway. Lui incarna una serie di contraddizioni e di paradossi, a partire da quello che chiama “effetto isola”: un miscuglio di sensazioni contrastanti che prova ogni volta che torna o si allontana dal suo luogo di origine: un senso di fastidio frammisto a una componente di nostalgia».

9788866323112Allargando l’occhio alla tua intera opera, le contraddizioni della modernità ti hanno sempre affascinato. In questo senso la scrittura si fa denuncia o piuttosto cartina di tornasole per evidenziare le brutture, i corto circuiti del nostro tempo?

«Entrambe le cose. In tal senso credo che la letteratura sia tutt’altro che morta. Al contrario, si trasforma in opportunità e urgenza. Ritengo che ne dia dimostrazione l’intera collezione Sabot/Age, che offre una potente suggestione: quella di una letteratura di sabotaggio fondata sul simbolo del “sabot”… lo zoccolo di legno che gli operai, ai tempi della rivoluzione industriale, lanciavano contro gli ingranaggi della macchina per arrestarne il meccanismo quando erano stremati. “Noi siamo esausti della menzogna che ci opprime”, dice Massimo Carlotto».

Da anni con Letteratitudine ti sei reso megafono della cultura e della scrittura in Italia. Invertendo il flusso delle domande, passando da intervistatore ad intervistato, ti chiedo: cosa significa per te l’atto della scrittura?

«Per me l’atto della scrittura coincide con l’atto della massima libertà. Ma è anche un atto di forte condivisione. E questo vale per tutte le grandi storie. Lo scrittore invita il lettore a intraprendere un viaggio, a condividere un’esperienza che oltrepassa le barriere dello spazio e del tempo. Spero che il viaggio offerto da “Trinacria Park” sia uno di quelli meritevoli di essere intrapresi».

 

Francesco Musolino®

Fonte: Tempostretto.it del 19 aprile 2013 

Simonetta Agnello Hornby non dimenticherà mai le sue origini: «La Sicilia mi scalda il cuore»

Nel lontano 1972 la palermitana Simonetta Agnello Hornby, scrittrice e autrice di diversi best-seller (fra cui “La Mennulara”), lascia la Sicilia per volare oltremanica. Oggi lʼInghilterra la sua casa e qui esercita la sua professione forense a favore delle comunità immigrate e musulmane. Ma la Hornby torna puntualmente nella sua Sicilia per trascorrere i mesi estivi nella sua casa di famiglia di Mosè, nellʼagrigentino.

Proprio alla memoria materna, agli anni dellʼinfanzia trascorsi nella casa di campagna e alla tradizione gastronomica della propria famiglia ha dedicato la sua ultima fatica letteraria, “Un filo dʼolio”, edito da Sellerio: «Ogni volta che giungo in Sicilia mi acchiappa lʼansia».

Ovvero?

«Mi succede sin da quando tornai in Sicilia quarantʼanni fa e seppi che mio padre era in ospedale. Mia madre, per affetto e per non farmi preoccupare, non mi aveva voluto dire nulla sin quando non fossi stata sullʼisola. Da allora appena metto piede a terra penso “mamma mia che è successo?”».

E dopo?

«Subito dopo sento unʼondata di conforto e di felicità pura per essere nella mia Sicilia».

In Inghilterra che immagine viene fuori dellʼItalia e della Sicilia?

«Al momento lʼimmagine allʼestero dellʼItalia è molto brutta. Non soltanto per via del nostro primo ministro Silvio Berlusconi, ma anche per tutto il quadro politico e morale dellʼItalia. Pensano che siamo un popolo di qualunquisti, un popolo fatto di individui che mettono i propri interessi davanti a quello dello Stato, un popolo profondamente corrotto, purtroppo».

Nel mondo politico italiano si discute mondo sulla mercificazione del corpo femminile. Che ne pensa?

