Corre l’anno 1977. Aurora Silini e Giovanni Santatorre, messinesi doc, sono destinati l’un l’altro ma ancora non lo sanno. Entrambi per sfuggire alle proprie famiglie cercano risposte nello studio – lei con grandi risultati, lui assai meno – fin quando si incontrano e la scintilla del sentimento è una logica conseguenza mentre corre l’anno 1977. Loro due sono i protagonisti de “Gli anni al contrario”, romanzo d’esordio della messinese Nadia Terranova – già apprezzata autrice per ragazzi con “Bruno” e la riscrittura de “Le mille e una notte” – edito da Einaudi (pp.152 €16). Mentre l’Italia è scossa dalla lotta armata le vite di Aurora e Giovanni sono travolte dalla quotidianità e ben presto arriveranno il matrimonio – con l’approvazione di entrambe le famiglie ma soprattutto del padre di lei, “il fascistissimo” – e la nascita di una figlia. E sarà proprio lei, ancora neonata, a segnare un primo invalicabile confine fra i due, sin dal significato da attribuire al proprio nome, Mara. Quegli anni della protesta corrono veloci, troppo per Giovanni che vorrebbe entrare nella Storia e finisce per scivolare nell’abisso della tossicodipendenza. Insoddisfatti per sempre, Aurora e Giovanni sono i protagonisti di un romanzo snello e potente che si ambienta a Messina – cogliendone la dimensione metafisica in omaggio a Vincenzo Consolo – senza mai cedere terreno alla retorica folkloristica, grazie all’uso sapiente di un linguaggio che sfugge ai sentimentalismi e indaga sul senso letterario della sconfitta. La Terranova trascina via il lettore in un vortice narrativo che si ricomporrà solo alla fine e al lettore rimane un unico compito, quello di provare empatia per due personaggi che cercano di raddrizzare i propri anni e le proprie vite. Continua a leggere “Le vite storte, le pagine dritte. Intervista a Nadia Terranova”
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«Gli italiani devono ricominciare ad indignarsi». Marco Presta racconta l’Italia al tempo della crisi perenne.

Un lavoro stabile e una vita normale. Sono questi i desideri di Lorenzo, il protagonista de “L’allegria degli angoli”, il nuovo romanzo di Marco Presta, edito da Einaudi (pp.256 €18.50). Presta, autore e conduttore de “Il Ruggito del Coniglio”, storico programma in onda sulle frequenze di Radio2 (in coppia con Antonello Dose), torna in libreria dopo il successo raccolto con “Un calcio in bocca fa miracoli” e “Il piantagrane” – entrambi editi da Einaudi – con un romanzo incentrato sulla precarietà dei tempi moderni, narrati mediante la voce ironica e spiazzante di Lorenzo, un geometra 32enne e disoccupato, costretto a vivere ancora con la madre, la signora Michelina. Presta tesse con cura un libro comico eppure decisamente serio, capace di fotografare le conseguenze della crisi e la privazione dell’autostima derivanti dall’assenza di un lavoro, di un futuro.
Un libro decisamente attuale. Cos’è “L’Allegria degli angoli”?
«Rappresenta il fatto che bisogna disperatamente cercare una via d’uscita, se possibile allegra, anche quando la vita ti chiude in un angolo, proprio come accade a Lorenzo, un ragazzo disoccupato che perde il lavoro e ha difficoltà a trovarne un altro. Questo, purtroppo, è il grande problema del nostro paese ed essendo papà di due ragazzi adolescenti non posso esimermi dal domandarmi cosa accadrà in futuro. Attualmente, la situazione è disperata». Continua a leggere “«Gli italiani devono ricominciare ad indignarsi». Marco Presta racconta l’Italia al tempo della crisi perenne.”
«Voglio indagare il cuore dei coniugi Macbeth, non metterli in galera». Nicola Lagioia racconta “La Ferocia”.

