«Gli italiani devono ricominciare ad indignarsi». Marco Presta racconta l’Italia al tempo della crisi perenne.

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Marco Presta

Un lavoro stabile e una vita normale. Sono questi i desideri di Lorenzo, il protagonista de “L’allegria degli angoli”, il nuovo romanzo di Marco Presta, edito da Einaudi (pp.256 €18.50). Presta, autore e conduttore de “Il Ruggito del Coniglio”, storico programma in onda sulle frequenze di Radio2 (in coppia con Antonello Dose), torna in libreria dopo il successo raccolto con “Un calcio in bocca fa miracoli” e “Il piantagrane” – entrambi editi da Einaudi – con un romanzo incentrato sulla precarietà dei tempi moderni, narrati mediante la voce ironica e spiazzante di Lorenzo, un geometra 32enne e disoccupato, costretto a vivere ancora con la madre, la signora Michelina. Presta tesse con cura un libro comico eppure decisamente serio, capace di fotografare le conseguenze della crisi e la privazione dell’autostima derivanti dall’assenza di un lavoro, di un futuro.

Un libro decisamente attuale. Cos’è “L’Allegria degli angoli”?

«Rappresenta il fatto che bisogna disperatamente cercare una via d’uscita, se possibile allegra, anche quando la vita ti chiude in un angolo, proprio come accade a Lorenzo, un ragazzo disoccupato che perde il lavoro e ha difficoltà a trovarne un altro. Questo, purtroppo, è il grande problema del nostro paese ed essendo papà di due ragazzi adolescenti non posso esimermi dal domandarmi cosa accadrà in futuro. Attualmente, la situazione è disperata». Continua a leggere “«Gli italiani devono ricominciare ad indignarsi». Marco Presta racconta l’Italia al tempo della crisi perenne.”

«Riprendiamoci il nostro futuro». Federico Rampini racconta “All you need is love”.

Federico Rampini
Federico Rampini

«All You Need Is Love è un libro-terapia per costruire un futuro diverso. Anzitutto, riprendendoci l’economia». Il giornalista e scrittore Federico Rampini si è sempre distinto per l’estro delle sue idee. Così, dopo aver raccontato il mondo dei banchieri, dei giganti economici asiatici e recentemente, il potere della rete, con “All you need is love – l’economia spiegata con le canzoni dei Beatles” (Mondadori, pp.279 €17) interpreta la nostra crisi economica contemporanea creando un suggestivo parallelo con gli anni ’60 e uno dei loro simboli più forti, i Beatles. Possibile leggere l’economia partendo dalle canzoni dei FabFour di Liverpool? Decisamente sì e oscillando fra presente e passato, passa sotto la lente di ingrandimento la Germania che tira la volata europea ma soprattutto l’America del 1964 – quando vi sbarcarono i Beatles, destinati a divenire mito – e quella attuale, con la presidenza Obama ma anche le nuove sacche di povertà e le proteste di Ferguson contro la polizia violenta. Corrispondente estero di grande esperienza, dopo anni a Pechino, Rampini è tornato negli States e recentemente vi ha ottenuto la doppia cittadinanza. Non senza un curioso intoppo al sapore di guerra fredda… Continua a leggere “«Riprendiamoci il nostro futuro». Federico Rampini racconta “All you need is love”.”

«Parafrasando Churchill, i nuovi radical chic sono il peggiore degli ambienti possibili, esclusi tutti gli altri». Michele Masneri racconta “Addio, Monti”.

Michele Masneri
Michele Masneri

«Monti, antica suburra, luogo di schiavi, gladiatori e prostitute, è rimasto più o meno così fino agli anni Ottanta, poi è diventato improvvisamente il posto giusto per l’aperitivo e la cena di fusion giapponese-brasiliana». L’ossessione degli eventi, Cortina e i supermercati in cui andare a fare la spesa, passando per omaggi più o meno espliciti – da Arbasino a Gadda, da Risi a Balzac – il giornalista Michele Masneri nel suo romanzo d’esordio “Addio, Monti” (Minimum Fax, pp.167 €14), racconta la società e i salotti romani, lo sfoggio delle riviste e delle amicizie giuste, in un libro folgorante dalla prosa torrenziale, rapsodica, che trascina tutto dentro, mischiando l’alto e il basso, il cervello e la pancia, in un vortice da cui nessuno si salva; eppure la bravura del Masneri (bresciano, classe ‘74) è quella di pungere armato di humour british senza mai giudicare, senza mettere nessuno alla gogna perché in fondo i radical chic descritti da Tom Wolfe, oggi sono gli hipster, «ragazzi con grandi barbe e occhiali tartarugati appena ritornati da Berlino…sono, come scrive Walter Siti in Troppi paradisi, “la fascia alta dei morti di fame”». Un libro pungente, sfrontato ma soprattutto intelligente, che ruota sul rione Monti e sulla dorata Cortina ma soprattutto sul concetto di “gentrifricazione”, un processo che affascina il Masneri, svelando come nascono le tendenze e la ricerca delle “zone alternative”, dal Pigneto in avanti…

Un libro che somiglia ad un lavoro antropologico per la capacità di rendere con fulminanti descrizioni look, manie, tic verbali e gestualità. Com’è nato Addio, Monti?