«Credo che quando ci si lamenta della mercificazione del corpo femminile, si deve avere il coraggio di dare alle donne le proprie responsabilità. Non possiamo sempre dire “siamo costrette a farlo” perché delle volte si . pienamente consapevoli, purtoppo. Allora sarebbe meglio dire che a volte “piace” essere un bel corpo prima di una bella mente. Pensate che in Inghilterra, le bambine, sin dai tredici anni chiedono in regalo la chirurgia plastica, sia esterna che interna. Eʼ una società paurosa, in pieno degrado e delle volte, come detto, anche le donne hanno grosse responsabilità, non sono solo ignare vittime come piace pensare. Sempre in Inghilterra le stesse opinioniste che accusano duramente dalla tv e dai giornali sul degrado morale giovanile hanno i petti rifatti, le ciglia finte e le labbra gonfie. Le osservo e penso: ”chi volete fregare?”».

Questʼanno ricorre il 150° anniversario dellʼUnit. dʼItalia. Che ne pensa di chi rimette in discussione il Risorgimento?

«Oramai siamo parte dellʼEuropa e noi siciliani siamo parte dellʼItalia, qualcosa di più grande. Non c’è dubbio che lʼUnità, per com’è stata fatta, è stato un vero disastro per la Sicilia. Ormai tutti sanno che il 1860 ci ha dato calci ovunque e la mafia è fiorita proprio grazie a questo. Ma oggi siamo parte dellʼEuropa e sarebbe assurdo pensare altrimenti. Pensare ad una scissione ha dellʼincredibile perchè non ci sarebbe alcun futuro per un mondo occidentale diviso».

Fonte: Settimanale “Centonove” – 30 settembre 2011

Una chiacchierata con… Francesco Musolino (di Massimo Maugeri) – Settembre 2011

10636027_10204170285433916_8749674041356626951_nTra i nomi dei giovani giornalisti culturali siciliani, spicca quello del trentenne Francesco Musolino (nella foto), il quale può vantare al suo attivo svariate e fruttuose collaborazioni con giornali e magazine, tra cui StilosLeggere:Tutti, Satisfiction e il Corriere Nazionale. Inoltre collabora con Vogue.it. Per il quotidiano di Messina, Tempostretto.it e il settimanale siciliano Centonove cura le pagine di cultura e spettacolo e cura le rubriche dedicate ai libri.

Francesco Musolino, vive a Messina dove ha conseguito la laurea in Scienze Politiche con tesi sul pensiero di Ernst Jünger circa il progressivo dominio della tecnica sull’uomo dalla grecità ad oggi.

Il suo sito web èfrancescomusolino.com

Francesco, quando hai cominciato a interessarti di libri e letteratura?

«Il primo vero ricordo legato ai libri risale alla primavera del ’92 quando mia madre mi regalò “La Compagnia dei Celestini” di Stefano Benni, acquistato in una libreria romana. Nonostante i miei familiari fossero lettori voraci, sino a quel momento non avevo un buon rapporto con i libri ma quel romanzo, così fantasioso e originale, fece scattare la scintilla e da quel momento in poi i libri non solo fanno parte della mia vita, ma la rendono più ricca e profonda. Ben presto cominciai ad appuntare ai margini delle pagine, curiosità e domande rivolte allo scrittore che leggevo, fin quando passai una notte intera a chiedermi quale sarebbe stata la mia strada. Il mattino dopo mi misi in cerca di una testata online che reclutasse giovani collaboratori e solo qualche giorno dopo cominciai a scrivere per il giornale romano Gufetto.it. Era il 2006 e fu così che tutto cominciò».

Quali sono le maggiori difficoltà con cui, oggi, deve confrontarsi un giovane giornalista culturale siciliano per svolgere il suo lavoro?

«Partiamo in ordine alfabetico? Scherzo ma purtroppo gli ostacoli sono numerosi. In primo luogo bisogna fare i conti con gli stessi colleghi che troppo spesso giudicano con superficialità chi si occupa di quella che un tempo veniva chiamata “Terza Pagina” ovvero la pagina cultura per eccellenza. Nutro sincera stima per gli analisti economici o per gli editorialisti di politica ma sono convinto che saper porre le giuste domande ad un attore o cogliere l’essenza di un romanzo non sia affatto banale, anzi. Soprattutto bisogna fare i conti con buona parte degli editori che troppo spesso, pur avendone i mezzi, credono si possa non pagare – o sottopagare – chi si occupa di libri, cinema e spettacolo».