Un romanzo sul libero arbitrio. Un libro notturno, violento e cupo eppure pieno di speranza. Con “La Ferocia” (Einaudi, pp.418 €19.50) per la prima volta Nicola Lagioia – giornalista, scrittore, conduttore radiofonico di “Pagina 3” su Radio3 e direttore editoriale per Minimum Fax – porta sulla pagina i giorni nostri, la sua Puglia natia e le sue brutture, cartina tornasole per leggere e interpretare l’Italia intera. Lagioia ritorna in libreria dopo quattro anni da “Riportando tutto a casa”, mettendo al centro della vicenda la famiglia Salvemini, una di quelle dinastie che prosperano nella convinzione che tutti abbiano un costo e che vada perseguito la ricerca dell’utile, senza alcuna remora morale. Ma non tutti sono d’accordo e difatti la giovane Clara Salvemini – che nelle primissime pagine va incontro alla morte, vittima e carnefice insieme – è considerata la pecora nera della famiglia, al pari del fratellastro Michele, cui toccherà fatalmente indagare proprio sulla fine della sorella, rivelando – con un ardito cambio di punti di vista e tempi narrativi – intrecci, beghe e corruzioni di un impero economico familiare, giunto sull’orlo del collasso e dunque prodomo a scatenare la ferocia insita in ciascuno dei familiari, a partire dal capofamiglia, Vittorio. Sarebbe stato facile, con queste premesse, scrivere un romanzo di denuncia, ma l’intento dell’autore è quello di scandagliare il cuore e l’animo dei suoi protagonisti con una prosa emotivamente intensa, scendendo negli abissi della famiglia Salvemini, senza mai puntare contro loro il dito accusatore. E non a caso già si parla di candidare questo romanzo al prossimo Premio Strega. Continua a leggere “«Voglio indagare il cuore dei coniugi Macbeth, non metterli in galera». Nicola Lagioia racconta “La Ferocia”.”
Il “mio” Premio Strega: da Jep Gambardella a Francesco Piccolo.
Finalmente, dopo settimane di polemiche, il Premio Strega 2014 è stato assegnato. E come da pronostico, ha trionfato lo scrittore casertano Francesco Piccolo, con “Il desiderio di essere come Tutti” edito da Einaudi. Sin qui la mera e spicciola cronaca ma la serata finale del Premio Strega – riconoscimento letterario italiano per antonomasia – è molto di più che una semplice cerimonia. Al Ninfeo di Villa Giulia a Roma, difatti, è presente il gotha del mondo letterario fra editor, scrittori e giornalisti e chi marca visita lo ha fatto, il più delle volte, attuando la strategia che Nanni Moretti racconta in “Ecce Bombo”: «mi si nota di più se vengo e sto in disparte o se non vengo affatto?». Continua a leggere “Il “mio” Premio Strega: da Jep Gambardella a Francesco Piccolo.”
Il lieto fine? È la fine dell’adolescenza. Valentina Diana racconta il suo romanzo d’esordio, “Smamma”.
In questa stagione editoriale è il rapporto padri-figli a farla da padrona. Basti pensare ai romanzi di Valerio Magrelli (“Geologia di un padre, Einaudi”), Antonio Scurati (“Il padre infedele”, Bompiani), Antonio Pascale (“Le attenuanti sentimentali”, Einaudi), la raccolta di racconti a tema, “Scena Padre” (ancora Einaudi) e ovviamente “Gli sdraiati” di Michele Serra (Feltrinelli) per settimane in cima alla classifica vendite, spodestando e distaccando tutti con merito, già in corsa verso lo Strega. Una serie di romanzi che hanno affrontato il tema fra il serio e il faceto, fra lacrime e sorrisi, fra tradimenti e risarcimenti eppure mancava una voce femminile capace di far da contraltare soprattutto agli sdraiati di Serra, rendendo il rapporto figlio-mamma in una accezione moderna. Del resto gli italiani sono spesso tacciati – a torto o a ragione – di essere bamboccioni e mammoni, no? Valentina Diana, attrice e drammaturga torinese classe ’68, con Smamma (Einaudi, pp.240 €17) firma il suo divertente romanzo d’esordio portando in pagina un figlio adolescente, Mino, irritante e sfrontato e un compagno, Gi, appassionato di Ruzzle e incline al commento filosofico. Dialoghi serrati, un ritmo tambureggiante e la grande attenzione alla musicalità del testo fanno di “Smamma” un romanzo pungente e acuto senza la speranza di un lieto fine salvifico… Continua a leggere “Il lieto fine? È la fine dell’adolescenza. Valentina Diana racconta il suo romanzo d’esordio, “Smamma”.”