«L’idea di Addio, Monti nasce molto poco da una trama e molto di più da un fatto linguistico; avevo voglia di scrivere un romanzo con una lingua veloce e rapida, senza tanta psicologia, con un chiacchiericcio tra due persone abbastanza colte, molto disilluse, forse molto superficiali, che raccontano di avvenimenti esistenziali anche drammatici, e fino in fondo non si capisce se sono dei cinici tremendi o se invece in fondo a questo cinismo c’è qualcosa. L’ispirazione è Fratelli d’Italia di Alberto Arbasino, per me il più grande romanzo del dopoguerra italiano, e per il quale Addio, Monti è un piccolo omaggio, a partire dall’incipit. Un Fratelli d’Italia aggiornato ai tempi della troika e della austerity; lì c’erano ragazzi-bene a scorrazzare tra Capri la Baviera e il festival di Spoleto durante l’Italia del boom. Qui, nell’Italia della crisi, si sta chiusi in un supermercato a parlare delle proprie diete e disavventure sentimentali e lavori part time». Continua a leggere “«Parafrasando Churchill, i nuovi radical chic sono il peggiore degli ambienti possibili, esclusi tutti gli altri». Michele Masneri racconta “Addio, Monti”.”

Federico Baccomo Duchesne: «Lo confesso, ho l’ossessione di voler far ridere».

arton66948«Uscire dal mondo legale mi ha liberato, questo è il libro che amo di più perché mi sono dovuto documentare per immergermi in un mondo che non conoscevo, in una vita che non vivrò mai. Questa è l’essenza della scrittura, lo spalancarsi delle prospettive». Dopo due romanzi di successo – “Studio illegale” e “La gente che sta bene” già trasposti cinematograficamente con successo – Federico Baccomo Duchesne nel suo terzo romanzo, “Peep Show” (Marsilio, pp.368 €18.50) abbandona il mondo degli avvocati per tuffarsi in quello della società dello spettacolo, spiandolo dal buco della serratura, con il sorriso sulle labbra e un pizzico d’amaro in bocca. Il suo protagonista, Nicola Presci, da un pezzo ha vissuto il suo quarto d’ora di celebrità da reality e dopo il lusso, facili conquiste sessuali e i cachet da migliaia di euro, per lui è giunto il tempo della disperazione, peggio, dell’anonimato. Perfetto prodotto della società dello spettacolo, Presci vorrebbe mantenere il rispetto di se stesso e, al tempo stesso, non uscire dal giro dello showbiz, un’operazione quantomeno complicata che lo condurrà a diventare autista, entrando in contatto con diverse celebrities nostrane – dalla Pausini a Jovanotti, da Baricco a Benigni – e il loro lato nascosto. Federico Baccomo possiede la capacità di creare dialoghi fulminanti, reali eppure surreali, riuscendo a far ridere di gusto lasciando in bocca al lettore il sapore amaro del verosimile.

Qui l’intervista integrale a Federico Baccomo Duchesne su “Ho un libro in testa” dalla rubrica Intervistando.

Amos Oz: «a volte chiamiamo traditori coloro che hanno avuto il coraggio di guardare avanti»

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Amos Oz

Abramo Lincoln, David Ben-Gurion, Yitzahk Rabin, Charles De Gaulle. Al pari di questi uomini che hanno fatto la storia, anche il celebre romanziere israeliano, Amos Oz è stato chiamato traditore in patria sin dalla tenera età di otto anni, colpevole d’aver fraternizzato con un poliziotto britannico, a quel tempo emblema dei nemici oppressori. Oggi Oz è un brillante settantacinquenne, uno fra gli scrittori più amati e celebrati – sempre ai primi posti per il toto-Nobel alla letteratura – ma le sue arcinote posizioni politiche favorevoli alla costituzione di uno stato palestinese, non giovano alla sua popolarità in patria anche per via della sua equidistanza dagli estremisti di sinistra e dai fanatici di destra. Con il suo nuovo romanzo “Giuda” (Feltrinelli, pp.336 €18) – pubblicato contemporaneamente in Israele e Italia – Oz porta in pagina la sua amata Gerusalemme nei duri mesi invernali fra il 1959 e il 1960 con l’eco, in lontananza, degli spari della Lega Araba asserragliata lungo la linea del cessate il fuoco che attraversa la città. Protagonisti del libro sono il giovane e squattrinato studente Shemuel Ash, l’anziano saggio e disilluso Gershom Walad e la giovane Atalia Abravanel. I tre si troveranno per motivi di ristrettezze economiche sotto lo stesso tetto e il misterioso ruolo di Atalia sarà sempre più oscuro mentre Oz stuzzica il lettore, spingendo sul tavolo diverse e delicate tesi – sull’esistenza di Israele, l’amore universale e il senso delle religioni – tutte contrapposte fra loro, indagando sul significato del tradimento e sulla figura di Giuda nei vangeli gnostici.

«Ma bisogna fare attenzione, questo libro non è un manifesto», chiarisce più volte Oz durante la nostra intervista, in occasione della kermesse milanese BookCity2014, dimostrandosi sempre attento all’importanza delle parole e al loro intrinseco, potente significato. Continua a leggere “Amos Oz: «a volte chiamiamo traditori coloro che hanno avuto il coraggio di guardare avanti»”