Hai mai pensato di emigrare per cercare “fortuna” lontano dalla Sicilia?

«Certamente. Da una parte è necessario sapere che bisogna sapersi spostare con facilità verso Roma, Milano e Torino, i maggiori centri culturali italiani, per respirarne le atmosfere e conoscerne gli attori principali. Ma vista una certa ritrosia del territorio, spesso penso quanto potrebbe essere diversa la mia vita e la mia professione se vivessi lì, a stretto contatto con l’ambiente di cui scrivo. Tuttavia mi piace pensare che sia possibile parlare e scrivere di cultura a Messina – e in generale nel Sud – facendo una vita serena e non precaria. Per questo continuo a seminare e ad impegnarmi al massimo nel mio lavoro, fra libri, mail, recensioni ed interviste. E se un giorno dovessi stancarmi…la valigia è sempre pronta».

Che consigli ti sentiresti di dare a un ragazzo che sogna di fare il giornalista culturale?

«Credo che l’importante sia impegnarsi giorno per giorno, lavorare sul proprio stile ispirandosi alle firme famose senza mai copiarle. Bisogna leggere moltissimo e non aver paura di muovere critiche anche a chi viene ritenuto, a torto o a ragione, intoccabile. E infine consiglierei di essere modesti ma al tempo stesso ambiziosi. In fin dei conti chi vorrà davvero fare il giornalista si renderà conto ben presto delle difficoltà del mestiere ma non potrà fare altrimenti che seguire la sua vocazione. Nella vita poche cose sono davvero importanti quanto un sogno che si realizza, soprattutto se si lotta per averlo».

Qual è stata la tua più grande soddisfazione nell’ambito dell’attività giornalistica che hai svolto finora?

«Ogni volta che mi viene inviato un libro, ogni volta che vengo contattato per propormi un’intervista o una recensione, ogni volta che vengo invitato ad un festival…mi sento sinceramente onorato. Sono attestati di stima che che raccolgo con grande piacere. Ho una vera passione per le interviste e mi ispiro tanto a quelle di Sabelli Fioretti che a quelle storiche della Paris Review. Grazie al mio mestiere ho avuto il piacere di realizzarne parecchie e fra queste spiccano certamente quelle ad Emir Kusturica, Carlo Lucarelli, Alessandro Bergonzoni, Oliver Stone, Dan Fante, David Foenkinos e Nanni Moretti. Ma ad essere sinceri credo che potenzialmente qualunque intervista possa serbare grandi sorprese».

Progetti per il futuro?

«Per fortuna sono tanti. In primo luogo ho ripreso il lavoro per le diverse testate con le quali collaboro e spero di seguire diversi festival letterari e cinematografici quest’anno. Inoltre per la “libreria Circolo Pickwick” di Messina, sto curando un palinsesto di presentazioni letterarie che partirà a fine settembre e si concluderà a dicembre per poi riprendere a gennaio. Parleremo di Mediterraneo e di libri legati al nostro mare e avremo il piacere di ospitare sia nomi celebri dell’editoria italiana che giovani talenti emergenti. Ma non saranno le classiche presentazioni letterarie poiché punteremo sul connubio che la letteratura sa tessere con la musica, le arti visive e persino il gusto.

Chissà forse il 2011 sarà l’anno giusto per rimettersi a scrivere. Ho composto due silloge di poesia ma non ho davvero cercato un editore perché il mercato italiano è troppo timoroso nei confronti della poesia e trovo che l’editoria a pagamento sia un detestabile ossimoro. Accanto alla mia passione per la poesia, ho in mente tre racconti e due romanzi che non aspettano altro che d’essere scritti. Vedremo».

Fonte: Letteratitudine del 4 settembre 2011 (e Terza Pagina)